L’importanza di Moonlight tra estetica e contenuto

L’importanza di Moonlight tra estetica e contenuto 1

Moonlight

Titolo originale: Moonlight

Anno: 2016

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: drammatico

Produzione: A24, Plan B Entertainment

Distribuzione: A24

Durata: 111 min

Regia: Barry Jenkins

Sceneggiatura: Barry Jenkins

Fotografia: James Laxton

Montaggio: Joi McMillon, Nat Sanders

Musiche: Nicholas Britell

Attori: Trevante Rhodes, André Holland, Janelle Monáe, Ashton Sanders, Jharrel Jerome, Naomie Harris, Mahershala Ali

Trailer originale di Moonlight

Trama di Moonlight

Moonlight segue in tre diversi atti il percorso di Chiron, un ragazzo afroamericano omosessuale cresciuto a Liberty City, quartiere degradato di Miami. Nel primo atto (Piccolo) vediamo l’infanzia di Chiron, segnata dal bullismo subito dagli altri ragazzini, dal difficile rapporto con la madre tossicodipendente e dall’amicizia con lo spacciatore Juan, che insieme alla compagna Teresa svolgerà per il bambino un ruolo quasi genitoriale. Il secondo atto (Chiron) segue il ragazzo durante gli anni del liceo, bruscamente interrotti dalla rivalsa contro un bullo che porta il protagonista al riformatorio, poco dopo aver sperimentato per la prima volta la sua sessualità con l’amico Kevin. Nel terzo atto (Nero) Chiron, diventato uno spacciatore come il mentore Juan, ritorna a Liberty City per incontrare Kevin, con il quale aveva perso ogni contatto una volta entrato in riformatorio.

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Chiron adolescente (Ashton Sanders)

Recensione di Moonlight

Spesso ricordato, perlomeno in Italia, come “il film che rubò l’Oscar a La La Land, l’esordio di Barry Jenkins, tratto dall’opera teatrale In Moonlight Black Boys Look Blue di Tarell Alvin McCraney, è in realtà degno dell’attenzione di un film che ha meritato un premio così importante per ragioni estetiche, contenutistiche e non solo sociopolitiche. Il fatto che il protagonista sia un ragazzo afroamericano omosessuale pone sicuramente il film sul difficile terreno del “politicamente corretto”, ma Jenkins, nonostante qualche dialogo un po’ didascalico, è riuscito a mostrare allo spettatore, avvalendosi di un’interessante scansione narrativa, uno spaccato crudo e realistico della vita degli abitanti di Liberty City. L’omosessualità di Chiron è trattata come un ulteriore isolamento di cui il ragazzo è vittima: il tema principale di Moonlight è infatti la solitudine, il muro d’incomunicabilità che divide il ragazzo, schivo e silenzioso, dal mondo che lo circonda, mondo al quale imparerà ad adattarsi trasformandosi di fatto nel mentore Juan ed eclissando di conseguenza la propria sfuggente personalità. Anche dopo anni Kevin è quindi l’unica persona con cui Chiron sente di poter essere sé stesso, nonostante i due ragazzi non abbiano condiviso niente più che una fugace interazione fisica durante l’adolescenza.

You’re the only man who ever touched me. The only one. I haven’t really touched anyone since.

Chiron (Trevante Rhodes) a Kevin (André Holland)

L’evanescenza della personalità di Chiron è funzionale alla trama ma, forse anche per via dell’uguale ripartizione del ruolo tra tre diversi attori, ha il limite di rendere il protagonista una figura con cui lo spettatore fa molta fatica a empatizzare. La sceneggiatura è in generale il lato più debole del film, che tuttavia, componendosi più di silenzi che di dialoghi, non soffre eccessivamente di una scrittura non ottimale ma riesce a comunicare il proprio contenuto al pubblico tramite la regia: Jenkins alterna infatti a frame dalla bellissima composizione visiva numerose riprese realizzate con camera a spalla, che seguono i personaggi in modo realistico e in grado di coinvolgere emotivamente spettatore. All’immersività della visione contribuisce la fotografia che, prediligendo le lenti anamorfiche, crea un effetto visivo originale e interessante.

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Chiron (Trevante Rhodes) e Kevin (André Holland) adulti in Moonlight

Note positive

  • Regia
  • Temi drammatici espressi in modo realistico
  • Interpretazione di Ali
  • Uso delle lenti anamorfiche

Note negative

  • Qualche “caduta” didascalica nella scrittura
  • Eccessiva evanescenza del protagonista

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