Kill Boksoon (2023): un film dal sapore di Jeon Do-yeon

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kill boksoon locandina

Kill Boksoon

Titolo originale: Kill Bok-soon

Anno: 2023

Nazione: Corea del Sud

Genere: Azione, Thriller

Casa di produzione: See At Film, Seed Films

Distribuzione italiana: Netflix

Durata: 177 min

Regia: Byun Sung-hyun

Sceneggiatura: Byun Sung-hyun

Fotografia: Cho Hyung-rae

Montaggio: Kim Sang-bum

Musiche: Lee Jin-hee, Kim Hong-jip

Attori: Jeon Do-yeon, Fahim Fazli, Esom, Sol Kyung-gu, Koo Gyo-Hwan, Andreas Fronk

Trailer italiano di Kill Boksoon

Presentato nella sezione Berlinale Special della 73ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, il 18 febbraio 2023, all’interno della Verti Music Hall, la sala più grande del Festival vantando ben 1.800 posti a sedere, Kill Boksoon è un lungometraggio di genere thriller diretto dal cineasta Byun Sung-hyun, autore di pellicole di successo come The Merciless (2017), selezionato per il 70° Festival di Cannes, e Kingmaker (2022), vincitore del premio alla regia ai Baeksang Arts Awards e ai Grand Bell Awards, che debutta su Netflix dal 31 Marzo 2023, come film originale.

Trama di Kill Boksoon

Uccidere è semplice rispetto a crescere una bambina

Cit. Kill Boksoon

Gil Boksoon è un genitore single che deve affrontare alcuni problemi con la figlia Gil Jae-yeong, che ha iniziato a chiudersi nei suoi confronti ereggendo un muro impenetrabile. La ragazza ha smesso di confidarsi con la madre e ora Boksoon è preoccupata, perché non sa cosa sta accadendo alla sua Jae-yeong, sempre più triste. A causa di questi problemi familiari la donna inizia a mettere in dubbio il suo lavoro come madre, tanto da riflettere sul non rinnovare il suo contratto di lavoro con la MK, un’azienda di sicari per cui lavora in veste di killer professionista. La donna, che finge di essere un’organizzatrice di eventi, agli occhi della figlia e degli amici, è in realtà una spietata assassina a pagamento che non sbaglia mai un colpo sul lavoro, portando così al termine tutti gli incarichi a lei destinati. Questa vita però la sta consumando lentamente, impedendogli di occuparsi della figlia come vorrebbe, da qui il pensiero di mollare tutto e ritirarsi a una vita più semplice e normale. Durante un lavoro Boksoon viene a conoscenza di un segreto che le impedisce di portare a termine l’incarico, per la prima volta in carriera. Evento che la porta a infrangere una regola d’oro dell’organizzazione di sicari: portare a termine il lavoro in qualsiasi circostanza. Ora è lei a divenire il bersaglio della MK e dei suoi sicari. Boksoon riuscirà a difendere la propria vita e quella della figlia, uscendo definitivamente da quel mondo di assassini a pagamento?

Fotogramma di Kill Boksonn
Fotogramma di Kill Boksonn

Recensione di Kill Boksoon

Una costruzione atipica per un lungometraggio. Kill Boksoon non nasce da un tema o da una storia ma dalla propria attrice, da un lavoro d’introspezione che il regista compie su Jeon Do-yeon, interprete sudcoreana di enorme successo in patria che ha ottenuto nel 2007 l’ambito premio Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes 2007 per Secret Sunshine di Lee Chang-dong, dove riveste i panni di una donna che ha perduto ogni cosa nella propria vita. Kill Boksoon è un film che nasce su di lei, un lavoro che compie il regista per creare il vestito più adatto a Jeon Do-yeon all’interno di una pellicola di genere action – thriller, un genere che l’attrice non aveva mai intrapreso fino ad allora. Deciso il genere, il regista Jeon Do-yeon ha iniziato a confrontarsi e a parlare con l’attrice di Nido di Vipere (2020) per dare forma alla trama e al tema, scoprendo che la difficoltà più grande per l’attrice di fama internazionale non era altro che la genitorialità. Così ha costruito il personaggio di Gil Boksoon intorno a questa idea, scambiando la carriera dell’attrice con quella di una donna che lavora come assassina a commissione per un’agenzia di sicari, mantenendo intatti, in questa trasposizione, le difficoltà della donna tra vita pubblica e vita privata. Per certi versi Gil Boksoon e Jeon Do-yeon sono la medesima persona, proprio per il fatto che il regista crea una narrazione che funge da simbolismo e da metafora sulla vita dell’attrice, in cui il personaggio da lei interpretato riprende i suoi pregi e i suoi difetti.

