Ratatouille (2007). Dietro ognuno di noi può celarsi un artista

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Trailer di Ratatouille

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Ratatouille è l’ottavo lungometraggio d’animazione della casa di produzione Pixar. Ha incassato più di 600 milioni di dollari e ha ricevuto consensi positivi da gran parte della critica per la sceneggiatura impeccabile oltre che per lo stile d’animazione, la sua arguzia umoristica e una toccante colonna sonora composta da Michael Giacchino, musicista storico per la Pixar, che comporrà, tra le altre, anche la splendida colonna sonora di Up. Ha vinto inoltre l’Oscar come miglior film d’animazione e nella stessa categoria anche il Golden Globe e il premio Bafta. Il regista Brad Bird vanta questo riconoscimento per la seconda volta dopo averlo conquistato con il primo lungometraggio prodotto per la Pixar: Gli Incredibili- Una “normale” famiglia di supereroi. Riconoscimento ampiamente meritato, considerando lo straordinario lavoro che c’è dietro, in particolar modo nella riproduzione animata sia dei raffinati piatti che della meravigliosa Parigi anni Sessanta.

Trama di Ratatouille

Il film si apre con il protagonista Rémy che, da qualche parte in Francia, presso la villa di campagna di una vecchia signora, vive con il fratello Émile, il padre Django e la loro grande famiglia di roditori. Rémy è diverso dagli altri topi: è un ratto atipico, ha dei comportamenti simili a quelli degli umani (come il fatto di camminare a due zampe), non sopporta che i suoi familiari rubino il cibo e ha un sogno molto particolare per essere un topo: quello di diventare un grande chef. Il suo idolo è lo chef Auguste Gusteau, un cuoco ormai deceduto che in vita aveva fortemente sostenuto l’idea secondo cui chiunque può cucinare, ma che aveva dovuto scontrarsi con il duro giudizio del critico gastronomico Anton Ego: a causa di una sua recensione negativa, il rinomato ristorante di Gusteau aveva perso una stella Michelin e lo chef era caduto nella depressione che l’avrebbe portato alla morte, rappresentando un duro colpo per il suo locale. Un giorno la vecchia signora scopre l’esistenza della colonia di topi costringendoli a scappare. Rémy perde di vista la propria famiglia e nella fuga si ritrova solo nel bel mezzo delle fogne. Sarà solo grazie allo spirito guida di Gusteau, prodotto dalla sua immaginazione attraverso una copia del suo famoso libro di ricette, che il piccolo topo riuscirà ad orientarsi in una nuova vita a Parigi, la città nella quale ha sempre sognato di diventare un grande chef. Sarà solo quando Rémy giungerà al ristorante Gusteau che la commovente storia di Ratatouille prenderà il via, intrecciandosi con le vite della severa ma dolce Colette Tatou, del timido Alfredo Linguini e del perfido Nino Skinner: riuscirà il nostro piccolo amico a quattro zampe a riportare il ristorante del suo idolo Auguste Gusteau ai fasti di un tempo?

Rémy e suo fratello Émile in Ratatouille
Rémy e suo fratello Émile in Ratatouille

Recensione di Ratatouille

Anton Ego

Non tutti possono essere dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in ognuno di noi.

La citazione del critico gastronomico Anton Ego è il perno della pellicola: quale frase è più azzeccata di questa parlando di un roditore capace di amare la cucina e creare piatti squisiti più di qualsiasi altro essere umano? Rémy è certo un piccolo topo, ma è anche un grande artista.

Per chi pensa che i film d’animazione siano solo per bambini, Ratatouille rappresenta in pieno l’eccezione alla regola: la sua profondità di senso dietro ogni singola cosa lo rende una pellicola filosofica e riflessiva. Aspetti che vanno a nozze con l’atmosfera della Parigi anni Sessanta, che esplode in tutta la sua bellezza nel connubio con le sonorità francesi, eleganti e romantiche, di Michael Giacchino.

