Cani arrabbiati (1974). Il film che ispirò Tarantino

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Trailer di Cani arrabbiati

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il regista Mario Bava aveva subito una grande delusione cinematografica nel 1973 con il suo film “Lisa e il diavolo“, presentato al Festival di Cannes, dove la pellicola di genere horror fece scalpore in sala tanto che, a detta del produttore Alfredo Leone, la prima proiezione fu disastrosa. Questo disastro ebbe conseguenze anche distributive tanto che film faticò a trovare una sua uscita nelle sala cinematografiche. Inizialmente, il film fu proiettato in vari festival di genere, e solo in Spagna, il 25 novembre 1974, fu distribuito nella sua versione originale, senza censura nelle sale cinematografiche. In Italia, invece, la pellicola venne rilasciata solo il 2 aprile 1975, ma in una versione cinematografica censurata.

Per superare questa delusione, nel 1973, Bava decise di realizzare un nuovo film basato sul racconto “L’uomo e il bambino” di Michael J. Carrol. Questo film prese il nome di “Cani arrabbiati” nel 1974. Bava però non ci sarebbe mai immaginato che questo lungometraggio avrebbe trovato un destino ancora più sfortunato, a livello distributivo, di quel “Lisa e il diavolo”. 

Cani arrabbiati” fu girato a Roma sul tratto d’autostrada Civitavecchia-L’Aquila, con le riprese che ebbero inizio il 20 agosto 1973 e terminarono il 12 settembre dello stesso anno. Per decisione di Bava, l’intero film venne girato in ordine cronologico. Nel cast, come protagonisti, furono scelti attori come Riccardo Cucciolla (noto per Sacco e Vanzetti, 1971, e Notte sulla città, 1972), il francese Maurice Poli (che aveva recitato in Sandokan, la tigre di Mompracem, 1963, e 5 bambole per la luna d’agosto, 1970), l’italiano George Eastman (presente in Fellini Satyricon, 1969, Blastfighter, 1984, e Rosso sangue, 1981), il cantautore Don Backy e l’attrice tedesca Lea Lander (che aveva recitato in Belle d’amore, 1970, L’anticristo, 1974, e Kaput Lager – Gli ultimi giorni delle SS, 1977).

La produzione del film, come raccontato da Lamberto Bava, aiuto regista della pellicola, fu estremamente difficile a causa degli scontri finanziari tra il produttore Roberto Loyola e Mario Bava. Dopo tre settimane di riprese, quando mancavano solo alcune istantanee di elicotteri e macchine della polizia da girare, giunse sul set la notizia che la casa di produzione era fallita. Ciò comportò la terminazione dei lavori e l’accantonamento del film, che finì nel buio, nonostante gli sforzi profusi da Mario Bava per acquisire i diritti del film. Il regista morì nel 1980 a Roma e non ebbe mai l’opportunità di vedere “Cani arrabbiati” . Tuttavia, nel 1995, grazie agli sforzi dell’attrice Lea Lander, il film ottenne una seconda vita quando fu distribuito in formato DVD. Da quel momento, la pellicola ha conosciuto diverse versioni cinematografiche, ciascuna con musiche, sequenze e doppiaggi differenti, contribuendo a creare atmosfere diverse all’interno del film. Quante sono le versioni?

  1. La versione della “Spera Cinematografica” del 1995 termina con un fermo immagine di Riccardo Cucciolla, accompagnato dalle sirene della polizia.
  2. La versione in DVD della “Lucertola” mantiene il finale originale ma aggiunge un nuovo prologo con una donna che piange dietro una finestra.
  3. La versione DVD della “Marketing e Vella” ha un finale più lungo in cui Cucciolla sale in macchina e si allontana.
  4. La versione della “Leone” aggiunge una scena finale con la madre del bambino (interpretata da Fabrizia Sacchi) al telefono con il sequestratore.
  5. La versione Leone-Lamberto Bava, intitolata “Kidnapped“, presenta nuove sequenze, un nuovo doppiaggio e nuove musiche. In questa versione sono presenti nuove scene di inseguimento e conversazioni telefoniche tra i personaggi.
  6. La versione trasmessa da Sky del 2004, intitolata Semaforo rosso, termina con un fermo immagine sul bambino nel bagagliaio della macchina, senza l’audio delle sirene della polizia.

L’opera cinematografica è stata inoltre ripresa da Quentin Tarantino come fonte di ispirazione e di citazione per la sua opera prima “Le Iene“. Guardando le scene relative alla rapina, è evidente tracciare delle similitudini tra i due film, sia per quanto riguarda la scenografia che alcune scelte narrative.

