Intervista a Nada e al cast di La bambina che non voleva cantare (2021)

Il 25/02/2021 si è tenuta via streaming la conferenza stampa sul lungometraggio Rai Fiction La bambina che non voleva cantare, in onda il 10 marzo 2021 su Rai Uno, basato sul romanzo autobiografico di Nada, per la regia di Costanza Quatriglio che vede nel ruolo della protagonista Tecla Insolia, giovane promessa della musica italiana vincitrice della prima edizione di Sanremo Young nel 2019. Sotto un breve estratto di alcune dichiarazioni sul lungometraggio partendo proprio dalla cantautrice Nada che ha asserito:

Qualche anno fa ho scritto un libro che si chiama Il mio cuore umano, il mio primo romanzo che parla della mia infanzia, del mondo in cui sono cresciuta. L’ho scritto perché avevo lasciato il mio paese contro la mia volontà e non avevo avuto più modo, visto poi ciò che era successo nella mia vita, di sentire e di rincontrare quelle persone in una maniera vera come era allora perché era successo di tutto nella mia vita, intorno a me. Crescendo ho sentito sempre di più questo legame forte, queste radici su queste persone con cui ero cresciuta e che mi avevano dato veramente tanto, e forse mentre stavo li non me ne rendevo conto e crescendo ho capito un sacco di cose. Ho sentito il desiderio di riappacificarmi con loro e di fargli arrivare i miei sentimenti, e stato un viaggio nella memoria, un viaggio in cui ho riscoperto tante cose della mia famiglia. Quando è uscito il libro la regista Costanza Quatriglio si è innamorata di questa storia e ne abbiamo parlato tanto insieme, tanto che abbiamo fatto insieme un docu – film per RAI 3 “Il mio cure umano”. Credo che le storie non invecchino mai, le storie esistono sempre e continuano a vivere perché parlano di sentimenti, di quello che siamo fatti noi esseri umani e sono universali. Negli anni il desiderio di Costanza era quello di approfondire questo documentario e di farne un film e c’è riuscita e devo dire che sono molto grata e lei, ho visto il film è mi è piaciuto molto, ha fatto un lavoro importante sui sentimenti, la delicatezza ma anche sulla forza di questa bambina e le persone che sono intorno a lei.

Intervista a Nada e al cast di La bambina che non voleva cantare (2021)
Tecla Insolia è Nada in La bambina che non voleva cantare (2021)

Costanza, questo è un amore che è sbocciato leggendo il libro o conoscendo la protagonista Nada e soprattutto come hai sviluppato poi questo tuo amore per questa storia nel film La bambina che non voleva cantare

È un amore che è nato certamente conoscendo Nada ma anche leggendo il libro, entrambe le cose direi. Ricordo che Nada mi aveva raccontato che stava scrivendo la sua storia, poi quando è uscito il romanzo sono andata alla presentazione a Roma in libreria, era la fine del 2008 e devo dire che a quella presentazione mi sono divertita tanto, c’era anche Mario Monicelli. Abbiamo parlato tanto e scherzato su questo immaginario toscano, su questo irrealismo magico di questi personaggi e già mi ero innamorata di questo clima realizzato nel libro e ho trovato la mia chiave di lettura personale: questa voce quasi terapeutica per la mamma malata di depressione così questo interesse è divenuta una cura del soggetto. Cosi abbiamo realizzato insieme un documentario in cui Nada mette a nudo tutte le sue fragilità, racconta il suo percorso musicale di artista attraverso la lente di questo rapporto conflittuale con la madre sia d’amore che di asti ma anche di momenti di pacificazione, e questa madre che voleva che lei cantasse mentre lei che non voleva cantare e soprattutto non voleva neanche allontanarsi dal paese da cui proveniva. È stata una fascinazione che ho provato immediatamente ma anche poi una cura che è durata tanto tempo. Ho creduto immediatamente a ogni personaggio di contorno come il maestro, questo maestro che è un romanticone, che insegna a Nada le canzoni d’amore e che restituisce quell’immaginario romantico della donna romantica, quindi attingendo anche alla tradizione della canzone italiana di quegli anni, così come ho creduto fortemente al personaggio di Suor Margherita, che viene dipinto come questa un po maldestra suora piena d’amore. Mi piaceva l’idea di raccontare un talento involontario in cui tutti gli adulti vedono qualcosa, la suora vede quasi Dio in persona, il maestro vede questa donna così ideale, la mamma soprattutto prigioniera di una depressione che prova una gioia profonda quando sente la sua bambina cantare, con l’attrice abbiamo cercato di donare questo sentimento di sincerità, dove il male di vivere, si accompagna a una gioia reale quando la bambina canta e questa cosa crea l’equivoco, la bambina pensa di poter guarire la madre ed è un conflitto insanabile, dove lei non si vuole esibire in pubblico deve imparare a fare i conti con il proprio talento per amore di questa madre. Mi piaceva mettere in scena quel senso di favola ma allo stesso tempo le paure dell’infanzia, quelle di perdere i propri genitori, toccando corde condivisibili per un ampio pubblico.

Questo film nasce da un gioco di fiducia e di dialogo ricco di dettagli con Nada, ad esempio abbiamo fatto un gioco per trovare le canzoni che lei avrebbe dovuto cantare nel film durante le lezioni di canto e le gare canore per cui questo suo quaderno che spunta a un certo punto nella pellicola esiste davvero, lo abbiamo spulciato molto per cercare il filo canoro. Canzoni che poi abbiamo immesso nella sceneggiatura, questo sono le canzoni che sentivo cantare da bambina, è stato un viaggio nella memoria sia mio che di lei. Ovviamente Nada ha letto il copione e il dialogo è sempre stato positivo e mai di paura, inoltre quando ancora dovevo fare il provino a Tecla lei ha detto questa mi piace e onestamente quando lei ha fatto il provino c’è ne siamo innamorate immediatamente.

Tecla Insolia è la Nadia adolescente, nelle immagini del film il suo volto è spesso triste mentre poi in alcune immagini, quelle in cui canta, spesso sorride. La bambina che non vuole cantare comprende che la musica le dà anche gioia o no?

Diciamo che il racconto di questo personaggio è molto travagliato, è un personaggio complesso e leggero, stiamo pur sempre parlando di una bambina e poi adolescente, cresciuta negli anni’60. Il personaggio inizia a cantare perché pensa sia una cura per la malattia di sua madre, la persona che ama più al mondo; però ha questo rapporto con la musica molto complesso perché non capisce se è davvero quello che gli piace fare o se lo fa solo per sua madre. Penso però che nel percorso che fa nel film comprende che non lo fa solo e semplicemente per sua mamma ma è un mezzo per poter esprimere tutta la rabbia e i sentimenti che prova.

Per quanto riguardo il toscano, io provengo da una famiglia siciliana in provincia di Siracusa e mi sento molto siciliana, nonostante questo vivo da quando sono nata in provincia di Livorno, quindi avevo il compito piuttosto facilitato.

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