Primavera (2025). La melodia intensa del cambiamento

Recensione di Primavera (2025) di Damiano Michieletto. Un film musicale e contemplativo sull’Ospedale della Pietà, la formazione femminile e la stagione interiore della giovinezza.

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Primavera - Tecla Insolia e Michele Riondino - Foto di Kimberley Ross - Credit. Warner Bros - Immagine ricevuta a uso editoriale da Fosforo - Ufficio Stampa
Primavera – Tecla Insolia e Michele Riondino – Foto di Kimberley Ross – Credit. Warner Bros – Immagine ricevuta a uso editoriale da Fosforo – Ufficio Stampa

Trailer di “Primavera”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Ispirato al romanzo Stabat Mater di Tiziano Scarpa (2008), vincitore del Premio Strega nel 2009, Primavera ha avuto la sua première nella sezione Special Presentations del 50° Toronto International Film Festival a settembre 2025, per poi essere distribuito nelle sale italiane a partire dal 25 dicembre 2025. Girato tra ottobre e dicembre 2024 tra Roma e Venezia, il film è distribuito in Europa e in Italia da Warner Bros. Pictures ed è già stato insignito di tre premi in festival internazionali, tra cui manifestazioni a Tolosa e Chicago. Primavera si inserisce nel solco di un cinema capace di raccontare l’interiorità e i complessi passaggi esistenziali, una narrazione che dà spazio al non detto oltre che alle storie. Il progetto nasce all’interno di un percorso produttivo da sempre ispirato alla musica di valore: la colonna sonora e il rapporto con il materiale sonoro costituiscono infatti uno dei fili conduttori del film. Tra i suoi punti di forza figura una messa in scena intensa, evocativa e volutamente barocca. Il regista ha dichiarato, in occasione della presentazione alla stampa italiana, di non aver voluto aderire a un’unica ispirazione estetica del tempo; tuttavia la pellicola richiama la ricchezza delle forme barocche — la rottura con l’equilibrio rinascimentale, l’ammiccare alla grandezza, all’illusione, allo sfarzo e alla cura minuziosa dei dettagli — senza mai trasformare l’estetica in puro esercizio di stile.

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Trama di “Primavera”

All’inizio del Settecento l’Ospedale della Pietà, il più grande orfanotrofio di Venezia, è anche un centro musicale d’eccellenza che forma le orfane più dotate; la sua orchestra è tra le più stimate d’Europa. Cecilia, ventenne cresciuta alla Pietà, è una violinista straordinaria: l’arte le ha spalancato la mente, ma non le ha aperto le porte dell’istituto, e le sue esibizioni restano confinate dietro una grata per il piacere dei ricchi mecenati. La sua vita, però, viene scossa da un vento di primavera quando arriva un nuovo maestro di violino: Antonio Vivaldi. Con il suo arrivo tutto cambia, e la presenza del giovane insegnante apre per Cecilia possibilità inedite, segnando l’inizio di una trasformazione personale e artistica che mette in discussione i limiti imposti dall’orfanotrofio.

Recensione di “Primavera”

Cecilia: Perché ha scelto me? Ci sono musiciste più brave di me.
Vivaldi: Tu hai qualcosa che le altre non hanno. Tu non suoni per essere lodata

Primavera racconta la vita nei primi decenni del Settecento all’Ospedale della Pietà, una delle più celebri istituzioni di Venezia dove venivano accolti gli orfani della città. In questo istituto le giovani ragazze venivano educate per il matrimonio ma anche istruite all’arte musicale: da qui uscirono alcune delle più brillanti musiciste della laguna dell’epoca. Tra le allieve c’è Cecilia, vent’anni, cresciuta alla Pietà e valida violinista, sebbene non la più dotata. Attende il promesso sposo, allora impegnato al fronte a difendere la patria. La sua vita serena e regolata cambia radicalmente con l’arrivo dell’atteso e celebre Padre Vivaldi, la cui presenza segna una svolta nella vita del convitto e nella rinascita artistica dell’istituzione. Questa storia si dimostra immediatamente ricca di sentimenti fragili, legami e identità in trasformazione. Il film accompagna lo spettatore attraverso le stagioni esistenziali dei protagonisti, fatte di attese, paure e scelte decisive, mettendo la musica al centro come forza formativa e come linguaggio dell’interiorità. Inoltre la pellicola in questione è un inno alla vita, alla libertà e alla donna. Chissà se in vita Vivaldi è stato davvero così tanto rivoluzionario da credere di poter sovvertire la struttura sociale, che voleva la giovane donna o sposa o suora, alla quale alcuna velleità d’espressione poteva essere concessa se non per intercessione del suo legittimo “padrone”, quello sposo che in qualche modo l’aveva semplicemente comprata.

La Primavera sembra direttamente riferirsi alla prima giovinezza umana, quando appaiono i primi raggi candidi di sole che si accostano a lontani temporali passeggeri. Momento di passaggio, di vere gioie e grandi dolori e delusioni. E come nel naturale procedere delle stagioni, a seguirla però è l’estate con il suo splendore, così la storia della giovane sembra proiettata ad un più lucente futuro. Primavera di Damiano Michieletto è un film che lavora per immagini forti ed emozioni, affidando alla forza della musica a programma – quella della quale Vivaldi è stato tra i primi amatori e compositori – alla delicatezza delle immagini e alla sospensione del tempo il compito di raccontare una stagione dell’anima prima ancora che una storia. Il titolo non è solo un riferimento temporale, ma una chiave simbolica: la primavera come promessa, come passaggio fragile e incompiuto, come spazio in cui tutto può ancora trasformarsi.