Arguta è anche la sceneggiatura: ideata splendidamente per raffigurare con precisione quella contrapposizione tra topi e umani, dove questi ultimi sono percepiti distanti e visti dalla gran parte della comunità di roditori come cattivi, spietati e spaventosi. Solo Rémy, riconoscendo e ammirando negli umani la predisposizione all’arte e alla creazione, con il suo straordinario coraggio farà un passo verso di loro, dimostrando che non sempre i luoghi comuni in cui crediamo corrispondono alla realtà.

In quest’ottica Remy è il collante tra due universi distinti e, quando alla convinzione del padre che la natura non si può cambiare risponde che cambiare fa parte della natura, sta dando a noi spettatori un grande insegnamento da coltivare nella vita di tutti i giorni. Non è bene nemmeno giudicare ciò che non si conosce: Il viaggio verso l’ignoto umano è pieno di intoppi e il padre Django prova in ogni modo a disegnare le persone come mostri; è proprio per questo che Rémy si dimostra un topo estremamente saggio e coraggioso, che non molla mai veramente, diventando per tutti un esempio di bontà d’animo e grandezza morale.

La grandezza del protagonista è anche quella del rispetto infinito che ha per il cibo. Abbiamo già accennato alla sua irritazione per il fatto che i topi rubino e mangino spazzatura senza preoccuparsi del gusto; in questo Rémy cerca anche di educare i suoi simili: in una scena del film fa assaggiare del formaggio al fratello Émile che vorrebbe divorarlo senza ritegno, insegnandogli ad assaporarlo davvero, con amore e partecipazione. Si tratta di gustare qualcosa a occhi chiusi, coinvolgendo tutti i sensi e facendo diventare il mero atto fisiologico del mangiare una vera e propria arte, fatta di rispetto per la materia prima e per il lavoro di tutti quelli che con cura e dedizione la trasformano in cibo meraviglioso.

Sotto questo aspetto Ratatouille è un inno al cibo in tutta la sua pienezza: un inno che lo celebra e lo innalza come qualsiasi vero cuoco dovrebbe fare. Potremmo ben dire che il film è un vero e proprio manifesto della grande cucina.

Neanche Rémy tuttavia è perfetto. Eppure l’imperfezione, come direbbe un grande poeta, lo rende ancor più autentico e coraggioso. Ci sono alcuni momenti in cui cambia idea sugli esseri umani, dando ragione al padre e, ancora, momenti in cui per aiutare la sua comunità è disposto a rubare. Insomma, Rémy non accantonerebbe mai la famiglia per il nuovo mondo a cui è andato incontro: il suo obiettivo è quello di unire queste due realtà, la sue radici di sempre con il mondo degli umani e della cucina.

Rémy dialoga con il padre Django

Non puoi cambiare la natura! Cambiare fa parte della natura, papà.
Django e il figlio Rémy in controcampo - Ratatouille
Django e il figlio Rémy in controcampo – Ratatouille

Un viaggio fatto di anima

Auguste Gusteau

L’alta cucina non è una cosa per i pavidi, bisogna avere immaginazione, essere temerari, tentare anche l’impossibile e non permettere a nessuno di porvi dei limiti solo perché siete quello che siete, il vostro unico limite sia il vostro cuore. Quello che dico sempre è vero, chiunque può cucinare ma solo gli intrepidi possono diventare dei grandi. Ohh, pura poesia.

Il viaggio verso la cucina per Rémy inizia proprio da Gusteau e dal suo spirito. È come se quell’uomo ormai nel regno dei cieli sentisse che c’è qualcuno capace di riportare la sua cucina al posto che merita. O forse non è proprio così: forse solo una suggestione di Rémy, che immagina di vedere e parlare con il suo idolo, spinto dalla sua forte passione. Quasi un sesto senso che vuole trasportarlo verso un grande sogno.

