
Sex
Titolo originale: Sex
Anno: 2024
Nazione: Norvegia
Genere: Commedia, Drammatico
Casa di produzione: Motlys, Viaplay, Oslo Film Fund
Distribuzione italiana: Wanted Cinema
Durata: 125 minuti
Regia: Dag Johan Haugerud
Sceneggiatura: Dag Johan Haugerud
Fotografia: Cecilie Semec
Montaggio: Jens Christian Fodstad
Musiche: Peder Capjon Kjellsby
Scenografia: Tuva Hølmebakk
Costumi: Ida Toft
Attori: Thorbjørn Harr, Jan Gunnar Røise, Siri Forberg, Birgitte Larsen, Theo Dahl, Nasrin Khusrawi, Anne Marie Ottersen, Vetle Bergan, Iver Innset
Trailer di “Sex”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
Sex è parte della trilogia dedicata ai rapporti umani del regista norvegese Dag Johan Haugerud. È il primo a essere proposto al pubblico, venendo presentato in anteprima al Festival Internazionale del Cinema di Berlino 2024. Seguiranno Love (2024), che ha partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia 2024, e Dreams,(2024) vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale 2025.
Sex è distribuito in Italia da Wanted Cinema e la pellicola esce nelle sale italiane a partire dal 15 maggio 2025.
Trama di “Sex”
Due spazzacamini, entrambi legati a matrimoni monogami e eterosessuali, si trovano ad affrontare esperienze che mettono in discussione le loro convinzioni sulla sessualità e sui ruoli di genere.
Uno dei protagonisti vive un incontro sessuale con un altro uomo, ma non lo percepisce né come un’espressione di desiderio omosessuale né come un atto di infedeltà. L’altro, invece, inizia ad avere sogni ricorrenti in cui viene visto come una donna e corteggiato da David Bowie, un’esperienza che lo disorienta profondamente. Questo lo porta a interrogarsi sull’influenza dello sguardo altrui nella definizione della propria identità e a riflettere su eventuali aspetti di sé che ha inconsciamente represso, limitando la sua piena espressione e, a volte, in contrapposizione anche al suo credo cristiano.
Haugerud esplora le immagini normative della mascolinità e il tessuto sociale della Norvegia urbana contemporanea, mettendo in scena una storia che sfida le convenzioni e invita a una riflessione più ampia sulla fluidità identitaria e sulla costruzione culturale del desiderio.
Recensione di “Sex”
Dag Johan Haugerud, in questo capitolo della sua trilogia sui rapporti umani, esplora l’universo maschile, spaziando dalla eteronormatività – che relega l’uomo a un ruolo predefinito – all’accettazione della fluidità. L’autore norvegese affronta questi temi con maestria evitando di sconfinare nel politico o nel sociale e rimanendo ben ancorato alle sensazioni umane di chi vive e di chi subisce queste esperienze.
Sex intreccia due storie apparentemente simili ma profondamente diverse. Haugerud non sente la necessità di una narrazione convenzionale con inquadrature tradizionali ma si affida alle emozioni. Lo fa accentuando le immagini, in un approccio che ricorda autori come Bergman – fra gli altri. La parola e la tematica devono essere protagoniste e vengono proposte in maniera inusuale per lo spettatore moderno, quasi tediosa.
La significazione dell’immagine come emozione
Il regista norvegese amplifica il significato del testo con le sue inquadrature ferme che regalano delle fotografie significanti, soprattutto nei momenti più intimi. La crisi della moglie di Feier, lo spazzacamino che si è concesso un rapporto omosessuale, è ben rappresentato dalla scena con lei di spalle, seduta sulla poltrona a fingere una serenità che è palpabile non esistere.
Haugerud gioca con le parole, con i simboli senza mai risultare banale, accompagnandoci nell’introspezione di questi uomini così diversi ma anche così uguali. Feier accetta la sua avventura come naturale e non identificatrice di un sé che invece gli altri vorrebbero classificare. Il suo mondo crolla quando la moglie cerca di indagare per giustificare la sua vita con un uomo che, a quel punto, pensa di non riconoscere più.
