Shoshana (2023). L’origine dello Stato d’Israele

Recensione, trama e cast del film storico - biografico Shoshana (2023) per la regia di Michael Winterbottom incentrato sulla nascita dello stato di Israele
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Trailer di Shoshana

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dal regista di “Genova – Un luogo per ricominciare” (2008) e “Meredith – The Face of an Angel” (2014), Michael Winterbottom, prende forma il lungometraggio storico-sentimentale dai contorni thriller “Shoshana”, che racconta uno spaccato di vita dell’ebrea Shoshana Borochov (9 settembre 1912 – 18 novembre 2004). Figlia di Ber Borochov, uno dei fondatori del sionismo socialista, Shoshana emigra a tredici anni con il padre, la madre e il fratello nella Palestina mandataria, gestita dal Regno Unito, che si era stabilito su quel territorio nel 1916 dopo aver cacciato le forze ottomane dalla regione.

La figura di Shoshana Borochov, importante per la storia israeliana, appare anche nel romanzo storico “Red Days”, pubblicato nel 2006, in cui lo scrittore Ram Oren racconta la relazione sentimentale tra Shoshana e Thomas James Wilkin, un inglese nato nel 1909, membro della Palestine Police Force nella Palestina mandataria nel 1930, ucciso il 29 settembre 1944 in un atto terroristico nei pressi della chiesa di San Paolo, nel cuore di Gerusalemme. La figura di Shoshana e Wilkin appare in altri svariati libri: “Death in His Head: Political Murder and Execution by Jews during the Yishuv” di Dan Yahav (2010), “Political Assassinations by Jews” dell’University of New York Press, scritto da Nachman Ben-Yehuda (1992), e il romanzo “The English Lieutenant’s Lover” di Yehuda Koren (1986).

Michael Winterbottom

A Shoshana abbiamo voluto ispirarci liberamente, decidendo perfino di evitare di leggere un libro che la vede protagonista in una versione della sua storia altrettanto roman zata. Sul resto, invece, abbiamo fatto molte ricerche, per farci un’idea precisa del tempo e dei luoghi. Abbiamo attinto non solo agli archivi storici e cinematografici, ma anche, ad esempio, all’autobiografia di Geoffrey Morton. Abbiamo anche intervistato diverse persone: naturalmente non sono molte quelle ad essere ancora in vita, ma tra di loro c’era David Shomron, uno degli assassini di Tom Wilkin. Quella parte del film è assolutamente fedele a ciò che lui ci ha raccontato. Non abbiamo cambiato niente d i quello che abbiamo potuto basare su testimonianze reali ma, ovviamente, altri momenti della storia sono frutto della nostra immaginazione. È un’opera di fantasia basata su eventi realmente accaduti. Credo ci sia un breve riferimento alla storia di Shosha na nel libro di Tom Segev. Durante le nostre ricerche ci siamo prima imbattuti in Tom Wilkin e nella sua relazione con Shoshana, poi in quella con Geoffrey Morton, e infine in quella tra i due e Stern. Ci siamo detti: “OK, è una storia semplice e con pochi personaggi, che può aiutare a far comprendere la complicata situazione di quel momento storico”.

La pellicola, che si ispira espressamente alla biografia di questa figura femminile e femminista d’Israele, ha avuto la sua prima mondiale l’8 settembre 2023 al Toronto International Film Festival e successivamente è stata proiettata al London Film Festival. L’11 novembre dello stesso anno, c’è stata la prima italiana presso il Festival del Cinema Europeo a Lecce. Il 23 febbraio 2024, la pellicola è stata distribuita nei cinema del Regno Unito, mentre in Italia è stata distribuita il 27 giugno 2024 da Vision Distribution in 137 sale cinematografiche.

Trama di Shoshana

Negli anni trenta, Tel Aviv è una nuova città ebraica di matrice europea, costruita sulle coste del Mediterraneo dagli immigrati ebraici sbarcati in Palestina dopo il 1919, in seguito al Trattato di Versailles, che affidò il controllo della Palestina ai britannici. Questi incaricarono della gestione della nazione Sir Herbert Samuel, un ebreo sionista, che divenne il primo Alto Commissario britannico. Dal 1919 al 1935, in Palestina sbarcarono ben 500.000 ebrei, trasformando questa minoranza etnica in una fetta consistente della popolazione palestinese, in grado di sfidare la maggioranza araba che fino a pochi anni prima era nettamente dominante. Tutto ciò fece nascere le prime tensioni, portando alla prima rivolta araba e agli atti terroristici, sia da parte araba che ebraica. Gli ebrei, tramite l’Irgun di Avraham Stern, lottavano con violenza contro i britannici affinché abbandonassero Tel Aviv e la Palestina, dando al popolo ebraico e arabo la possibilità di autogovernarsi e di fondare Israele.

