
Io sono ancora qui
Titolo originale: Ainda estou aqui
Anno: 2024
Nazione: Brasile, Francia, Spagna
Genere: Biografico, Drammatico, Storico
Casa di produzione: VideoFilmes, RT Features, MACT Productions
Distribuzione internazionale: BIM Distribuzione
Durata: 135’
Regia: Walter Salles
Sceneggiatura: Murilo Hauser, Heitor Lorega, Marcelo Rubens Paiva
Fotografia: Adrian Teijido
Montaggio: Affonso Gonçalves
Scenografia: Carlos Conti
Costumi: Claudia Kopke
Musiche: Warren Ellis
Attori: Fernanda Torres, Selton Mello, Fernanda Montenegro
Trailer di “Io sono ancora qui“
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
I’m Still Here è l’ultimo lavoro del regista brasiliano Walter Salles, vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale 1998 con Central do Brasil e di cui è impossibile non ricordare I diari della motocicletta (2004). La sceneggiatura è tratta dal libro di memorie di Marcelo Rubens Paiva, figlio dei personaggi protagonisti.
La pellicola è stata presentata alla 81^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia il 1 settembre 2024 ed è risultata vincitrice del Premio Osella per la migliore sceneggiatura. Il regista decide di partecipare all’evento veneziano ventitré anni dopo la sua ultima partecipazione con Disperato Aprile (2001) – senza tener conto del documentario Venice 70: Future Reloaded (2013). Scelta insolita vista la sua predilezione per il Festival di Cannes. Al momento non è prevista una data di uscita nelle sale italiane e non è disponibile su nessuna piattaforma di streaming.
Trama di “Io sono ancora qui”
Un pomeriggio del 1971, Rubens Paiva, ex deputato e critico esplicito della nuova dittatura militare brasiliana, fu prelevato dalla sua casa a Rio de Janeiro da funzionari governativi. Non fece più ritorno. Da quel momento inizia la battaglia di Eunice, la moglie, per cercare la verità. Una lotta tenace che deve essere conciliata con la vita familiare che deve inevitabilmente andare avanti.
Quando ho letto per la prima volta Ainda estou aqui di Marcelo Rubens Paiva mi sono commosso profondamente. (Walter Salles)
Recensione di “Io sono ancora qui”
Dodici anni dopo il suo ultimo lavoro, il regista carioca Walter Salles torna sul grande schermo con I’m Still Here, un dramma politico tratto da fatti realmente accaduti all’epoca della dittatura militare in Brasile. Siamo nei primi anni Settanta e il regista ha molta cura ed attenzione affinché ci si immerga in quella realtà.
Per far ciò si affida alla colonna musicale, fra originale e dell’epoca, ottimamente seguita da Warren Ellis e alla fotografia di Adrian Teijido, che fra sgranature e giochi di contrasto accentua non solo il periodo storico ma anche la sua drammaticità.
Salles più narratore che autore
Salles cerca di lasciare ampio margine al ridimensionamento familiare, non forzando momenti tensivi e giocando anche sulla lentezza di alcune situazioni, ad accentuarne il pathos. Fa tutto ciò non tenendo però conto di una debolezza della sceneggiatura. Infatti, incentrare tutto sul contorno dell’evento primario dà certamente una visione emotivamente più empatica – chi non abbraccerebbe la storia della famiglia Paiva nella sua drammaticità – ma, al contempo, la tensione viene notevolmente smorzata.
Nonostante la volontà di imprimere senso claustrofobico in alcune delle scene, girate in ambienti molto ristretti, la lentezza però ne smorza l’impatto. La fortuna – o consapevolezza – di Salles è quella di avere dei protagonisti che riescono a farsi completamente carico di quella forza viscerale che poi è l’energia portante della pellicola. Perché, ammettiamolo, I’m Still Here non ha la forza di El clan (2015), mentre si avvicina di più, come stile narrativo, a El rapto (2023), portatore delle stesse debolezze. Ben distante dai suoi lavori Central do Brasil (1998) e I diari della motocicletta (2004).
L’esperienza di una donna, Eunice Paiva, madre di cinque figli, conteneva sia una storia di sopravvivenza al lutto sia lo specchio di una nazione ferita. (Walter Salles)
Fernanda Torres in una interpretazione che era da premiare
Selton Mello e Fernanda Torres sono la coppia protagonista adulta. Il primo interpreta l’ex deputato Rubens Paiva, colui che verrà preso dalle milizie e di cui non si saprà più nulla. Mello riesce, in un tempo ristretto, a caratterizzare bene il personaggio, rendendolo affine agli avvenimenti e al contesto rappresentativo. Paiva appare come padre amorevole ma, allo stesso tempo, uomo risoluto. Un politico che vuole rimanere vicino alla gente e che, forse per amore figliale, viene quasi beatificato da tanta bontà che lo rappresenta.
Fernanda Torres è invece colei che ha interamente sulle spalle il lungometraggio. Era la più probabile vincitrice della Coppa Volpi, acclamata a ragion veduta da pubblico e critica. Laddove Salles ha mancato in racconto, la Torres è andata a colmare tutte le possibili imperfezioni. La sua espressione austera, la sua dignità composta ad ogni sguardo e la capacità di non cadere in un facile stereotipo fanno si che Torres possa davvero recriminare sul premio non assegnatole.
In conclusione
Salles non imprime alla regia una connotazione indimenticabile ma riesce a guidare i suoi interpreti verso un racconto pacato, al limite del didascalico. Non gioca sul facile sentimentalismo ma punta alla resilienza di una donna, consapevole di avere in Torres una perfetta alleata. Un film da vedere, perché la storia non deve essere dimenticata.
Durante i sette anni passati a creare “Ainda estou aqui” la vita in Brasile ha virato pericolosamente vicino alla distopia degli anni Settanta, il che ha reso ancora più urgente raccontare questa storia. (Walter Salles)
Note positive
- Memoria storica
- Trasposizione narrativa curata
- Attori protagonisti di livello
Note negative
- Filmico essenziale
- Personaggi secondari al limite della macchietta
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| Sceneggiatura |
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| Musiche |
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| Interpretazione |
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SUMMARY
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3.2
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