
Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere 2
Titolo originale: The Lord of the Rings: The Rings of Power – Season 2
Anno: 2024
Paese: Stati Uniti d’America
Genere: Fantastico, Avventura, Drammatico
Casa di Produzione: Amazon MGM Studios, in associazione con New Line Cinema
Distribuzione italiana: Prime Video
Ideatori: J.D. Payne, Patrick McKay
Stagione: 2
Puntate: 8
Regia: Charlotte Brändström, Sanaa Hamri, Louise Hooper
Sceneggiatura: J.D. Payne, Patrick McKay e altri
Fotografia: Alex Disenhof, Laurie Rose, Jean-Philippe Gossart
Musica: Bear McCreary
Attori principali: Morfydd Clark, Robert Aramayo, Markella Kavenagh, Ismael Cruz Córdova, Charlie Vickers, Nazanin Boniadi, Tyroe Muhafidin, Sophia Nomvete, Owain Arthur, Lloyd Owen, Maxim Baldry, Ema Horvath, Joseph Mawle, Cynthia Addai-Robinson, Trystan Gravelle, Lenny Henry, Peter Mullan, Augustus Prew, Simon Merrells, Fabian McCallum, Geoff Morrell, Alex Tarrant, Leon Wadham, Benjamin Walker, Sara Zwangobani
Trailer di “Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere 2”
Informazioni sulla stagione e dove vederla in streaming
La prima stagione de “Gli Anelli del Potere” ha riscosso un successo senza precedenti. Nel suo giorno di debutto, ha attirato ben 25 milioni di spettatori in tutto il mondo, raggiungendo in seguito oltre 100 milioni di visualizzazioni globali e totalizzando 32 miliardi di minuti di streaming. Questi risultati, impressionanti persino per la serie più costosa mai realizzata, hanno consolidato il suo primato nel panorama televisivo. Tuttavia, tali numeri non riflettono necessariamente un consenso unanime da parte di critica e pubblico. Al contrario, la stagione ha suscitato numerose critiche, in particolare dai fan più devoti dell’universo mitologico-epico di J.R.R. Tolkien, delusi dalle molteplici libertà creative adottate dagli showrunner. Queste scelte, percepite come una deviazione dalla fedeltà alla mitologia tolkieniana, hanno spinto una significativa fetta di spettatori ad abbandonare la serie. Era dunque prevedibile che la seconda stagione registrasse un calo negli ascolti e non riuscisse a replicare l’effetto di crescita graduale che aveva caratterizzato Il Trono di Spade della HBO.
Secondo Amazon, la seconda stagione è stata vista da 40 milioni di spettatori nei primi undici giorni di programmazione, raggiungendo 55 milioni con il finale di stagione. Questi dati, pur notevoli, risultano quasi dimezzati rispetto ai numeri della prima stagione, indicando un significativo disinteresse da parte di chi aveva seguito gli episodi del 2022, che hanno scelto di non approfondire la storia nella nuova stagione.
Composta da otto episodi, la seconda stagione ha debuttato su Prime Video il 29 agosto 2024, a due anni di distanza dalla precedente. I primi tre episodi sono stati distribuiti simultaneamente, mentre le restanti puntate sono state rilasciate a cadenza settimanale, con l’episodio finale disponibile dal 3 ottobre 2024. La serie ha mantenuto il cast originale, ma ha visto il debutto di nuovi volti in ruoli secondari, tra cui Ciarán Hinds, nominato agli Oscar e ai BAFTA come miglior attore non protagonista per il suo ruolo in “Belfast“ di Kenneth Branagh; Rory Kinnear, noto per l’interpretazione di “Bill Tanner” nei film di James Bond “Quantum of Solace“, “Skyfall“ e “Spectre“; e Tanya Moodie, vincitrice del premio Breakthrough della Royal Television Society per il suo ruolo nella commedia BAFTA “Motherland” (BBC).
Trama di “Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere 2”
Il servo di Morgoth è tornato, rivelando la sua vera natura e identità. Scacciato da Galadriel dalla città elfica di Eregion, Sauron, privo di esercito e alleati, è costretto a fare affidamento sulla sua astuzia e sulle sue capacità di inganno per ricostituire la propria forza. Il suo obiettivo è raggiungere la gloria e diventare il padrone assoluto della Terra di Mezzo. Per trasformarsi nell’Oscuro Signore e sottomettere al suo volere tutti gli esseri viventi, dagli Elfi agli Uomini fino ai Nani, Sauron necessita della creazione degli Anelli del Potere dinanzi alla sua presenza, in modo da poterli contaminare con la sua malvagità al fine di poterli controllare. Tuttavia, questo controllo non è riuscito sui tre Anelli elfici, che sono già stati forgiati e ora appartengono a Círdan, l’anziano carpentiere elfico, a Galadriel, la guerriera, e al re Gil-galad. I tre Anelli, noti come Vilya, Narya e Nenya, restano liberi dall’influenza di Sauron.
