Il diavolo veste Prada 2 (2026). Un sequel tra eredità e cambiamento.

Recensione, trama e cast de Il Diavolo veste Prada 2 (2026), una pellicola per la regia di David Frankel dal 29 aprile 2026 nei cinema italiani

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Anne Hathaway stars as Verity Crawford and Josh Hartnett as Jeremy Crawford in director Michael Showalter's VERITY, from Amazon MGM Studios. Photo credit: Alisha Wetherill © 2026 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.
Anne Hathaway stars as Verity Crawford and Josh Hartnett as Jeremy Crawford in director Michael Showalter’s VERITY, from Amazon MGM Studios.
Photo credit: Alisha Wetherill
© 2026 Amazon Content Services LLC. All Rights Reserved.

Il diavolo veste Prada 2

Titolo originale: The Devil Wears Prada 2

Anno: 2026

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Commedia

Casa di produzione: 20th Century Studios

Distribuzione italiana: The Walt Disney Company Italia

Durata: 119 minuti

Regia: David Frankel

Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna

Fotografia: Florian Ballhaus

Montaggio: Andrew Marcus

Musiche: Theodore Shapiro

Attori: Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Emily Blunt, Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lady Gaga, Lucy Liu, Tracie Thoms, Tibor Feldman, Caleb Hearon, Patrick Brammall, Rachel Bloom

Trailer di “Il diavolo veste Prada 2”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il diavolo veste Prada 2 è il sequel del celebre film del 2006 Il diavolo veste Prada, in arrivo nelle sale italiane il 29 aprile 2026. Diretto nuovamente da David Frankel, il film riunisce il cast originale con il ritorno di Meryl Streep nei panni dell’iconica Miranda Priestly e di Anne Hathaway in quelli di Andy Sachs, affiancate da Stanley Tucci ed Emily Blunt. A loro si aggiunge un cast rinnovato che comprende, tra gli altri, Kenneth Branagh, Simone Ashley, Justin Theroux, Lady Gaga e Lucy Liu, ampliando ulteriormente l’universo narrativo di uno dei titoli più amati degli anni Duemila.

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Trama di “Il diavolo veste Prada 2”


In Il Diavolo veste Prada 2, il mondo editoriale della moda si confronta con una trasformazione dal cartaceo all’inevitabile dominio del digitale che ha ridefinito gerarchie, linguaggi e potere, mettendo in crisi modelli che sembravano intoccabili.

Al centro della storia torna Miranda Priestly, ancora alla guida di Runway, un impero editoriale sempre più fragile, costretta a misurarsi con un sistema che non riconosce più l’autorità costruita nel tempo. Di fronte a lei, un panorama in cui le nuove generazioni e le piattaforme digitali riscrivono le regole del successo, rendendo obsoleti i codici che avevano definito un’epoca.

Nel frattempo Andy Sachs si trova a fare i conti con le conseguenze delle scelte che l’avevano allontanata da quel mondo, in un equilibrio precario tra realizzazione personale e compromesso professionale. Il loro percorso finisce per intrecciarsi nuovamente, in un confronto che non è più soltanto lavorativo, ma che ridefinirà i termini delle loro convinzioni lavorative.

Recensione di “Il diavolo veste Prada 2”

Dopo 20 anni dal Il Diavolo veste Prada, film che negli anni è diventato un cult generazionale, tra abiti firmati e battute al vetriolo targate Miranda Prisley, ci si chiede se il rischio valesse il sequel. Il Diavolo veste Prada 2 si presenta come un film che gioca apertamente con la propria eredità, cercando di capire se il fascino di un’epoca possa ancora parlare al presente o se, inevitabilmente, sia destinato a trasformarsi in pura icona. La pellicola vuole essere un ritorno in grande stile, ma invece sembra essere una buona prova di resistenza sia per la forma che per lo stile. Il sequel si muove sul filo sottile che separa la necessità narrativa di raccontare qualcosa di nuovo all’inerzia dell’effetto nostalgia, cercando di riportare alla ribalta un immaginario che il tempo ha inevitabilmente e profondamente riscritto dal 2006 al 2026.

Il confronto con Il Diavolo veste Prada è inevitabile. Se il primo film costruiva la propria forza su una tensione chiara e su un arco di trasformazione netto, questo sequel appare più dispersivo, meno incisivo nel definire un percorso. La narrazione tenta di aggiornare il proprio sguardo introducendo il tema della trasformazione digitale, ma lo fa con un equilibrio incerto. Da un lato, emerge una riflessione interessante sul declino dei modelli tradizionali dell’editoria che non sono più adattabili al 2026; dall’altro, questo elemento resta troppo spesso in superficie, più evocato come espediente narrativo, che realmente esplorato ed infatti il rischio è quello di utilizzare il cambiamento come sfondo, senza trasformarlo in vero motore drammatico. Anche la messa in scena riflette questa ambivalenza, la regia è lineare, controllata, ma raramente sorprendente. La moda continua a essere elemento centrale, ma perde parte della sua funzione narrativa, scivolando talvolta verso una dimensione puramente decorativa. Difatti tra ritorni, nuove alleanze e conflitti sottili, il film ha uno sviluppo narrativo in cui proprio la moda diventa lo specchio di un cambiamento più ampio, quello di un sistema che non perdona e che costringe i suoi protagonisti a scegliere se adattarsi o scomparire.

Il cast sempre ottimo e in parte, ha una combinazione tra ritorni e nuovi ingressi, gioca su più fronti: da un lato la volontà di preservare l’identità della saga, dall’altro l’esigenza di rinnovarne lo sguardo. Al centro resta Miranda Priestly, figura che qui perde parte della sua intangibilità per diventare il simbolo di un potere in affanno. Non più soltanto icona, ma personaggio sotto pressione, costretto a confrontarsi con un sistema che non premia più l’autorità e la conoscenza del mercato, bensì la velocità e la visibilità. Il film lavora proprio su questa frattura: tra ciò che Miranda rappresentava e ciò che il mondo è diventato. Tutti i personaggi sembrano muoversi all’interno di traiettorie già conosciute, senza riuscire a superarle davvero. Soprattutto quello di Andy che poteva essere nettamente più incisivo.

In conclusione

Il Diavolo veste Prada 2 resta così un’opera sospesa in cerca di equilibrio: da un lato il desiderio di interrogare il presente, dall’altro la tentazione di rifugiarsi nella forza del proprio passato. Ne emerge un film che si lascia guardare con interesse, ma che fatica a trovare una vera essenza, come se il suo sguardo fosse ancora legato a un mondo che ha già cambiato abito.

Note positive

  • Cast
  • Regia
  • Tematica

Note negative

  • Sceneggiatura a cui manca un’identità chiara
  • Personaggi con poca evoluzione

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
3.5
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Tatiana Coquio
Tatiana Coquio

Amo alla follia la settima arte, la sceneggiatura è ciò che mi interessa di più in un film, tanto da aver fatto degli studi in merito.
Star Wars fan da una vita e serie TV addicted.
Lettrice e scrittrice compulsiva, sempre pronta ad appuntare note e pensieri un po' ovunque, quando posso viaggio per il mondo accompagnata dal mio fido ipod e una colonna sonora a tema.