The House of the Devil (2009). Un film dal sapore anni ‘80

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Trailer di The House of the Devil

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Presentato al Tribeca Film Festival il 25 aprile 2009 e successivamente al Fantasia International Film Festival in Canada il 26 luglio 2009, “The House of the Devil” ha partecipato anche alla 25ª edizione degli Independent Spirit Awards il 5 marzo 2010 a Los Angeles, nella categoria Producers Award dedicata ai produttori di film indipendenti. Questo è il terzo lungometraggio horror indipendente del regista Ti West, salito alla ribalta grazie alla successiva trilogia di X, composta da “X: A Sexy Horror Story” (2022), “Pearl” (2022) e “MaXXXine” (2024). Proprio grazie al successo di queste pellicole in Italia, Midnight Factory, etichetta specializzata nel miglior cinema dell’orrore, ha deciso di acquistare i diritti di distribuzione del lungometraggio di genere slasher, rendendolo disponibile per la prima volta al pubblico italiano attraverso due edizioni limitate in formato DVD e Blu-ray, a partire dal 10 maggio 2024. In America, il film ha debuttato il 1° ottobre 2009 su Amazon.com come video on demand e successivamente, dal 30 ottobre 2009, è stato distribuito in alcune sale selezionate.

Trama di The House of the Devil

Anni ’80. Samantha (Jocelin Donahue) è una giovane studentessa universitaria che sta affrontando un periodo complicato a causa della difficile e impossibile convivenza con la sua compagna di dormitorio, una ragazza disordinata, egoista e sporca, che le impedisce di riposare la notte come vorrebbe. A causa di queste difficoltà, decide di abbandonare il dormitorio universitario e prendere in affitto un appartamento, il cui costo è di 300 dollari (senza cauzione). Samantha, senza quattrini, deve trovare il modo di ottenere questa somma entro lunedì (il film è ambientato nella giornata di mercoledì). Decide così di rispondere a un annuncio di lavoro riguardante l’occupazione di babysitter. Telefona e fissa immediatamente un rapido appuntamento, al quale però l’uomo (Tom Noonan), che ha risposto alla sua chiamata, non si presenta. La sera stessa, però, scopre che quell’uomo misterioso ha chiamato il suo dormitorio. Lei lo richiama e lui si scusa, chiedendole però un favore: andare immediatamente a casa sua per svolgere la mansione di bambinaia. Samantha accetta e si fa accompagnare sul luogo dalla sua amica Megan (Greta Gerwig).

Arrivate sul posto, una villetta situata nel bel mezzo del nulla, vengono ricevute da un anziano di nome Mr. Ulman, che svela la verità dell’annuncio a Samantha: lei non è lì per occuparsi di un bambino, ma di una donna anziana, autonoma e che non ama farsi vedere. La ragazza inizialmente vorrebbe rifiutare il lavoro, ma visto che l’uomo è disposto a pagare 400 dollari, accetta l’incarico. Megan, invece, non è d’accordo con la decisione della sua amica e decide di tornare a casa. Da questo momento, la serata prenderà una piega inaspettata sia per Megan che per Samantha, mentre nella notte si sta verificando un’eclissi di luna.

Jocelin Donahue in The House of the Devil
Jocelin Donahue in The House of the Devil

Recensione di The House of the Devil

Non è quel lungometraggio che spicca per originalità sceneggiativa. Anzi, fin dai primissimi minuti, Ti West vuole farci capire immediatamente dove stiamo andando a livello drammaturgico, fornendo nel primo atto una serie di numerosi indizi piuttosto visibili agli occhi dello spettatore, al fine di farci comprendere, più o meno chiaramente, quale sarà il futuro della nostra protagonista, Samantha.

Il primo indizio evidente è il titolo del lungometraggio, che suggerisce la natura satanica o spiritica presente nel corso della pellicola. In questo titolo abbiamo infatti due parole chiave: “la casa” e “il diavolo”. Non è dunque inaspettato che il film si svolga, per il suo 90%, all’interno di un’abitazione in cui avverrà qualcosa connesso al mondo satanico. Proprio in connessione al satanismo, abbiamo evidenti indizi fin dall’incipit del film, attraverso una didascalia precisa che ci pone immediatamente all’interno di una storia dal sapore di sette diaboliche, dando spazio a qualcosa di inspiegabile, come infatti sarà il finale della storia. Questo lascia vivo il mistero e una buona dose di suspense, in grado di non chiudere la storia a un suo futuro sequel drammaturgico.