Per portare avanti il suo oscuro piano, Sauron, nuovamente nelle sembianze umane di Halbrand, ritorna a Eregion per incontrare Celebrimbor, il più grande fabbro e inventore della Terra di Mezzo. Il suo intento è convincerlo a completare la creazione degli altri Anelli del Potere: sette per i Nani e nove per gli Uomini. Inizialmente perplesso dalla proposta e ignaro della vera identità di Halbrand, Celebrimbor cede quando quest’ultimo si presenta sotto le sembianze di Annatar, “il dio dei doni”, un presunto emissario dei Valar venuto per aiutare a salvare la Terra di Mezzo dal male. Convinto di stare collaborando con un messaggero divino, Celebrimbor si mette al lavoro in totale segreto, senza avvertire il re Gil-galad, e procede alla creazione dei nuovi Anelli del Potere.
Nel frattempo, la giovane Elanor Brandipiede si trova nel mezzo di un’avventura insieme al suo gigantesco e misterioso compagno privo di memoria. Per aiutarlo a ritrovare la sua strada, Elanor e il gigante dai poteri magici si spingono fino alle sabbiose terre di Rhûn, dove il pericolo è sempre in agguato.
Nel regno di Númenor, intanto, la situazione è sempre più critica. Il governo della regina reggente Míriel è stato rovesciato, e ora il potere è nelle mani di Pharazôn, l’ex consigliere della regina, che governa con il pugno di ferro. Pharazôn ha intenzione di cancellare ogni traccia della vecchia fede elfica tra gli Uomini, portando il regno in una spirale di conflitti e tensioni. Míriel ed Elendil, prima di poter offrire il loro aiuto agli Elfi nella lotta contro l’oscurità che incombe sulla Terra di Mezzo, devono affrontare e risolvere le crescenti divisioni interne al loro regno.

Recensione di “Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere 2”
Partiamo con un confronto rispetto alla stagione precedente. Se i primi otto episodi si distinguevano per una sceneggiatura solida e una resa visiva capace di offrire momenti di forte impatto emotivo e dal marcato sapore mitologico – come la trasformazione delle Terre del Sud in Mordor e la nascita del Monte Fato, emblema della trilogia de Il Signore degli Anelli – la seconda stagione evidenzia alcune mancanze significative. Questi eventi iconici della prima stagione avevano saputo entusiasmare gli appassionati della saga, ma i nuovi episodi, andati in onda nel 2024, soffrono di una sceneggiatura meno incisiva, in particolare nella caratterizzazione dei personaggi, di una qualità registica non sempre all’altezza delle aspettative e, soprattutto, di un’assenza di scene dal forte impatto mitologico ed emotivo.
Proprio questa mancanza di momenti epici rappresenta uno dei principali punti deboli della stagione. Con questi otto episodi a disposizione, ci si aspettava un crescendo di epicità, sia attraverso sequenze dal forte impatto umano ed emotivo, sia mediante spettacolari scene di battaglia. Questo sarebbe stato particolarmente importante, considerando che la seconda stagione affronta un arco narrativo centrale per il canone tolkeniano e per la stessa serie: la distruzione dell’Eregion. Conosciuta anche come il Sacco di Ost-in-Edhil, questa battaglia epica nella mitologia letteraria vede le forze degli Elfi opporsi a Sauron, deciso a sottometterli e a impadronirsi dei tre Anelli del Potere – Vilya, Narya e Nenya – ancora in loro possesso.
La rappresentazione di questa battaglia nella seconda stagione avrebbe potuto essere un momento cruciale, ricco di pathos e di grandiosità visiva. Nella mitologia originale, il conflitto ha esiti devastanti per i Noldor, una stirpe di Elfi, molti dei quali periscono. Tra questi, Celebrimbor, l’ultimo discendente della Casa di Fëanor, trova una fine tragica, venendo impalato da Sauron sulla soglia della sua dimora. Tuttavia, nella serie, tali eventi non riescono a trasmettere il senso di gravità e tragedia che li contraddistinguono nel materiale originale, lasciando lo spettatore privo di quella connessione emotiva e di quella carica epica che ci si aspettava.
Non è qui il caso di soffermarsi sulle differenze tra la storia presente ne Il Silmarillion di J. R. R. Tolkien e quella proposta nella serie di Prime Video, dove gli showrunner hanno operato una completa rivisitazione della mitologia tolkieniana. Tuttavia, ciò che emerge con chiarezza durante la visione degli episodi, soprattutto quelli finali incentrati sulla battaglia e sulla caduta dell’Eregion, è che si sarebbe potuto fare molto di più. Non tanto nella scrittura – già carente sotto diversi aspetti – quanto nella resa visiva, in particolare nell’ultimo episodio. Questo non risulta girato e montato con la cura necessaria: alcune scelte autoriali lasciano perplessi, a partire da un montaggio poco efficace fino al modo in cui viene narrata la conclusione della vicenda legata a Elanor Brandipiede.
Per quanto riguarda la battaglia, evento cardine preparato per tutta la stagione, le aspettative erano altissime, ma il risultato è stato deludente. Lo scontro manca completamente di epicità, non offre scene memorabili o iconiche che possano restare impresse nella mente dello spettatore. Persino il confronto tra Sauron e Galadriel, che avrebbe dovuto rappresentare il culmine drammatico, risulta visivamente poco spettacolare. Probabilmente, il problema risiede sia nella progettazione di questo momento cruciale sia nella scelta dei registi incaricati di dirigere gli ultimi due episodi.
