
I contenuti dell'articolo:
La vita all’improvviso
Titolo originale: The Lost Husband
Anno: 2020
Nazione: Stati Uniti d’America
Genere: Sentimentale, Drammatico
Casa di produzione: Six Foot Pictures, Shoreline Entertainment
Distribuzione italiana: Amazon Prime Video
Durata: 109 minuti
Regia: Vicky Wight
Sceneggiatura: Vicky Wight, Katherine Center
Fotografia: Aaron Kovalchik
Montaggio: Suzanne Spangler
Musiche: Sherri Chung
Attori: Leslie Bibb, Josh Duhamel, Nora Dunn, Isiah Whitlock Jr., Sharon Lawrence, Kevin Alejandro, Herizen F. Guardiola, Callie Hope Haverda, Roxton Garcia
Trailer di “La vita all’improvviso”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Il film è opera della cineasta Vicky Wight, anche regista de La felicità per principianti (2023). La colonna sonora è curata da Sherri Chung, candidata per questa pellicola allo SCL Award nella categoria “Outstanding Original Score for an Independent Film”, mentre nel cast troviamo Leslie Bibb (Iron Man, J. Favreau, 2008) e Josh Duhamel (Vicino a te non ho paura, L. Hallström, 2013).
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Trama di “La vita all’improvviso”
In seguito alla scomparsa del marito, Libby Moran (Leslie Bibb) torna a vivere nella cittadina della sua infanzia insieme ai suoi due figli. Qui, con l’aiuto di zia Jean (Nora Dunn) e dell’allevatore James O’Connor (Josh Duhamel), inizia a lavorare nella fattoria di famiglia, cercando di ricostruire quel che resta della sua vita.
Recensione di “La vita all’improvviso”
La prima considerazione che mi sento di scrivere dopo la visione di questo film riguarda il coraggio della regista Vicky Wight nel trasporre cinematograficamente l’omonimo romanzo scritto da Katherine Center. Non è mai facile realizzare un film tratto da un libro, e con all’attivo soltanto qualche corto oltre all’indipendente The Volunteer (2013), la missione poteva fallire ancora prima di iniziare. Oltretutto in questo caso c’è pure la complicanza di una trama che è sì lineare ma al tempo stesso articolata. La Wight, forse utilizzando proprio questa premessa, sembra voler prendere le distanze dalle tipiche commedie romantiche tinte di dramma. E la divisione in tre atti non convenzionale teoricamente ribadisce questa volontà. La prima desaturata sequenza, ad esempio, con quell’inquadratura prolungata su Sharon Lawrence (Marsha nel film), sembra lasciar presagire una pellicola meno “confortevole”, magari persino di rottura rispetto a quei cliché continuamente reiterati in altri film di genere.
Il punto di partenza è il viaggio della protagonista Libby Moran verso la fattoria di sua zia Jean. Wight lo intende soprattutto metaforicamente: l’inizio di un rito di passaggio per superare la perdita dell’amato marito. In una classica commedia romantica qui sarebbe avvenuto l’inevitabile incontro tra i due personaggi principali. Wight invece prolunga questa fase, inserendo delle belle sequenze che raccontano la cittadina e facendo comparire James O’Connor, interpretato da Josh Duhamel, solo in un secondo momento. Una scelta che può apparire spiazzante, ma che al tempo stesso permette al film di ottenere la profondità narrativa richiesta dalla trama. Libby non è sola. Alla fattoria deve riallacciare i rapporti con la già citata zia Jean. E poi ci sono i due figli Tank e Abby, quest’ultima centrale per una sottotrama che avrebbe meritato un intero film dedicato.
Un altro pregio della prima parte della pellicola è anche quello di distanziarsi da toni melensi e forzati, con Libby che vive un momento di crisi nella più totale solitudine. Questa scelta non è da sottovalutare. Altri registi avrebbero colto l’occasione per realizzare un momento “spiegone” tra i due personaggi principali. In La vita all’improvviso il tutto avviene, al contrario, lontano da James, con un incipit tra l’altro ben creato da Sunshine (Herizen F. Guardiola). Gli stessi figli di Libby, inoltre, restano abbastanza in disparte. Wight è conscia che inserirli nella maniera più scontata avrebbe soltanto caricato all’eccesso l’emotività del dramma. L’unica eccezione, come già anticipato, viene destinata alla figlia più grande, Abby, che porta le conseguenze dell’incidente d’auto avuto con il padre ed è vittima di bullismo a scuola. Anche in questo caso, una scelta interessante, che non fa apparire la cittadina di provincia come una comunità sempre priva di problemi e nemesi positiva della metropoli.
Ma arriviamo alle interpretazioni per un film che vanta comunque due nomi importanti nel cast. Leslie Bibb, anche produttrice della pellicola, ci crede e si diverte nei panni di Libby. Alcune sue espressioni non sembrano molto in linea con le classiche interpretazioni da dramma romantico ma la mancanza di ipocrisia recitativa in altre sequenze rendono la sua performance comunque apprezzabile. Bene anche Josh Duhamel, non estremo nella prima parte (non era scontato) e di ritorno ad un genere che ha posto le basi per il suo successo (ricordiamoci il divertente Tre all’improvviso, G. Berlanti, 2010), nonostante uno screen time abbastanza contenuto. Qui infatti Duhamel – forse per concomitanza con le riprese del suo altro film del 2020? (Henry, ti presento Oliver insieme a Megan Fox) – ha accettato un ruolo quasi secondario, che appunto si distacca dalle consuetudini delle pellicole romantiche. La storia è incentrata completamente su Leslie. Sulle sue dinamiche famigliari. Sul suo passato. Sul senso di colpa. Tanti temi che rendono soprattutto la terza parte meno coesa. Il suo personaggio ha sì una evoluzione narrativa, ma le sottotrame presenti creano anche dei momenti di empasse dalle quali si esce non senza fatica. Un esempio è quello che accade al personaggio di Duhamel nella fase conclusiva e che vuole giustificare, direi troppo pretenziosamente, il suo minutaggio nella pellicola. Nel complesso un film comunque godibile, che piacerà agli amanti del genere e coglierà di sorpresa con qualche guizzo interessante.
In conclusione
La vita all’improvviso è un film che vuole discostarsi dai cliché dei drammi romantici, riuscendoci in parte grazie ad una sceneggiatura che stabilisce un unico protagonista: la Libby Moran interpretata da Leslie Bibb. La prima parte funziona decisamente meglio. Seconda e terza soffrono di alcune sottotrame che vanno ad “intasare” la narrazione, rendendola meno scorrevole e più incline a problemi di carattere strutturale. Godibile in ogni caso dagli amanti del genere, che apprezzeranno alcune sequenze ben girate e l’emotività della storia.
Note positive
- Il coraggio della regista Vicky Wight di prendere le distanze dalla tipologia più classica di dramma romantico, inserendo ad esempio Leslie Bibb come unica protagonista
- La mancanza di una facile ipocrisia in alcune sequenze della prima parte
- Sempre nella prima fase della pellicola, la performance contenuta di Josh Duhamel
Note negative
- Alcune sottotrame, anche interessanti, vengono gestite in un modo non sempre appropriato. Il tema della scuola, ad esempio, poteva essere il centro di un film (si veda Wonder, S. Chbosky, 2017)
- Nella terza parte, lo screen time di Duhamel viene giustificato in modo un po’ sommario, nonostante la ragione sia anche condivisibile
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2.8
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