Didascalia iniziale del film

Durante gli anni 80, più del 70% degli adulti Americani credeva nell’esistenza di Culti Satanici illegali. Un altro 30% razionalizzò l’insufficenza di prove causata dagli insabbiamenti del governo. Quello che segue è basato su eventi reali inspiegati

Altro indizio presentato nel primo atto è l’eclissi lunare, di cui veniamo a conoscenza in maniera specifica e dettagliata sia da Megan che da Mr. Ulman. Quest’ultimo è un uomo che, fin dal principio, si presenta con un fare alquanto misterioso e oscuro, un atteggiamento che si dimostrerà sempre più inquietante e strano durante il primo incontro con Samantha.

La luna nera, protagonista nell’ultima parte della pellicola, possiede in sé elementi simbolici connessi al lato oscuro. Difatti, la luna nera è associata alla figura di Lilith, un personaggio oscuro che ha fatto la sua apparizione fin dalle antiche religioni mesopotamiche del III millennio a.C., e successivamente nella spiritualità ebraica e infine cristiana. Lilith è considerata il demone femminile per eccellenza, moglie di Adamo e in seguito amante del diavolo, è la genitrice di demoni e seduttrice di uomini. Questa connessione tra la Luna e Lilith è presente anche nella cartomanzia e, soprattutto, nell’astrologia. Lilith e la Luna Nera sono potenti simboli nell’astrologia, rappresentando l’indipendenza, la ribellione e la lotta per l’autonomia, specialmente per le donne. Mentre Lilith ha una forte base mitologica e simbolica, la Luna Nera ha una connotazione più tecnica e astronomica. Entrambi i concetti, tuttavia, si intersecano nel loro significato profondo di affrontare le ombre personali e collettive e di cercare una maggiore emancipazione. Infatti, Lilith, in alcune antiche credenze, era considerata un secondo satellite della Terra. Gli antichi Egizi lo chiamavano “Nefti”. Questa idea, sebbene non abbia basi scientifiche, ha alimentato la simbologia di Lilith come un’entità nascosta e potente, separata ma in relazione con la Luna, una connessione che appartiene ancora oggi all’astrologia moderna.

La presenza di questa luna nera, connessa all’eclissi di luna e al mondo procreatore di demoni, unita a un titolo che evoca case infestate e la presenza del diavolo, insieme alla didascalia dal sapore di setta, delineano chiaramente l’atmosfera e l’obiettivo narrativo della pellicola. Tuttavia, grazie a una maestria di scrittura e di genere, il film risulta un prodotto non banale, capace di mantenere viva la nostra curiosità minuto dopo minuto.

A livello di sceneggiatura, è da evidenziare l’ottimo lavoro di scrittura, soprattutto nel primo atto, riguardante la caratterizzazione, pur semplice, della nostra protagonista Samantha. Fin dall’apertura della pellicola capiamo subito i suoi obiettivi, i suoi problemi e il suo bisogno di trovare una soluzione in fretta, cosa che effettivamente farà, conducendola all’interno di mille pericoli, che non vede solo a causa della sua disperazione e del bisogno di trovare i soldi per ottenere un luogo da chiamare casa. Abbiamo una motivazione e un obiettivo, con una valida scrittura tridimensionale della protagonista, che pur nella sua semplicità, riesce a entrare in contatto con il pubblico. Noi empatizziamo con lei e tifiamo per il suo successo, temendo per ciò che le accadrà.

Una prova di regia autoriale

Ti West, con “The House of the Devil”, omaggia il cinema b-movie degli anni ‘80, ambientando la sua storia in quel decennio e richiamandolo a livello visivo e registico. La regia riprende infatti lo stile tipico di quegli anni, tanto che lo spettatore, guardando la pellicola, ha l’impressione di trovarsi di fronte a un film realmente girato negli anni ‘80 e non nel 2009. Questa sensazione emerge fin dall’incipit del film, che si ispira fortemente allo stile cinematografico dell’epoca, utilizzando tecniche di montaggio, una colonna sonora e caratteri tipografici standard di quel periodo. La musica richiama le sonorità dolci e ansiogene del synthpop e della New Wave. Nei titoli di testa, il colore giallo è accompagnato da vari fermi immagine, mentre nei titoli di coda, che richiamano sempre il cinema degli anni ‘70 e ‘80, c’è un’immagine fissa con i titoli che scorrono sull’ultima inquadratura del film.

