Un anno di scuola (2025). Coming of Age al Femminile tra Amicizia e Tradimento. Premio al Miglior Attore Venezia 82 Orizzonti

Recensione, trama, cast del film Un anno di scuola (2025) di Laura Samani, vincitore del premio al miglior attore a Venezia 82 sezione Orizzonti.

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Un anno di scuola (2025) - Biennale Cinema 2025
Un anno di scuola (2025) – Biennale Cinema 2025

Trailer di “Un anno di scuola”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Un anno di scuola rappresenta il secondo lungometraggio di Laura Samani, regista triestina classe 1989 che si è affermata nel panorama cinematografico internazionale con il suo esordio Piccolo corpo, presentato alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes nel 2021 e vincitore di oltre 40 premi mondiali, incluso il David di Donatello per il miglior esordio nel 2022. La Samani ha studiato Cinema e Comunicazione all’Università di Pisa e si è diplomata in regia cinematografica al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Giani Stuparich e ha ottenuto un importante riconoscimento alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove Giacomo Covi ha conquistato il Premio Orizzonti per il Miglior Attore. Le riprese si sono svolte nella città natale della regista, Trieste, utilizzando location autentiche nei quartieri di Basovizza e Contovello, conferendo al progetto un forte legame territoriale.

La produzione è stata realizzata da Nefertiti Film in collaborazione con Rai Cinema, Tomsa Films e Arte France Cinéma, configurandosi come una coproduzione italo-francese. Il progetto testimonia la capacità della Samani di lavorare con materiale letterario di qualità, adattando con sensibilità contemporanea un classico della letteratura italiana del Novecento.

La pellicola si distingue per il suo approccio intimo e autentico nel raccontare l’adolescenza e i rapporti interpersonali, confermando il talento della regista nel cogliere le sfumature più delicate delle relazioni umane attraverso un linguaggio cinematografico raffinato e personale.

Il film è distribuito da Lucky Red in Italia, mentre le vendite internazionali sono gestite da Rai Cinema International Distribution.

Trama di “Un anno di scuola”

Nell’autunno del 2007, Fred, diciottenne svedese esuberante e coraggiosa, arriva a Trieste per frequentare l’ultimo anno di un Istituto Tecnico. La giovane si ritrova in una situazione insolita e carica di tensioni: è l’unica ragazza in una classe di soli maschi e catalizza immediatamente l’attenzione di tutti.

La sua presenza diventa particolarmente significativa per un trio di amici inseparabili: Antero, affascinante e riservato; Pasini, seduttore istrionico; Mitis, bonaccione protettivo. Questi tre ragazzi, legati da un’amicizia che dura da quando hanno memoria, vedono il loro equilibrio consolidato messo a dura prova dall’arrivo della studentessa straniera.

L’arrivo di Fred sconvolge la loro omogeneità, mettendo a dura prova la loro amicizia. Mentre ciascuno dei tre amici nutre segretamente il desiderio di conquistarla, Fred si trova ad affrontare una sfida diversa: vuole disperatamente essere accettata e diventare parte del gruppo. Tuttavia, la giovane svedese scopre che l’integrazione ha un prezzo.

Le viene chiesto continuamente di sacrificare qualcosa di sé per diventare una di loro, in un delicato gioco di equilibri tra l’appartenenza e l’autenticità personale. Fred si trova così intrappolata in una dinamica complessa, dove il desiderio di integrazione si scontra con la necessità di preservare la propria individualità in un ambiente dominato da codici maschili consolidati.

Recensione di “Un anno di scuola”

Un anno di scuola è il secondo lungometraggio della giovane regista triestina Laura Samani, autrice anche di diversi cortometraggi. La filmmaker ha deciso di trasporre sullo schermo un coming of age in cui fosse evidente la contrapposizione fra maschile e femminile.

La pellicola vede protagonisti quattro ragazzi: Antero, giovane ombroso e riservato, amante della lettura; Pasini, il piacione del gruppo maschile, scanzonato e irriverente; Mitis, il guardiano dell’amicizia che segue le orme di un fratello maggiore. Al trio di ragazzi, amici da sempre, si aggiunge Fred, giovane ragazza svedese appena trasferitasi a Trieste.

Frammenti di adolescenza sul grande schermo

Il film segue un anno scolastico dei protagonisti e tutti gli avvenimenti che li porteranno alla chiusura dell’anno, segnato dalla maturità. Samani si avvale della collaborazione di Elisa Dondi per la stesura della sceneggiatura, una scelta non casuale visto che l’autrice ha la necessità di raccontare una storia al femminile.