L’essere umano che si rivelerà più importante per Rémy è Alfredo Linguini: uno sguattero goffo e impacciato, oltre che innamorato della bella e combattiva cuoca Colette. Un giorno Linguini ha la pessima idea di mettere le sue mani su una zuppa, nonostante non sappia cucinare; Rémy decide di intervenire, correggendo il piatto e perfino migliorandolo: per i clienti del ristorante è un enorme successo. Il topino e il ragazzo diventano amici: Alfredo permette a Rémy di vivere il suo sogno, quello di cucinare in un ristorante di Parigi; d’altra parte il roditore contribuisce a salvaguardare la sua nuova (e fasulla) reputazione di grande chef, aiutandolo inoltre a conquistare Colette che pian piano ricambierà il suo amore.

L’espediente di mettere Rémy dentro il cappello di Linguini per guidarlo come una marionetta è del tutto geniale: ribalta i ruoli tra uomo e animale e contribuisce a dare un tocco di comicità a una pellicola già praticamente perfetta.

Frame di Ratatouille
Frame di Ratatouille

Chiaramente non tutti gli esseri umani sono buoni: in giro ci sono anche dei loschi individui… Ad ostacolare il piccolo topo e il suo nuovo amico sarà infatti il perfido Skinner, sous chef di Gusteau e adesso nuovo chef del suo ristorante, che vorrebbe rendere una turistica e commerciale macchina da soldi, rinnegandone l’antica vocazione artistica. Skinner, come ogni villain che si rispetti, proverà a mettere in ogni modo il bastone tra le ruote ai nostri protagonisti. Neanche lui però riuscirà a fermare il sogno di Rémy, che tra mille vicissitudini vuole stupire il critico Anton Ego per chiudere il cerchio e celebrare la memoria di Gusteau laddove le stroncature del lugubre personaggio l’avevano fatta crollare. È un piatto semplicissimo, della tradizione contadina, quello di cui tutti parlano: una “misera” ratatouille, che Ego vuole assolutamente provare per darne un suo giudizio.

Alla fine di tutto è quasi incredibile che Ego rimanga estasiato da un piatto così semplice: una pietanza che gli permette di rivivere la propria infanzia, che lo emoziona al punto da commuoverlo; un pasto nel quale ha trovato un’anima che mai prima aveva percepito. Nessun giudizio di nessun critico (nessun giudizio in generale) può valere più di qualcosa in cui c’è anima.

Anton Ego

Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il loro lavoro al nostro giudizio; prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso da scrivere, e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero: ad esempio nello scoprire e difendere il nuovo.

Così Ratatouille diventa non solo un inno al cibo ma anche un inno all’arte, alla bellezza, alla vita in generale e alle nostre emozioni che alla fine vincono su tutto. Ego ha il coraggio di emozionarsi e la sua cupa maschera da critico implacabile si scioglie come neve al sole. Infine ha capito ciò che conta davvero: e come Rémy non ha mai smesso di avere coraggio, adesso anche Anton Ego non si tirerà più indietro, difendendo quel nuovo pieno di bellezza, per tutta la vita.

Anton Ego - Ratatouille
Anton Ego – Ratatouille

In conclusione

In poche parole, Ratatouille è un film dolce, commovente e colmo di profondi insegnamenti. La regia di Brad Bird e Jan Pinkava è impeccabile, il lavoro d’animazione che c’è dietro è straordinario. Al tutto si aggiungono la geniale sceneggiatura e la poetica colonna sonora. Probabilmente uno dei film meglio riusciti della Pixar, un vero e proprio capolavoro che rimane impresso: perdersi un’opera del genere sarebbe davvero un gran peccato.

Note positive

  • Animazione ben fatta e accurata.
  • Colonna sonora di Michael Giacchino perfetta.
  • Sceneggiatura arguta, intelligente, ricca di sfaccettature e che sa cogliere perfettamente sia il dramma che la commedia.
  • Ampia profondità e varietà dei temi trattati.
  • Elasticità e leggerezza che lo rendono un film adatto a tutti.

Note negative

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Federico Dilillo
Federico Dilillo

Mi chiamo Federico, ho 22 anni e sono un grande appassionato di cinema che tra l'altro studio all'università. Oltre ad amare il cinema, mi piace molto scrivere, quindi immaginate quanto sia bello per me scrivere di cinema, unendo due delle mie passioni più importanti.

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