Non è semplice, nel 2009, realizzare una pellicola che sembri essere stata girata negli anni ’80, un periodo in cui il cinema horror ha prodotto grandi lungometraggi di genere come “Shining“, “Fog”, “Cannibal Holocaust”, “Non entrate in quella casa” e “The Babysitter”. Tuttavia, Ti West ci riesce egregiamente, grazie a un abile reparto tecnico che trasforma il suo sogno in realtà. Il direttore della fotografia, Eliot Rockett, utilizza il formato 16mm per ottenere un aspetto visivo e stilistico marcatamente retrò, con una fotografia che appare quasi sporca e piena di grana, un effetto che però arricchisce e dona maggiore spessore alla narrazione. Lo scenografo, Jade Healy, svolge un lavoro immenso trasformando l’abitazione in una classica casa degli anni ’80, dai colori ai mobili. Questo è ulteriormente arricchito dal costumista, Robin Fitzgerald, che trova i giusti abiti per vestire la protagonista della storia e i personaggi che le ruotano attorno, dandoci la sensazione di essere davvero nei fantastici anni ’80, un periodo che ha dato molto alla cultura pop musicale, cinematografica e fumettistica. Accanto a loro, è fondamentale la regia di Ti West, che si occupa anche della sceneggiatura e del montaggio. Il cineasta utilizza tecniche registiche tipiche degli anni ’80, impiegando nella narrazione molteplici zoom sui personaggi, una tecnica cara al cinema horror degli anni ’70 e ’80, che preferiva l’uso dello zoom piuttosto che quello del dolly.

Registicamente, il cineasta non si sofferma solo a effettuare un omaggio al cinema degli anni ‘80, ma attua una scelta dei punti di camera per donare un sentimento di pathos interno alla pellicola, che più che sullo spavento e sul sangue si concentra sulla creazione dell’inquietudine e dell’ansia. La nostra protagonista si trova sempre più spaventata minuto dopo minuto, poiché piano piano si rende conto che qualcosa non torna in quella casa. La regia, sfruttando abilmente il sonoro, gioca con i rumori e con i silenzi, utilizzando inquadrature dall’alto verso il basso per mostrare il volto inquieto della ragazza. A livello visivo, è particolarmente pregevole la scena in cui Samantha balla per l’abitazione, con la macchina da presa che la segue nel suo viaggio attraverso i vari luoghi della casa. Allo stesso tempo, sono ben realizzate le scene in cui la protagonista si sofferma sui rumori, ascoltando strani passi e rumori provenienti dai tubi dell’acqua. Tuttavia registicamente l’ultima parte del film non è così ben girata. La scena della “setta” non funziona bene, apparendo eccessivamente caotica, sia a livello di sceneggiatura che registicamente, risultando effettivamente poco credibile. Non è chiaro come Samantha riesca a liberarsi così facilmente delle grinfie della mostruosa famiglia, un mistero che lascia l’amaro in bocca. Questa sequenza danneggia l’intero lungometraggio, poiché il suo finale risulta troppo sbrigativo e poco sensato, non tanto a livello di intenti quanto nel modo in cui è stato costruito visivamente e sceneggiativamente.

Fotogramma di The House of the Devil
Fotogramma di The House of the Devil

In conclusione

“The House of the Devil” si distingue per il suo omaggio al cinema degli anni ’80. Sebbene il film sia in grado di creare un’atmosfera di suspense coinvolgente e di caratterizzare efficacemente la protagonista, alcune scelte narrative, come l’eccessiva chiarezza nella trama e la sequenza finale poco credibile, ne minano leggermente la qualità complessiva. Tuttavia, la maestria nella creazione di suspense e l’omaggio autentico al cinema del passato rendono “The House of the Devil” una visione intrigante per gli amanti dell’horror e del cinema vintage.

Note Positive:

  • Atmosfera e suspense: Il film riesce a creare un’atmosfera di tensione e suspense fin dai primi minuti, mantenendo lo spettatore incollato allo schermo e alimentando il mistero attraverso una serie di indizi visibili e suggestivi.
  • Caratterizzazione della protagonista: La scrittura tridimensionale di Samantha, la protagonista, permette al pubblico di empatizzare con il suo viaggio e di tifare per il suo successo, aggiungendo profondità emotiva alla storia.
  • Omaggio al cinema degli anni ’80: La regia di Ti West e il lavoro del reparto tecnico riescono brillantemente a ricreare l’estetica e lo stile cinematografico degli anni ’80, trasportando gli spettatori in un’epoca passata attraverso immagini e suoni autentici.
  • Maestria nella creazione di suspense: Il regista utilizza abilmente tecniche di montaggio, inquadrature suggestive e manipolazione del sonoro per creare un’atmosfera di inquietudine e ansia che permea l’intera narrazione.

Note Negative:

  • Scena della “setta” poco credibile: La sequenza finale che coinvolge la setta appare caotica e poco credibile, danneggiando il senso complessivo del film e risultando sbrigativa nella risoluzione dei conflitti narrativi.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 897

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