Wartime Notes (2023). Ritratto di vite in guerra

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Locandina di Wartime Notes

Wartime Notes

Titolo originale: Wartime Notes

Anno: 2023

Nazione: Italia

Genere: documentario

Casa di produzione: Clipper Media, Rai Cinema

Distribuzione italiana: Rai 3

Durata: 93′

Regia: Barbara Cupisti

Sceneggiatura: Barbara Cupisti, Roberto Moliterni, Barbara Meleleo

Fotografia: Antonello Sarao

Montaggio: Piero Lassandro

Musiche: Tommaso Gimignani

Attori:

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Fin dall’inizio della sua carriera nel campo del documentario, l’attrice e regista Barbara Cupisti ha dedicato una speciale attenzione alle questioni sociali e all’ingiustizia, con un focus particolare sulle esperienze delle donne. Dal suo debutto con “Madri” nel 2007, che è stato premiato come miglior documentario ai David di Donatello nel 2008, ai suoi lavori successivi, tra cui la trilogia “Esuli” (2014-2016), “My America” (2020) e “Hotel Sarajevo” (2022), Cupisti ha esplorato tematiche di estrema rilevanza e profondità sociale. Ha indagato come le donne vivono i loro ruoli all’interno di una società patriarcale e maschilista e come affrontano i conflitti in cui non sono solo vittime, ma anche determinate protagoniste nel plasmare il proprio futuro e quello della loro patria.

Nel contesto di questa prospettiva, si colloca il documentario “Wartime Notes,” che esamina la brutalità della guerra ucraina principalmente attraverso la lente delle donne. La pellicola è stata prodotta da Clipper Media con il supporto di Rai Cinema ed è stata presentata in anteprima mondiale il 15 settembre 2023 a Milano, all’interno della nona edizione del Festival Internazionale del Documentario “Visioni dal Mondo.” Successivamente, il 16 settembre 2023, il documentario è stato trasmesso su Rai 3 alle ore 23:45, permettendo a un pubblico più ampio di accedere a questa potente narrazione che pone al centro l’esperienza delle donne in tempo di guerra.

Trama di Wartime Notes

24 febbraio 2022. In Ucraina la quotidianità scorre come in un giorno qualsiasi. Arrivano i primi bombardamenti che costringono molti a lasciare il Paese, altri a imbracciare le armi, quasi tutti ad affrontare separazioni, paure, l’assenza di beni di prima necessità e lutti. Barbara Cupisti compie un viaggio narrativo per comprendere la guerra, mossa da un bisogno di arrivare all’epicentro emotivo di questo conflitto, che parte da Varsavia e attraversa le città di Lviv e Odessa e la campagna dimenticata dell’Ucraina, arriva fino a Kyiv, Irpin, Bucha, Borodyanka. Incontra chi ha attraversato il confine per sopravvivere o aiutare la resistenza o chi è rimasto nella propria terra continuando a lottare per difendere il Paese e la propria cultura. Natalia Panchenko, attivista a Varsavia, dal primo giorno della guerra ha organizzato azioni sul confine e in Polonia per aiutare i rifugiati e inviare aiuti umanitari ai civili e beni necessari all’esercito, usa i social media per raccogliere fondi. Tatiana Kucherenko, amica di Natalia, ha iniziato un video diario in cui racconta la paura che ha vissuto e l’attesa di trovare una nuova collocazione nel mondo, si è rifugiata in un albergo a Odessa e cerca un nuovo modo di essere utile per l’Ucraina. Olga Aivazovska, Oleksandra Matviichuk e Kateryna Sukhomlynova raccolgono prove dei crimini di guerra per la necessità che la giustizia non sia rimandata a dopo. Ivan Cherednichenko, direttore d’orchestra di Lviv, lotta per l’identità del suo Paese attraverso l’arte e cerca giustizia per i genitori uccisi a sangue freddo a Irpin mentre la loro casa bruciava. Alla fine del viaggio restano impressi silenzi e piccoli gesti che raccontano il prezzo della libertà, ma che, per la loro forza, come le onde create da un sasso in uno stagno, si espandono e spezzano i confini per parlare la lingua universale dell’umanità. In un momento in cui gli unici confini che contano sembrano essere quelli geopolitici, le storie raccolte dalla regista testimoniano come si possa essere protagonisti attivi della Storia e proporre con coraggio una visione del mondo ancora libera. Questo porterà Oleksandra Matviichuk e il suo Centro per le libertà civili a vincere il Premio Nobel per la Pace 2022. Dietro di lei, sul palco di Oslo, c’è l’intera Ucraina.

