La bambina con la valigia (2025). L’esordo giuliano dalmata di Egea Haffner

Recensione, trama e cast del film Rai 1 La bambina con la valigia, una pellicola che parla dell'esodo giuliano-dalmata tramite gli occhi di una bambina

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zia Ilse (Sara Lazzaro) Egea piccola (Petra Bevilacqua) in La Bambina con la valigia

La bambina con la valigia

Titolo originale: La bambina con la valigia

Anno: 2025

Nazione: Italia

Genere: Drammatico

Casa di produzione: Clemart, in collaborazione con Rai Fiction

Distribuzione italiana: Rai 1

Durata: 1h 41m

Regia: Gianluca Mazzella

Sceneggiatura: Andrea Porporati

Fotografia: Duccio Cimatti

Montaggio: Daniel De Rossi

Musiche: Alessandro Forti, Francesco De Luca

Attori: Claudia Vismara, Sara Lazzaro, Sandra Ceccarelli, Petra Bevilacqua, Sinead Thornhill, Mattia Teruzzi, Davide Strava, Enrica Rosso, Anita Kravos, Roberta Sferzi, Andrea Bosca

Trailer di “La Bambina con la valigia”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Egea Haffner è divenuta, suo malgrado, il simbolo dell’esodo giuliano-dalmata, noto anche come esodo istriano, un fenomeno che raggiunse il suo apice tra il 1945 e il 1954. Questo esodo di massa fu la conseguenza dell’occupazione della Dalmazia, dell’Istria, di Fiume e del Quarnaro da parte delle truppe di Tito, in un periodo in cui l’Italia, uscita devastata dalla Seconda guerra mondiale, non aveva la forza militare per difendere quei territori. Ciò rese la regione una facile preda per il regime di Josip Broz Tito, che con il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 ottenne ufficialmente l’annessione di quei territori alla Jugoslavia, dopo anni di contese con l’Italia, risalenti anche al periodo precedente al conflitto mondiale.

A partire dal 1947, la repressione jugoslava contro la popolazione italiana si intensificò, portando a episodi di violenza diffusa. Migliaia di civili italiani furono vittime delle esecuzioni di massa note come massacri delle foibe (si stimano circa 5.000 vittime, sebbene alcune fonti ipotizzino un numero fino a 11.000), mentre tra i 250.000 e i 300.000 italiani furono costretti a lasciare le loro terre d’origine. Emblematico fu il caso di Pola, dove, nel marzo del 1947, il 90% della popolazione italiana era già fuggita, trovando rifugio soprattutto a Trieste e Bolzano, divenute nuove città di confine per gli esuli.

La sopravvissuta Egea Haffner è divenuta una delle testimoni più conosciute dell’esodo istriano, anche grazie a una fotografia scattata il 6 luglio 1946, divenuta simbolo di quell’evento. L’immagine, che ha fatto il giro del mondo, la ritrae da bambina con una valigia in mano, sulla quale campeggia la scritta Esule Giuliana. Dietro quello scatto si cela una storia dolorosa, segnata dalla perdita e dall’esilio.

Il dramma di Egea inizia con la scomparsa del padre, Kurt Haffner, vittima delle foibe, le cavità carsiche nelle quali furono gettati migliaia di italiani per mano dell’esercito di Tito. La famiglia Haffner, come molte altre, decise di abbandonare Pola quando ogni speranza di rivedere Kurt svanì definitivamente: la madre e la cognata, passeggiando per le strade della città, riconobbero infatti al collo di un miliziano titino la sciarpa di seta che apparteneva a lui. Da quel momento, il destino di Egea e dei suoi cari cambiò per sempre. Costretta a lasciare la propria terra natale, Egea intraprese un lungo viaggio che la portò prima a Cagliari e poi a Bolzano, dove fu accolta dalla zia, che la crebbe con il sostegno della nonna. La sua storia non è solo quella di una bambina privata del padre, ma di un intero popolo costretto all’esilio, con la consapevolezza di non poter mai più tornare nella propria casa.

Nel 2025, Egea vive a Rovereto e continua a mantenere viva la memoria di quegli eventi, raccontando una delle pagine più dolorose della storia italiana. Con questo intento, ha scritto insieme a Gigliola Alvisi un romanzo per ragazzi, La bambina con la valigia, pubblicato nel 2022 da Il Battello a Vapore. Da questo libro è stato tratto, nel 2025, un adattamento cinematografico omonimo prodotto dalla Rai, diretto da Gianluca Mazzella, noto per aver firmato quattro episodi de Le fate ignoranti (2022) e la serie Libera (2024).

