Galaktika e Andromedës – La Galassia di Andromeda (2020): Quando il realismo non basta (Trieste Film Festival)

La galassia di Andromeda

Titolo originale: Galaktika e Andromëdes

Anno: 2020

Paese: Kosovo, Spagna, Italia, Macedonia del Nord

Genere: Drammatico

Produzione: Arena

Distribuzione: Fandango Sales

Durata: 82 minuti

Regia: More Raça

Sceneggiatura: More Raça

Fotografia: Dario Sekulovski

Montaggio: Don Raça

Musiche: Matteo Carbone

Attori: Sunaj Raça, Elda Jashari, Juli Emiri, Avni Dalipi, Don Raça, Fisnik Istrefi, Mirsad Ferati, Agron Demolli, Nentor Fetiu, Aurita Agushi, Bekim Jashari, Fis Haliti, Shpejtim Kastrati, Nik Istrefi

Trailer del film

Trama de La Galassia di Andromeda

Kosovo 2019, Shpëtim è un uomo oltre i 50 anni che, a causa della disoccupazione e della corruzione nel paese si ritrova disoccupato senza riuscire a trovare un lavoro. Le cose si complicano quando l’orfanotrofio, a causa di problemi finanziari rimanda sua figlia a vivere con lui, ma lui non ha una casa e vive in una roulotte. Dopo molte difficoltà, Shpëtim decide di tentare il tutto per tutto per pagare per sé e la figlia un viaggio verso la Germania, in cerca di una vita migliore.

“Con questo film ho voluto stare il più vicino possibile alla vita reale. Volevo che lo spettatore provasse cosa significhi essere così disperati e costretti a passare attraverso tutte queste avversità”

More Raça

Recensione de La Galassia di Andromeda

Presentato in anteprima italiana al Trieste Film Festival, La Galassia di Andromeda è il lungometraggio d’esordio della giovane regista kosovara, More Raça. Il film narra nella maniera più realistica possibile e in modo crudo. Lo spettatore è trasportato nella vita di Shpëtim, un uomo kosovaro che dopo aver superato i 50 anni, si ritrova senza un lavoro e con molti problemi. Shpëtim è la perfetta rappresentazione filmica di ciò che molte persone nel mondo si trovano obbligati ad affrontare. Problemi economici e disoccupazione sono solo alcuni dei molti problemi che si presentano ad alcune persone, soprattutto dopo una certa età.

Se c’è una cosa che funziona davvero bene in La Galassia di Andromeda, è proprio il realismo con cui viene posta la storia. Ciò che dicono e ciò che fanno i personaggi e l’ambientazione sono tutti elementi posti davvero bene e, dopo una mezz’oretta ti scordi quasi di star guardando qualcosa che di base è un’opera di finzione e ti senti ormai parte di un altro mondo, un mondo diverso e pieno di problemi, che nonostante alla fine sia “solo” un film è molto vero allo spettatore. Realismo, che è anche amplificato dalle buone interpretazioni dei protagonisti e da una discreta fotografia. La giovane regista, dipinge un crudo ritratto della realtà, che funziona dall’inizio alla fine, senza stancare.

La caratterizzazione dei personaggi è un elemento che aiuta molto a calarsi nella storia, infatti, i tre personaggi principali, Shpëtim, sua figlia e una prostituta, sono personaggi difficili da dimenticare, anche giorni dopo aver terminato la visione. Sembra quasi come se la regista avesse preso davvero tre persone in quelle condizioni e non degli attori, li abbia messi sul set e gli abbia detto semplicemente di fare ciò che fanno nella loro vita di tutti i giorni. Il rapporto padre – figlia è tenero e sviluppato bene e, nonostante magari sia banale da dire, fa riflettere su ciò che un genitore sia disposto a fare per una figlia (o figlio) e i sacrifici che compie per lui/lei. Non è una cosa da immaginare strettamente in rapporto con il film anzi, è una cosa che dovrebbe influire sulle nostre vite di tutti i giorni facendoci pensare un po’.

Purtroppo nonostante le belle parole spese in precedenza, il film non è privo di difetti. Alla fine della storia, la bella sensazione provata data dall’aver assistito a uno spaccato di realtà quotidiana, non è l’unica sensazione provata. Ho sentito anche un po’ di amarezza e rammarico per le molte occasioni sprecate. La storia era piena di potenziale, c’erano molti sviluppi o storie che potevano essere messi in scena, anche il rapporto padre – figlia di cui ho ben parlato, è bello, ma si limita al minimo indispensabile e anche il personaggio della figlia, forse il più interessante fra tutti, è molto ridotto, con poco spazio.

Molte scene sono eccessivamente lunghe, lasciando così poco spazio ai dialoghi in un lungometraggio che risulta abbastanza corto già di per sé. Si ha come l’impressione che il film necessitasse di più scene e più materiale, perché lo spettatore avrebbe voluto vedere di più, ma allo stesso tempo ciò che ci è stato fatto vedere non mi soddisfa il nostro bisogno pienamente. Complessivamente la sceneggiatura e la regia non spiccano positivamente, e ciò che rimane dopo la visione, oltre a qualche bella impressione, è soprattutto molta amarezza per ciò che poteva essere ma non è stato.

In ogni caso sono stato colpito dal film e dalla maturità della giovane regista, e posso solo dire di provare molta curiosità per i suoi futuri lavori, che aspetto con ansia.

Note positive

  • Realismo della messa in scena
  • Interpretazioni e personaggi

Note negative

  • Sceneggiatura
  • Regia
  • Occasioni sprecate

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