Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers (1988). Questione di sangue

Recensione, trama e cast di Halloween 4 - Il ritorno di Michael Myers (1988), il quarto capitolo del franchise che vede il ritorno di Myers e l'aggiunta di un nuovo personaggio.

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Immagine del film al momento non disponibile per motivi di copyright - L'occhio del cineasta
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Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers

Titolo originale: Halloween 4: The Return of Michael Myers

Anno: 1988

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: horror

Casa di produzione: Trancas International Film

Distribuzione italiana: Minerva Pictures

Durata: 88 minuti

Regia: Dwight H. Little

Sceneggiatura: Alan McElroy

Fotografia: Peter Lyons Collister

Montaggio: Curtiss Clayton

Musiche: Alan Howarth

Attori: Donald Pleasence, Ellie Cornell, Danielle Harris, George P. Wilbur

Trailer di “Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers è il quarto capitolo della saga incentrata su Michael Myers, il famoso serial killer ideato da John Carpenter. Il franchise si riallinea al personaggio dopo la pausa del precedente capitolo, dove Myers non compare nemmeno. In questa occasione, la trama si sviluppa attorno al suo sanguinolento ritorno (come suggerisce il titolo). Il film si svolge dieci anni dopo gli eventi di Halloween II, dove avevamo lasciato Myers e Loomis in mezzo ad un incendio e Laurie a leccarsi le ferite. Durante questi dieci anni, Laurie Strode è morta a seguito di un incidente stradale, insieme al suo compagno, lasciando orfana la piccola Jamie (sua figlia). Jamie è quindi la nipote di Myers, il quale diventa protagonista dei suoi incubi. Partendo da questi presupposti, il quarto capitolo si concentra sulla piccola Jamie, ma torna a valorizzare il personaggio di Loomis, praticamente lo zoccolo duro di questa saga.

La regia è affidata all’inesperto Dwight H. Little, il cast tecnico cambia un po’ rispetto ai precedenti capitoli, ma rimane invariato il compositore Alan Howarth, viene anche utilizzato il classico tema di John Carpenter, il quale, per la prima volta nella storia del franchise, non ha nulla a che fare con la creazione o la produzione di questo film.

Nel cast compaiono Donald Pleasence nel ruolo di Loomis, Ellie Cornell nel ruolo della giovane Raquel (Rachel in versione originale) e Danielle Harris nel ruolo di Jamie Lloyd. George P. Wilbur interpreta per la prima volta il ruolo di Michael Myers.

Il film è uscito nel 1988 nelle sale statunitensi. In Italia, è uscito tramite l’home video nell’anno 1992 ed è stato distribuito da Minerva Pictures.

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Trama di “Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers”

Jamie Lloyd è la figlia di Laurie Strode, vive con la famiglia Carruthers da quando sua madre è morta in un incidente stradale. Anche se Michael Myers è lontano, la bambina sogna suo zio e vive nel terrore. Myers si trova in coma, in un ospedale. Durante un trasferimento, viene coinvolto in un incidente causato da lui, il suo obiettivo è tornare a Haddonfield.

Recensione di “Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers”

Il genere horror ha qualcosa che altri generi non hanno: dei franchise che sembrano infiniti. I sequel, prequel e spin-off esistono ormai da tempo, ma il cinema horror ci ha abituato a saghe che farebbero invidia alle soap opera. È il caso di Halloween, Venerdì 13, Nightmare… insomma, i malvagi più famosi sono duri a morire e generano intere saghe dove a volte il copione si ripete. Nel caso specifico di Halloween, la questione sembrava terminata. Avevamo lasciato i nostri eroi in fiamme, con un finale che sembrava definitivo, poiché Halloween II – Il signore della morte avrebbe dovuto sancire la fine delle ostilità e Halloween III avrebbe dovuto generare un progetto differente, antologico. Invece no, a distanza di dieci anni ritroviamo Michael Myers. Myers è uscito dal coma, ha sempre la sua solita voglia di cacciare, di uccidere, ma stavolta l’obiettivo è diverso. Dopo aver fallito con Laurie, vuole sua figlia, ecco quindi che il focus si sposta sulla povera Jamie, bambina inconsapevole di ciò che le aspetta. Il film procede ad illustrarci la vita di Jamie, personaggio vulnerabile, bullizzata a scuola ma protetta a casa. In questo senso, la sceneggiatura viene in nostro soccorso, spiega bene tutti i dettagli che mancano cronologicamente. Lo spettatore non ha visto nulla di questi dieci anni, non ha potuto vedere come è proseguita la vita di Laurie dopo aver rischiato la vita ben due volte a causa di Myers. Però, tutti i dialoghi riescono a dipingere il quadro perfetto per far capire allo spettatore dove è arrivato. Così, non resta che scoprire cosa succede.