Concentrandosi sulla relazione sentimentale tra il poliziotto Thomas Wilkin (Douglas Booth) e l’impiegata Shoshana Borochov (Irina Starshenbaum), il film racconta come la violenza e l’estremismo riescano a creare una separazione tra gli individui, costringendoli a scegliere da che parte schierarsi. Membro della squadra antiterrorismo delle forze di polizia britannico-palestinesi, Wilkin affianca Geoffrey Morton (Harry Melling) nella caccia a un leader clandestino, il carismatico poeta Avraham Stern (Aury Alby). Stern è convinto che la costruzione dello stato di Israele debba necessariamente passare attraverso la violenza, e Wilkin e Morton, che gli stanno alle calcagna, diventano i suoi principali obiettivi. Come molti a Tel Aviv, Shoshana è moderna, progressista e femminista. Odia le politiche di Stern e dei suoi seguaci, ma con l’intensificarsi del clima di violenza sarà costretta a decidere accanto a chi vorrà combattere.

Irina Starshenbaum in Shoshana (2023)
Irina Starshenbaum in Shoshana (2023)

Recensione di Shoshana

La pellicola di Michael Winterbottom è un film impegnato che intende raccontare uno spaccato storico complesso come la situazione palestinese-israeliana. Il racconto audiovisivo è incentrato sulla fondazione dello Stato Israeliano e sulle radici dell’eterno conflitto ebreo-arabo, esploso con l’avvento dei britannici in Palestina e a seguito di un’ondata migratoria che ha portato più di 500.000 ebrei in Palestina, nel periodo precedente la Seconda Guerra Mondiale, precisamente nella nascente cittadina di Tel Aviv, che diverrà nel tempo la roccaforte della comunità ebraica israeliana.

In questo senso, “Shoshana” si dimostra essere un film marcatamente storico, incentrato su una narrazione politica e sociale, che intende mostrare le tappe che hanno condotto la popolazione araba ed ebraica all’interno di un conflitto armato religioso, segnato da una non tolleranza dell’altro nella regione costituita da Palestina, Israele e Cisgiordania. La realizzazione di un’opera drammatica che intende raccontare come sono effettivamente andate le cose in un momento storico critico per il mondo arabo e per la comunità islamica è indubbiamente importante. Nel contesto del 2024, segnato dalla tensione tra Hamas e il Primo Ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, il film dimostra come il cinema non debba solo essere un luogo per sognare, ma anche un mezzo per comprendere e scoprire verità che i mass media tradizionali non raccontano in dettaglio.

“Shoshana” intende spiegare la storia palestinese concentrandosi sugli eventi dal 1897, con il primo congresso sionista tenutosi a Basilea in Svizzera, fino ai giorni seguenti il 29 novembre 1947, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite votò la separazione tra arabi ed ebrei in Palestina, creando lo Stato di Palestina (per gli arabi) e lo Stato di Israele (per gli ebrei). Per raccontare le tappe salienti di questa storia, il cineasta utilizza un approccio quasi giornalistico e in parte didascalico, che serve per far comprendere e memorizzare gli eventi storici cruciali.

Il film si apre con numerose immagini d’archivio accompagnate dalla voce fuori campo della protagonista Shoshana Borochov, che spiega dettagliatamente la situazione storica israeliana e palestinese, fornendo una fondamentale introduzione al climax narrativo e alla storia del paese. Sebbene il film avrebbe potuto spiegare gli eventi in maniera meno didascalica e più integrata nei dialoghi dei personaggi, l’uso della voce fuori campo risulta essenziale per introdurre lo spettatore alla vicenda, fornendo un’infarinatura storica importante e necessaria per comprendere il contesto della narrazione, all’interno di un film crudo e duro, con un finale potente che dichiara apertamente come i sogni di libertà, di uguaglianza e di accettazione dell’altro sono ancora molto lontano se non una utopia.