Questo film racconta le sfide che comporta il crescere come giovane donna in un mondo dominato dagli uomini, dove il corpo e i desideri possono facilmente diventare armi rivolte contro di te. (Laura Samani)

Una trasposizione ispirata al proprio vissuto e la cui finalità è chiara fin dall’inizio: l’ingresso della giovane Fred in un istituto tecnico industriale, spesso appannaggio di ragazzi – e infatti nel film Fred è l’unica ragazza dell’istituto – e il suo adattarsi alle dinamiche del trio di amici a cui si avvicina.

Samani non usa una regia particolare se non qualche inquadratura ricercata, puntando invece molto sulla storia. Una scrittura che trabocca in alcuni punti, che vengono inseriti ma poi poco o per niente sviluppati – come il risvolto del lavoro del padre di Fred o il lutto di Pasini.

Tutto ruota intorno a un coming of age goliardico che si tramuta in storia d’amore con prevedibile marchiatura della giovane ragazza come una Hester Prynne qualunque, il cui tradimento è legato all’amicizia del quartetto.

Quando la sostanza vince sulla forma

La protagonista, che era entrata nelle grazie dei tre giovani ragazzi adattandosi ai loro rituali e conformandosi alla testosteronica mascolinità, si ritrova poi invischiata in una relazione amorosa con il più ombroso – e conseguentemente affascinante, da buon stereotipo – Antero.

Esiste un’asimmetria profonda e radicata nel modo in cui percepiamo uomini e donne … questa percezione finisce spesso per diventare una regola sociale: gli uomini agiscono, le donne semplicemente appaiono. (Laura Samani)

Per quanto il nocciolo della sceneggiatura sia alquanto essenziale, la regista riesce a imbastire un racconto che ha una sua dignità. Di sicuro, Samani è notevolmente aiutata da un cast ottimamente scelto che, nonostante sia composto da giovani attori quasi tutti esordienti, coglie le profondità dei personaggi e le porta sullo schermo in maniera convincente.

Quattro interpreti che crescono davanti alla macchina da presa

Samuel Volturno impersona un Mitis tanto scanzonato quanto riflessivo e protettivo. La sua corporatura è l’esempio classico del physique du rôle: incute protezione ma anche timore verso i nemici. Volturno, per quanto il più grezzo fra gli attori giovani, riesce a calzare una parte probabilmente a lui naturalmente congeniale.

Pietro Giustolisi interpreta Pasini, il piacione spavaldo del gruppo, quello che usa questa sua esasperazione caratteriale per nascondere il suo dolore e la sua necessità d’affetto. Giustolisi mantiene questa ironia e riesce a calarsi bene anche nei momenti più intensi.

Giacomo Covi, l’Antero del film, è sicuramente il più strutturato del gruppo. La sua recitazione è pulita ma non estranea al contesto del film. Il suo personaggio, più contenuto rispetto agli altri, gli offre la possibilità di mostrare la sua padronanza davanti alla macchina da presa. Un’interpretazione premiata con il Premio al Miglior Attore nella sezione Orizzonti di Venezia 82, riconoscimento azzardato visti gli altri contendenti – uno su tutti Milan Ondrik, protagonista eccellente del film slovacco Otec.

Stella Wendick, ovvero l’alter ego di Samani, riesce a trasmutare la sua femminilità senza però diventare lo stereotipo della maschietta. Un’interpretazione ben dosata anche nei momenti più delicati, quelli dell’allontanamento.

Essere l’unica femmina mi sembrava un privilegio, ma comportava anche pressioni invisibili: loro potevano dire tutto ciò che volevano, mentre i miei desideri venivano percepiti come una minaccia. (Laura Samani)

In conclusione

Un anno di scuola è un fresco film giovanile, forse ancora acerbo per certi versi, ma sicuramente apprezzabile. La regista, aiutata da un buon cast, riesce a portare a compimento un’operazione non semplice e che avrebbe potuto scadere facilmente nella banalità.

Note positive

  • Buona sceneggiatura
  • Interpretazione fresca
  • Prova registica discreta

Note negative

  • Per alcuni aspetti ancora acerbo

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Review Overview
Regia
Fotografia
Sceneggiatura
Musiche
Interpretazione
Emozioni
SUMMARY
2.8
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Renato Soriano
Renato Soriano

Mi occupo di spettacolo ed eventi culturali dal lontano 1991. Nasco come attore per diventare poi regista e autore teatrale. I miei studi mi hanno portato a specializzarmi verso la rappresentazione omonormativa nel cinema, italiano e non. Inoltre, sono ideatore del progetto TeatRealtà, legato alla consapevolezza delle nuove tecnologie usando il teatro come realtà.