Trama di Cani arrabbiati

Quattro spietati criminali si infiltrano in un’azienda con l’intento di derubare gli stipendi del mese. Tuttavia, il loro piano va storto. Pur riuscendo a impadronirsi del denaro, scoppia un violento conflitto a fuoco tra di loro e le forze dell’ordine. Durante lo scontro, i criminali uccidono alcuni uomini, mentre la polizia neutralizza uno dei banditi e danneggia il serbatoio del veicolo con cui i tre rimanenti cercano di fuggire. Il capo della banda, conosciuto come il “Dottore”, insieme ai suoi fedeli scagnozzi Bisturi e l’esuberante “Trentadue”, fuggono con il loro veicolo ma quando questi termina la benzina ecco che si ritrovano a piedi. I tre decidono così di nascondersi in un percheggio sotterraneo, dove vengono inseguiti senza trega dalle forze dell’ordine. Nella loro frenetica fuga, prendono in ostaggio due donne, in maniera che la polizia li lascia scappare. Le forze armate però non demordono fino a quando Bisturi, uccide per un tragico errore, una delle ostaggi, evento che costringe la polizia a esitare sull’agire temendo l’incolumità del secondo ostaggio, una giovanne donna di nome Maria.

Quando finalmente emergono dal parcheggio sotterraneo, i tre criminali, insieme a Maria, entrano rapidamente in un’auto ferma a un semaforo. A bordo c’è un uomo di nome Riccardo, accompagnato dal suo bambino gravemente malato che necessita urgentemente di un intervento chirurgico all’ospedale. Nonostante l’angoscia di Riccardo, il “Dottore” mostra un totale disinteresse per il destino del bambino e costringe Riccardo ad accompagnarli fuori città, permettendo così ai criminali di sfuggire. Mentre il piccolo dorme ignaro nella macchina, le cinque persone si trovano coinvolte in un viaggio carico di tensione, oscillando tra paura e speranza, tutto questo a bordo di una Opel Rekord Caravan.

Frame di Cani arrabbiati
Frame di Cani arrabbiati

Recensione di Cani arrabbiati

Sul finire degli anni ’60 e nei primi anni ’70, il cinema italiano vide l’emergere di un nuovo genere: il Poliziesco, un filone cinematografico che catturò l’attenzione di una nuova generazione di spettatori italiani. In questo periodo, in Italia, vennero prodotti numerosi lungometraggi di grande valore che si rifacevano apertamente a questo genere. Tra questi spiccano “Milano calibro 9” del 1972 di Fernando Di Leo, “Svegliati e uccidi” del 1966 di Carlo Lizzani, “Banditi a Milano” del 1968 sempre di Carlo Lizzani e “La polizia ringrazia” del 1972 diretto da Stefano Vanzina. Mario Bava, uno dei cineasti più versatili del cinema italiano del suo tempo, non poté fare a meno di avventurarsi nel genere poliziesco, soprattutto considerando la sua passione per la collana “Gialli Mondadori“. Proprio all’interno di questa collana, nel numero 1162, Bava scoprì il racconto “L’uomo e il bambino” di Michael J. Carrol, da cui trasse l’ispirazione per il suo eclettico film poliziesco “Cani arrabbiati”.

Il film si distingue per la sua atipicità nel poliziesco poiché il regista, amante del cinema in tutte le sue sfaccettature, mescola abilmente diversi generi all’interno di quest’opera. Oltre agli elementi narrativi tipici del poliziesco, troviamo anche accenni al noir, al western, al genere “rape and revenge” e persino una costruzione di tensione tipica dei thriller più che dei polizieschi. La struttura del film presenta gli elementi classici del poliziesco, soprattutto nella prima metà del film e in particolare nei primi quindici minuti, in cui assistiamo a scontri a fuoco tra i criminali e le forze dell’ordine in una Roma grigia e periferica, lontana dall’affascinante ambientazione romana dai toni gloriosi. “Cani arrabbiati” potrebbe anche essere definito come un “on the road movie”; alla fine, i personaggi intraprendono un viaggio in macchina pervaso da speranza e paura per un futuro incerto. Da un lato, i criminali sono spaventati dall’idea di essere catturati dalla polizia o di essere traditi da Maria e Riccardo. Dall’altro lato, i due ostaggi temono di essere uccisi dai tre delinquenti una volta terminato il viaggio in macchina. Bava prende questi personaggi complessi e li chiude all’interno di un’Opel Rekord Caravan per gran parte del film, un luogo chiuso e angusto che diventa lo scenario in cui si sviluppano i rapporti interpersonali tra di loro.

