The Reckoning (2020): la stregoneria di Neil Marshall

the reckoning locandina

The Reckoning

Titolo originale: The Reckoning

Anno: 2020

Paese: Regno Unito

Genere: Drammatico, Horror

Casa di produzione: Fourth Culture Films, BondIt Media Capital

Distribuzione: Blue Swan Entertainment

Durata: 1h 50min

Regia: Neil Marshall

Sceneggiatura: Neil Marshall, Charlotte Kirk, Edward Evers-Swindell

Fotografia: Luke Bryant

Musiche: Christopher Drake

Attori: Charlotte Kirk, Joe Anderson, Steven Waddington, Sean Pertwee

Trailer italiano di The Reckoning

Il regista britannico Neil Marshall dopo averci trascinato nei meandri di una caverna con l’horror movie The Descent – Discesa nelle tenebre, all’interno di una pandemia globale con Doomsday – Il giorno del giudizio e in un film d’orrore a tinte d’azione come Hallboy (2019) ecco che nel 2020 decide di portarci nel mondo della stregoneria, di un’epoca di superstizioni e di morte, dove le donne rischiavano di essere bruciate a rogo senza nessuna colpa ma solo a causa di una follia irrazionale della plebe e del mondo religioso che non riescono a comprendere le pandemie del loro tempo. The Reckoning, che vede nel ruolo della protagonista Charlotte Kirk, è stato presentato in anteprima mondiale al Fantasia International Film Festival il 20 agosto 2020. In Italia invece è stato rilasciato solo in home video dall’1 dicembre 2021 grazie a Eagle Pictures e Blue Swan.

Trama di The Reckoning

Inghilterra 1965. Anno della Grande Peste. La pestilenza si diffuse in tutto il paese uccidendo decine di migliaia di persone, distruggendo al suo passaggio intere famiglie e comunità. Solo a pochi fortunati venne risparmiata una morte lenta e dolorosa. La popolazione era in preda alla paura e alla disperazione, sempre in cerca di qualcuno a cui dare la colpa, convinta che la peste fosse opera del Diavolo e dei suoi seguaci. Era il tempo degli Inquisitori, i cacciatori di streghe, devoti servitori di Dio, che prosperavano sulla superstizione, ed erano autorizzati dallo Stato ad arrestare, interrogare e giustiziare chiunque fosse sospettato di stregoneria.

Cit. The Reckoning

Inghilterra 1665, un paese è dilaniato dalla peste e da una terrificante caccia alle streghe. Grace Haverstock ha da poco avuto una bambina ma la sorte non è buona con la loro famiglia: il marito, colui che si occupava delle finanze dalla famiglia, si suicida dopo aver contagiato il virus e la donna, rimasta sola, deve affrontare il malvagio castellano Squire Pendleton (Steven Waddington), che ogni mese si reca dalla Haverstock per ritirare i soldi dell’affitto; ma l’uomo non è interessato solo questi ma alla bellezza della donna che vuole tutta per lui. Lei, però, rifiuta le sue prepotenti e aggressive avance tanto che l’uomo decide di accusarla di stregoneria, oltre che nel prendersi, per ripicca, sotto la sua protezione, la figlia della “strega”. Per questo crimine Grace è condotta nelle fredde celle e, al fine di farle confessare i suoi peccati diabolici, è brutalmente torturata dal feroce cacciatore di streghe d’Inghilterra, Judge Moorcroft (Sean Pertwee). La donna riuscirà a resistere alla tortura e a riabbracciare la sua bambina?

Recensione di The Reckoning

Si stima che in Europa e Nord America, quasi 500.000 donne siano state processate, torturate e giustiziate per crimini legati alla stregoneria. L’ultima donna a essere stata giustiziata in Gran Bretagna fu Jane Horne. Fu denudata, coperta di catrame e bruciata viva nel 1727