Le domande della consorte di Feier, che possono sembrare voyeuristiche, in realtà ci mostrano il crollo di un uomo che, fino a poco prima, era consapevole di ciò che era e voleva. Non ci sono mai confessioni pruriginose bensì una indagine verso animi umani differenti.
Avdelingsleder, il capo di Feier, affronta il suo sogno ricorrente invece con angoscia iniziale, come se fosse il preludio a qualche cosa che non vuole e può accettare. Fortemente religioso, affronta la tematica con la moglie, altrettanto fedele, e se il risultato può sembrare banale, tutto ha il suo contrappunto con la rappresentazione del figlio, che va decisamente oltre i ruoli di genere a cui molti sono ancora legati.
Amore, sesso e accettazione paradigmatica di sé
Haugerud si addentra in tematiche quotidiane facendo un percorso approfondito ma senza diventare didattico. La sua ricerca verso la sessualità e l’amore, più incline a una ideologia lacaniana che freudiana, viene trasposta in pellicola in maniera semplice e senza mai forzare verso un pensiero queer oriented estremista. E proprio per non cadere in facili trappole, usa una tecnica didascalica, per certi versi noiosa, ma decisamente efficace. Molto più rispetto a Love (2024), altro elemento della trilogia, dove l’eccesso rappresentativo diventava dissonante con l’intenzione intimistica del film.
Di quest’opera tutto funziona: dalla fotografia sempre adatta alla situazione piuttosto che le musiche mai banali e senza eccessi. Anche gli attori, in una recitazione essenziale e senza grosse caratterizzazioni, riescono a far raggiungere l’obiettivo che il regista si era proposto ovvero accedere alla intimità dei loro personaggi. Jan Gunnar Røise e Thorbjørn Harr, rispettivamente Feier e il suo capo, con la loro finta maschera riescono an regalarci delle emozioni che empaticamente è difficile non cogliere.
Stessa cosa vale per le due mogli, interpretate da Siri Forberg e Birgitte Larsen, le quali mostrano la loro forza e la loro debolezza senza mai cadere nell’eccesso. Perfino il figlio del capo, raffigurato sullo schermo da Theo Dahl, è decisamente funzionale, rimanendo fuori da stereotipi o macchiettismi che sarebbero stati facili.
In conclusione
Sex è il modo migliore per iniziare la trilogia delle relazioni di Haugerud. Non è un film facile perché non banale né superficiale. Gli oltranzisti – a qualunque fazione appartengano – avranno di che lamentarsi ma ciò che vedono come un difetto è in realtà il punto di forza del film. Il regista osa senza eccessi, mostra le anime senza i corpi andandole a scandagliare con minuziosa precisione. Solo chi saprà farsi avvolgere da queste anime potrà godere appieno di questa pellicola.
Note positive
- Stile registico efficace ed essenziale
- Nessuna esasperazione superflua
- Intimismo coinvolgente
Note negative
- Per alcuni, un po’ statico
L’occhio del cineasta è un progetto libero e indipendente: nessuno ci impone cosa scrivere o come farlo, ma sono i singoli recensori a scegliere cosa e come trattarlo. Crediamo in una critica cinematografica sincera, appassionata e approfondita, lontana da logiche commerciali. Se apprezzi il nostro modo di raccontare il Cinema, aiutaci a far crescere questo spazio: con una piccola donazione mensile od occasionale, in questo modo puoi entrare a far parte della nostra comunità di sostenitori e contribuire concretamente alla qualità dei contenuti che trovi sul sito e sui nostri canali. Sostienici e diventa anche tu parte de L’occhio del cineasta!
| Regia |
|
| Fotografia |
|
| Sceneggiatura |
|
| Colonna sonora e sonoro |
|
| Interpretazioni |
|
| Emozioni |
|
|
SUMMARY
|
3.8
|
