It’s What’s Inside (2024). In che corpo vuoi entrare? 

Recensione, trama e cast del film It's What's Inside (2024), un B-movie divertente con regia creativa e un colpo di scena sorprendente.

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Locandina di It's What's Inside 2024

It’s What’s Inside

Titolo originale: It’s What’s Inside

Anno: 2024

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Commedia, Horror, Thriller, Fantascienza

Casa di produzione: Such Content, Edith Productions, Boldly Go Productions

Distribuzione italiana: Netflix

Durata: 104 minuti

Regia: Greg Jardin

Sceneggiatura: Greg Jardin

Musiche: Andrew Hewitt

Attori: Brittany O’Grady, James Morosini, Alycia Debnam-Carey, Gavin Leatherwood, Devon Terrell, Nina Bloomgarden, Reina Hardesty, David W. Thompson, Madison Davenport

Trailer di “It’s What’s Inside”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Presentato in anteprima mondiale il 19 gennaio 2024 al Sundance Film Festival nella sezione Midnight, e successivamente il 15 marzo al South by Southwest, It’s What’s Inside segna l’esordio alla regia e alla sceneggiatura di un lungometraggio per Greg Jardin, già autore di svariati cortometraggi, videoclip e, soprattutto, promo e trailer di serie tv per Netflix, tra cui Cowboy Bebop: The Lost Session, la terza stagione di Tredici, Cursed e il video commerciale per gli Emmys di Wednesday (2023). Non sorprende, quindi, che sia stata proprio Netflix ad acquisire i diritti per la distribuzione mondiale del film, rilasciato sulla piattaforma di streaming il 4 ottobre 2024.

Trama di “It’s What’s Inside”

Cyrus e Shelby sono in una relazione stabile da quasi nove anni, ma il loro rapporto sembra aver raggiunto un punto di stallo. La passione sentimentale, soprattutto da parte di Cyrus, appare ormai svanita, ammesso che sia mai davvero esistita. Nemmeno i tentativi di Shelby di ravvivare il legame sembrano funzionare, probabilmente perché Cyrus è fisicamente attratto da Nikki, un’influencer di fama mondiale e sua amica dai tempi del liceo. Nonostante il periodo complicato e le perplessità di Shelby, i due decidono di partecipare alla festa prematrimoniale di Ruben, che si tiene nella villa di famiglia, ereditata dopo la morte della madre.

Ruben invita a questa festa di addio al celibato i suoi amici più intimi: Cyrus, Shelby, Nikki, Dennis, un ragazzo benestante, l’artista Brooke e Maya, una ragazza che si è avvicinata alla spiritualità e al buddismo. Tra loro c’è anche Forbes, un vecchio amico di scuola che nessuno vedeva da anni, dopo una serie di eventi risalenti al liceo che hanno portato alla sua espulsione e al ricovero di sua sorella Beatrice in un ospedale psichiatrico.

Forbes, appassionato di giochi, si presenta alla serata con una valigia contenente uno strano marchingegno, capace di indurre lo scambio di corpi — una nuova frontiera del mondo dei giochi. Il gruppo, inizialmente scettico, prova brevemente il dispositivo, e nonostante le riserve di Shelby, tutti si lasciano tentare dall’idea di sperimentare più a fondo questo gioco. Ma in cosa consiste? Il gioco prevede che i partecipanti indovinino chi si trova all’interno di un determinato corpo. Questo “gioco” porta a galla verità nascoste, desideri repressi e rancori profondi, cambiando per sempre le vite degli amici.

It's What's Inside. (L-R) Reina Hardesty as Brooke, Devon Terrell as Reuben, James Morosini as Cyrus, Brittany O’Grady as Shelby, Gavin Leatherwood as Dennis, Nina Bloomgarden as Maya, David Thompson as Forbes and Alycia D
It’s What’s Inside. (L-R) Reina Hardesty as Brooke, Devon Terrell as Reuben, James Morosini as Cyrus, Brittany O’Grady as Shelby, Gavin Leatherwood as Dennis, Nina Bloomgarden as Maya, David Thompson as Forbes and Alycia D

Recensione di “It’s What’s Inside”

Una piacevole sorpresa, alquanto inaspettata. It’s What’s Inside è quello che si può definire un vero e proprio B-movie d’altri tempi, secondo la concezione post-Golden Age del termine, rappresentando in tutto e per tutto quelle pellicole considerate di serie B tra gli anni ’70 e ’80. L’opera prima di Greg Jardin è un lungometraggio indipendente e fortemente di genere, che immerge lo spettatore in dinamiche che oscillano tra la commedia adolescenziale e la fantascienza, con alcuni elementi stilistici e drammaturgici tipici del thriller.

Proprio come molti B-movie degli anni ’70 e ’80, It’s What’s Inside non è solo un film a basso budget—che ha costretto la troupe a girarlo nel minor tempo possibile, ovvero in soli diciotto giorni lavorativi—ma è soprattutto un film di puro e sano intrattenimento fine a sé stesso. Greg Jardin crea una storia che si concentra esclusivamente sulla spettacolarità visiva, dove l’unica cosa che conta è mantenere alta l’attenzione dello spettatore, facendolo divertire e coinvolgendolo nella narrazione. La tematica, in questo contesto, diventa quasi superflua, un accessorio in più, non necessario ai fini narrativi del film.