Michieletto costruisce un racconto intimo e intenso, fatto prima di tutto di musica ma anche di silenzi, sguardi e gesti minimi, scegliendo consapevolmente di non spiegare troppo. È nello spazio tra i suoni, le frasi sussurrate e quelle taciute che il film trova la sua forza, invitando lo spettatore a un ruolo attivo, quasi contemplativo. La narrazione procede per frammenti, più vicina alla memoria che alla cronaca, più alla sensazione che all’evento. La regia è attenta, misurata, mai compiaciuta. L’uso della luce naturale e di una fotografia sobria accompagna i personaggi senza sovrastarli, restituendo un senso di precarietà emotiva che attraversa l’intero film. I luoghi non sono semplici sfondi, ma diventano estensioni dello stato interiore dei protagonisti, specchi silenziosi di un cambiamento ancora in corso. Anche il lavoro sugli attori si muove in questa direzione: le interpretazioni sono trattenute, essenziali, lontane da ogni enfasi. Michieletto sembra interessato non tanto a raccontare chi sono i suoi personaggi, quanto a osservare ciò che stanno diventando, nel momento esatto in cui il passaggio non è ancora compiuto.

Primavera è un film che chiede tempo e ascolto, che rifiuta le scorciatoie emotive e le soluzioni nette. Può apparire ellittico, persino spiazzante, ma è proprio in questa scelta che risiede la sua coerenza. Un’opera che non cerca di convincere, ma di restare, come certe immagini che continuano a riaffiorare anche dopo la fine della proiezione. La regia di Michieletto è misurata, la macchina da presa non giudica né enfatizza, ma osserva, spesso mantenendo una distanza che permette allo spettatore di entrare lentamente nel mondo dei personaggi. Le inquadrature sono pensate per durare, per lasciare spazio al tempo reale delle emozioni. È una regia che rinuncia al virtuosismo per costruire una coerenza stilistica solida, capace di sostenere il peso dei silenzi. La sceneggiatura procede con dialoghi essenziali e a situazioni apparentemente semplici. Ciò che conta non è tanto ciò che accade, quanto ciò che resta sospeso.

Michieletto dimostra una notevole capacità nella scrittura cinematografica, usando spesso ellissi ed omissioni come strumenti narrativi. Il risultato è un film che richiede grande attenzione e forte partecipazione attiva, ma che ripaga con una forte profondità emotiva. Il montaggio asseconda la lentezza e il ritmo del film, evitando accelerazioni eccessive. I tempi s’intrecciano perfettamente alla musica, quasi danzano con una primavera intesa come fase di passaggio, non come esplosione improvvisa. Le transizioni sono morbide, quasi impercettibili, contribuiscono a creare continuità emotiva più che narrativa. Il montaggio rispetta il respiro delle scene e il silenzio dei personaggi. Le musiche sono le protagoniste discrete del film, seguono una linea di grande sobrietà, senza mai invadere la narrazione per immagini o lo spazio emotivo, le accompagnano con discrezione, lasciando che siano le immagini e i suoni ambientali a guidare la storia e lo spettatore attraverso di essa. Agisce piuttosto come un controcampo emotivo, rafforzando il senso di sospensione e di attesa che attraversa l’intero film. Senza mai prendere la scena per intero, senza mai sostituirsi alla storia, ma solo sostenendole il procedere. Primavera è quindi un film che chiede di rallentare, di accettare l’incertezza e di abitare il tempo del cambiamento senza pretendere risposte. Damiano Michieletto firma un’opera completa, delicata e naturalmente contemporanea, capace di raccontare l’instabilità come condizione necessaria della crescita. Un cinema che non alza la voce, ma che lascia tracce durature a chi è disposto ad ascoltarle.

In conclusione

Primavera di Damiano Michieletto è un film misurato e profondamente sensibile che mette la musica al centro di un racconto di formazione e di libertà femminile. Attraverso immagini calibrate, silenzi significativi e una regia che privilegia l’osservazione alla spiegazione, il film costruisce una stagione dell’anima: fragile, promessa di cambiamento e insieme sospesa nell’attesa. Michieletto sceglie la delicatezza come metodo narrativo, affidando alla musica e ai gesti minimi la capacità di rivelare ciò che le parole tacciono. Non è un cinema di effetti ma di persistenze: chi accetta il ritmo contemplativo del film ne porterà via immagini e sensazioni che continuano a risuonare dopo la visione.

Note positive

  • Regia misurata e coerente con il tono contemplativo.
  • Fotografia naturale che valorizza luce e spazi come estensioni interiori.
  • Interpretazioni trattenute e credibili, lontane dall’enfasi.

Note negative

  • /

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro
Interpretazione
Emozione
SUMMARY
4.0
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Laura Capuano
Laura Capuano

Sono giornalista free lance dal 2008, ho iniziato scrivendo di cinema e di arte contemporanea.
Mi occupo di comunicazione e marketing, fotografia e di cinema.