Sostanzialmente, la formula è sempre quella: Myers si avvicina di soppiatto alle proprie vittime, terrorizzando Haddonfield ancora una volta, muovendosi silenziosamente in cerca di Jamie. Ma viene seguito dal dottor Loomis, l’unico che continua a seguire il caso e a capire la vera pericolosità di colui che lui definisce “il male”. Attorno a lui c’è il classico scetticismo, nessuno lo sta a sentire e viene considerato pazzo. In assenza di Laurie, il personaggio interpretato magistralmente da Donald Pleasence diviene il protagonista. Se in Halloween e Halloween II aveva un’aria da comprimario, in questo caso si carica il franchise sulle spalle. Certo, l’obiettivo è Jamie, ma possiamo tranquillamente dire che tra i buoni è l’unico rimasto dal principio, perciò è anche colui che tiene viva la speranza di sconfiggere il male. Anche in questa occasione (manco a farlo apposta), il tutto si svolge alla viglia di Ognissanti. Insomma, le azioni sono cicliche e mantengono la tradizione del franchise. C’è qualche cambiamento, ma lo spirito non è morto. Ne esce un film statico, dove le uccisioni si alternano a problemi di cuore adolescenziali, proprio come i veri slasher. Halloween 4 non ha molti meriti, tratteggia i precursori, mostrando uccisioni meno pittoresche e più decise. Così facendo, viene meno il brivido angosciante che accompagnava i precedenti capitoli. Viene tenuta la classica colonna sonora di Carpenter, ma non può fare miracoli. Il risultato è una storia già vista, poco manipolabile, che affronta il suo destino uscendone in modo dignitoso. Il film non ha molte cose nuove da raccontare: come anticipato, l’unico stravolgimento è l’inserimento della piccola Jamie, figura importante soprattutto per lo scioccante finale, dove assistiamo ad un vero e proprio passaggio di testimone. Sarà finita lì? La risposta è no, perché ci sono stati altri film successivi, ciò che bisogna scoprire è come verrà gestito il quinto capitolo.

La regia non aiuta la causa. Bisogna spezzare una lancia a favore dell’inesperto Little. Il regista aveva un compito arduo, quello di rivaleggiare con i precedenti capitoli. Affidare l’incarico ad un regista esordiente non è stata una buona mossa. Lo dimostra il suo lavoro sciatto, poco presente all’interno di un film che avrebbe avuto bisogno di movimenti di macchina più dinamici, inquadrature più vivaci. Tutto ciò che fa è riprendere in modo impersonale le azioni, come se fosse uno spettatore passivo. Spezzando una seconda lancia, bisogna dire che non viene nemmeno aiutato dal personaggio di Myers. Wilbur è bravo nell’interpretazione, però non è un Myers in piena forma. Anche se è uscito dal coma come farebbe Superman, è comunque un po’ intontito, ragion per cui lo vediamo in difficoltà. Difficile valorizzare il personaggio quando effettivamente i suoi tratti distintivi vengono a mancare. Myers è relegato ad un ruolo quasi secondario, dove fa sentire la sua minaccia ma è affaticato.

Le interpretazioni sono buone, da lodare soprattutto Danielle Harris, bambina/attrice molto promettente che si è persa un po’ per strada. In questo specifico caso, è davvero brava nel suo ruolo, trasmettendo al personaggio le giuste caratteristiche. Quando Jamie è spaventata e disorientata, anche lo spettatore lo percepisce e si sostituisce a lei. Il resto del cast se la cava bene. Ad eccezione di Pleasence, il quale era già molto affermato e ci aspettava un bel lavoro, gli altri hanno fatto il loro dovere. Forse il casting non è stato dei migliori. L’attore che interpreta il padre di Rachel e Rachel si passano soltanto una decina d’anni, cosa un po’ insolita in un rapporto padre-figlia. La stessa Ellie Cornell non sembra un’adolescente, motivo per cui la scelta in fase di casting sembra essere poco coerente con la descrizione dei personaggi.

Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers è un film abbastanza leggero, dove non ci sorprendiamo più di quello che fa l’antagonista. Il pubblico si è ormai abituato ai soliti rituali e li segue aspettandosi ciò che ha già visto in precedenza. Questo penalizza sicuramente l’andamento, perché non c’è molto da vedere. Come detto, ciò che fa strabuzzare gli occhi è sicuramente un finale diverso, che lascia aperta un’ulteriore pista. Il film non è brutto, ma nemmeno memorabile, è un brodo che inizia a diventare sempre più annacquato.

In conclusione

Il quarto capitolo della saga di Halloween non regala molte sorprese allo spettatore, mostrando la poca originalità nell’impostazione della trama. Nonostante ciò, è presente un finale sconvolgente, che premia colui che è rimasto fino in fondo.

Note positive

  • Colonna sonora
  • Interpretazioni del cast principale
  • Finale con sorpresa

Note negative

  • Regia
  • Poca originalità nell’impostazione della trama
  • Casting poco coerente di alcuni attori

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazioni
Emozione
SUMMARY
3.0
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Francesco Lesti
Francesco Lesti

Laureato presso il DAMS di Roma Tre. Sono appassionato di cinema da quando ne ho memoria, ma non smetto mai di cercare nuovi film e nuove storie da amare.