La sposa cadavere (2005): una poesia gotica firmata Tim Burton

la sposa cadavere.

La sposa cadavere

Titolo originale: Corpse Bride

Anno: 2005

Paese: Stati Uniti d’America, Regno Unito

Genere: animazione, fantastico, musicale

Produzione: Warner Bros., Tim Burton Productions, Laika Entertainment, Patalex Productions

Distribuzione: Warner Bros.

Durata: 77 minuti

Regia: Tim Burton, Mike Johnson

Sceneggiatura: John August, Caroline Thompson, Pamela Pettler

Fotografia: Pete Kozachik

Montaggio: Jonathan Lucas, Chris Lebenzon

Musiche: Danny Elfman

Attori: Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Emily Watson, Joanna Lumley, Albert Finney, Richard E. Grant, Tracey Ullman, Paul Whitehouse, Michael Gough, Danny Elfman

Trailer italiano de La sposa cadavere

La sposa cadavere è un film d’animazione del 2005 diretto dal regista Tim Burton con l’aiuto del collega Mike Johnson. Presentato in anteprima mondiale fuori concorso alla 62° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, la pellicola è stata candidata a vari premi prestigiosi, come l’Oscar per il miglior film d’animazione, il Nastro d’argento per il miglior regista straniero e il Golden Globe per il miglior montaggio sonoro in un film d’animazione. È il secondo lungometraggio di Burton dopo Nightmare Before Christmas (da lui prodotto) ad utilizzare la tecnica dello stop motion. A prestare la voce ai tre protagonisti, in lingua originale, sono gli attori Johnny Depp, Emily Watson e Helena Bonham Carter.

Trama de La sposa cadavere

Con questa mano io dissiperò i tuoi affanni. Il tuo calice non sarà mai vuoto perché io sarò il tuo vino. Con questa candela illuminerò il tuo cammino nelle tenebre. Con quest’anello io ti chiedo di essere mia.

Victor Van Dort

Nell’Europa dell’Ottocento un giovane ragazzo di nome Victor, abile pianista, è promesso sposo a una giovane fanciulla di nome Victoria. I due, nonostante non si siano mai visti, sembrano andare d’accordo e provare affetto l’uno verso l’altro. Durante le prove del matrimonio l’uomo, più impacciato che mai, commette numerosi errori, facendo perdere la pazienza al prete, che lo rimanda a casa per impararsi bene le sue promesse. Scoraggiato, Victor si incammina lungo il bosco, riprovando le sue battute e infilando, quasi per scherzo, l’anello a un ramo, risvegliando la sposa cadavere.

Recensione de La sposa cadavere

Io ero una sposa. E hanno distrutto il mio sogno. Ma adesso sto rubando il sogno di qualcun altro. Io ti amo, Victor, ma tu non sei mio.

Emily

Durante le ultime settimane di lavorazione della pellicola Nightmare Before Christmas di Henry Selick, l’animatore e sceneggiatore Joe Ranft fece leggere all’amico Tim Burton un racconto dal titolo Il dito, scritto dal rabbino Isaac Ben Solomon Luria di Safed, vissuto nel XVI secolo. Esattamente cosa veniva narrato? Protagonista della vicenda è una donna uccisa nel giorno del suo matrimonio e sepolta con il suo abito di nozze. Alcuni giorni dopo, un uomo, intento a sposarsi vaga nel luogo di sepoltura della donna e, notando un piccolo ramo spuntare dal terreno, fingendo che questo fosse un dito, decise per scherzo d’infilare l’anello e di pronunciare i voti nuziali, danzandogli intorno. Quello che l’uomo non sapeva è che tale gesto avrebbe risvegliato la sposa, ora decisa a reclamarlo come marito. Un racconto, questo, che nel corso del XIX secolo ebbe numerosi e diversi riadattamenti, conquistando anche il cuore del celebre regista statunitense, che si mise subito all’opera per portarlo sul grande schermo con le dovute modifiche burtoniane.

Nel celebre film d’animazione la storia viene ambientata in un villaggio olandese del XIX secolo, dove Victor Van Dort, un giovane ragazzo figlio di mercanti di pesce, si sta preparando per conoscere la futura moglie, Victoria Everglot, figlia di aristocratici decaduti. Il loro è un matrimonio combinato, voluto fortemente dalle famiglie per riacquistare prestigio e ricchezza (coniugi Everglot) e per aumentare la loro classe sociale (coniugi Van Dort). Già dalle prime sequenze possiamo notare come i colori scuri, come per esempio il grigio, predominano la scena, questo a testimoniare l’infelicità e la tristezza che contraddistingue ognuno dei singoli personaggi. Possiamo definirli una sorta di uomini morti che camminano, che tirano avanti solo grazie alle loro attività, uomini completamente diversi dai veri morti, il cui mondo sottoterra è dominato da felicità e da colori vivi. A scoprire l’esistenza di questo “universo parallelo” sarà il protagonista maschile che, a causa della sua impacciataggine e timidezza, manderà a monte il suo matrimonio. Ma facciamo un passo indietro. Victor e Victoria sono due giovani ragazzi che, nonostante non si siano mai visti, sembrano innamorarsi fin da subito, sulle note di una dolce melodia suonata al pianoforte dallo stesso protagonista, ignaro di essere osservato dalla futura moglie che, congratulandosi con lui per le sue doti artistiche, ammetterà con rimpianto di non aver mai imparato a suonare per colpa dei suoi genitori, in quanto la musica per una donna risulta essere sconveniente. In soli pochi minuti ci viene fornita la descrizione della famiglia Everglot, una coppia di coniugi che si sono sposati tramite matrimonio combinato, che si disprezzano fra di loro, brutti (non a caso la madre è stata disegnata con un lungo mento), incattiviti col passare del tempo anche e soprattutto a causa della loro condizione economica e con una figlia che non sopportano. Una figlia dal cuore d’oro, dolce, che vorrebbe sposarsi con l’uomo che ama follemente e non per una questione economica. Stesso discorso possiamo fare con i genitori di Victor, troppo occupati a tentare di far parte del mondo aristocratico per capire cosa vuole davvero il loro unico figlio.

