Philadelphia (1993): il dolore dell’incomprensione della malattia

Philadelphia

Philadelphia

Titolo originale: Philadelphia

Anno: 1993

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: drammatico

Casa di produzione: Clinica Estetico, TriStar Pictures

Distribuzione: Columbia TriStar Films

Durata: 125 minuti

Regia: Jonathan Demme

Sceneggiatura: Ron Nyswaner

Soggetto: Ron Nyswaner

Fotografia: Tak Fujimoto

Montaggio: Craig McKay

Musiche: Howard Shore

Attori: Tom Hanks, Denzel Washington, Jason Robards, Mary Steenburgen, Antonio Banderas, Ron Vawter, Robert Ridgely, Charles Napier

Trailer italiano del film Philadelphia

“Philadelphia” è un film drammatico del 1993 diretto da Jonathan Demme, basato su una sceneggiatura di Ron Nyswaner e con protagonisti gli attori Tom Hanks e Denzel Washington. L’opera è ritenuta la prima grande produzione a trattare il tema delicato dell’AIDS, malattia che arrivò al suo culmine negli anni Novanta. Il film, inoltre, sembra trarre ispirazione da un caso del 1987, dove l’avvocato Geoffrey Bowers venne licenziato dal suo studio legale a causa della sua situazione salutare. “Philadelphia” ricevette ben cinque candidature agli Oscar, vincendo due statuette per il miglior attore protagonista a Hanks e la miglior canzone per Bruce Springsteen.

Trama di Philadelphia

Andrew Beckett è un giovane e brillante avvocato presso uno degli studi più prestigiosi della cittadina, il Wyant & Wheeler. Benvoluto e amato dai soci, un giorno viene improvvisamente licenziato nel momento in cui i suoi colleghi scoprono della sua sieropositività, tenuta segreta fino a quel momento dall’uomo. Deciso a farsi giustizia, Andrew chiede aiuto all’avvocato Joe Miller, inizialmente riluttante ad accettare il caso, ma alla fine pronto ad accettare per sfidare i suoi pregiudizi e quelli della società nei confronti degli omosessuali e dell’AIDS.

The night has fallen, I’m lyin’ awake

I can feel myself fading away

So receive me brother with your faithless kiss

Or will we leave each other alone like this

On the streets of Philadelphia?Streets of Philadelphia – Bruce Springsteen

Recensione di Philadelphia

Una panoramica sulla città di Philadelphia, dei ragazzi neri intenti a giocare a basket, dei vigili del fuoco di ritorno nella loro caserma, dei senzatetto speranzosi di ricevere un briciolo di attenzione da parte del resto della comunità. La pellicola di Jonathan Demme si apre con una visione di questa grande metropoli, caratterizzata da quartieri più ricchi e altri meno fortunati, accompagnata musicalmente dalle note di Springsteen, canzone vincitrice dell’ambita statuetta d’oro nel lontano 1994, la prima per il cantautore statunitense. Infine, la macchina da presa del regista si sofferma su un edificio e fuori campo possiamo sentire la voce di Andrew Beckett, interpretato dall’attore Tom Hanks. Il suo personaggio è un abile e preparato avvocato, impegnato nella causa relativa all’impresa di ristrutturazione Kendall, portandolo a prevalere contro l’avvocato Joe Miller interpretato da Denzel Washington, uomo per lo più impegnato a battersi per piccole cause di risarcimento danni, impedendoli vere svolte lavorative. I due protagonisti sono uno l’opposto dell’altro: Andrew è un uomo di successo presso uno degli studi legali più grandi e noti di Philadelphia, dedito al suo lavoro e alla sua famiglia. Joe, invece, si accontenta di poco – lavorativamente parlando – potendo contare sull’appoggio e sull’amore di sua moglie e della loro figlia appena nata.

Il punto di svolta arriva quasi subito, quando apprendiamo dell’omosessualità di Andrew e la piccola lesione posizionata sulla sua fronte, capace di attirare l’attenzione di un socio dello studio legale che prontamente, nonostante non sappia di cosa si tratti, lo fa notare al protagonista. In poco tempo si sparge al lavoro la notizia della sua malattia, l’HIV, tenuta segretamente nascosta fino a quel momento da Andrew insieme alla sua vita sentimentale, portando i partner dell’azienda a licenziarlo con la scusa di aver nascosto dei documenti importanti per un caso a cui stava lavorando. Andrew, consapevole che il suo licenziamento sia relativo alla sua malattia e credendo fortemente nell’imbroglio da parte dei soci per quanto riguarda la questione dei documenti – fatti sparire all’improvviso nonostante la sera prima avesse depositato sulla sua scrivania le pratiche burocratiche – decide di fare causa alla sua azienda chiedendo a dieci avvocati diversi di prendere in carica il suo caso, venendo sfortunatamente ogni volta rifiutato. Il destino, però, sembra riservargli una sorpresa quando il legale Joe Miller decide di accettare il suo caso, nonostante non nutra particolare simpatia per gli omosessuali e abbia delle idee un po’ strane su come è possibile contrarre la malattia dell’AIDS (l’uomo, infatti, prenota immediatamente una visita dal suo dottore dopo essere stato a contatto casualmente con Andrew, spaventato di aver contratto la malattia). Una decisione presa all’improvviso dall’uomo, spinto forse dalla sua voglia di cambiare mentalità nei confronti della comunità lgbtq o molto probabilmente perché rivedeva nella figura di Beckett quella forma di discriminazione subita da lui stesso a causa del colore della sua pelle.

