Racconti immorali
Titolo originale: Contes Immoraux
Anno: 1974
Nazione: Francia
Genere: Erotico
Casa di produzione: Argos Films, Syn-Frank Enterprises
Distribuzione italiana: Belma Capitol, General Video
Durata: 92 minuti
Regia: Walerian Borowczyk
Sceneggiatura: Walerian Borowczyk
Fotografia: Bernard Daillencourt, Noël Véry
Montaggio: Walerian Borowczyk
Musiche: Maurice Le Roux
Attori: Fabrice Luchini, Lise Danvers, Paloma Picasso, Charlotte Alexandra, Pascale Christophe
I contenuti dell'articolo:
Trailer di “Racconti immorali”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Nel 1974, il cineasta polacco naturalizzato francese Walerian Borowczyk realizzò Contes Immoraux, un lungometraggio a episodi destinato a segnare la storia del cinema erotico europeo. Quarta opera del regista, dopo Théâtre de Monsieur et Madame Kabal (1967), Goto, l’île d’amour (1968) e Blanche (1971). Il film fu presentato in anteprima mondiale il 23 novembre 1973 al BFI London Film Festival, per poi essere proiettato nel 1974 al Berlin International Film Festival e al Locarno Film Festival, prima di debuttare nelle sale cinematografiche francesi il 28 agosto 1974.
La distribuzione del film in Italia si rivelò piuttosto complessa, a causa della severa censura che lo giudicò eccessivamente scabroso e provocatorio, per via delle numerose scene esplicitamente pornografiche. Contes Immoraux fu bocciato dalla censura italiana due volte nel 1975, per poi essere ripresentato nel febbraio 1976 in una versione pesantemente modificata. Il film venne proposto con il titolo I racconti immorali di Borowczyk e con una struttura narrativa alquanto diversa dall’originale. Per rendere l’opera più accettabile per il pubblico italiano, l’intero montaggio fu rivisitato: l’ordine degli episodi stabilito dal regista fu cambiato radicalmente e l’intera composizione narrativa spezzettata, inserendo il cortometraggio ironico ed erotico Collezione Particolare, realizzato da Borowczyk nel 1973, tra un capitolo e l’altro. Questa soluzione mirava ad alleggerire il peso del film.
Le modifiche non si limitarono alla riorganizzazione delle sequenze: tredici minuti di pellicola furono tagliati, e venne aggiunto un commento audio ironico e derisorio a cura di Giuseppe Berto. Il film, così strutturato, fu distribuito in Italia il 18 marzo 1976 con la seguente suddivisione:
- Parte 1 del cortometraggio Collezione Particolare
- Episodio Teresa Filosofa
- Parte 2 del cortometraggio Collezione Particolare
- Episodio Erzsébet Báthory
- Episodio La Marea
- Parte 3 del cortometraggio Collezione Particolare
- Episodio Lucrezia Borgia
Nonostante queste modifiche e la distribuzione cinematografica iniziale, il 9 maggio 1977 la Corte d’Appello di Roma ordinò il sequestro di tutte le copie del film presenti sul territorio italiano. Il sequestro durò un anno, fino al 1978, quando fu revocato dal Tribunale di Latina. La versione originale del lungometraggio è stata resa disponibile in Italia solo a partire da settembre 2024, grazie alla distribuzione della CG Entertainment, che ha pubblicato il film in formato home video (DVD e Blu-ray) con un restauro in 4K.
In origine, il film doveva includere un episodio aggiuntivo basato sulla storia della bestia del Gévaudan. Sebbene questo episodio sia stato effettivamente girato, Borowczyk decise di non inserirlo nel lungometraggio, scegliendo di utilizzarlo invece nel suo film successivo, La Bestia (1975), ispirato agli eventi di cronaca legati alla leggendaria creatura. In Francia, è disponibile una versione di Contes Immoraux della durata di 125 minuti, che include tutti i cinque episodi originariamente pensati dal regista.
Trama di “Racconti immorali”
La concezione della sessualità e dei corpi maschili e femminili ha subito profondi cambiamenti nel corso della storia umana. In Contes Immoraux, queste tematiche vengono esplorate attraverso episodi che attraversano secoli, mostrando diverse manifestazioni dell’erotismo e della trasgressione.
Negli anni ’70, su una spiaggia della Normandia, André inizia la cugina sedicenne Julie al sesso orale, segnando per lei il primo contatto con il piacere sessuale.
Nel luglio del 1890, la devota e religiosa Thérèse, come punizione, viene rinchiusa in un ripostiglio. Lì scopre l’arte del piacere solitario attraverso l’uso di un cetriolo e la lettura di un libro pornografico. Dopo questo atto solitario, Thérèse fugge dal ripostiglio solo per essere brutalmente violentata da un vagabondo di passaggio. Successivamente, la comunità locale chiede la sua beatificazione, considerandola una martire per essere stata vittima di una violenza così atroce.
Nel 1610, in Ungheria, la contessa Erzsébet Báthory, accompagnata dal suo paggio István, visita i villaggi circostanti alla ricerca di giovani donne da portare nel suo castello, dove organizza orge e riti sanguinari.
