No Other Choice (2025). Park Chan-Wook e la lotta per la sopravvivenza – Venezia 82

Recensione, trama e cast del film No Other Choice (2025). Park Chan-Wook racconta la disperazione dell’uomo medio nella Corea del capitalismo estremo.

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No Other Choice (2025) - Attore Lee Byung-hun - Biennale Cinema 2025
No Other Choice (2025) – Attore Lee Byung-hun – Biennale Cinema 2025

Trailer di “No Other Choice”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes 2004 con Oldboy, del Premio della Giuria nel 2009 con Thirst, invitato alla Competizione Ufficiale nel 2016 con The Handmaiden e premiato come Miglior Regista nel 2022 con Decision to Leave realizza nel 2025 No Other Choice – una storia che desiderava raccontare da tempo – presenta un film completamente diverso dalle sue opere precedenti. No Other Choice racconta la vicenda di Man-su, impiegato in un’azienda cartiera, talmente soddisfatto della propria vita da potersi dire sinceramente: “Ho tutto ciò che desidero.” Tuttavia, dopo essere stato improvvisamente licenziato, si ritrova a lottare per essere riassunto, nel tentativo di salvare la casa di famiglia per cui ha lavorato duramente e proteggere la moglie e i due figli.

Qualche tempo fa ho letto un romanzo intitolato The ax. L’ho preso in mano perché scritto da Donald E. Westlake, autore del romanzo da cui è stato tratto Senza un attimo di tregua, uno dei miei film preferiti in assoluto. Leggendo The ax, mi sono ritrovato a identificarmi con il protagonista: un uomo che considera la produzione di carta la propria vita, che il mondo lo riconosca o meno. La penso allo stesso modo riguardo al cinema: per questo ho compreso facilmente un personaggio convinto che esista un certo modo di essere per un capofamiglia, e per un uomo, e che viva di conseguenza. Dopotutto, sono anch’io un uomo con una famiglia. Ma all’epoca non avevo idea che mi ci sarebbero voluti vent’anni per realizzare questo film.

Dichiarazione del cineasta

La pellicola viene presentata in concorso alla 82esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il 29 agosto 2025 e uscira nelle sale cinematografiche sudcoreane dal 24 settembre 2025.

Trama di “No Other Choice”

Man-su (interpretato da Lee Byung Hun), esperto nella produzione della carta con 25 anni di esperienza alle spalle, è talmente soddisfatto della propria vita da potersi dire sinceramente: “Ho tutto ciò che desidero.” Trascorre le sue giornate serenamente con la moglie Miri (Son Yejin), i loro due figli e i due cani, finché un giorno riceve una notizia inaspettata: la sua azienda lo ha licenziato. «Ci dispiace. Non abbiamo altra scelta.»

Sconvolto, come se gli avessero reciso la testa con un’ascia, Man-su giura a se stesso che troverà un nuovo impiego entro tre mesi, per il bene della sua famiglia. Ma nonostante la determinazione, trascorre oltre un anno tra colloqui inconcludenti e un lavoro temporaneo in un negozio al dettaglio. Alla fine, si ritrova sull’orlo di perdere la casa per cui ha lottato tanto.

Disperato, si presenta senza preavviso alla Moon Paper per consegnare il proprio curriculum, ma viene umiliato dal caporeparto Sun-chul (Park Hee Soon). Man-su sa di essere il candidato più qualificato per quel posto, e così prende una decisione risoluta: «Se non c’è un posto per me, allora lo creerò io.»

Recensione di “No Other Choice”

Cosa si è disposti a fare per portare avanti la propria famiglia e non rinunciare a nulla? La risposta ce l’aveva portata Squid Game con l’invenzione di questi giochi mortali, una lotta orizzontale dove cane mangia cane per il lauto bottino ottenuto una volta aver superato tutti le prove. Con No Other Choice siamo sullo stesso filo conduttore, ma cambiano le modalità e il contesto. Sarà riuscito Park Chan-Wook a dare un’impronta diversa sulla disperazione all’interno del capitalismo coreano (quasi americano)

Tutto inizia quando il protagonista Man-soo viene licenziato dopo 25 anni di onorato lavoro: due figli (uno non suo), una moglie, due cani, una bella casa e una serra personale, questa è la posta in gioco una volta ritrovato disoccupato. Sembra una trama già vista e scritta, quella dell’uomo medio che a un tratto si ritrova a terra e costretto a lottare per riprendersi tutto. 