Gli showrunner avrebbero potuto prendere ispirazione dalle battaglie epiche delle ultime stagioni de Il Trono di Spade. Un esempio lampante è lo scontro alla Barriera tra i Bruti e i Guardiani della Notte: una sequenza dal fortissimo impatto emotivo ed epico, capace di tenere lo spettatore in costante tensione. Al contrario, qui manca quella stessa energia, anche a causa di un montaggio frammentato nell’episodio finale.
L’uso del montaggio alternato – che durante la stagione ha funzionato bene per mantenere un buon ritmo – negli ultimi episodi dedicati alla battaglia si rivela controproducente. Le sequenze della battaglia finale si intersecano con scene dedicate al misterioso stregone, alla vicenda di Durin IV e agli eventi legati a Númenor e Pelargir. Questo approccio spezza continuamente la tensione narrativa e diminuisce il coinvolgimento emotivo dello spettatore, sottraendo mordente agli eventi cruciali.
Se il crollo della città elfica di Eregion non riesce a catturare visivamente l’attenzione dello spettatore, va riconosciuto che la costruzione e la preparazione della battaglia sono state ben congegnate. Fin dalle prime puntate della stagione, questo momento viene costruito con attenzione, risultando efficace nel creare tensione e aspettative. In particolare, l’approfondimento del personaggio di Adar si distingue per qualità: partendo dal prequel iniziale della stagione, le sue interazioni con Galadriel e il suo ruolo di elfo-uruk aggiungono complessità e fascino alla narrazione. Anche il rapporto tra Sauron, maestro dell’inganno, e Celebrimbor si rivela ben sviluppato, rendendo Celebrimbor il personaggio centrale di questa stagione. La sua evoluzione, infatti, è quella maggiormente approfondita e investigata nel corso degli episodi.
Nonostante questi elementi positivi, ci sono aspetti della scrittura che avrebbero potuto essere migliorati, in particolare per quanto riguarda l’evoluzione di alcuni personaggi. Galadriel, ad esempio, rimane ancorata agli stessi schemi drammaturgici della prima stagione, senza mostrare una crescita significativa. Anche Nori risulta poco incisiva: il personaggio non offre più nulla di nuovo o rilevante allo spettatore, riducendosi a mera accompagnatrice del gigante stregone. Quest’ultimo, invece, possiede una storia interessante, ma che avrebbe meritato un maggiore approfondimento e più spazio drammaturgico per emergere appieno.
Un’altra figura problematica è Re Gil-galad. Come nella prima stagione, continua a essere caratterizzato principalmente da una forte presenza fisica e visiva, ma rimane un personaggio bidimensionale, privo di un reale approfondimento psicologico o narrativo. Questa scelta narrativa appare inspiegabile, considerata l’importanza del personaggio nel contesto della Terra di Mezzo. Se da un lato la serie mostra alcuni momenti ben costruiti, come l’approfondimento delle dinamiche tra i personaggi principali e la situazione a Númenor, dall’altro non riesce a garantire una scrittura equilibrata e coerente per tutti i suoi protagonisti. Questo squilibrio finisce per penalizzare il coinvolgimento emotivo dello spettatore e ridurre l’impatto complessivo della narrazione.

In conclusione
La serie mantiene un certo fascino, grazie a una storia interessante che, seppur profondamente diversa da quella narrata nei testi di J.R.R. Tolkien sul Mondo di Arda, riesce a coinvolgere lo spettatore. La sceneggiatura, pur avendo margini di miglioramento, si attesta su una qualità superiore alla media. Tuttavia, da una produzione di punta di un network come Prime Video ci si aspetterebbe una maggiore cura, sia sul piano della scrittura che su quello della resa visiva.
Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta uno dei punti deboli della stagione. La regia, in diverse occasioni, non riesce a trasmettere le emozioni e l’epicità necessarie a supportare la narrazione. Sebbene la fotografia continui a essere di altissima qualità, la regia manca di incisività. Questo si riflette sia nelle interpretazioni degli attori, spesso mediocri e sottotono, sia nella realizzazione delle scene di battaglia, che risultano girate in modo deludente. Considerando che si tratta della serie di punta di Prime Video, ci si sarebbe aspettati una maggiore attenzione alla qualità registica, in grado di valorizzare sia le performance del cast che i momenti più cruciali della trama.
Note positive
- Buona costruzione e preparazione alla battaglia dell’Eregion.
- Approfondimento convincente di Adar e Celebrimbor.
- Migliorata la caratterizzazione di Elrond e il contesto di Númenor.
Note negative
- Assenza di scene visivamente epiche e memorabili.Galadriel e Nori rimangono ancorate a schemi narrativi limitati.
- Re Gil-galad continua a essere bidimensionale e poco sviluppato.
- Montaggio frammentato che riduce la tensione negli episodi chiave.
| Regia |
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| Fotografia |
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Interpretazione |
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| Emozioni |
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SUMMARY
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3.6
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