La sceneggiatura è abile nel caratterizzare, seppur in maniera talvolta superficiale, i criminali e gli ostaggi attraverso dialoghi ben scritti che conducono gli spettatori in una storia estremamente verosimile, anche grazie alle riprese realistiche del regista, che stavolta abbandona la sua estetica artificiosa per un approccio più realistico. L’illuminazione, in particolare, è assolutamente realistica, poiché Bava decide di non ricreare atmosfere di suspense attraverso l’uso delle luci, che nei suoi film hanno sempre giocato un ruolo significativo sia dal punto di vista estetico che atmosferico. Tuttavia, la tensione in “Cani arrabbiati” è onnipresente ed è l’elemento chiave del film. All’interno dell’automobile, la tensione è palpabile come un coltello affilato, grazie sia alla sceneggiatura ben scritta sia alle straordinarie interpretazioni del cast, in particolare Lea Leander nel ruolo di Maria e George Eastman nel ruolo del brutale e pervertito “Trentadue”. La performance di Don Backy nel ruolo del folle “Bisturi” è degna di applausi. La tensione, però, emerge anche grazie alla curata costruzione dell’ambientazione e del trucco. La storia si svolge in una torrida estate, e sui volti dei personaggi vediamo il sudore gocciolare, soprattutto su Maria, la donna costretta a lottare contro la brutalità dei criminali, in particolare di “Trentatadue”. La scena in cui Maria tenta di fuggire è magistralmente realizzata, immergendo gli spettatori in una sorta di “revenge movie”, in cui la vittima cerca di ribellarsi ai suoi aguzzini. Questa scena, insieme alla tortura psicologica che Maria è costretta ad affrontare, rappresenta uno dei momenti più intensi e commoventi dell’intero film, introducendo tematiche sensibili come lo stupro. Lea Leander in questa scena da prova di una grande interpretazione appoggiata su un abile uso del trucco, dove vediamo il sudore stampato sul corpo della donna, e la regia di Mario Bava che ci dona delle intense inquadrature. Va sottolineato inoltre il grande lavoro registico di Bava che fa una regia solo all’apparenza semplice. Il cineasta romano crea un estremo dinamismo nel raccontarci eventi racchiusi, quasi esclusivamente, in un unica location di piccole dimensioni come una macchina. Bava riesce sempre a trovare nuove e soprendenti inquadrature, evitando di risultare monotono.

Se la versione originale risulta potente, Lamberto Bava ha deciso di aggiungere il suo tocco personale, introducendo delle modifiche che hanno influenzato il lavoro svolto egregiamente dal padre. Il film ha subito diverse versioni cinematografiche nel corso del tempo, ma quella considerata “definitiva” nel 2023 è “Kidnapped“. All’interno di questa versione, troviamo una colonna sonora più accattivante, alcune scene importanti sono state tagliate (come il finale) così come alcune scene poco funzionali (come Trentadue che canta “Emozioni” di Lucio Battisti, un elemento poco in linea con il carattere brutale del personaggio). Inoltre, c’è stato un miglioramento nel doppiaggio, con una nuova e più coinvolgente registrazione delle voci. Tuttavia, la versione “Kidnapped” presenta un grande problema narrativo. Senza svelare dettagli cruciali della trama, Lamberto Bava e Leone hanno deciso di aggiungere nuove scene con l’attrice Fabrizia Sacchi. Queste brevi scene appaiono distanti dal punto di vista della ripresa rispetto al film originale e, purtroppo, introducono un elemento che può far sorgere dubbi negli spettatori, rendendo il finale “molto probabile” e quindi prevedibile, togliendo un senso di suspence che l’opera madre possedeva. Nella versione Kidnapped la svolta finale è predetta dal pubblico fin dalla prima metà, togliendo quell’effetto sorpresa che è il bello di questo tipo di film.

Fotogramma del film Cani arrabbiati
Fotogramma del film Cani arrabbiati

In conclusione

Cani arrabbiati” si erge come un’opera pionieristica nel panorama cinematografico italiano. Il regista Mario Bava mescola abilmente diversi generi all’interno del film, creando una tensione costante all’interno del microcosmo claustrofobico dell’Opel Rekord Caravan. Le interpretazioni intense e il realismo nella caratterizzazione dei personaggi contribuiscono a rendere il film una pietra miliare del cinema poliziesco. Tuttavia, la versione “Kidnapped” presenta alcune scene aggiunte che, sebbene ben recitate, minano la suspense e rendono il finale più prevedibile.

Note Positive:

  • Mescolanza innovativa di generi cinematografici.
  • Tensione costante e realismo nella caratterizzazione dei personaggi.
  • Interpretazioni intense del cast, in particolare Lea Lander, George Eastman e Don Backy.

Note Negative:

  • Aggiunte nella versione “Kidnapped” che minano la suspense e rendono il finale più prevedibile.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

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