Paranoid Park (2007): la disperazione della classe giovanile

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Paranoid Park locandina film

Paranoid Park

Titolo originale: Paranoid Park

Anno: 2007

Nazione: Stati Uniti d’America, Francia

Genere: drammatico

Casa di produzione: MK2 Productions

Distribuzione italiana: Lucky Red

Durata: 85 minuti

Regia: Gus Van Sant

Sceneggiatura: Gus Van Sant

Fotografia: Christopher Doyle

Montaggio: Gus Van Sant

Musiche: Rachel Fox

Attori: Gabe Nevins, Jack Miller, Dan Liu, Taylor Momsen

Trailer italiano di Paranoid Park

Paranoid Park è un film diretto da Gus Van Sant, tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore americano Blake Nelson. Presentato al festival di Cannes nel 2007, l’opera si aggiudica il premio speciale per la sessantesima edizione. Il cast è formato prevalentemente da attori non protagonisti, reclutati dal regista stesso, attraverso un annuncio fatto sulla piattaforma social Myspace.

Trama di Paranoid Park

Un ragazzino di nome Alex, passa le sue giornate in giro con lo skateboard insieme all’amico Jared. Un giorno scopre Paranoid Park, un parco per skateboarder dove si ritrovano tutti gli amanti del genere. Qui fa la conoscenza di un ragazzo più grande, con cui passa una serata alla stazione ferroviaria, viaggiando di nascosto su un treno merci. All’arrivo del guardiano notturno la situazione prende una brutta piega e la situazione degenera in un dramma, mettendo il protagonista in guai molto seri.

Il protagonista - Paranoid Park
Il protagonista – Paranoid Park

Recensione di Paranoid Park

Gus Van Sant ha un grande talento. Egli riesce a raccontare storie che sono di una semplicità spiazzante (tipo Elephant) ma capaci di comunicare emozioni fortissime attraverso l’uso di pochi ingredienti. Si potrebbe definire un regista minimalista, non dedito all’eccesso di immagini o alla stratificazione di racconto, ma interessato più verso un linguaggio chiaro e diretto, quasi sfacciato o documentaristico, in cui però le persone riescono facilmente a cogliere i giusti elementi.

I film di Gus Van Sant (come nel suddetto caso) appaiono come fossero dei raggi di sole in una mattina d’inverno, presentandosi da principio come freddi e gelidi. Uno stile di cui si avvale il regista per descrivere l’ambiente in cui sono inseriti i personaggi, e che ricorda quasi una certa indifferenza tipica dei documentari. Successivamente si comprende invece l’umanità profonda che si nasconde dietro l’approccio visivo che Van Sant utilizza per narrare determinate storie. È qui che si rivela la grandezza dell’autore, il quale predispone un’immagine quasi oggettiva e pulita per introdurre lo spettatore nel giusto contesto e dopodiché si avvale della forza espressiva dei personaggi per sviscerare le emozioni più recondite e insite all’interno dell’animo di chi guarda.

In questo film si gioca molto con la regia, grazie ad inquadrature che si divertono ad inseguire questi giovani skater che si muovono su e giù per le pedane piene di graffiti. L’uso del rallentatore è una soluzione adoperata spesso per marcare ancora di più le singole azioni e per racchiudere simbolicamente uno spirito giovane e ribelle che vive ai giorni nostri, lontano dalla razionalità tipica degli adulti. Un’altra strategia impiegata è quella di concentrare il focus sui primi piani dei ragazzi, in particolar modo sul protagonista, per accentuare il suo stato d’animo e per cogliere quei lineamenti del viso che lo rendono naturale e puro.

Il grande segreto di Van Sant è quello di riuscire in maniera molto sincera a comprendere la nuova generazione di ragazzi. Egli sa tracciare perfettamente il loro modo di essere, rivelando le fragilità e le paure che pervadono i giovani di questa società. Il regista getta uno sguardo sulla condizione che vivono, spesso vittime di contesti sociali o familiari che annebbiano in loro la speranza di un futuro. Il film non si presenta come una critica, bensì come una presa di coscienza su quelle che sono le problematiche che accomunano i ragazzi e che sono dovute a circostanze più grosse di loro, nelle quali essi si ritrovano sfortunatamente in mezzo.

Può sembrare un paradosso a prima analisi, ma il regista è saldamente fiducioso sulle possibilità di competenza dei giovani, egli crede nella loro voglia di fare, sa che essi rappresentano l’unico motivo di salvezza in un mondo allo sfascio. Per questa ragione è giusto lasciarli liberi di esprimersi e di farli agire come meglio credono. Nella rappresentazione del dramma, ne esce fuori anche una certa ammirazione che pone il giusto equilibrio fra speranza e disperazione, tra fiducia e incertezza, e in maniera ancora più complessa fra vita e morte.

Il regista con i protagonisti di Paranoid Park
Il regista con i protagonisti di Paranoid Park

In conclusione

Il film presenta un’ottima regia e grazie a dei buoni espedienti riesce a raccogliere un frammento sulle nuove generazioni di ragazzi. Le interpretazioni convincono e la scelta di ricorrere a risorse umane non professioniste dimostra l’interesse del regista di raccontare il vero in modo onesto e leale. Sembrerebbe quasi un tentativo di strizzare l’occhio a opere neorealiste, che con profonda consapevolezza si adoperavano a raccontare una realtà cruda ed essenziale. Il tutto in chiave però americana e tipicamente nello stile degli anni di oggi, quindi ben distante comunque da quel periodo che tanto portò in alto il cinema italiano.

Note positive

  • Buona Regia
  • Storia semplice ma interessante
  • Fotografia che descrive bene il contesto

Note Negative

  • /
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Giovanni Veverga
Giovanni Veverga
Articoli: 14

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