Nel 1498, a Roma, Lucrezia Borgia, nobildonna di origine spagnola e moglie di Giovanni Sforza, si reca in Vaticano per incontrare suo padre, Papa Alessandro VI, e il fratello Cesare, intrattenendo con entrambi rapporti incestuosi. Nel frattempo, il frate domen

Recensione di “Racconti immorali”
Walerian Borowczyk è stato un artista poliedrico, pittore, cineasta e scrittore che si è concentrato, nella sua vasta carriera, nella rappresentazione e nell’analisi del corpo umano inerente all’aspetto sessuale e pornografico, dando forma visiva e letteraria a un elemento inerente alle nostre vite, che a causa di una cultura occidentale cristiana post romana, è considerato un argomento tabù e sacrilego. Borowczyk, sfidando ogni regola di buonsenso della sua epoca, ha sfidato questi tabù sociali, rappresentandoli nelle sue svariate forme affrontando riflessioni e narrazioni incentrate sul piacere erotico femminile e maschile incentrato sulla scoperta dell’ebbrezza sessuale del proprio corpo oltre a trattare il rapporto afrodisiaco e lussurioso, in contrasto con una lettura cristiana ed evangelica, del rapporto tra uomo e donna, rappresentando sullo schermo orgie o rapporti corporei tra persone del medesimo sesso.
Se a livello letterario l’autore ha realizzato opere provocatorie come Anatomia del diavolo (1992), I miei anni polacchi (2002) e Cosa penso quando guardo una donna polacca nuda (2007), nel suo cinema l’elemento sessuale è stato da sempre presente fin dai suoi primissimi cortometraggi, ma dopo aver realizzato il lungometraggio distopico Goto, l’isola dell’amore e Blanche, un amore proibito ecco che l’elemento di genere erotico entrerà preponderantemente nei suoi lungometraggio partendo proprio da Racconti immorali, un film di stampo esplicitamente erotico pornografico con riferimenti storiografici inerenti a personaggi effettivamente vissuti.
Racconti immorali segna l’inizio del secondo periodo cinematografico di Borowczyk, in cui il regista abbandona definitivamente le convenzioni sociali per dedicarsi a film profondamente autoriali, legati alla sua passione per l’erotismo e la sessualità. Dopo Contes Immoraux, Borowczyk si immerge completamente in questo genere, esplorandolo in tutta la sua complessità. Nei suoi film successivi, il regista collega strettamente il concetto di libertà femminile alla sessualità, intesa come esperienza libera da ogni forma di pregiudizio sociale. Questo percorso trova espressione in opere come La bestia, La marge, Interno di un convento, Collezioni private, Tre donne immorali?, Lulù, Nel profondo del delirio, Ars amandi – L’arte di amare e Emmanuelle 5.
Racconti immorali, pur presentando delle imperfezioni a livello drammaturgico, è la pellicola che segna l’inizio di un flusso creativo libero e spregiudicato per Borowczyk, consacrandolo come il principale esponente europeo del cinema erotico artistico. Nel suo film francese, duramente colpito dalla censura italiana, l’autore non esplora il tema dell’amore né dei rapporti di coppia, ma si concentra sulla passione più sfrenata e sulla scoperta sessuale del proprio corpo e del proprio io, quello più intimo e irrazionale. Questo viene analizzato e rappresentato attraverso una prospettiva femminile, sviluppando quattro storie incentrate su giovani donne che, in modi diversi, si trovano coinvolte in situazioni profondamente erotiche.
Le prime due storie ruotano intorno all’iniziazione al mondo della perversione e della sessualità, mentre le successive si sviluppano su percorsi drasticamente diversi. La quarta narrazione offre una rappresentazione cruda, ma realistica, del clero vaticano del 1498, con Papa Alessandro VI, figura incline a cedere alle tentazioni carnali. Il terzo capitolo, il più esplicitamente pornografico, è incentrato sulla rappresentazione del corpo femminile nudo attraverso inquadrature che enfatizzano i dettagli, attraverso inquadrature definite particolari, riprendendo i corpi di donne sotto la doccia, lungo i corridoi o in camere da letto. In questo segmento, dal tono thriller, l’erotismo non si manifesta attraverso l’atto sessuale, ma piuttosto nell’orgia intesa come un gioco tra donne e una rappresentazione della loro nudità, che tuttavia non arriva a raffigurare esplicitamente l’unione fisica.
La pellicola compie un viaggio nel tempo, esaminando la storia della società umana e posizionando i capitoli in ordine cronologico, partendo dagli anni ’70 per poi arrivare al 1498, mostrando diverse situazioni e prospettive della sessualità, dove il sesso, e in particolare il genitale maschile, non viene mai rappresentato esplicitamente sullo schermo, probabilmente per motivi legati al pudore di quegli anni, dove la regia mostra, in determinata situazioni, fino a un certo punto.