In questo senso, It’s What’s Inside è una pellicola “non tematica”, un film che rifiuta consapevolmente qualsiasi elemento di critica sociale, non interessato a guidare lo spettatore verso riflessioni concettuali o filosofiche sugli elementi fantascientifici rappresentati. Indubbiamente, un marchingegno capace di scambiare identità e corpi tra le persone avrebbe potuto prestarsi a profonde riflessioni sull’essenza dell’anima o sull’etica di utilizzare tali tecnologie. Tuttavia, Jardin non è interessato a fare questa digressione morale nella sua opera prima. Al contrario, preferisce concentrarsi su una trama semplice, priva di spessore culturale, ma in grado di catturare l’interesse del pubblico, divertendolo con un racconto fantascientifico puro e diretto.

La scelta di sceneggiatura è assolutamente da premiare: nel 2024 è raro trovare pellicole che evidenziano, in modo così chiaro, come il loro unico e principale obiettivo sia quello di far divertire lo spettatore, regalandogli una serata di spensierato intrattenimento. La forza di questa scelta è abilmente supportata da una regia che dimostra una maturità sorprendente nell’uso dei movimenti di macchina e nel controllo del ritmo, qualità che è quasi inimmaginabile per un regista esordiente nel mondo dei lungometraggi, così diverso dai cortometraggi, dagli spot o dai videoclip. It’s What’s Inside è, prima di tutto, un film di regia e montaggio, dove Greg Jardin non sbaglia un colpo: ogni inquadratura è studiata, ogni punto macchina perfetto, riuscendo a creare un ritmo narrativo continuo e avvincente che coinvolge lo spettatore, facendolo sentire parte dell’ambiente e del gruppo di amici, tifando e divertendosi con loro.

Nel corso del film, Jardin sperimenta diversi stili di regia, adattandoli a seconda del momento drammaturgico. Si passa da una regia tradizionale all’uso quasi maniacale dello split screen, fino a lunghi piani sequenza, come nella scena in cui i due fidanzati entrano nella villa dello sposo. C’è poi l’uso magistrale della panoramica a 360° o del montaggio che simula l’anima interna a un corpo, che aggiunge ulteriore fascino al film. Infine, ci sono anche scene dal sapore fumettistico, utilizzate per spiegare il background del gruppo legato a Forbes.

Il lungometraggio spazia attraverso diverse tecniche cinematografiche, utilizzando spesso una macchina fissa e avvalendosi di un montaggio rapido e quasi caotico, soprattutto nella parte iniziale, dedicata all’introduzione dei personaggi. Questo ritmo frenetico contribuisce ad aumentare il pathos e a immergere lo spettatore nell’ambientazione scenica, caratterizzata da un’estetica tipica dei film anni ’80, con luci notturne e tinte sgargianti che oscillano tra il blu e il viola. Dal punto di vista tecnico-visivo, il film è notevole, riuscendo a creare un equilibrio tra commedia, fantascienza e atmosfere thriller, soprattutto nell’ultima parte della narrazione. Anche la sceneggiatura funziona, nonostante presenti alcuni limiti evidenti, tra cui una certa bidimensionalità dei personaggi, che vengono approfonditi più attraverso le scelte registiche che attraverso la scrittura stessa. Tuttavia, la sceneggiatura ha il pregio di non contenere buchi di trama, nemmeno in relazione all’accattivante colpo di scena finale, che dona un nuovo significato a ciò che abbiamo visto, rivelando dettagli cruciali legati a Forbes.

Accanto ai limiti nella scrittura dei personaggi, tutti dotati di tratti distintivi ma spesso troppo stereotipati, il principale problema risiede nelle interpretazioni degli attori, che risultano mediocri e a tratti caricaturali. Il film funziona bene in termini di ritmo e coralità, ma fatica a creare un legame empatico con i singoli personaggi. Siamo più coinvolti dalle dinamiche della situazione piuttosto che dalle vicende personali dei protagonisti. A mio avviso, ciò è dovuto alle performance degli attori, nessuna delle quali raggiunge la sufficienza, fatta eccezione forse per Nina Bloomgarden. Brittany O’Grady, James Morosini, Gavin Leatherwood (conosciuto come Nicholas Scratch in Le terrificanti avventure di Sabrina), e soprattutto Alycia Debnam-Carey (The 100, Fear the Walking Dead) offrono prove attoriali deboli che indeboliscono la forza complessiva del film. Interpretazioni migliori avrebbero senza dubbio arricchito il lungometraggio, che si distingue più per la regia e gli aspetti tecnici che per la qualità della scrittura e della recitazione dei personaggi.

Alycia Debnam-Carey in It’s What’s Inside Cr. Courtesy of Netflix
Alycia Debnam-Carey in It’s What’s Inside Cr. Courtesy of Netflix

In conclusione

It’s What’s Inside è un film che brilla per l’inventiva registica e un ritmo incalzante, sebbene i suoi personaggi risultino talvolta bidimensionali e le interpretazioni poco incisive. Tuttavia, grazie a un colpo di scena finale efficace e a una regia che esalta l’estetica anni ’80, Greg Jardin riesce a confezionare un’opera divertente e visivamente stimolante, capace di intrattenere senza troppe pretese.

Note positive

  • Regia dinamica e creativa
  • Ritmo narrativo coinvolgente
  • Efficace colpo di scena finale
  • Estetica anni ’80 ben realizzata

Note negative

  • Personaggi stereotipati e poco approfonditi
  • Interpretazioni degli attori mediocri
  • Mancanza di empatia con i protagonisti
Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
3.9
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.