Wartime Notes
Wartime Notes

Uno sguardo storico sul conflitto

Il conflitto tra Ucraina e Russia, successivamente evolutosi in uno scontro armato ideologico-politico tra una dittatura e una teocrazia contro la democrazia, simbolizzate rispettivamente dal pensiero della Russia e della NATO, rappresenta una intricata situazione che richiede un’analisi accurata. Per un cittadino italiano interessato agli avvenimenti e all’evoluzione del conflitto, la comprensione del ruolo di carnefice e vittima risulta complessa, soprattutto a causa della mancanza di una conoscenza approfondita dei fatti (causata anche da notizie non attendibili e manipolate) sul conflitto, come le motivazioni storiche che hanno portato la Russia a intraprendere, in modo repentino e brutale, l’attacco ai territori del Donbass a partire da febbraio 2022. In quel territorio, dal 2014, era in corso una guerra civile tra fazioni ucraine filo-europee e filo-russe, originata dagli eventi dell’Euromaidan, quindi perchè intreprendere questo scontro solo nel 2022?. Per comprendere appieno il conflitto in tutte le sue sfaccettature, è essenziale approfondire alcuni fatti storici in cui sia gli Stati Uniti che la Russia hanno influenzato gli eventi ucraini, spesso a costo del sangue degli ucraini. Comprendere pienamente questi fatti però può risultare difficile, anche a causa di una manipolazione storica che, oggi, può essere presente. Solo negli anni ci saprà tutta la verità. 

Gli Eventi dell’Euromaidan: L’Euromaidan è stato scatenato dalla decisione del presidente ucraino Viktor Yanukovich di ritirarsi dall’accordo di associazione con l’Unione Europea a novembre 2013. Questa mossa è stata vista da molti ucraini come un tradimento delle aspirazioni europee del paese e ha scatenato proteste di massa a Kiev, la capitale. Le manifestazioni sono cresciute e hanno attirato un’ampia gamma di partecipanti, compresi studenti, attivisti per i diritti umani e cittadini comuni. Le proteste hanno assunto una svolta violenta a febbraio 2014 quando le forze di sicurezza ucraine hanno aperto il fuoco sui manifestanti, uccidendo molte persone. Questo ha portato alla fuga di Yanukovich e all’instaurazione di un governo di transizione. L’Euromaidan è stato un momento di profondo cambiamento politico e ha portato all’elezione di un nuovo presidente, Petro Poroshenko.

L’Annessione della Crimea da Parte della Russia: Dopo la fuga di Yanukovich, le forze russe hanno rapidamente occupato la Crimea, sostenendo di proteggere la popolazione russa etnica. Questa mossa è stata ampiamente vista come un’annessione illegale e ha portato a tensioni internazionali significative. Un referendum sulla Crimea è stato tenuto nel marzo 2014, in cui la stragrande maggioranza degli elettori ha votato per l’adesione alla Russia. Tuttavia, questo referendum è stato ampiamente contestato, con accuse di coercizione e mancanza di supervisione internazionale. L’annessione della Crimea ha portato a una serie di sanzioni internazionali contro la Russia e a una crepa nelle relazioni tra Russia e Occidente.

Il Conflitto nel Donbass: Nel Donbass, dopo l’annessione della Crimea, gruppi separatisti filo-russi hanno preso il controllo di alcune città. Il governo ucraino ha risposto con un’operazione militare nota come “Operazione Antiterrorismo” per ripristinare il controllo su queste aree. Il conflitto ha visto la partecipazione di milizie separatiste sostenute dalla Russia. Le cause profonde del conflitto nel Donbass includono la presenza di una significativa popolazione di etnia russa, l’uso politico delle divisioni etniche e linguistiche e il desiderio di alcune persone di avere una maggiore autonomia rispetto al governo centrale ucraino. Il conflitto ha provocato migliaia di morti e un profondo impatto umanitario nella regione. Le trattative di pace, noti come gli Accordi di Minsk, sono state intraprese per cercare di porre fine al conflitto, ma il cessate il fuoco è stato periodicamente violato e una soluzione definitiva resta elusiva. Il Donbass continua ad essere una fonte di tensione tra Ucraina e Russia.

Le cause del conflitto nel Donbass sono complesse e multifattoriali: 

  1. Sostegno Russo: La Russia è stata accusata di sostenere i separatisti con armi, addestramento e soldati, anche se la Russia ha negato il coinvolgimento diretto delle sue forze armate. 7
  2. Identità e Lingua: Nel Donbass, la lingua russa è molto diffusa, e alcune persone si sono sentite marginalizzate dalle politiche del governo centrale ucraino, che ha promosso l’uso dell’ucraino come lingua ufficiale. 
  3. Contesto Storico: La regione ha una storia complessa di identità e affinità culturali sia con l’Ucraina che con la Russia. 
  4. Tensioni Politiche: Le divisioni politiche e le lotte per il potere in Ucraina hanno contribuito all’instabilità.

Recensione di Wartime Notes

Barbara Cupisti

“Note a margine di un viaggio alla ricerca di un senso all’inutilità della guerra …alla scoperta della forza e del coraggio delle donne e degli uomini ucraini.”

