Hope (2026): il delirio sudcoreano – Cannes79

Recensione di Hope di Na Hong‑jin: un ritorno esplosivo e imprevedibile, tra monster‑movie, action hollywoodiano e tensione sudcoreana, con Fassbender, Vikander e Russell

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Immagine del film al momento non disponibile per motivi di copyright - L'occhio del cineasta
Immagine del film al momento non disponibile per motivi di copyright – L’occhio del cineasta

Hope

Titolo originale: Hope

Anno: 2026

Paese: Corea del Sud

Genere: Fantascienza

Casa di produzione: Forged Films

Distribuzione italiana:

Durata: 160 minuti

Regia: Na Hong‑jin

Sceneggiatura: Na Hong‑jin

Fotografia: Hong Kyung‑pyo

Montaggio: Kim Sun‑min

Musiche: Michael Abels

Attori: Hwang Jeon‑min, Jo In‑sung, Jung Ho‑yeon, Michael Fassbender, Alicia Vikander, Taylor Russell

Trailer di “Hope”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Hope (호프) è un thriller d’azione fantascientifico sudcoreano del 2026, scritto e diretto da Na Hong-jin (The Medium, 2021; Sweat, 2007). Il film riunisce un cast internazionale che comprende Hwang Jung-min, Zo In-sung, Jung Ho-yeon, Taylor Russell, Cameron Britton, Alicia Vikander e Michael Fassbender. Il film ha debuttato in prima mondiale il 17 maggio 2026 nella competizione principale del Festival di Cannes, dove concorre per la Palma d’Oro.

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Trama di “Hope”

Nella cittadina portuale di Hope, situata non tanto lontana dalla zona demilitarizzata con la Corea del Nord, l’agente di polizia Bum-seok viene chiamato da alcuni abitanti della zona dopo che una mucca è stata sbranata e lacerata da una creatura che non fa parte di questo mondo. Inizierà una caccia alla misteriosa creatura, nel tentativo di salvare più vite umane possibili.

Recensione di “Hope”

Sono passati dieci anni da The Wailing e Na Hong-Jin sembrava sparito dai radar. Com’è possibile che un autore del genere, dopo un thriller urbano ad alta tensione e un folk horror ormai diventato un cult tra gli appassionati non abbia più nulla da dire?

Ed eccoci col ritorno del regista sudcoreano con Hope, in concorso al 79esimo festival di Cannes. C’era tanto mistero attorno a questa pellicola, ma quello che salta all’occhio è la presenza di tre grandi star hollywoodiane come Michael Fassbender, Alicia Vikander e Taylor Russell. Cosa avrà “cucinato” il caro Na?

Difficile parlare di Hope evitando spoiler, perché si rovinerebbe la sorpresa che si cela dopo quasi sessanta minuti di durata, ma tant’è… Si parte con una mucca squarciata e un gruppo di uomini di Hope, paese non tanto lontano dalla zona demilitarizzata con la tanto ostile Corea del Nord. La tensione già sale: quale bestia avrebbe attaccato un animale con tale crudeltà? Si ipotizza una tigre scesa dal Nord, ma non basta, c’è qualcosa di molto più grosso in circolazione. Non si fanno paranoie sul nemico esterno, non ci si rivolge alla dittatura vicina come aggressore o invasore. La politica non prende mai piede.

Quello che segue è una creatura misteriosa, come quella che entra a Hope Harbor e inizia l’immensa strage: si assiste ad una lunga caccia al mostro che sta seminando morte e distruzione, un po’ come in The Chaser, nel quale si cercava l’assassino. L’ambientazione rurale e la popolazione bifolca e disorganizzata sembrava potessero virare in una direzione simile a quella di The Wailing.

Questo perché Hope, produzione più costosa della storia del cinema sudcoreano, porta con sé diversi generi, fa un melting pot tra gli stilemi di casa propria, come l’ironia dissacrante e i personaggi grotteschi, e il cinema d’oltreoceano statunitense da ritrovare nella pura salsa d’action che si assapora nelle sparatorie e negli inseguimenti all’ultimo respiro, oltre all’elemento blockbuster che è meglio lasciar guardare allo spettatore con i propri occhi, perché la sorpresa è dietro l’angolo.

Parte col migliore dei modi, col cineasta sudcoreano che carica l’adrenalina dello spettatore cannense, in mezzo ad un festival costruito su film impegnati e drammatici, giocando tantissimo sul mondo degli sparatutto videoludici e non rivelando nulla. Un po’ come per The Wailing, c’è tutta un’attesa dietro la creatura che viene costruita con un paese impantanato nelle macerie e sangue, auto lanciate e ruggiti mai sentiti dall’uomo.

Poi tutto cambia, perché Hope sembrava dovesse prendere una strada ben precisa, ricalcare le orme dell’opera precedente di Hong-jin, ma si lascia trascinare da un bellissimo caos e una nuova mitologia pronta a sbarcare nel mercato estero europeo. In attesa di una sua uscita in sala, la speranza è di vedere la bravura di Na Hong-jin con continuità, poiché di fronte ad un’opera del genere è impossibile rimanere indifferenti, considerando come sia stato girato in maniera impeccabile.

In conclusione

Hope segna il ritorno di Na Hong‑jin con un’opera che sfugge a ogni definizione, un film che parte come survival rurale, si trasforma in monster‑movie e poi esplode in un caos controllato che mescola mitologia, action hollywoodiano e tensione tipicamente sudcoreana. Il regista costruisce un’attesa febbrile, giocando con lo spettatore come aveva fatto in The Wailing, ma questa volta spingendosi verso un immaginario più ampio e internazionale. La messa in scena è impeccabile, le sequenze d’azione sono tra le più potenti viste a Cannes e il cast hollywoodiano si integra sorprendentemente bene nel tessuto narrativo. Pur rischiando l’eccesso, Hope è un’opera ambiziosa, imprevedibile e impossibile da ignorare: il ritorno di un autore che non ha perso un grammo della sua ferocia visionaria.

Note positive

  • Regia magistrale
  • Sequenze d’azione straordinarie
  • Cast hollywoodiano integrato bene

Note negative


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Gianluca Zanni
Gianluca Zanni