Dopo essere stato cacciato dal prete (e di conseguenza aver rimandato il matrimonio) perché non aveva imparato bene i suoi voti nuziali, Victor fugge all’interno della foresta, disperandosi per la sua incapacità di portare a termine un compito molto semplice. Risoluto a chiedere la mano alla sua Victoria, il protagonista reciterà i suoi voti, con tanto di anello, a un ramo, risvegliando di conseguenza Emily, una donna uccisa dal suo compagno nel giorno del suo matrimonio. Decisa a tenerselo per sé la donna porterà il protagonista nel regno dei morti, facendogli di conseguenza conoscere il resto degli abitanti, capitanati da Bonejangles, uno scheletro jazzista che narra la storia della sfortunata donna, che in lingua originale è doppiato dal compositore Danny Elfman, abituale compositore di Burton nonché autore della colonna sonora de La sposa cadavere. Attraverso la canzone Il jazz dell’aldilà viene narrata la storia di Emily, la cui unica colpa è di essersi innamorata di un giovane forestiero che la spinse a fuggire con lui per sposarsi, anche se il vero obiettivo dell’uomo era ucciderla per impossessarsi della sua dote. Una storia che ancora tormenta la giovane fanciulla, che non riesce a trovare pace, se non con la compagnia di Victor, ancora allibito nel trovarsi circondato dai morti ma che presto arriverà ad accettare la sua nuova condizione, tanto da arrivare a mettere fine alla sua vita per unirsi in matrimonio a Emily, dopo aver appreso dal cocchiere della sua famiglia, deceduto da poco, che la sua Victoria si è sposata con Barkis Bittern, un arrampicatore sociale interessato a mettere le mani sul patrimonio della compagna. Da come si evince sono tanti i temi affrontati dal regista in questa pellicola: l’infelicità, i matrimoni combinati, l’omicidio, il suicidio e l’amore. Una pellicola capace di farci riflettere, di farci vedere fino a che punto un uomo può arrivare per ottenere quello che vuole, come dimostrato dall’esempio di Bittern, più interessato al lato economico che a quello sentimentale, un uomo avido la cui strada è presto segnata, quando ritornata nel mondo dei vivi per celebrare il suo matrimonio con Victor, Emily si ritrova davanti ai suoi occhi l’uomo che ha messo fine alla sua esistenza e ai suoi sogni. E proprio perché sa di essere diversa da quell’individuo, la sposa finirà per annullare le celebrazioni con il protagonista, perché in cuor suo sa che non potrà mai prendere il posto di Victoria, l’unica vera donna di Victor, oltre a non voler mettere fine a una vita che ha ancora tanto da offrire.

Un film che ha richiesto un duro lavoro e diversi mesi di lavorazione per arrivare all’effetto finale, complice il fatto che la grafica de La sposa cadavere è tutto. Come detto precedentemente l’opera è stata realizzata con un’accuratezza maniacale in stop motion ma, anziché essere girata su pellicola come tutti gli altri lungometraggi (un esempio Galline in fuga) la troupe ha optato all’ultimo minuto per le macchine digitali. A fianco di Burton troviamo il direttore della fotografia Pete Kozachik e l’animatore Mike Johnson, con cui condivide la regia dal momento che il regista era attualmente impegnato sul set di un altro film, ossia La fabbrica di cioccolato. La sceneggiatura è stata affidata alla collaboratrice di lunga data Caroline Thompson per poi essere rivista da John August e Pamela Pettler. Ancora una volta il direttore si affida all’amico di lunga data Johnny Depp per doppiare Victor, mentre per Victoria sceglie la compagna Helena Bonham Carter.

Una pellicola ricca di citazioni cinematografiche, che attingono dalla filmografia dello stesso Burton come Beetlejuice – Spiritello porcello, Vincent e Nightmare Before Christmas, ma che trovano dei riferimenti anche in altre opere, come Via col vento, in cui il personaggio interpretato da Clark Gable pronuncia le seguenti parole verso Rossella O’Hara “Francamente, me ne infischio”, le stesse parole usate da Alfred, un vecchio aristocratico, quando la moglie gli fa notare che è morto da 15 anni.

Una fiaba gotica che tocca uno dei punti più alti della poetica burtoniana, in cui tutti i personaggi hanno la loro rivincita e il loro lieto fine, compresa Emily, che dopo aver assistito alla morte del suo assassino, permette a Victor di sposare la sua amata e, uscita dalla chiesa, al chiaro della luna, si dissolve in uno sciame di farfalle blu, trovando finalmente la pace tanto agognata e il meritato riposo.

Note Positive:

  • Sceneggiatura originale e ben strutturata
  • Caratterizzazione dei personaggi ben sviluppata
  • Ottimo uso della tecnica dello stop motion
  • Colonna sonora

Note negative:

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