Parthenope (2024): meglio della Grande Bellezza, ma non il miglior Sorrentino

Recensione, trama e cast del film Parthenope del 2024, presentato a Cannes per la regia di Paolo Sorrentino

Condividi su

Trailer di “Parthenope”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Girato tra Napoli e Capri, Parthenope, diretta dal premio Oscar Paolo Sorrentino con protagonista Celeste Della Porta è una co-produzione Italia-Francia. Scritto e diretto da Paolo Sorrentino, è un film Fremantle prodotto da The Apartment Pictures, una società del gruppo Fremantle, e Pathé in associazione con Numero 10, in associazione con PiperFilm e Saint Laurent. I produttori sono Lorenzo Mieli per The Apartment Pictures, una società di Fremantle; Anthony Vaccarello per Saint Laurent, Paolo Sorrentino per Numero 10 e Ardavan Safaee per Pathé.

Presentato in Concorso al Festival di Cannes, Parthenope viene distribuito nei cinema italiani dal 24 ottobre 2024 grazie a PiperFilm, dopo essere stato presentato in italia attraverso una settimana di anteprime di mezzanotte.

Trama di “Parthenope”

Nata in acqua e dotata di una straordinaria bellezza, Parthenope comincia il suo viaggio come un saccente juke-box di aforismi e frasi a effetto. Quando la sua spensieratezza viene infranta da un evento traumatico, la ragazza cerca conforto nello studio. Il suo professore di antropologia sarà il suo mentore in un processo di formazione che attraversa uno spaccato di Napoli, tra quartieri criminali, presunti miracoli e star decadute.

Celeste Dalla Porta in Parthenope Credit Gianni Fiorito
Celeste Dalla Porta in Parthenope Credit Gianni Fiorito

Recensione di “Parthenope”

Abbiamo una notizia buona e una cattiva. La buona è che questo film ha un ottimo comparto tecnico, si presta a più letture ed è quanto di più adatto a spargere il seme della discussione tra gli spettatori. La cattiva è che – in Parthenope – Sorrentino esaspera lo stile che lo ha reso celebre oltreoceano, sconfinando in un manierismo che indebolisce il prodotto finale. Ma andiamo con ordine. Per la prima volta Sorrentino si scontra con una protagonista femminile, e questo aggiunge un nuovo ingrediente al frullato di tematiche che il regista è solito proporci.

Tematiche, ambientazione e problemi stilistici

Il personaggio di Parthenope ci trasmette la voglia di essere riconosciuta per l’intelligenza e per i meriti anziché per la sola bellezza e il suo confronto con un mondo accademico (e un mondo in generale) maschilista è senza dubbio interessante. Il tentativo di affogare il dolore in nuove esperienze, il rimpianto della giovinezza andata, la speranza di risolvere questioni complesse con semplici slogan sono tematiche molto attuali e vanno a segno con forza. L’aspetto religioso, legato al sangue di S. Gennaro, è una delle parti meno riuscite dell’intero film, con un creazionismo esasperato di Fellini (un po’ Roma, un po’ 8 e 1/2) che non aggiunge più di tanto, se non un’ ulteriore medaglia al lato tecnico.

Squadra che vince – in questo caso – si cambia. La Napoli di questo film è quanto di più distante si possa immaginare rispetto a quella di È stata la mano di Dio. Una scommessa rischiosa, vinta solo in parte. È una Napoli mitologica e surreale, fatta di frasi a effetto e movimenti teatrali, sguardi in camera e momenti onirici. La Napoli dello scudetto, ma stavolta senza mano de Dios. Una città fatta di opposti: tra scorci da cartolina e sobborghi malavitosi, lezioni universitarie e grotteschi party di capodanno. Il tentativo di creare una realtà mitica riesce, ma alla lunga diventa stucchevole e si perde in vari momenti vuoti. Molte scene risultano eccessive e annacquate dalla mano ingombrante di Sorrentino, che sembra volerci ricordare della sua presenza e del suo talento, scordandosi di lasciar respirare la storia.

Analisi dell’elemento surreale

Verso la fine non poteva mancare il momento “giraffa” (chi ha visto La Grande Bellezza capirà), dove un elemento a metà tra reale e fantastico irrompe nella scena. Stavolta non si tratta però di un elemento del tutto privo di contesto. È qualcosa di cui solo Parthenope riesce a comprendere la bellezza, proprio grazie alla sua natura, al suo dolore e al suo essere nata nell’acqua. È un elemento che valorizza l’unicità di Parthenope e che solo chi è nato tra “acqua e sale” può comprendere davvero.

Fuor di metafora, un riferimento alla sensibilità artistica, come risultato del dolore e delle inclinazioni personali dell’individuo, tema molto caro a Sorrentino. Quel dolore esistenziale e quelle peculiarità che rendono Parthenope così diversa, le permettono anche di trovare la bellezza dove nessuno la trova. Del resto, la sensibilità è la vera spada di Damocle del cinema sorrentiniano.

Interpretazioni sul finale (con spoiler)

Il finale ci dona una di quelle visioni oniriche che tanto piacciono a Sorrentino, con uno di quei primi piani enigmatici che tanto piacciono agli Oscar. Parthenope, ormai arrivata alla pensione vede passare il carro dei tifosi del Napoli, in piena festa scudetto.

Che sia una nota finale positiva? Un momento di riconciliazione con la città che le ha dato tanto dolore, ma che per lei è sempre casa?

Oppure un momento alla “C’era una volta in America”, in cui De Niro vedeva sfrecciare via delle auto cariche di persone esultanti e capiva così di essere giunto alla fine. Così Parthenope vede il carro festoso passare in un batter d’occhio, così come è passata la sua vita.

O ancora, il carro rappresenta quell’attimo di gioia regalato dal calcio o dalle altre forme di intrattenimento, che niente può contro la persistenza del dolore esistenziale che soggioga la protagonista. La luce blu del pullman la illumina solo per un attimo e poi lei torna nel buio.

Infine potrebbe essere solo un finale furbo, creato per essere enigmatico e puntare alle statuette. Un po’ alla Birdman dove, non sapendo come chiudere, Innarritu puntò su un finale inconcludente e inutilmente criptico, guadagnandosi così l’Oscar.

Merito al merito: quando le interpretazioni sono così tante, il materiale – seppur non del tutto riuscito – rivela la mano di un talentuoso artista. E questo non è in dubbio.

Fotogramma di Parthenope Credit Gianni Fiorito
Fotogramma di Parthenope Credit Gianni Fiorito

In conclusione

Un Sorrentino “a briglia sciolta” conferma il suo talento in un film non all’altezza della prima parte della sua carriera (e neanche del precedente lungometraggio). Siamo sopra a La grande bellezza o Youth, ma il sapore di delusione resta.

Un film fatto di contrasti come la sua protagonista. Appassionante e personale da un lato. Manierista e ridondante di aforismi dall’altro.

Un’ampollosità generale rema contro ad un film buono, ma con delle premesse decisamente superiori alla resa finale.

Gli amanti de La grande bellezza ameranno Parthenope, vedendo lo stesso stile ancor più esasperato, ma Sorrentino ha raggiunto ben altri livelli in carriera. Quello che mostra in questo film, non è affatto il suo lato migliore.

Note positive

  • Comparto tecnico
  • Fotografia
  • Attualità delle tematiche
  • Recitazione

Note negative

  • Ampollosità nei dialoghi
  • Resa dell’ambientazione
  • Durata eccessiva
  • Ridondanza generale
Condividi su
Federico Manghesi
Federico Manghesi