Michael Winterbottom

In queste settimane stiamo assistendo a un altro scoppio di terribile violenza in Israele e a Gaza. I fatti narrati nel film si riferiscono a circa 80 anni fa e non sembrerebbero, quindi, direttamente collegati, ma io credo che capire la storia e ciò che è accaduto in passato possa aiutarci a comprendere meglio cosa succede nel presente. Il film è ambientato nella Tel Aviv degli anni ‘ 30 e analizza non solo i contrasti tra la destra e la sinistra, ma anche tra chi ritiene la violenza necessaria e chi invece crede nel processo politico. In Israele questi contrasti non si sono mai attenuati, e sono parte integrante del dibattito portato in strada dalle persone scese in piazza per protestare contro le politiche del governo di Netanyahu. Ricollegandoci, quindi, a ciò che sta succedendo oggi, credo che il rapporto tra Tom e Shoshana mostri chiaramente come la violenza politica sia capace di tracciare un solco tra le persone, costringendole in campi separati , e trasformando chi interpreta la realtà in maniera diversa in un nemico . E questo può portare alla guerra. All’inizio della storia, Shoshana crede, così come credeva anche suo padre, che arabi ed ebrei possano vivere in pace, gli uni accanto agli altri, e non è un caso che intraprenda una relazione con un agente delle forze britanniche. Al termine del film, invece, lei e tutto il gruppo dell’ Haganah finiscono col trovarsi a combattere prima i britannici e poi anche gli arabi, e questo non perché l’idea di fondo è cambiata, ma perché la violenza ha prevalso. Perché quando combatti una guerra è impossibile non schierarsi. La violenza può sembrare una soluzione semplice, un modo per ottenere ciò che vogliamo ma, una volta entrata nei gangli della politica, è molto difficile tornare indietro, e nel lungo periodo finisce col rappresentare il problema, piuttosto che la soluzione

Accanto a questa impostazione storica, viene creata una storia sentimentale con lo scopo di portare avanti l’elemento storico ma anche di aggiungere un senso di emozione narrativa alla vicenda, facendo uscire il film dalla sola dinamica della violenza brutale, con attentati terroristici e trame esclusivamente politiche. In questo senso, lo sceneggiatore e regista scelgono di trattare, in maniera libera e non sempre fedele, la vita di Shoshana Borochov durante la nascita e lo sviluppo della sua relazione sentimentale con il poliziotto britannico Thomas James Wilkin. Questa relazione era malvista all’epoca sia dalla comunità ebraica, che considerava gli inglesi nemici, sia dalla polizia britannica, che temeva che Shoshana potesse servirsi di Thomas a favore dei suoi piani pro-Israele.

La scelta di concentrarsi su questi due personaggi reali, e non su due di finzione, è coraggiosa ma assolutamente corretta, poiché permette di sviluppare e approfondire la Storia, quella con la “S” maiuscola, mettendo in scena individui fondamentali nell’élite britannica, come il sovrintendente Geoffrey J. Morton, che ha avuto un ruolo importante nell’omicidio del sionista Avraham Stern, un atto che ha cambiato per sempre la storia della nazione. L’interpretazione dei due attori, Irina Staršenbaum e Douglas Booth, è eccelsa, con la prima che dimostra grande maestria, riuscendo a calarsi perfettamente nei panni del suo personaggio e a renderlo più interessante di quanto la sceneggiatura effettivamente faccia. La sua interpretazione dona introspezione e tridimensionalità a Shoshana Borochov, nonostante la sceneggiatura non riesca pienamente a renderla veramente tridimensionale.

La pellicola pecca proprio sul lato emozionale. L’emozione è presente solo a tratti; la storia d’amore inserita nel racconto non riesce a risultare così passionale e intensa a livello emotivo come dovrebbe. Questa mancanza di emozione si traduce nelle uniche vere lacune del film, probabilmente dovute a una sceneggiatura e a una regia che non riescono a trattare efficacemente la storia sentimentale. La mancanza di una regia incisiva in queste scene diluisce l’emozione visiva, conducendo la pellicola a un ritmo quasi monocorde e maggiormente politico, che alla lunga appesantisce la vicenda trattata.

L’emozione appare sullo schermo solo a tratti e la storia romantica non risulta così coinvolgente come avrebbe dovuto. Nonostante ciò, il film è un’opera tecnicamente eccelsa, sia dal punto di vista fotografico che musicale, con la presenza del brano di Ennio Morricone “Quando l’Amore è Sensualità” (1973) e una colonna sonora al pianoforte dolce e drammatica, funzionale per la storia trattata. Va considerato che questo film non ha avuto a disposizione un grande budget ma è stato realizzato con risorse economiche esigue. Nonostante ciò, la messa in scena scenografica è notevole, anche grazie alla presenza delle numerose maestranze italiane nei reparti di trucco e scenografia. A livello scenografico, la città di Tel Aviv è stata ricreata in Italia, precisamente in Puglia, e possiede perfettamente quel sapore di terra araba necessario al lungometraggio.