Una scena del film
Una scena del film

Il lungometraggio di Jonathan Demme segna una svolta all’interno del panorama cinematografico hollywoodiano essendo “Philadelphia” il primo lavoro ad affrontare esplicitamente il tema dell’HIV/AIDS, malattia arrivata al suo apice negli anni Novanta mietendo moltissime vittime, e la tematica dell’omofobia. Può a tutti gli effetti considerarsi una sorta di apri pista ai progetti cinematografici successivi di grande successo, come “Dallas Buyers Club” di Jean-Marc Vallée e quelli forse meno noti come “Vicino all’orizzonte” di Tim Trachte. Ma se quest’ultimi, entrambe storie vere, narrano la storia di un uomo capace di contrabbandare farmaci non approvati in Texas per distribuirli a persone come lui malate di AIDS per curare i sintomi o raccontano la travagliata storia d’amore fra due giovani ragazzi innamorati perdutamente ma separati dal terribile destino del ragazzo, sieropositivo da anni per colpa dei numerosi abusi subiti da piccolo da parte del padre, “Philadelphia” spiega la nascita di questa malattia all’interno del personaggio di Andrew, data inizialmente dalla comparsa di alcuni sintomi come il sarcoma di Kaposi, delle vere e proprie lesioni capaci di comparire in tutto il corpo fino all’evolversi di questo male, portando il più delle volte le persone a morte certa.

Tom Hanks e Denzel Washington riescono pienamente a catturare l’attenzione dello spettatore grazie alle loro meravigliose performance, soprattutto il primo, capace di stravolgere il suo fisico perdendo numerosi kg per apparire nelle scene finali sciupato e malato. Ma sicuramente una sequenza rimasta impressa a tutti – e forse anche a quelli dell’Academy – è quella dove Andrew si perde ad ascoltare a casa sua l’aria dell’opera Andrea Chénier La mamma morta cantata da Maria Callas, perdendosi in un mondo tutto suo mentre traduce i versi all’avvocato Joe, seduto in cucina intento a fissare l’uomo. Una scena decisamente commovente e potente, capace di racchiudere in pochi minuti lo stato d’animo del protagonista.

Il vincitore dell'Oscar Tom Hanks
Il vincitore dell’Oscar Tom Hanks

Nel corso del lungometraggio possiamo inoltre assistere all’evolversi del personaggio di Joe Miller, inizialmente ritenuto un omofobo ma capace di cambiare la sua prospettiva e di legarsi al suo cliente nonché amico Andrew, andando contro i suoi stessi pregiudizi e quelli della società, portando il protagonista a vincere il suo caso e a vedersi riconosciuto il dolore e la sofferenza provata sul posto di lavoro. Un’evoluzione che passerà con il primo e vero contatto fisico fra i due uomini, quando nelle scene finali troviamo Andrew su un letto d’ospedale circondato dai suoi familiari e amici e l’arrivo improvviso di Joe per comunicargli l’esito del processo. Prima di salutarlo definitivamente l’avvocato si avvicina all’amico, toccandogli la guancia, permettendoci di capire di aver superato la sua paura nei confronti di questa malattia e di chi ne è affetto.

Una sceneggiatura davvero originale con un messaggio molto potente, portando lo spettatore a comprendere davvero cosa sia la malattia dell’HIV/AIDS e come si trasmette, un male erroneamente definito dalla stampa nei primi anni di scoperta con alcuni termini davvero terribili come il cancro dei gay o disfunzione immunitaria acquisita. Un film capace di riflettere la realtà grazie alla presenza all’interno del cast di ben 53 persone affette da AIDS in ruoli secondari, la maggior parte di loro deceduti subito l’anno seguente, portando a far comprendere allo spettatore quanto il legame tra finzione e realtà fosse davvero stretto.

In conclusione

“Philadelphia” parla apertamente ed in modo esplicito di una tematica molto delicata, quella dell’HIV/AIDS, malattia scoperta negli anni Ottanta e arrivata al suo apice negli anni Novanta con la morte di molte persone. Un film capace di sconfiggere alcuni tabù, portando lo spettatore a far chiarezza su questa terribile malattia, caratterizzata da una sceneggiatura potente e per nulla banale, con un’ottima regia, una perfetta colonna sonora e due capi mastri del cinema americano.

Note positive:

  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Colonna sonora
  • Recitazione
  • Capacità di riflettere la realtà dei malati di AIDS

Note negative:

  • /

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