Critica all’industria cinematografica

Il mondo dei criminali è lo specchio del mondo dell’industria cinematografica della recitazione. In Kill Boksoon gli attori vengono trasformati in sicari, ma per il resto i lemmi usati e le situazioni, seppur portate all’assurdo, risultino le medesime. La prima risonanza sull’industria cinematografia viene dal nome dell’agenzia di sicari la MK. Ent., una denominazione molto simile a quelle dell’intrattenimento audiovisivo possedendo proprio al suo interno entertainment. Il linguaggio presente nella pellicola ci riconduce in maniera marcata al mondo cinematografico come per l’uso della parola “Spettacolo”, usata dai killers per definire i loro colpi, oppure dell’uso del lemma “sceneggiatura/copione” per denominare i loro piani omicidi che hanno preparato per compiere il loro piano mortale. Inoltre troviamo la presenza anche della parola “debuttare”, usato nel mondo attoriale, che qui viene riferito agli staggisti che dovranno debuttare nel mondo degli omicidi su commissioni, dopo un lungo addestramento (che richiama l’accademia attoriale dove gli attori imparano le basi del loro mestiere).

Kill Boksoon si rifà in maniera aperta al vissuto della propria attrice tanto che da un lato abbiamo la sua esperienza lavorativa nel mondo del cinema che si viene rappresentata dall’organizzazione dittatoriale e gerarchica della MK fatta di regole e di pseudo-diritti ugualitari, dall’altra parte abbiamo il vissuto privato di Jeon Do-yeon con le sue paure genitoriali narrate nel rapporto tra Gil Boksoon e la figlia Gil Jae-yeong. Il privato del personaggio è scritto assolutamente con estrema grazia e bravura di scrittura, grazie a un uso di una scrittura dialogica di alto livello e di una costruzione dei personaggi importanti, soprattutto quello di Gil Jae-yeong che non ci appare come la classica teenager narrataci in maniera bidimensionale e di supporto alla protagonista ma acquista un ruolo di primo piano divenendo una sorta di co-protagonista della vicenda, entro una dinamica genitoriale accattivante e non convenzionale. Gil Jae-yeong, per certi versi, funge da mentore della madre, invertendo i ruoli, tanto che sarà la stessa Gil Boksoon a dover imparare dalla figlia, piuttosto che il contrario.

Tra trucco e costruzione del mondo

La pellicola non parte con il piede giusto, anzi. Nella prima sequenza narrativa abbiamo alcune perplessità. Un uomo nudo si sveglia in mezzo alla strada, su un ponte e dà inizio a uno scontro armato con la nostra protagonista. Il tutto avviene su un ponte, situato vicino a una stazione del treno. Il dubbio è: come mai nessuno li vede? Alla fine compiono quella lotta nel bel mezzo della notte sotto il cielo stellato della città. Altra toppa che ci appare subito evidente è: come fanno a guarire dalle ferite così in fretta? Kill Boksoon viene ferita svariate volte, anche con ferite importanti ma alla fine è sempre in forma, come se guarisse immediatamente dalle ferite. Tale problematica è presente in tutta la pellicola, a causa di un trucco un pizzico superficiale, dove le ferite guariscono da un giorno all’altro come se niente fosse. Indubbiamente un pizzico di verosimiglianza maggiore non farebbe male. Interessante però risulta la parte visiva come la regia, fotografia e montaggio che rende il film piacevole da vedere e assolutamente scorrevole, grazie a un ritmo adrenalinico che ci tiene con il fiato sospeso per tutta la durata filmica.

L’elemento di maggior forza di Kill Boksoon è indubbiamente la costruzione del mondo, quello della MK Ent un’organizzazione che ci viene descritta nel dettaglio grazie a un attento lavoro di sceneggiatura per andarci a presentare l’ambiente su cui si andrà a muovere l’intero impianto drammaturgico, ovvero lo scontro tra una donna e l’organizzazione criminale MK. Il film ci fa conoscere un’azienda globale, la MK, che rende i killer non più dei teppisti di strada o bande criminali prive di regole, ma li trasforma in professionisti del settore, professionisti rispettosi degli ordini a loro dati e delle regole a cui devono sottomettere come il non uccidere minorenni, non accettare lavori se non quelli concessi dalla MK, e, soprattutto, non fallire mai. Se uno non dovesse rispettare una di queste leggi viene ucciso. All’apertura della pellicola però il futuro della MK non è più roseo come un tempo, ma sono presenti alcuni malcontenti generali da parte dei dipendenti, in molti non sono d’accordo con la suddivisione economica degli incassi, criticando che ci sono dei Killer che guadagnano maggiormente (essendo di fascia A) e altri che guadagnano di meno (elemento che ci riconduce al mondo attoriale dove le star hanno introiti più elevati nonostante un medesimo lavoro).

Scena iniziale di Kill Boksonn
Scena iniziale di Kill Boksonn

In conclusione

Un film interessante che ci poggia su un ottima sceneggiatura che rende interessante la vicenda creando una metafora accattivante tra i sicari e gli attori, al fine di giungere a una critica sullo Star System attoriale e cinematografico.

Note positive

  • Interpretazioni
  • Ritmo narrativo
  • Sceneggiatura

Note negative

  • Il trucco
  • Alcune scelte inverosimili: i personaggi guariscono troppo in fretta
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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