Lo schiaffo (2025): cosa accade quando la privacy svanisce

Recensione, trama e cast del film "Lo Schiaffo" di Frédéric Hambalek, dove la telepatia diventa una lente crudele che svela il fragile equilibrio domestico.

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Locandina de Lo Schiaffo - Credit. Lucky Red, immagine ricevuta per uso editorial da BOOM PR
Locandina de Lo Schiaffo – Credit. Lucky Red, immagine ricevuta per uso editorial da BOOM PR

Lo schiaffo

Titolo originale: Was Marielle weiß (What Marielle Knows)

Anno: 2025

Nazione: Germania

Genere: drammatico

Casa di produzione: StickUp Filmproduktion, SWR, Arte

Distribuzione italiana: Lucky Number

Durata: 86 minuti

Regia: Frédéric Hambalek

Sceneggiatura: Frédéric Hambalek

Fotografia: Alexander Griesser

Montaggio: Anne Fabini

Musiche: Steffen Pfauth

Attori: Julia Jentsch, Felix Kramer, Laeni Geiseler, Mehmet Ateşçi, Moritz Treuenfels

Trailer di “Lo schiaffo”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

What Marielle Knows è un film di Frédéric Hambalek, presentato in anteprima mondiale alla Berlinale 2025, dove ha partecipato al Concorso ufficiale. Prodotto da Walker + Worm Film con il supporto di ZDF/Das Kleine Fernsehspiel, FFA e DFFF, il film arriverà nelle sale italiane il 27 novembre 2025, distribuito da Lucky Red, che ne curerà la diffusione nazionale. Dopo l’uscita al cinema, è prevista una seconda finestra in digitale e VOD, con disponibilità sulle principali piattaforme.

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Trama di “Lo schiaffo”

Julia e Tobias sembrano formare una coppia perfetta, ma nel loro equilibrio silenzioso qualcosa sta per incrinarsi. La loro figlia dodicenne, Marielle, dopo uno schiaffo da una compagna di scuola, sviluppa la capacità telepatica di ascoltare e vedere tutto ciò che i genitori fanno, anche quando non sono presenti. Mentre Marielle scopre i segreti più scomodi di sua madre e di suo padre, Julia e Tobias vengono messi di fronte alle proprie ipocrisie, cambiano atteggiamento e si imbattono in un gioco manipolatorio dai risvolti tragicomici.

Recensione di “Lo schiaffo”

C’è una tendenza sempre più evidente nel cinema contemporaneo: mettere in crisi la perfezione domestica. Famiglie impeccabili, case da showroom, routine ineccepibili che si sfaldano sotto pressioni minime. Molti registi scelgono la via del conflitto aperto, dell’esplosione che smonta l’illusione. Frédéric Hambalek, invece, fa esattamente l’opposto. Nel suo ultimo film “Lo Schiaffo” non succede nulla di clamoroso. È proprio la normalità, quella che crediamo stabile e protetta, a diventare terreno scivoloso, dove la quotidianità si contamina poco per volta. La storia segue Julia e Tobias, coppia modello nel senso più inquietante del termine. Casa pulita, ritmi ordinati, vite allineate come se qualcuno le avesse disposte con la livella. E poi c’è Marielle, dodici anni, silenziosa, osservatrice. Dopo uno schiaffo ricevuto da una compagna, comincia a percepire tutto quello che fanno i genitori. Niente effetti speciali, niente di soprannaturale… accade e basta. E da quel momento ciò che era implicito trova voce, anche se nessuno lo pronuncia davvero. I non detti diventano ingombranti, le abitudini scricchiolano, e la narrazione si sviluppa proprio in quel territorio che di solito sfugge alla parola. Hambalek non giudica e non costruisce morali. Lascia allo spettatore il peso delle domande: siamo sicuri di volere davvero la trasparenza totale? Quanto può reggere una relazione quando ogni pensiero diventa un dato condiviso? E cosa significa crescere in una famiglia dove la privacy è totalmente annullata?

La telepatia non viene mostrato come un superpotere perché è a tutti gli effetti uno strumento. Serve per parlare di un’epoca in cui siamo tutti osservatori e osservati, anche senza accorgercene, anche dentro la casa perfetta. L’intuizione più interessante del film è infatti l’idea che la verità, se totale, non libera. Immobilizza. E questo vale soprattutto per Julia e Tobias. La loro rigidità aumenta man mano che la figlia capisce di più. Non è l’affetto a mancare, è la paura che la loro immagine ben levigata possa incrinarsi. I due diventano superfici più che personaggi, specchi che rimandano solo ciò che vogliono far vedere. La regia è fin troppo essenziale e richiama i sistemi di sorveglianza, inquadrature fisse, geometriche, attraversate da vetri e riflessi che separano e rivelano allo stesso tempo. La casa diventa il vero dispositivo di osservazione, un luogo dove tutto è esposto, tutto è leggibile. E poi c’è il colore, usato come la percezione emotiva di Marielle che passa attraverso variazioni cromatiche minime: il rosso che chiama la rabbia, il blu che suggerisce malinconia, l’arancione che traduce la frustrazione. Tocchi sottili che permettono di entrare nel suo sguardo senza stravolgere la staticità della sua condizione.

Il realismo magico della telepatia non invade mai il film, ma rimane la chiave d’accesso alla sua tematica. È emblematica la scena del tradimento, che non esplode né devasta, viene assorbita dalla storia con una leggerezza quasi comica, come se l’esposizione totale avesse tolto peso anche a ciò che un tempo sarebbe stato devastante. Per questo la condizione di Marielle è un fardello, non una possibilità. Ciò che scopre non crea legami, li rivela nel loro lato più vulnerabile.

In conclusione

Lo Schiaffo” non usa la telepatia per stupire ma per raccontare un tempo in cui l’esposizione totale è diventata la normalità, persino dentro uno spazio che dovrebbe restare intimo. L’intuizione è sottile e in linea con la delicatezza del film, ma è proprio questa compostezza a non farlo decollare. Tutto appare fin troppo controllato. Il risultato è un’opera elegante, che guarda in profondità ma non affonda mai il colpo, al contrario di ciò che il titolo suggerirebbe.

Note positive

  • Espediente narrativo interessante
  • Cast

Note negative

  • Regia fin troppo minimale
  • Personaggi “macchietta” che subiscono la trama senza evolvere davvero

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Emozione
Interpretazione
SUMMARY
3.0
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Sara Camardella
Sara Camardella

Autrice, sceneggiatrice e filmmaker. Le sue passioni sono da sempre la musica, il genere horror e il cinema indipendente. Attualmente vive a Roma e come L.B. Jefferies trova continua ispirazione dal vicinato chiassoso e multiculturale.