Peccato non essere in un action, perché Park non vuole giocare con la vendetta di un essere umano, ma con la sua disperazione. Non c’è altra scelta, ripete continuamente il protagonista all’interno del film, perché il mondo del lavoro rappresentato nella pellicola è in continua evoluzione, si trasforma per fare spazio a sempre più nuove tecnologie e la mano dell’uomo sempre più ridotta e sostituita. 

Eppure Man-suu non ci sta, intende riprendere la propria vita per il futuro della sua famiglia, disposto anche a uccidere i propri concorrenti pur di avere un posto assicurato nell’industria della carta, ambito di cui ha fatto parte per un quarto di secolo della sua vita. Ma le cose non andranno come previsto, scatenando una serie di eventi che andranno a plasmare anche i rapporti familiari. Sarà dunque questa sua ossessione, tema sempre caro a Park Chan-Wook, che lo porterà in vie autodistruttive pur di riavere il proprio lavoro.

Poteva essere un mondo crudele quello ricreato da Park, vista la sua filmografia, ma quello che passa sul grande schermo della Sala Grande non è quello che ci si aspettava. Per quanto il tocco del regista sudcoreano renda la pellicola una delle migliori a livello tecnico-visivo tramite dissolvenze e cambi di scena mai scontati, la messa in scena in alcuni punti risulta parodistica. Per quanto si possa osservare come Man-Soo sia un inetto che non riesce a eliminare una singola persona, c’è stata una mano troppo calcata sul sorriso. Arrivando da Decision to Leave, sembra difficile crederci. 

No Other Choice è la storia che segue due binari paralleli: la prima è già nota e non serve ripeterla, con Man-Soo e le conseguenze delle sua scelta, derivata a sua volta dalla volontà di altri di levarlo dal suo posto di lavoro, invece il secondo è la vita in una Corea spietata. Il già spietato Squid Game ha potuto prendere le veci di quelle situazioni in cui si tocca veramente il fondo, ma la nuova pellicola di Park mostra il pubblico un microcosmo familiare messo in difficoltà, con tutte le rinunce e piccole accorgenze per arrivare al massimo risparmio, che sia una lezione di tennis o quelle del violoncello. Quello che giunge nella famiglia di Man-Soo è uno tsunami che devasta completamente le vite di tutto il nucleo, di cui è solo una cellula all’interno dell’organismo sociale coreano.

In conclusione

No Other Choice è un’opera che, pur non raggiungendo la potenza drammatica di altri lavori di Park Chan-Wook, riesce a raccontare con lucidità e ironia la disperazione dell’uomo medio schiacciato da un sistema che non perdona. Il regista sudcoreano abbandona la vendetta per abbracciare l’ossessione, costruendo un racconto che si muove tra il grottesco e il tragico, tra la satira sociale e il dramma familiare. Il risultato è un film che, pur con qualche sbavatura tonale, riesce a restituire un ritratto spietato e attuale della Corea contemporanea, dove la lotta per la sopravvivenza assume forme sempre più assurde e disumane.

Note positive

  • Regia visivamente raffinata e mai banale
  • Tematica sociale forte e ben contestualizzata
  • Satira sul mondo del lavoro e sulla precarietà moderna
  • Costruzione narrativa coerente e stratificata
  • Ritratto familiare realistico e toccante

Note negative

  • Tono parodistico che smorza la tensione drammatica
  • Protagonista poco incisivo in alcune sequenze
  • Finale prevedibile e poco potente

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Gianluca Zanni
Gianluca Zanni