Cit. The Reckoning

Un inizio potente ed emozionante, una fotografia in bianco e nera conduce lo spettatore nei meandri della morte e della sofferenza: vediamo dei cadaveri carbonizzati dentro una buca, poi una donna, catturata e braccata da dei soldati che la portano via dalla propria famiglia. Lei urla di dolore e di paura per la propria bambina, strappata dalla propria madre. La scena cambia, la fotografia acquista il colore e siamo catapultati nell’Inghilterra del 1665, una giovane donna sta piangendo di dolore mentre tiene una lettera in mano, sua figlia sta dormendo nella culla mentre fuori c’è un forte acquazzone. Appeso all’albero della casa, isolata dal villaggio, c’è il marito, colui che ha deciso d’impiccarsi dopo aver scoperto di aver contratto il morbo della peste. Temporale, pioggia, un montaggio, all’insegna della musica (come lo è tutto l’incipit), ci porta avanti e indietro nel tempo per donarci rapidamente la storia d’amore e di lutto di Grace e del marito Joseph. Noi veniamo accompagnati dentro emozioni contrapposte, anche a livello fotografico, dove la felicità e il puro dolore dell’amore ne fanno da padroni. La ragazza ora divenuta madre nel ricordo dei suoi attimi passati scava nel presente una fossa per far riposare, al contatto con la terra, il corpo privo di vita del povero Joseph, il tutto preferendo l’ode della musica a quella dialogica, che solo a tratti fa la sua comparsa dando maggior importanza alla recitazione degli attori e alla fotografia. The Reckoning però è solo questo, un potente incipit drammaturgico e poco altro, perché tutti gli elementi immessi nel racconto, quali la stregoneria e la peste, vengono malamente analizzati e alla fine lo spettatore assorbe poco a livello di empatia dalla pellicola, anzi, non riesce neppure a comprendere pienamente il senso stesso della vicenda, perché Grace, la protagonista della vicenda, rimane come un personaggio semi sconosciuto allo spettatore, di lei conosciamo solo la sua forza caratteriale e di sete di vendetta contro l’inquisitore Judge Moorcroft, ma tutte quelle scene interne alla prigione, tra il sesso e il demoniaco, appaiono misteriose nel senso più negativo del termina, dato che alla fine siamo noi a chiederci: Grace è veramente una strega? Il dubbio viene raggiunto anche con il finale, dove il diavolo fa la sua comparsa davanti agli occhi di un altro individuo, quindi lei l’ha realmente visto e l’ha combattuto anche contro di lui? Oltre che con l’inquisitore?

La pellicola poteva essere un horror, un film fantasy o un interessante trattato di cronaca vera, come sembrava poter preannunciare questo inizio della pellicola sia attraverso la regia che l’uso delle didascalie, ma alla fine The Reckoning rimane una via di mezzo senza spessore, apparendo brutalmente un film non memorabile ma che ha la forza di non annoiare attraverso un montaggio rapido e un susseguirsi continuo di eventi. Abbiamo dentro la pellicola la stregoneria ma il dolore delle torture non appare mai, anzi il regista decide di farci risparmiare il dolore che soffre la protagonista e tale scelta non risulta alquanto azzeccata perché è proprio questa a eliminare ogni senso di esistenza a questo lungometraggio che solo nell’elemento orrorifico poteva trovare un suo senso di esistenza. La sceneggiatura del resto è scritta in maniera troppo sbrigativa come lo è anche la scenografia con un’ambientazione poco credibile, partendo dal Pub. I personaggi stessi della pellicola dovevano e potevano essere più approfonditi, ad esempio l’amica di Clare è mostrata solo per donare quel senso di femminismo alla vicenda, il personaggio della zingara e della giovane incarcerata sembrano solo due aggiunte inutili alla storia, come lo è anche la collega ustionata dell’inquisitore, una donna senza spessore e che è stata inserita solo per dare maggior minutaggio al tutto, inoltre l’inquisitore appare una macchietta senza profondità nonostante la buona prova attoriale di Sean Pertwee.

The Reckoning, dunque, è un film bocciato? Si, una prova mancata da parte di un regista che sa come creare storie e film, anche se la sua regia è forse l’unica cosa salvabile della pellicola, che nonostante tutto ci lascia vedere tranquillamente seppur in pochi si ricorderanno dopo qualche tempo di aver visto questa storia di streghe.  

Note positive

  • La prima parte del film
  • La musica

Note negative

  • Scenografia
  • Sceneggiatura
  • Personaggi troppo superficiali

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.