Il Mistero scorre sul fiume (2023). Un film dal sapore anni ’90

Recensione, trama e cast del film noir poliziesco cinese "Il Mistero scorre sul fiume" del 2023, distribuito da Wanted Cinema l'11 luglio 2024.

Condividi su

Trailer di “Il mistero scorre sul fiume”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il Mistero Scorre Sul Fiume” (河边的错误) è un lungometraggio che si colloca tra il poliziesco e il noir. Diretto dal regista e sceneggiatore cinese Wei Shujun, il film è la sua terza opera, dopo “On the Border”, premiato con il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes nel 2018, “Striding into the Wind” nel 2020, e “Ripples of Life” nel 2021. Wei Shujun ha co-scritto “Il Mistero Scorre Sul Fiume” insieme a Kang Chunlei. La pellicola è stata selezionata per la sezione Un Certain Regard del 76esimo Festival di Cannes, dove è stata proiettata il 20 maggio 2023, senza ottenere premi. In questa sezione, il Premio Un Certain Regard è stato assegnato al film “How to Have Sex”, mentre il Premio della Giuria è andato a “Noir Casablanca” (Les Meutes).

Il film è tratto dal racconto “Errore in riva al fiume”, edito in Italia da Einaudi nella raccolta “Torture” (1997) di Yu Hua, celebre autore vincitore del Premio Grinzane Cavour nel 1998 e nel 2018 e del Premio Letterario Giuseppe Acerbi nel 2014. La storia racconta di un’indagine su una serie di omicidi in una città fluviale della Cina rurale degli anni ’90. Nel cast, oltre a Zhu Yilong, noto per la sua interpretazione in “Lighting Up the Stars” che gli è valsa il premio come miglior attore ai Golden Rooster Awards, c’è anche Chloe Maayan, vincitrice di numerosi premi tra cui l’Hong Kong Film Awards e l’Hong Kong Film Critics Society Awards, e nominata al Golden Horse Award come migliore attrice protagonista per “Three Husbands”. “Il Mistero Scorre Sul Fiume” è distribuito in Italia da Wanted Cinema a partire dall’11 luglio 2024.

Trama di “Il mistero scorre sul fiume”

Anni ’90, nel villaggio di Banpo, nella Cina rurale. Un bambino trova sulla riva di un fiume il corpo di una donna anziana, conosciuta come Nonna Yaosi, brutalmente uccisa. A indagare sul delitto è Ma Zhe, capo della polizia criminale, in attesa del suo primo figlio, insieme al giovane collega Xiaoxie. Dopo un’iniziale complicazione dell’indagine, con l’avvenimento di un secondo omicidio, il caso sembra risolversi quasi da solo con l’arresto di un uomo noto come il Pazzo, un individuo con problemi mentali che viveva nel villaggio con Nonna Yaosi. Viene colto sul fatto con l’arma del delitto in mano e macchie di sangue dell’ultima vittima sul corpo e sui vestiti. Il caso sembrerebbe dunque chiuso, almeno secondo i superiori di Ma Zhe, che desiderano concludere rapidamente l’inchiesta. Tuttavia, Ma Zhe è titubante, credendo che la verità sia un’altra. Decide quindi di scavare più a fondo negli strani comportamenti dei suoi concittadini, in un’indagine che lo porterà in uno stato confusionale, dove la sua stessa vita si mescola con quella del Pazzo.

Fotogramma del poliziesco cinese Il Mistero scorre sul fiume
Fotogramma del poliziesco cinese Il Mistero scorre sul fiume

Recensione di “Il mistero scorre sul fiume”

La storia è ambientata nella Cina degli anni ’90 e il film sembra davvero essere stato realizzato in quel periodo, possedendo un’estetica visiva alquanto retro, dal sapore di fine anni ’80 e primi anni ’90. Guardando la pellicola, senza informarmi preventivamente, come faccio solitamente per recensire film di nicchia, ho creduto davvero che fosse stata girata negli anni ’90. Questo non solo per lo stile e la regia, ma anche per la fedele rappresentazione culturale della Cina di quel periodo. “Il Mistero Scorre Sul Fiume” sembra un film propriamente girato negli anni ’90 sotto tutti i punti di vista, e questo è indubbiamente il maggior pregio della pellicola. Gli addetti ai lavori hanno posto una grande attenzione alla riproduzione degli ambienti, degli usi e costumi di quegli anni, con una meticolosità maniacale nella rappresentazione scenografica degli interni delle case, degli esterni della cittadina cinese e dei costumi, trucco e parrucco, per donare ai personaggi abiti e acconciature in linea con quell’epoca. Ulteriormente, un fascino rétro viene conferito dall’uso della fotografia su pellicola da 16mm, che con la sua patina di colore, diverge dalle riprese digitali e dona sensazioni più autentiche alla vicenda, risultando perfettamente indicata per immergere lo spettatore negli anni ’90.