Il cast include Claudia Vismara (La banalità del crimine, Tapirulàn), Sara Lazzaro (Dieci inverni, 18 regali, Siccità) e Sandra Ceccarelli (Il più bel giorno della mia vita, L’ombra del giorno, Nina dei Lupi). Il ruolo di Egea è interpretato da due attrici: Petra Bevilacqua, nel periodo dell’infanzia, e Sinéad Thornhill (Pale Mountains, La legge di Lidia Poët), che la interpreta nell’adolescenza.

Il film verrà trasmesso in prima serata su Rai 1 il 10 febbraio 2025, in occasione del Giorno del Ricordo, la giornata istituita per commemorare le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.

Trama di “La Bambina con la valigia”

Nell’inverno del 1944, la città di Pola è martoriata dai bombardamenti. Il porto, punto strategico per la difesa dell’Italia nordorientale, è un bersaglio continuo. Nonostante le sirene d’allarme e le corse nei rifugi, la vita della piccola Egea Haffner sembra ancora quella di una fiaba: la grande villa dei nonni paterni, la gioielleria di famiglia dove lavora suo padre Kurt, un mondo fatto di affetti e sicurezza. Con la primavera del 1945, la guerra volge al termine, ma la pace è solo un’illusione. L’Istria viene occupata dalle truppe jugoslave di Tito, che avanzano nella regione fino ad allora sotto il controllo italiano. 

Una notte che avrebbe dovuto portare serenità si trasforma nell’inizio di un incubo: due soldati in divisa bussano alla porta di casa. Cercano Kurt. “Solo un controllo di routine”, dicono. Lui esce, cercando di rassicurare la moglie e la figlia con un sorriso, ma da quel momento scompare nel nulla. Nei giorni successivi a Pola si diffondono voci inquietanti: Kurt potrebbe essere stato gettato nelle foibe, le voragini carsiche dove molti italiani finiscono assassinati. Per la piccola Egea, la paura si trasforma in ossessione: il pensiero di suo padre inghiottito nel buio di quelle cavità la tormenta. Ma la tragedia non si ferma qui. Cresce il clima di ostilità nei confronti degli italiani considerati fascisti, e la famiglia di Egea è costretta a lasciare Pola, dopo un attentato jugoslavo in una spiaggia piena di italiani. Da questo momento ha inizio il suo doloroso cammino da esule: la bambina si trasferisce a Bolzano, insieme alla nonna Maria e alla zia Ilse, che la crescerà con amore. Sua madre Ersilia, invece, prende un’altra strada: si stabilisce in Sardegna per cercare un’indipendenza economica e costruirsi una nuova vita come parrucchiera, lontana dalla famiglia Haffner, dalla quale non si è mai sentita davvero accettata. 

A Bolzano, Egea cresce affrontando il peso dello sradicamento e dell’esodo che colpirà oltre 250.000 italiani giuliano-dalmati e istriani, costretti a lasciare la loro terra natale per un futuro incerto. La sua storia diventa il simbolo di un dramma collettivo che ha segnato un’intera generazione.

Ersilia (Claudia Asmara) zio Alfonso (Davide Strava) zia Else (Sara Lazzaro) Egea (Sinead Thornhill) Nonna Maria (Sandra Ceccarelli) in La Bambina con la valigia
Ersilia (Claudia Asmara) zio Alfonso (Davide Strava) zia Else (Sara Lazzaro) Egea (Sinead Thornhill) Nonna Maria (Sandra Ceccarelli) in La Bambina con la valigia

Recensione di “La Bambina con la valigia”

Tutto il mondo conosce la tragedia vissuta dalla popolazione ebraica durante il nazismo e la Seconda guerra mondiale. Storici, giornalisti, reporter e sopravvissuti ai campi di concentramento si sono mossi tempestivamente per costruire una solida memoria collettiva, affinché simili atrocità non si ripetano in Europa e nel resto del mondo. La Shoah è stata raccontata attraverso un vasto corpus di opere letterarie e cinematografiche, che permettono alle nuove generazioni di comprendere, per quanto possibile, l’orrore vissuto nei campi di sterminio.