La prima storia ci parla di scoperta del sesso da parte di una ragazzina di sedici anni attraverso l’atto orale sessuale. Il secondo capitolo ci conduce in una storia dal sapore religioso con una ragazzina pia che scopre la sessualità attraverso l’atto auto erotico usando un cetriolo. Nel terzo capitolo, come già scritto, non abbiamo la rappresentazione dell’atto sessuale ma solo la sua rappresentazione del corpo ignudo femminile, mentre la quarta e ultima storia ci mostra l’atto sessuale nel suo compimento, in un rapporto a tre incentrato sull’emissione del genitale maschile nel corpo della donna. Borowczyk, attraverso personaggi femminili, indaga varie sfumature del erotismo, attraverso una narrazione che ricade in una rappresentazione alquanto pornografica, con corpose inquadrature di vagine e seni femminili messe in primo piano sullo schermo.
A livello sceneggiativo la storia non possiede un vero e proprio collante, al di là del sesso, è questo è il vero problema della pellicola, di un film che non fa nessun tipo di critica sociale e che non ha nessun obiettivo narrativo effettivo, se non quello di raccontare quattro storie incentrate su dinamiche sessuali. La prima storia “La marea” si rifà a un racconto omonimo di André Pieyre de Mandiargues risultando l’unica storia con al suo centro personaggi di pura invenzione, le altre narrazioni invece hanno a che fare con eventi storici realmente avvenuti o che hanno a che fare con personaggi effettivamente reali. La protagonista della seconda storia Thérèse Philosophe è tratta dalla Gazzetta della Domenica del 10 luglio 1890, invece il terzo episodio si basa su Erzsébet Báthory, una criminale e serial kille ungherese, che aveva assassinato, secondo le fonti del suo diario, ben 650 giovani donne, mentre il quarto episodio si rifà espressamente a Papa Alessandro VI e ai suoi due figli Lucrezia Borgia e Cesare Borgia. In questo senso, nonostante abbia apprezzato maggiormente, la prima storia è evidente come sarebbe stato più congruo mettere 4 storie basate su personaggi o fatti reali e non immetterne una basata invece sull’inventiva. Questa scelta rende la pellicola un pizzico disomogenea.
Più che a livello narrativo la pellicola si eleva grazie alla sua qualità fotografica e registica, nonostante una breve inquadratura traballante a inizio film (se da vedere se è dovuta a problemi connessi al mantenimento stesso della pellicola oppure se è un vero e proprio errore di fotografia). La pellicola possiede una qualità registica impressionante, riuscendo a donare alle varie sequenze visive un profondo senso di eros, attraverso delle atipiche scelte di regia, di una regia che decide di far soffermare la macchina da presa, in maniera maniacale, sui corpi femminili e precisamente sulle loro parti genitali o sui loro seni, ripresi, spesso e volentieri nelle loro nudità.
Se tutto il lungometraggio è assolutamente ben realizzato, “La marea” è la sequenza narrativa poeticamente e visivamente di maggior qualità, grazie all’unione tra sceneggiatura e rappresentazione visiva, dove il paesaggio costiero della Normandia con le sue rondini, le sue montagne e il costante rumore delle onde del mare donando un sottofondo costante alla pellicola, rappresentando la stessa eccitazione e tormento sessuale dei due giovani, in primis di André, interpretato dall’attore di successo (all’ora sconosciuto) Fabrice Luchini. In questa scena però non è lui a rubare lo schermo bensì la giovanissima e sconosciuta Lise Danvers nei panni di Julie che riesce, semplicemente, a bucare lo schermo, con la sua espressione facciale entrando perfettamente in sintonia con il mood della scena e del suo personaggio, tra l’ingenuo, il servizievole e la volontà di sperimentare il sesso privo d’amore. In questa scena abbiamo una regia attenta che riesce a scegliere, magistralmente, come muoversi nello spazio e quali inquadrature decidere. Le immagini del mare, le riprese sul volto di Andrè e i particolari sul volto di Julie dalle parti sessuali fino agli occhi e alla scena della bocca, creano un senso di potente eros che lo spettatore riesce bene a percepire nell’aria.
In conclusione
Walerian Borowczyk, attraverso Racconti immorali, segna un importante capitolo nel cinema erotico, affrontando tematiche tabù con audacia e creatività. La sua capacità di esprimere l’erotismo attraverso una narrazione visiva ricca e provocatoria, anche se priva di un vero filo conduttore, offre uno sguardo innovativo sulla sessualità. Pur con le sue imperfezioni drammaturgiche e una rappresentazione a tratti caricaturale, il film resta un’opera di forte impatto, capace di stimolare riflessioni e reazioni contrastanti. La regia di Borowczyk riesce a trasmettere una sensazione di libertà e scoperta, consolidando la sua posizione come pioniere del cinema erotico europeo.
Note positive
- Borowczyk esplora tematiche tabù con audacia e creatività
- La Regia di alta qualità che esprime profondi livelli di eros
Note negative
- Assenza di un collante narrativo tra le storie
- I personaggi meritavano un maggior approfondimento
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Interpretazione |
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| Emozioni |
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SUMMARY
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3.9
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