Michael Winterbottom

Abbiamo girato in Puglia, in Italia. Dovevamo cercare di replicare Tel Aviv, che era stata costruita nel 1924, quindi ci servivano molte palazzine basse e bianche che avessero circa 15 anni di vita. La Tel Aviv di oggi è enorme e piena di grattacieli, e abbiamo capito subito che non potevamo girare lì. Ovviamente non potevamo usare le costruzioni originali degli anni ‘30 perché oggi avrebbero quasi un secolo, mentre la Tel Aviv di allora era una città Crediti non contrattuali nuova, ma in Puglia abbiamo trovato un’architettura molto simile, fatta però di case recenti. Con noi c’erano molti attori israeliani ed erano veramente stupiti della somiglianza. ergio Tribastone è un grandissimo scenografo e ci siamo divertiti molto a disegnare il set. Certo, siamo stati fortunati perché il paesaggio era perfetto per riprodurre Israele: il mare è lo stesso e anche la costa è molto simile, con le colline, gli alberi d’ulivo, eccetera. In Puglia le località in cui abbiamo potuto lavorare sono tantissime e Sergio è fantastico, ha fatto un ottimo lavoro. Effettivamente il budget a nostra disposizione non era altissimo, ma, una volta trovate le location giuste, piuttosto che aggiungere cose, o doverle costruire da zero, ci siamo concentrati su cosa togliere e su come eliminare i problemi
Douglas Booth e Irina Starshenbaum in Shoshana (2023)
Douglas Booth e Irina Starshenbaum in Shoshana (2023)

In conclusione

“Shoshana” di Michael Winterbottom è un film che si distingue per la sua accuratezza storica e la capacità di affrontare temi complessi e attuali come il conflitto arabo-israeliano. L’approccio didascalico, sebbene utile per fornire un contesto, può risultare eccessivamente enciclopedico, riducendo l’impatto emotivo. Le interpretazioni attoriali e la realizzazione tecnica sono di alto livello, nonostante il budget limitato. Tuttavia, il ritmo lento e la mancanza di una forte emozione narrativa possono renderlo meno accessibile e coinvolgente per un pubblico più ampio. Complessivamente, “Shoshana” è un’opera significativa e istruttiva, ma che avrebbe beneficiato di una maggiore attenzione alla caratterizzazione emotiva e alla dinamica narrativa.

Note positive

  • Accuratezza storica: Il film offre una panoramica dettagliata e storicamente accurata sulla fondazione dello Stato di Israele e l’origine del conflitto arabo-israeliano, coprendo eventi cruciali dal primo congresso sionista del 1897 alla votazione dell’ONU del 1947 per la creazione di due stati separati.
  • Approccio didascalico: L’uso di una narrazione didascalica, con la voce off di Shoshana Borochov, aiuta a comprendere meglio il contesto storico e le tappe salienti, rendendo il film educativo e informativo.
  • Realizzazione tecnica: Nonostante il budget limitato, la qualità fotografica e musicale del film è eccellente. L’uso di brani di Ennio Morricone e una colonna sonora emotivamente coinvolgente arricchiscono l’esperienza visiva.
  • Interpretazioni attoriali: Le performance di Irina Staršenbaum e Douglas Booth sono notevoli, con la Staršenbaum che riesce a conferire profondità e introspezione al suo personaggio, Shoshana Borochov.
  • Scenografia: La ricostruzione della città di Tel Aviv in Puglia è convincente e offre un’ambientazione autentica, contribuendo a immergere gli spettatori nel periodo storico rappresentato.

Note negative

  • Ritmo lento: Il ritmo del film può risultare eccessivamente lento per alcuni spettatori, con un’attenzione predominante agli aspetti storici e politici che può appesantire la narrazione.
  • Didascalismo eccessivo: Sebbene l’approccio didascalico sia utile, può risultare troppo enciclopedico e ridurre l’impatto emotivo della narrazione, rendendo il film più informativo che coinvolgente.
  • Caratterizzazione limitata del mondo arabo: Il film tende a concentrarsi maggiormente sugli ebrei e sulle loro interazioni con gli inglesi, lasciando ai margini la prospettiva e la caratterizzazione del mondo arabo.
  • Emozione narrativa insufficiente: La storia d’amore tra Shoshana e Thomas James Wilkin, seppur interessante, non riesce a trasmettere pienamente l’intensità emotiva desiderata, risultando meno coinvolgente.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 922

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