Al contrario, la tragedia delle foibe e le persecuzioni subite dagli italiani in Jugoslavia restano ancora oggi poco conosciute e prive di una memoria collettiva altrettanto forte. Non esiste ancora una cinematografia o una letteratura in grado di restituire pienamente il dramma vissuto dagli italiani a Pola, in Istria e in Dalmazia, vittime della repressione del regime di Tito. A livello cinematografico, si può quasi affermare che non esistano opere capaci di raccontare con la giusta crudezza le uccisioni nelle foibe e le persecuzioni inflitte ai cittadini italiani in quel contesto storico. Manca ancora un’indagine approfondita e una diffusione capillare di queste vicende, che non hanno trovato un posto stabile nella memoria collettiva europea e mondiale. Persino nelle scuole italiane, questo capitolo della storia viene spesso trattato con superficialità, quasi fosse un argomento scomodo o da evitare.

Ciò che manca, dunque, è una memoria storica (perfino nazionale) che sappia imprimere nella coscienza delle persone ciò che avvenne per mano del regime jugoslavo, affinché simili atrocità non si ripetano. La storia dimostra che l’essere umano può essere capace di crudeltà indicibili, e ricordarlo è fondamentale per prevenire nuovi orrori. Solo dagli anni 2000 in poi si è iniziato a fare un minimo di luce su questi eventi, ma nel 2025 si può affermare con certezza che non è ancora abbastanza. Basti pensare alla quasi totale assenza di una filmografia dedicata alle foibe (non solo al dramma dell’esodo), soprattutto se confrontata con quella sulla Shoah. Questo silenzio dimostra quanto ci sia ancora bisogno di raccontare e diffondere la conoscenza di questa pagina di storia.

La Rai, in quanto servizio pubblico italiano, svolge un ruolo cruciale nella cultura di massa e nella costruzione della memoria collettiva nazionale. Proprio per questo sarebbe fondamentale che iniziasse a trattare con maggiore approfondimento il tema delle foibe, un evento storico che, a livello letterario, storico e cinematografico, viene spesso affrontato solo di sfuggita, nonostante abbia causato la morte di oltre 5.000 italiani.

Tuttavia, a mio avviso, la Rai non sta facendo abbastanza. Ancora oggi manca un’opera che si concentri interamente sulle foibe, un tema che continua a essere trattato marginalmente, mentre si preferisce focalizzarsi su un altro drammatico evento legato all’invasione jugoslava del 1945: l’esodo di massa degli italiani costretti ad abbandonare la loro terra natale, per fuggire alle foibe. Un esempio recente è il film La rosa dell’Istria, trasmesso nel 2024, che racconta la storia di una bambina in fuga dall’Istria. Anche nel 2025, con La bambina con la valigia, si ripropone una vicenda simile, basata sulla biografia di Egea Haffner. Sebbene si tratti di una storia drammatica e significativa, ancora una volta l’attenzione si concentra sull’emigrazione, mentre il tema delle foibe rimane sullo sfondo, evocato più come una minaccia latente che come una realtà storica da raccontare in modo diretto. Difatti, anche in questo film del 2025, le foibe non vengono trattate visivamente, ma solo a livello concettuale, come un’ombra che incombe sulle vite dei protagonisti. Questo dimostra come il tema rimanga ancora oggi un tabù per l’Italia, un capitolo doloroso della nostra storia e Jugoslava che meriterebbe di essere affrontato con maggiore coraggio e consapevolezza.

Dunque, la Rai ci trascina nuovamente dentro una storia di esuli, questa volta raccontata attraverso gli occhi di una bambina di nome Egea, che cresce e diventa donna a Bolzano, vivendo sulla propria pelle quel senso di espatriata, di persona cacciata con violenza dai luoghi a lei cari e ai quali non potrà più fare ritorno. Lascerà una parte importante di sé a Pola, un luogo che le ricorderà per sempre la vita spensierata e felice insieme al padre, la cui sorte sembra essersi conclusa, forse, nelle foibe.

La trasposizione cinematografica di Egea, pur trattando un fatto storico di enorme importanza tematica e morale, nonché un evento intimo e tragico che ha effettivamente segnato la famiglia Haffner, nonostante l’evidente e inevitabile romanticizzazione degli eventi narrati, non risulta completamente riuscita. Sebbene intrattenga un pubblico generalista e regali anche qualche piccolo momento di emozione, specialmente nella scena finale, il film, che si muove in un’atmosfera da fiction e da produzione marcatamente televisiva, distante dalla qualità cinematografica, non possiede quella forza empatica e riflessiva che ci si aspetterebbe da una pellicola che affronta un periodo così drammatico. La vicenda, che racchiude i connotati di una tragedia familiare dai risvolti speranzosi, risente di una sceneggiatura superficiale e sbrigativa, che non riesce a restituire la forza tematica e il forte impatto emotivo che una storia come questa meriterebbe.

