Martin Luther King vs FBI (2020): una partita ancora in corso

Martin Luther King vs FBI

Titolo originale: Martin Luther King vs FBI

Anno: 2020

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Documentario

Distribuzione: Wanted Cinema

Durata: 104 min

Regia: Sam Pollard

Sceneggiatura: Benjamin Hedin, Laura Tomaselli

Fotografia: Robert Chappell

Montaggio: Laura Tomaselli

Musiche: Gerard Clayton

Attori:  Martin Luther King, Dan Rather, Robert F. Kennedy, John F. Kennedy, Lyndon Johnson

Martin Luther King vs FBI, trailer ufficiale

Arriva al cinema per soli tre giorni (dal 14 al 16 febbraio) Martin Luther King vs FBI, il docu-film del 2020 che rivela i retroscena dell’intensa operazione di spionaggio effettuata dall’FBI nei confronti di quello che negli anni Sessanta era ritenuto il nemico n. 1 del governo americano, Martin Luther King Jr.

Presentato in svariati festival cinematografici internazionali (tra cui il New York Film Festival e all’International Documentary Film Festival di Amsterdam), “Martin Luther King VS FBI” si è aggiudicato il premio per il Miglior Documentario al San Diego International Film Festival 2020, il premio della Giuria come Miglior Documentario al Santa Fe Independent Film Festival 2020, il premio come Miglior Documentario d’Archivio al Critics’ Choice Documentary Awards 2020 e il Pioneer Award al Black Film Critics Circle Awards 2021. Il film, inoltre, è rientrato nella short list degli Oscar 2021.

Trama di Martin Luther King vs FBI

Tramite le testimonianze di persone che hanno conosciuto l’attivista Premio Nobel e le interviste ad alcuni studiosi e storici, il docu-film ricostruisce la carriera politica di Martin Luther King, pastore battista portavoce dei diritti civili degli afroamericani e fondatore dell’omonimo Movimento. Dagli anni Cinquanta, quando, non ancora trentenne, Martin Luther King inizia ad affacciarsi alla scena politica con la famosa protesta per la segregazione dei bus di Alabama, alla consegna del Premio Nobel per la Pace nel 1964 fino ad arrivare alla marcia di Selma nel 1965: Martin Luther King vs FBI compie una panoramica non solo sulla carriera politica di King, ma anche e soprattutto su quello che è considerato il periodo più buio per l’FBI proprio a causa dell’operazione di spionaggio che il bureau perpetrò ai danni dell’attivista e politico, accusato ingiustamente di essere affiliato con i nemici comunisti.

Recensione di Martin Luther King vs FBI

Grazie a nuovi documenti resi accessibili dal Freedom of Information Act, il regista Sam Pollard (già vincitore di un Emmy Award con “By the People: The Election of Barack Obama” e nominato agli Oscar per “4 Little Girls”) esplora l’accanimento del governo statunitense sugli attivisti di colore, giocando sulla contrapposizione di due figure che hanno fatto la storia degli USA: Martin Luther King da una parte e J.E. Hoover, direttore dell’FBI dal 1924 al 1972, dall’altra. Fulcro del docu-film è, quindi, lo scontro tra le due parti: Martin Luther King vs Fbi, appunto. Entrambe le due figure si elevano a “guardiane dello stile di vita americano”, ma tutto sta nel capire quale sia questo stile di vita da preservare. Questo scontro, infatti, è uno scontro tra due vere e proprie ideologie: è la battaglia per i diritti civili contro quella al comunismo, l’opposizione alla guerra in Vietnam contro il suo plauso.

Se volessimo semplificare al massimo le figure di Martin Luther King e di J.E. Hoover potremmo senz’altro associare quest’ultimo al personaggio cattivo, l’antagonista che fa di tutto per impedire all’eroe di raggiungere il suo obiettivo, mentre il primo sarebbe senza dubbio il protagonista buono, e le immagini di repertorio alternate alle testimonianze in voice over di persone che davvero hanno preso parte allo scontro (come Clarence Jones, amico di MLK, o l’ex direttore dell’FBI James Comey) che il regista usa per raccontare al mondo il loro legame fanno effettivamente presumere che sia così. Ma se la figura di Hoover può essere paragonata a quella di un qualsiasi villain, Martin Luther King non è certamente un eroe senza macchia e senza paura. Grazie alle cimici piazzate nelle stanze d’albergo e ai telefoni intercettati, l’FBI scoprì davvero qualche scheletro nell’armadio dell’attivista nero: le molteplici scappatelle compiute dall’uomo alle spalle della moglie Coretta, per esempio. Il nastro con le intercettazioni venne inviato a King e assieme a questo gli venne recapitata la lettera di un ammiratore che si sentiva tradito e che lo intimava a suicidarsi. Lettera che, in realtà, era stata scritta da William Sullivan, all’epoca a capo dell’intelligence.

Tutto, quindi, pur di rovinare la reputazione a Martin Luther King, il quale si incontrò fisicamente con Hoover solo una volta. Reputazione che, scherzo del destino, anche l’FBI è costretto a difendere quando nell’aprile del 1968 Martin Luther King viene ucciso da un uomo ignoto (poi identificato e catturato) e il bureau deve convincere il mondo intero della sua estraneità ai fatti. Ma com’è possibile che nessuno avesse capito che King fosse in pericolo visto che questo era sorvegliato 24 ore su 24? E davvero l’FBI non avrebbe potuto fare niente per avvisarlo ed evitare quindi la tragedia? Sam Pollard ci lascia con questi interrogativi, ma lo scontro non è finito qui. L’appuntamento per la partita Martin Luther King vs FBI è solo rimandato al 2027, quando verrà rivelato il contenuto dei fascicoli del bureau sull’attivista afroamericano più famoso del mondo.

NOTE POSITIVE

  • Il docu-film è un perfetto mix di generi, tra biografico, documentario e spionaggio;
  • Testimonianze e video di repertorio rendono la narrazione ancora più avvincente.

NOTE NEGATIVE

  • Nessuna di rilevante.

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