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The Last Ambassador
Titolo originale: The Last Ambassador
Anno: 2025
Nazione: Austria
Genere: documentario
Casa di produzione: Golden Girls Filmproduktion
Durata: 77 minuti
Regia: Natalie Halla
Sceneggiatura: Natalie Halla
Fotografia: Judith Benedikt, Jordan Bryon, Natalie Halla
Montaggio: Birgit Foerster
Musiche: Karwan Marouf
Attori: Manizha Bakhtari, Naser Hotaki
Trailer di “The Last Ambassador”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
The Last Ambassador è un documentario che racconta la storia di Manizha Bakhtari, è soprannominata come il film omonimo perché quando i talebani hanno preso il potere in Afghanistan, è diventata l’ultima ambasciatrice donna ad occupare la posizione. Ambasciatrice dei paesi nordici prima e dell’Austria dopo, Bakhtari si racconta attraverso lo sforzo di Natalie Halla, la quale si è impegnata ad illustrare la storia della protagonista nei minimi dettagli, inserendo immagini di repertorio, ma anche diversi momenti della sua vita privata dove è Bakhtari stessa a raccontarsi. Le riprese seguono di pari passo il processo che porta Bakhtari a cambiare la posizione dell’ambasciata fino al lungo e impervio cammino che la conduce a lottare contro i talebani e ad aiutare le donne afghane nell’istruzione.
Il film è stato presentato in diversi festival, il primo è stato il Copenaghen International Film Festival Documentary, successivamente è stato portato in Canada e nel giugno del 2025 ha ricevuto una menzione speciale al Biografilm Festival di Bologna.
Trama di “The Last Ambassador”
Manizha Bakhtari è stata sollevata dal suo incarico di ambasciatrice dell’Afghanistan in Austria nel momento in cui i talebani hanno ripreso il potere nel paese. Nonostante ciò, Bakhtari ha lottato duramente per mantenere la sua posizione e ancora oggi continua ad essere l’ambasciatrice, impegnandosi anche a difendere i diritti delle donne afghane. Il film segue questa vicenda inserendo immagini di repertorio e dichiarazioni dirette da parte della protagonista.
Recensione di “The Last Ambassador”
Con l’aggiunta di nuove guerre e derive politiche, spesso le persone si dimenticano di altre situazioni altrettanto difficili. Dopo un breve periodo di focus, la situazione in Afghanistan è rimasta sopita, ma non per tutti. Dopo aver studiato la storia di Manizha Bakhtari, la regista Natalie Halla decide di girare un documentario incentrato sulla sua storia. Non è una storia come un’altra, perché la determinazione e la forza di Bakhtari non hanno precedenti. Soprannominata “l’ultima ambasciatrice” a seguito della presa di potere dei talebani, Bakhtari non ha lasciato il suo posto all’ambasciata afghana in Austria, anzi, ha deciso di proseguire la sua missione: sensibilizzare la comunità internazionale riguardo i soprusi dei talebani, istituendo anche un programma per aiutare le ragazze afghane nell’istruzione.
Il documentario è ben ragionato, parte dal presupposto che la protagonista è Manizha Bakhtari, quindi la regia indugia sui suoi sentimenti e le sue sensazioni; è emblematica una delle prime inquadrature dove si vedono solamente gli occhi della protagonista. Soltanto attraverso il suo sguardo si percepisce l’inizio di un racconto tormentato e difficile. Da lì il documentario prosegue ottimamente, esplorando il nocciolo della questione e illustrando la vita dell’ambasciatrice, tra lo spostamento della sede, i traslochi, le visite dei familiari e i suoi impegni istituzionali. Girato tra il 2021 e il 2024, il film esplora le diverse fasi della sua vita, ma inserisce anche diverse immagini di repertorio. Queste ultime sono fondamentali per la riuscita del documentario, perché fanno capire quanto sia significativo l’apporto di Bakhtari nella comunità internazionale. Infatti, non gode della sua posizione invano, sfrutta la sua voce per sostenere le donne afghane che non possono godere dei diritti basilari dell’uomo. Ma non sono fondamentali solo le immagini di repertorio, perché tramite le testimonianze dirette della protagonista e di suo marito, si percepisce quanto sia dura per lei questa situazione, oltre che pericolosa.
Il film, quindi, procede a illustrare la storia di Bakhtari, le sue battaglie e le sue ambizioni, ma non mancano le considerazioni sul ruolo dei talebani in Afghanistan, il retaggio lasciato dagli Stati Uniti e la situazione odierna per le donne. Tutto è impostato nella maniera più giusta, poiché il documentario dà modo allo spettatore di conoscere i dettagli minimi per approfondire la storia del paese e la situazione attuale, ma anche il profilo di Bakhtari e il suo credo. The Last Ambassador è un documentario impeccabile perché non ha mai punti morti. In meno di un’ora e venti minuti, il documentario riesce a essere esaustivo, conciliando i temi di attualità al focus sulla protagonista. Perché è vero che il film è incentrato su Manizha Bakhtari, ma la situazione in Afghanistan è un tema che dovrebbe essere nei pensieri di tutti noi.
Il film è impeccabile anche in senso tecnico: con un montaggio dinamico che scandisce bene il ritmo e una regia precisa, The Last Ambassador può essere un esempio per tanti documentaristi, perché è così che si fa un documentario. Via le narrazioni pompose e le ricostruzioni, il film abbraccia solamente la verità, magari una verità vissuta solo dal punto di vista della protagonista, ma comunque una verità spiegata con i fatti. Probabilmente è questo che rende questo prodotto un ottimo documentario, il fatto che la regista inserisca il suo punto di vista, portando avanti la sua idea con coraggio e determinazione, seguendo i canoni classici di questo genere cinematografico.
In conclusione
The Last Ambassador è un documentario che premia la battaglia di Manizha Bakhtari, la sua vita e i suoi sforzi vengono raccontati ottimamente grazie al perfetto mix di testimonianze dirette e immagini di repertorio. Con una regia precisa e un montaggio dinamico, il film rispetta i canoni classici del documentario.
Note positive
- Regia
- Montaggio
- Trama sempre coinvolgente
Note negative
- /
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4.2
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