Mortal Kombat (1995): un cult invecchiato male?

Recensione, trama e cast di Mortal Kombat (1995). I guerrieri Liu Kang, Johnny Cage e Sonya Blade vengono invitati a un torneo segreto chiamato Mortal Kombat. Vi parteciperà anche il malvagio stregone Shang Tsung. I tre protagonisti dovranno vincere il torneo per salvare il pianeta.

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Immagine del film al momento non disponibile per motivi di copyright - L'occhio del cineasta
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Trailer di “Mortal Kombat”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Mortal Kombat è un film statunitense del 1995 che unisce arti marziali e fantasy, tratto dall’omonima serie videoludica creata da Ed Boon e John Tobias. È il primo capitolo della saga cinematografica e porta la firma del regista Paul W. S. Anderson, con un cast composto da Linden Ashby, Cary‑Hiroyuki Tagawa, Robin Shou, Bridgette Wilson, Talisa Soto e Christopher Lambert. Paul W. S. Anderson venne scelto come regista grazie al suo esordio Shopping, mentre la sceneggiatura fu affidata a Kevin Droney. Le riprese si svolsero soprattutto in Thailandia, con le scene di combattimento coordinate da Robin Shou e Pat E. Johnson.

La storia segue un gruppo di combattenti scelti per partecipare al torneo Mortal Kombat, ultima possibilità per impedire che forze oscure conquistino la Terra. La trama riprende principalmente il videogioco del 1992, includendo anche elementi del secondo capitolo del 1993. Difatti, lo sviluppo del film iniziò poco dopo l’uscita di Mortal Kombat II, quando il produttore indipendente Lawrence Kasanoff acquistò i diritti da Midway Games.

Distribuito negli Stati Uniti da New Line Cinema il 18 agosto 1995, il film ottenne un notevole successo commerciale e generò diversi progetti successivi: il sequel Mortal Kombat – Distruzione totale (1997), la serie animata Mortal Kombat: Defenders of the Realm (1996) e la serie live‑action Mortal Kombat: Conquest (1998–1999). Nessuno di questi riuscì però a replicare l’impatto del film originale, e il franchise cinematografico è stato poi rilanciato con il reboot del 2021. Per quanto riguarda le uscite internazionali, il film arrivò nel Regno Unito il 20 ottobre 1995, in Italia il 10 novembre 1995 e in Australia il 26 dicembre 1995.

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Trama di “Mortal Kombat”

I guerrieri Liu Kang, Johnny Cage e Sonya Blade vengono invitati a un torneo segreto chiamato Mortal Kombat. Vi parteciperà anche il malvagio stregone Shang Tsung, che se riuscirà a vincerlo ancora una volta, le sue forze potranno conquistare la Terra. I tre protagonisti, dunque, dovranno combattere contro potenti avversari e vincere il torneo per salvare il pianeta.

Recensione di “Mortal Kombat”

Con l’uscita nel 2026 nelle sale di Mortal Kombat II, sequel del reboot del 2021, è il momento giusto per tornare alle origini; riscopriamo Mortal Kombat del 1995, il film da cui tutto è partito e che ancora oggi divide il pubbico. Paul W.S. Anderson, regista specializzato nei film tratti da videogiochi, dirige questo adattamento del famoso picchiaduro statunitense. Il risultato, però, non è del tutto riuscito. Mortal Kombat del 1995 è uno di quei film che i fan difendono a spada tratta per nostalgia, ma, a conti fatti, vengono mostrati tutti i limiti di un’operazione che voleva tradurre un videogioco in live-action senza chiedersi se avesse senso farlo.

La struttura narrativa segue le dinamiche più tipiche da videogame: torneo, combattimenti a scalare e boss finale; Il problema è che questa struttura, trasposta in live action, semplicemente non regge. Nel gioco funziona perché è lo spettatore, in questo caso il videogiocatore, a premere i tasti e a dare un senso al passaggio da uno scontro all’altro. Al cinema servono motivazioni, costruzione dei personaggi, un arco narrativo che tenga insieme i pezzi del puzzle; in questa trasposizione, ci ritroviamo con tre protagonisti che si incontrano per caso, si fidano l’uno dell’altro senza motivo, e finiscono a combattere per il destino del mondo unicamente per esigenze di trama.

E il trio centrale ne risente: Liu Kang, Johnny Cage e Sonya Blade non hanno chimica vera, Il loro legame nasce per necessità di sceneggiatura, non per qualcosa di puro e genuino che vediamo accadere sullo schermo; è funzionale, ma non credibile. L’unica cosa che salva la baracca sono le battute tra di loro: qualche scambio ironico funziona e strappa un sorriso, soprattutto quando Johnny Cage prende in giro tutto e tutti. Ma sono momenti isolati, non bastano a dare spessore al gruppo.

Non aiuta nemmeno il villain: Shang Tsung è piatto e spesso sopra le righe, con una mimica facciale esagerata che dopo un po’ stanca. Manca la minaccia reale: urla, fa facce, ma non trasmette mai il senso di pericolo che dovrebbe avere un nemico che controlla le anime dei guerrieri; sembra più un cattivo da cartone animato che il boss finale di un film che vuole prendersi sul serio.

Tecnicamente Anderson fa il suo mestiere, egli di certo sa come muovere la camera e come impaginare un combattimento, seppur ogni tanto si perda in un eccesso di tamarraggine nel coreografare questi ultimi, i quali risultano godibili ma poveri di spirito; sembra di guardare una sequenza di mosse preimpostate, non uno scontro con un peso emotivo dietro. La colpa è anche della CGI, che si vede che ha qualche anno sulle spalle. Gli effetti speciali del 1995 reggono solo a tratti: Scorpion e Sub-Zero funzionano ancora, ma altre creature e fondali in digitale oggi fanno sorridere.

Il montaggio tiene bene per la maggior parte del film. Il ritmo non cala mai troppo, e il regista sa che non può permettersi momenti morti; ogni tanto però si perde in alcuni stacchi senza alcun senso logico. La colonna sonora è un altro elemento che urla “videogioco” per tutto il film. Il tema principale è sicuramente iconico, ma l’uso ossessivo di suoni elettronici e ritmi che rimandano continuamente al suono principale, ricorda in ogni momento, quasi insistentemente, che si sta guardando un adattamento che non lascia mai entrare davvero nel cuore della storia; e anche la fotografia insiste su tre tonalità specifiche – blu, verde, arancione – che abbracciano la scena in maniera fin troppo vistosa; funziona per creare atmosfera da torneo mistico, ma dopo un po’ diventa ripetitiva. Sembra quasi che il direttore della fotografia avesse solo tre filtri e li abbia usati a rotazione.

In conclusione

In conclusione, Mortal Kombat 1995 è un film che farà sicuramente contenti i fan della saga. Per loro è nostalgia pura: le fatality, le battute, l’estetica anni ’90. Ma, al contempo, è un adattamento che mostra a tutti gli effetti i limiti del suo tempo. La struttura da videogame non regge in live-action, i personaggi sono di cartone, il villain è irrilevante e la tecnica è invecchiata male. Se lo si guarda con la visione nostalgica, ci si diverte; se si cerca semplicemente cinema, si può farne tranquillamente a meno.

Note positive

  • alcuni combattimenti intrattengono
  • il trio dei protagonisti regala scambi di battute simpatiche…

Note negative

  • …ma i protagonisti sono debolmente caratterizzati
  • effetti speciali invecchiati malissimo
  • manca una qualsivoglia di struttura narrativa adeguata

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Emozione
Interpretazione
SUMMARY
1.8
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Luca Massaro
Luca Massaro