Se da un lato è comprensibile l’assenza di scene forti e cruente, come la Strage di Vergarolla, essendo un film destinato a un pubblico generalista, dall’altro non si può non notare la mancanza di un approfondimento del dramma vissuto dalla famiglia Haffner a Pola, della durezza degli scontri con le truppe di Tito e della discriminazione razziale presente in quel periodo in Jugoslavia. Questi elementi vengono solo accennati e trattati in modo molto superficiale, risultando quasi del tutto annacquati. Se possiamo accettare la decisione di non descrivere in dettaglio la situazione jugoslava, è tuttavia difficile giustificare la mancanza di un approfondimento dei personaggi nella seconda parte della trama, quella ambientata a Bolzano, che assume quasi i connotati di una favola. Anche sul piano fotografico, la luce eccessivamente accesa e fiabesca delle scene al lago contribuisce a questa sensazione. Vediamo il tempo scorrere, comprendiamo le situazioni familiari e i legami tra i personaggi, ma tutto resta assolutamente bidimensionale e privo di sostanza, con una successione di scene che, pur descrivendo la vita di Egea a Bolzano, dal periodo delle suore fino ai suoi diciott’anni, si concentrano in maniera approssimativa sul suo rapporto con la madre e con la zia, senza mai entrare nella profondità dei personaggi. Il risultato è un’opera narrativamente annacquata.

A livello tecnico, questo film televisivo appare davvero a basso budget, tanto che si ha la sensazione che i tre negozi (quello a Pola, quello a Bolzano e quello che Egea vorrebbe comprare) siano in realtà la stessa location, utilizzata dalla regia per creare tre ambientazioni divergenti. Si tratta di una sensazione, non di una certezza. Superando questo sospetto, che potrebbe anche essere errato, a livello registico emergono evidenti carenze, come un eccesso di didascalismo e una totale mancanza di inventiva da parte del regista, che sembra concentrarsi più sulle performance attoriali (mediocri) che sulla qualità autoriale della pellicola. In questo contesto, l’obiettivo sembra essere principalmente quello di trasmettere la storia a livello narrativo, piuttosto che esplorare i suoi risvolti simbolici ed emotivi.

Per quanto riguarda gli elementi estetici, la fotografia e gli effetti speciali lasciano a desiderare. Se la fotografia non è sempre all’altezza, come nelle scene al lago, la CGI è davvero scadente. Questo è evidente fin dai primi minuti, quando vediamo un palloncino rosa diventare in bianco e nero e entrare all’interno di un filmato d’epoca. Il palloncino, realizzato con una CGI amatoriale, è solo uno degli esempi di un lavoro visivo scarsamente curato, come nel caso del fumo nero durante l’esplosione della Strage di Vergarolla. Insomma, si sarebbe potuto fare molto di più. Alla fine, questa pellicola non risulta interessante, non tanto per la storia che racconta, ma per il modo in cui viene raccontata. Sebbene si tratti di un fatto di cronaca importante, la visione risulta godibile e intrattenente, ma estremamente dimenticabile.

Egea ragazza (Sinead Thornhill) nonna Maria (Sandra Ceccarelli) in La Bambina con la valigia
Egea ragazza (Sinead Thornhill) nonna Maria (Sandra Ceccarelli) in La Bambina con la valigia

In conclusione

“La bambina con la valigia” affronta un capitolo doloroso della storia italiana, ma lo fa con un approccio troppo superficiale e televisivo. La sceneggiatura e la regia non riescono a restituire la giusta profondità al dramma vissuto da Egea Haffner, riducendo la narrazione a una sequenza di eventi priva di reale impatto riflessivo. Sebbene il film abbia il merito di riportare l’attenzione su un tema spesso trascurato, il risultato finale resta debole e poco incisivo.

Note positive

  • Alcune sequenze riescono a trasmettere emozione
  • Buona ricostruzione storica degli eventi dell’esodo

Note negative

  • Trama semplificata e sceneggiatura poco approfondita
  • Regia piatta e priva di inventiva
  • Effetti visivi e CGI di qualità discutibile

Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazioni
Emozione
SUMMARY
2.6
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.