Idris Elba in Mandela: La lunga strada verso la libertà (2013)

Mandela: La lunga strada verso la libertà – La necessità di raccontare la storia di Madiba

Mandela: Long Walk To Freedom Official Trailer #1 (2013) - Idris Elba, Naomie Harris Movie HD
Trailer originale di Mandela: La lunga strada verso la libertà

Il regista inglese Justin Chadwick (The First Grader, 2010) dirige un biopic incentrato sulla vita di Nelson Mandela. La sceneggiatura, scritta da William Nicholson (Il Gladiatore, 2000), è basata sull’autobiografia Lungo cammino verso la libertà (Long Walk to Freedom, 1994). Nel cast figurano Idris Elba e Naomie Harris. Il primo ha ottenuto una candidatura al Golden Globe 2014 come migliore attore in un film drammatico, mentre il lungometraggio è stato candidato ai BAFTA nella categoria miglior film britannico. La canzone Ordinary Love degli U2, presente nel film, ha ottenuto una nomination agli Oscar e ha vinto il Golden Globe come migliore canzone originale.

Trama di Mandela: La lunga strada verso la libertà

Nelson Mandela (Idris Elba) è un avvocato di Johannesburg che, in pieno apartheid, diviene la principale figura della ribellione alla segregazione razziale. A seguito dell’intensificarsi delle violenze, come il massacro di Sharpeville nel 1960, decide, in quanto leader dell’African National Congress (ANC), di rispondere con la lotta armata. Ma nel 1964 viene arrestato e condannato all’ergastolo. Cominciano così 27 anni di prigionia in cui, soltanto grazie alla sua grande forza d’animo, alla seconda moglie Winnie (Naomie Harris) e all’amore di milioni di persone, riesce a oltrepassare le barriere del carcere e diventare un simbolo di speranza globale.  

Recensione di Mandela: La lunga strada verso la libertà

Il lungometraggio realizzato da Justin Chadwick, uno dei più recenti dedicati a Nelson Mandela, ha rappresentato fin dal principio un’ardua scommessa da parte della produzione. Del resto, dopo aver ottenuto i diritti cinematografici della già citata autobiografia Lungo cammino verso la libertà, le difficoltà nel riprodurre, attraverso una sceneggiatura, le grandi gesta dell’attivista sudafricano erano una logica conseguenza. L’inglese Chadwick, sotto questo aspetto, aveva dimostrato di saper dirigere un altro biopic. Tre anni prima il regista aveva concluso The First Grader, un film basato sulla vita di Kimani Ng’ang’a Maruge, un uomo di 84 anni che si era iscritto per la prima volta in una scuola di Eldoret (Kenya), beneficiando dell’istruzione pubblica annunciata dal governo locale nel 2003. Accolto positivamente dalla critica, nel cast era presente anche Naomie Harris, interprete della seconda moglie di Madiba proprio in Mandela: La lunga strada verso la libertà.

A differenza di altri film biografici (concentrati su una ristretta parte della vita del protagonista), Chadwick, con la collaborazione dello sceneggiatore William Nicholson, proprio per seguire la traccia del libro, costituisce un racconto che ricopre l’intera salita politica di Mandela, dai primi anni come avvocato fino alla vittoria delle elezioni. Ciò ha comportato una particolare prova attoriale, soprattutto da parte di Idris Elba, bravo nell’interpretare le diverse età di Madiba (in un percorso simile a quello di Forest Whitaker in The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca per la regia di Lee Daniels), ma anche – e soprattutto – in una concentrazione di eventi difficile da gestire. Chadwick, infatti, si discosta da Invictus – L’invincibile di Clint Eastwood (o da svariati altri biopic come L’ora più buia – Darkest Hour) proprio per l’intenzione (ambiziosa) di tentare di condensare gran parte della vita del Premio Nobel per la pace 1993 in 141 minuti.

Un obiettivo certamente meritevole che ha tuttavia condotto il film verso alcuni rischi, parzialmente evitati. Se il maggiore pregio di Mandela: La lunga strada verso la libertà è proprio la comunicazione, con un linguaggio contemporaneo, delle straordinarie conquiste ottenute da Madiba, è altrettanto vero che la durata del lungometraggio ha impedito un maggiore approfondimento (soprattutto psicologico) del protagonista. Chadwick racconta tragici eventi e grandi discorsi, tuttavia il “correre” da una sezione all’altra del film non trasmette pienamente la profondità di un uomo che è diventato un’icona di pace globale. Lo stesso Idris Elba (più di Naomie Harris) appare troppo compassato in alcune occasioni, come se la sceneggiatura imponesse un unico messaggio da rappresentare (e poche sfumature secondarie), alternate però a dei momenti di eccellente qualità attoriale, in cui l’attore britannico mostra il suo talento. E questo lo si nota quando riceve un triste telegramma nel carcere di Robben Island (in cui Elba ha voluto trascorrere una notte per prepararsi al ruolo), nel breve sguardo carico di emozioni con cui osserva la vita oltre le sbarre, ma anche nell’esaltazione (con il grido Amandla!) di quel popolo che non lo dimenticherà mai. Oppure in quel gesto, una semplice mano appoggiata, riservata come segno della sua vicinanza ad una donna lacerata dal dolore. Tutte espressioni visive di un grande uomo capace di mobilitare attivisti da tutto il mondo (ottima la sequenza che ricorda il concerto tributo al Wembley Stadium nel 1988), ma che in fondo voleva comunicare, come ricordato in una scena del film, che “per il cuore umano, l’amore è più naturale dell’odio” (N. Mandela, Lungo cammino verso la libertà, 1994).

Note positive

  • Il racconto della storia di Nelson Mandela
  • L’angolazione, capace di evocare le emozioni del protagonista, con cui sono realizzate alcune sequenze
  • La scenografia e il montaggio di alcune scene

Note negative

  • La completa trasposizione cinematografica dell’autobiografia ha inevitabilmente comportato la condensazione di alcuni eventi

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