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La piccola Amélie
Titolo originale: Amélie ou la Métaphysique des Tubes
Anno: 2025
Nazione: Francia
Genere: Animazione
Casa di produzione: Maybe Movies, Ikki Films
Distribuzione italiana: Lucky Red
Durata: 75 min
Regia: Liane-Cho Han Jin Kuang, Maïlys Vallade
Sceneggiatura: Liane-Cho Han Jin Kuang, Maïlys Vallade
Montaggio: Benjamin Alimi
Musiche: Mari Fukuhara
Doppiatori originali: Victoria Grobois, Cathy Cerda, Marc Arnaud, Haylee Issembourg, François Raison
Trailer di “La piccola Amélie”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Dal 1° gennaio 2026 arriva nelle sale La piccola Amélie (Amélie ou la métaphysique des tubes), film d’animazione diretto da Liane-Cho Han, Jin Kuang e Mailys Vallade, tratto dal romanzo bestseller Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb. Vincitore del Premio del Pubblico all’Annecy International Animation Film Festival e del Premio per il Miglior Film Europeo al San Sebastián Film Festival, il film è stato presentato anche al Festival di Cannes, ha ottenuto una menzione speciale ad Alice nella città ed è candidato agli European Film Awards (EFA) nelle categorie Miglior Film e Miglior Film d’Animazione.
Con La piccola Amélie, Mailys Vallade e Liane-Cho Han Jin Kuang esordiscono come registi e sceneggiatori di un lungometraggio, ma la loro esperienza nel mondo dell’animazione è tutt’altro che acerba. Vallade ha lavorato come animatrice in Ernest & Celestine di Stéphane Aubier, Vincent Patar e Benjamin Renner, mentre Liane-Cho Han Jin Kuang ha collaborato come animatore a L’illusionista di Sylvain Chomet.
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Trama di “La piccola Amélie”
All’età di due anni, il mondo per Amélie è un mistero, ma la scoperta del cioccolato bianco accende i colori di ciò che la circonda e nasce in lei una sfrenata curiosità verso le persone che riempiono le sue giornate, a partire da Nishio-san, la sua tata. Grazie al profondo legame che si instaura tra le due, Amélie inizia a scoprire le meraviglie dell’universo… Una fiaba straordinaria ambientata in Giappone, che cattura lo stupore dell’infanzia tra tradizioni, piccoli rituali quotidiani e magia nascosta nei gesti più semplici.
Recensione di “La piccola Amélie”
Con il film La Piccola Amélie, Liane-Cho Han Jin Kuang e Maïlys Vallade portano sullo schermo l’universo sensoriale e metafisico immaginato da Amélie Nothomb nel libro Amélie ou la Métaphysique des Tubes. Il film sceglie di raccontare l’infanzia non come una fase di crescita, ma come un modo di percepire il mondo: assoluto, frammentato, impermeabile alla logica adulta. Difatti La Piccola Amélie affronta temi come identità, appartenenza, lingua e stupore con un approccio rispettoso e non convenzionale. Non cerca di impartire lezioni, ma di far vivere un’esperienza. L’infanzia che vuole presentare, non è un passaggio obbligato verso l’età adulta è uno stato primordiale che ognuno di noi ha passato, complesso, sfaccettato e molto personale.
La narrazione rinuncia alla struttura tradizionale per seguire le scoperte visive della protagonista. L’animazione, essenziale e illustrativa, diventa lo strumento primario per restituire la spontaneità del pensiero infantile, mentre il montaggio accompagna questo sguardo con un ritmo asciutto e funzionale. La pellicola si inserisce in quella zona dell’animazione che privilegia la semplicità narrativa e l’osservazione delle piccole cose. In 75 minuti, tutto passa attraverso gli occhi della giovane Amélie; ogni gesto, ogni silenzio, ogni dettaglio diventa per lei un evento significativo. Una barretta di cioccolata, data dalla nonna paterna, diventa l’espediente narrativo che risveglia i suoi primi sensi e introduce lei, insieme allo spettatore, nella realtà e nell’esistenza, ma percepita in un tempo dilatato, che imita la lentezza con cui l’infanzia attribuisce significato alle cose.
Il film sceglie di restare all’altezza della sua protagonista che osserva il mondo dal basso, senza spiegazioni, senza ironia, senza distanza. Il Giappone, il luogo dove è ambientata la storia, diventa specchio profondo dei primi anni della bambina e, al tempo stesso, sfondo di una narrazione parallela che coinvolge i coprotagonisti. È proprio nelle relazioni tra Amélie e gli altri personaggi, tra cui la sua amatissima tata Nishio-San, che si intrecciano l’evoluzione della storia e la nascita delle sue prime sensazioni.
In conclusione
La piccola Amélie è un esordio interessante nel panorama dell’animazione, un primo lungometraggio che dimostra la solidità della visione di Liane-Cho Han, Jin Kuang e Maïlys Vallade. La sua forte identità stilistica e concettuale però è destinata a dividere il pubblico, c’è chi ne potrebbe apprezzare l’originalità e chi potrebbe trovarlo meno fruibile.
Note positive
- animazione
- narrazione
- caratterizzazione di alcuni personaggi
Note negative
- Per la forte identità stilistica potrebbe essere poco accessibile per una parte di pubblico
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3.6
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