Suspiria (1977): la pietra miliare dell’horror italiano

Trailer di Suspiria (1977) di Dario Argento

Dario Argento esordisce nei primi anni ’70 del 1900 con la famosa “Trilogia degli animali”: L’uccello dalle piume di cristallo (1970), Il gatto a nove code (1971) e 4 mosche di velluto grigio (1971); si tratta di un interessante trio di film gialli, con omicidi al loro interno da risolvere, che iniziano già a tessere e a mostrare al pubblico lo stile autoriale di Argento. Dopo questi ottimi tre film gialli, il cineasta devia nel suo percorso narrativo cinematografico spostandosi su una commedia “Le cinque giornate” dove nel ruolo di protagonista troviamo Adriano Celentano, un film atipico per Dario Argento e che si discosta fortemente dal percorso cinematografico di genere che ha avuto il cineasta in seguito. La sua quarta pellicola è quella della consacrazione, quella in cui Dario Argento trova se stesso all’interno di una pellicola che possiede sia il lato investigativo (presente nella trilogia degli animali) che viene unito a una componente marcatamente horror (senza ricadere però nello spiritico). Questo film è Profondo rosso (1975), pellicola in cui fanno la comparsa le colonne sonoro dei Goblin, gruppo musicale italiano di rock progressivo, che ha fatto la fortuna di Dario Argento. Dopo l’immenso successo di Profondo Rosso, Argento prende consapevolezza del fatto che l’ingrediente orrorifico all’interno del film, grazie alla spietatezza degli omicidi e all’atmosfera inquietante, sia ciò che funzioni maggiormente; decide così di mettere da parte il tema del giallo per dedicarsi a un’opera di puro stampo horror, Suspiria, tratto dal romanzo Suspiria De Profundis di Thomas de Quincey.

Suspiria è la prima pellicola della “Trilogia delle tre madri” in cui fanno parte i sequel: Inferno (1980) e La terza madre (2007). Nel 2018 ne è stato realizzato un remake per la regia di Luca Guadagnino.

Trama di Suspiria

Una giovane ragazza di New York, Susy, si trasferisce in Germania, a Friburgo, poiché viene accettata nella prestigiosa scuola di ballo della città. All’interno di essa però avvengono strani avvenimenti tra fughe e morti di ragazze in condizioni misteriose. Starà a Susy e alla sua amica Sarah scoprire l’agghiacciante mistero che si cela dietro la scuola.

Fotogramma di Suspiria (1977)
Fotogramma di Suspiria (1977) di Dario Argento

Recensione di Suspiria

Suspiria è attualmente riconosciuto come uno dei migliori prodotti dell’orrore italiani, in grado di spaventare a più di 40 anni dalla sua uscita. L’inizio del film è emblematico e lo spettatore viene istantaneamente catapultato all’interno di una Friburgo piovosa e cupa dove si segue la protagonista che prende un taxi per recarsi alla scuola di ballo; immediatamente le atmosfere orrorifiche si fanno presenti grazie a strane urla che Susy sente provenire dalla foresta e un crescendo della musica che sarà di grande importanza in tutta la pellicola.

In pochi minuti lo spettatore è già messo di fronte al primo omicidio attuato da qualche misterioso assassino, la vittima è un’alunna della scuola; la messa in scena del delitto è grandiosa, l’intera sequenza è girata da manuale e la violenza viene mostrata in maniera cruda, con molto spargimento di sangue; in questa e in tutte le successive scene di uccisione si può notare la grande ispirazione del regista ad altri maestri del passato, soprattutto Mario Bava: i particolari sui volti o su altre parti del corpo, i dettagli sugli oggetti, i guanti dell’assassino, i tagli di luce nella fotografia, sono tutti elementi che Dario Argento ha preso dal cinema di Bava e ha fatto suoi, realizzandoli con uno stile ovviamente più personale.

La fotografia di Tovoli è realizzata principalmente con colori primari che la fanno da padrone nelle scene maggiormente angoscianti e che donano un tocco estetico indimenticabile. I colori ipnotici utilizzati danno un senso di surrealismo, aiutati anche dall’utilizzo di lenti anamorfiche che comprimono l’immagine distorcendo l’ambiente. Il senso d’irrealtà viene aumentato da dialoghi che sembrano irrazionali o troppo infantili perché avvengano tra giovani adolescenti; il tutto, mescolato alle splendide soluzioni visive, dona un’atmosfera quasi sognante, da favola nera, dove all’interno della scuola non sembrano vigere le classiche regole del mondo esterno, bensì quelle di un incubo, in cui l’illusione si fonde con la realtà e fuggire risulta impossibile.

La regia di Argento è eccellente e segue la protagonista nelle sue vicissitudini, sono frequenti inoltre le riprese dall’alto, come a indicare che gli esseri che dominano la scuola pensino di essere superiori a tutti, guardando dall’alto verso il basso i comuni mortali in un delirio di potenza. In tutte le scene vige una grande simmetria, dimostrando come ogni singolo fotogramma sia stato studiato nel dettaglio per essere reso al meglio. La suddetta simmetria entra in contrasto con l’atmosfera soprannaturale dell’opera, creando un connubio tra razionale e irrazionale che sarà in conflitto in tutto il film (lo scontro tra questi, infatti, non è solo nella parte visiva ma anche nella storia: Susy, parte razionale, che lotta contro le forze sovrumane che dominano la scuola, parte irrazionale.)

Fotogramma di Suspiria (1977) di Dario Argento
Fotogramma di Suspiria (1977) di Dario Argento

L’ottima musica composta dai Goblin e divenuta oramai iconica aggiunge un dato d’inquietudine alla pellicola. Anche i personaggi secondari, apparentemente inutili, regalano in realtà maggiore angoscia nello spettatore, come per esempio la cuoca della scuola e il nipote della vicedirettrice, muti per quasi tutto il film, non hanno bisogno di parole per esprimersi, la loro fisionomia, madre robusta e figlio mingherlino, e il loro sguardo, che sembra quasi posseduto, aggiungono un elemento di oppressione alla storia. Nella rivelazione finale la tensione scoppia e la protagonista tenta in ogni modo di fuggire, il tutto è accompagnato ancora una volta da una fotografia splendida che grazie a tagli di luce e uso dei colori regala delle scene che sono quadri in movimento.

Il cast del film è perfetto, una giovane e bravissima Jessica Harper interpreta Susy donandole uno sguardo costantemente innocente, facendo sì che lo spettatore possa immedesimarsi in lei; ottimi anche tutti gli altri interpreti da Joan Bennet ad Alida Valli.

In conclusione

Suspiria è indubbiamente una delle migliori opere cinematografiche italiane mai girate, divenuto un cult in tutto in mondo, in grado di terrorizzare a qualunque età. La fotografia dominata da ammalianti colori regala scene memorabili e trasporta lo spettatore nell’incubo a occhi aperti che la protagonista è costretta a vivere. Tutto il resto del reparto tecnico e il perfetto cast completano il film, che si regge su una sceneggiatura tanto semplice quanto geniale.

Note positive

  • Atmosfera horror resa alla perfezione
  • Fotografia ipnotica
  • Inconfondibile stile di Dario Argento
  • Colonna sonora da brividi

Note negative

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