Regista

Fare un film su pellicola è più impegnativo: durante le riprese possiamo vedere solo l’inquadratura, la composizione e la messa a fuoco, e il monitor mostra per lo più immagini statiche. Scopriamo quindi l’immagine solo successivamente, lavorando in una sorta di nebbia. Tuttavia, quando non si vede molto, bisogna imparare a sentire se l’interpretazione dell’attore è buona e se la scena ha un buon ritmo. E c’è qualcosa di meraviglioso in tutto questo.

L’uso della pellicola da 16mm per girare il lungometraggio e la scelta dell’illuminazione dona al film un senso di pellicola noir, un elemento accentuato da una sceneggiatura che vive entro una dimensione rarefatta e metaforica. La storia del poliziotto e gli eventi privati del personaggio conducono la narrazione entro elementi profondamente onirici, su cui la pellicola si concentra negli ultimi istanti del lungometraggio. Il mondo di Ma Zhe si scontra simbolicamente con il caso del Pazzo, che assume, scena dopo scena, un nuovo significato per il poliziotto. Ma Zhe non vede più nel Pazzo il colpevole o l’assassino, ma la vittima di una società che maltratta e offende le persone con problemi mentali, come il Pazzo, un vagabondo tranquillo che, a un certo punto, inizia a vendicarsi per le sevizie subite. Se nella prima parte del lungometraggio la narrazione si muove alla ricerca dei pezzi mancanti del puzzle per comprendere la situazione e identificare il colpevole, nella seconda parte l’indagine diventa psicologica e introspettiva. Ma Zhe precipita in un vuoto interiore pieno di angoscia quando scopre che c’è una possibilità del 10% che il figlio che sua moglie Bai Jie (Chloe Maayan) porta in grembo possa avere problemi mentali. Da questo momento, attraverso un abile gioco registico, entrano in scena numerose sequenze oniriche dal sapore metacinematografico, non a caso ambientate in un cinema in disuso. All’interno di questi momenti onirici, il proiettore diventa lo strumento con cui Ma Zhe cerca di rileggere e interpretare gli eventi accaduti per comprendere, attraverso uno stato angoscioso, i motivi che hanno spinto il Pazzo ad agire. Il Pazzo diventa un incubo per il poliziotto, che sviluppa problemi interiori che lo conducono verso allucinazioni incentrate sul Pazzo. Zhe teme che suo figlio possa non essere normale e, se dovesse avere dei problemi mentali, potrebbe essere maltrattato come lo è stato il Pazzo. La società è in grado di accettare il diverso?

Fotogramma de Il Mistero scorre sul fiume
Fotogramma de Il Mistero scorre sul fiume

In conclusione

“Il Mistero Scorre Sul Fiume” si distingue per la sua capacità di trasportare lo spettatore direttamente nella Cina degli anni ’90, grazie a un’accurata ricostruzione storica e stilistica. La scelta di utilizzare la pellicola da 16mm e l’attenzione ai dettagli scenografici conferiscono al film un fascino autentico e retro, che risulta particolarmente evocativo. La regia di Ma Zhe esplora con sensibilità i temi della diversità e dell’accettazione, offrendo una narrazione che si muove abilmente tra il noir e il dramma psicologico. Tuttavia, la seconda parte del film potrebbe risultare troppo onirica e metaforica per alcuni spettatori, allontanandosi dalla linearità investigativa iniziale. Complessivamente, “Il Mistero Scorre Sul Fiume” è un’opera che colpisce per la sua atmosfera e la profondità dei temi trattati, ma che richiede una certa predisposizione per essere pienamente apprezzata.

Note positive

  • Ricostruzione storica accurata: La rappresentazione della Cina degli anni ’90 è estremamente fedele, dai costumi agli ambienti.
  • Uso della pellicola da 16mm: Conferisce al film un’autenticità e una patina rétro che lo distinguono.
  • Temi profondi: L’esplorazione della diversità e dell’accettazione è trattata con sensibilità e profondità.
  • Atmosfera noir: L’illuminazione e la scenografia contribuiscono a creare un’atmosfera densa e intrigante.
  • Interpretazioni convincenti: Il cast offre performance solide e coinvolgenti.

Note negative

  • Narrazione onirica e metaforica: La seconda parte del film, con le sue sequenze oniriche, può risultare confusa e meno accessibile.Mancanza di linearità: La transizione dall’investigazione iniziale alla riflessione psicologica potrebbe disorientare alcuni spettatori.
  • Ritmo variabile: Alcune parti del film possono sembrare lente e poco dinamiche.
  • Profondità dei personaggi: Non tutti i personaggi ricevono un approfondimento adeguato, lasciando alcune dinamiche poco esplorate.
  • Tematica potenzialmente pesante: I temi trattati, pur profondi, possono risultare emotivamente impegnativi per alcuni spettatori.
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.