L’unico modo per un telespettatore di comprendere appieno gli eventi sarebbe quello di recarsi personalmente in quelle regioni martoriate dalla guerra e di dialogare con i cittadini del Donbass, Lugansk e Crimea. Nel caso in cui questa opzione non fosse praticabile, è essenziale non limitarsi a fonti giornalistiche, notiziari televisivi o siti web, ma risulta fondamentale anche consultare documentari per immergersi completamente nella questione e ascoltare direttamente le testimonianze di coloro che vivono il dramma del conflitto. Chi può narrare questi fatti in modo più onesto e veritiero se non coloro che li vivono sulla propria pelle? Nessuno, a condizione che il documentarista mantenga la propria integrità narrativa e presenti i fatti senza omissioni.

Barbara Cupisti, nel suo documentario, ci racconta la storia di un gruppo di individui che si trovano ad affrontare i Russi per difendere la loro madrepatria, l’Ucraina. Queste persone non combattono con le armi, ma mettono in campo le proprie abilità e risorse per sostenere il loro paese, che vanno dagli aiuti civili alla divulgazione online degli eventi drammatici in Ucraina, fino alla creazione di spettacoli teatrali per coloro che sopravvivono e hanno bisogno di sognare. I protagonisti della storia non sono militari, ma cittadini comuni che fanno del loro meglio per aiutare la loro nazione contro l’implacabile Putin e tutti i russi che combattono sul suolo ucraino.

La narrazione si sviluppa attraverso le vite di queste persone, vite segnate dalla guerra e dalla perdita di ogni certezza a causa del conflitto. Come è tipico nei suoi documentari, Cupisti adotta un marcato approccio femminista, mettendo in risalto il ruolo delle donne come figure combattive e determinate che non si arrendono. L’unico personaggio maschile di rilievo è il direttore d’orchestra Ivan Cherednichenko, un uomo il cui nucleo centrale della vita è l’arte. L’intero film è strutturato in modo da seguire questi individui nella loro quotidianità, intervallato da interviste specifiche ed emozionanti, come nel caso del direttore d’orchestra. La fotografia è notevole e la colonna sonora contribuisce a enfatizzare le emozioni dei personaggi presenti in scena. Tuttavia, ciò che manca nel documentario di Cupisti è un ritmo narrativo più incisivo. La pellicola rischia di diventare un po’ monotona a causa di alcune scene ridondanti che ripetono ciò che è già stato narrato, perdendo così, nel procedere del film, l’attenzione dello spettatore. Forse sarebbe stato opportuno esplorare più a fondo le storie individuali dei protagonisti anziché limitarsi a documentare la loro routine quotidiana, d’indubbio interesse. Inoltre, il documentario pecca per la mancanza di una pluralità di voci, aspetto presente in molti documentari incentrati su questo conflitto. Ad esempio, “Divided Ukraine” mostra una prospettiva opposta orientata verso la corrente filorussa, dimenticandosi quello occidentale, però. Cupisti, fa l’opposto. La regista giustamente, narra la sua visione sull’Ucraina durante il primo anno del conflitto, ma avrebbe potuto arricchire questo racconto includendo anche il punto di vista degli abitanti del Donbass, per offrire una rappresentazione più completa del conflitto NATO-Russia. Ascoltare anche il pensiero opposto, anche se in disaccordo, avrebbe arricchito la comprensione della complessità della situazione, oltre a rendere il documentario meno ridondante. Un errore che però tutti i documentari sul conflitto ucraini commettono. 

Frame di Wartime Notes
Frame di Wartime Notes

In conclusione

È fondamentale comprendere appieno la complessità del conflitto in Ucraina. Sebbene il documentario di Barbara Cupisti offra un’interessante prospettiva sulle vite di cittadini comuni coinvolti nella lotta per difendere la loro nazione, presenta alcune limitazioni. È importante ricordare che per avere una visione completa di questa situazione, è necessario considerare una varietà di fonti e prospettive. Il coinvolgimento diretto dei cittadini nel documentario è toccante, ma un ritmo narrativo più incisivo e una maggiore diversità di punti di vista avrebbero migliorato la comprensione complessiva del conflitto.

Note Positive:

  • Il documentario di Barbara Cupisti offre uno sguardo intimo sulla vita di cittadini comuni coinvolti nella difesa dell’Ucraina, mettendo in evidenza il loro impegno nella lotta alla Russia.
  • La fotografia e la colonna sonora del documentario sono notevoli e contribuiscono a suscitare emozioni nei spettatori.

Note Negative:

  • Il documentario rischia di diventare monotono a causa di alcune scene ridondanti che ripetono ciò che è già stato narrato, il che può distrarre l’attenzione dello spettatore.
  • La mancanza di una pluralità di voci e punti di vista, inclusi quelli degli abitanti del Donbass, limita la completezza della rappresentazione del conflitto e rende il documentario meno informativo.
  • Un ritmo narrativo più incisivo avrebbe reso la narrazione più coinvolgente e avvincente per il pubblico.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 886

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