The Good Mothers (2023): le donne della ‘ndrangheta

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Locandina di The good mothers 2023 miniserie

The Good Mothers

Titolo originale: The Good Mothers

Anno: 2023

Paese: Italia

Genere: Drammatico

Casa di Produzione: House Productions, Wildside

Distribuzione italiana: Disney Plus

Ideatore: Stephen Butchard

Stagione: 1

Puntate: 6

Regia: Elisa Amoruso, Julian Jarrold

Sceneggiatura: Stephen Butchard

Fotografia: Martina Cocco, Ferran Paredes, Vittorio Omodei Zorini

Montaggio: Simona Paggi, Chiara Griziotti, Irene Vecchio

Musica: Giorgio Giampà

Attori: Gaia Girace, Valentina Bellè, Barbara Chichiarelli, Francesco Colella, Simona Di stefano, Andrea Dodero, Micaela Ramazzotti

Trailer italiano di The Good Mothers

La miniserie internazionale The Good Mothers, prodotta da Juliette Howell, Tessa Ross e Harriet Spencer per House Productions e da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per Wildside, una società del gruppo Fremantle, è basata sull’omonimo libro non-fiction del giornalista Alex Perry, premiato con il “George Polk award” e sceneggiato dal vincitore del BAFTA Stephen Butchard (Bagdad Central, The Last Kingdom) e diretto da Julian Jarrold (The Crow; Becoming Jane, The Girl) e da Elisa Amoruso (Maledetta Primavera, Chiara Ferragni: Unposted). Nel cast invece troviamo la giovane interprete italiana Gaia Girace, conosciuta al pubblico per il suo ruolo ne L’amica geniale, Valentina Bellè (Catch – 22; I Medici) e Micaela Ramazzotti (La pazza gioia; La prima cosa bella)

La serie, costituita da sei episodi, è stata presentata in anteprima mondiale alla 73° edizione del festival Internazionale del cinema di Berlino nella sezione “Berlinale Series”, il 21 febbraio 2023 dove ha ottenuto il prestigioso premio “Berlinale Series Award” ed è disponibile su Disney Plus dal 5 Aprile 2023.

La vittoria del primo Berlinale Series Award rappresenta un motivo di grande orgoglio per tutta la Company. Per le produzioni originali italiane targate Disney+ si tratta di un importante traguardo, un riconoscimento verso il nostro impegno di offrire contenuti di grande qualità e che possano essere apprezzati a livello mondiale. Questo premio è frutto della passione e del lavoro dell’intero team Disney Italia e della collaborazione con case di produzione come Wildside, una società del gruppo Fremantle, e House Productions. Ci auguriamo che The Good Mothers possa emozionare e riaccendere l’attenzione del pubblico su un tema così importante

Daniel Frigo, Country Manager The Walt Disney Company Italy, Turkey, Israel & Greece

Siamo entusiasti che The Good Mothers abbia ricevuto questo importante riconoscimento qual è il premio Berlinale Series Award, e siamo orgogliosi di aver lavorato con Disney e House Productions per questa importante serie. Ne siamo ancora più orgogliosi perché The Good Mothers racconta la storia del coraggio di alcune donne straordinarie che hanno combattuto contro le loro famiglie criminali per dimostrare ai propri figli che una vita diversa era davvero possibile, e che legalità e giustizia rappresentano la scelta giusta anche nelle circostanze più difficili

Andrea Scrosanti – CEO Continental Europe di Fremantle

Trama di The Good Mothers

La pm Anna Colace intende attaccare il mondo della ‘Ndrangheta e per farlo decide, per la prima volta, di far leva sulle donne, sulle mogli e sulle madri dei boss. Le femmine, all’interno del mondo mafioso, sono figure da sempre marginalizzate con oppressione e violenza da un sistema estremamente patriarcale su cui è poggiato l’intero sistema d’organizzazione criminale di stampo malavitoso. La storia ha inizio con la celebre scomparsa di Lea Garofalo, una donna che aveva testimoniato contro il marito Carlo Cosco per sfuggire alla sua morsa, al fine di assicurare alla figlia Denise una vita lontana da quell’ambiente brutale, soprattutto per le donne, viste come schiave domestiche da parte delle famiglie. Il racconto si allarga, attraverso le indagini della pm, alle storie di Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola, due donne molto diverse ma legate da un drammatico passato, da una vita vissuta in un contesto oppressivo e soffocante e dal desiderio di garantire a sé stesse e ai propri figli un futuro migliore, così come aveva tentato di fare Lea, prima di essere ammazzata dal padre di sua figlia.

Gaia Girace e Micaela Ramazotti in The Good Mothers Ep.1x01
Gaia Girace e Micaela Ramazotti in The Good Mothers Ep.1×01

Recensione di The Good Mothers

Una storia di violenze domestiche, uno spaccato di vite criminali, di famiglie che gestiscono e comandano il destino dei loro discendenti, privando, soprattutto le donne, di ogni minima scelta, richiuse entro una morsa angosciante e distruggente, dove l’unica certezza logica sembra quella di abbassare la testa dinanzi al boss, al proprio padre, al proprio marito, per non subire botte, pugni e rischiare di venire ammazzate da coloro che, invece, li dovrebbero proteggere e amare. Le femmine, all’interno delle criminalità organizzata calabrese, non hanno libertà, non hanno potere, non contano nelle decisioni e, soprattutto, non hanno diritto di esistere al di fuori delle mura domestiche e familiare, ma il loro unico compito è quello di stare zitte, di essere obbedienti al maschio e di fare tutto quello che la famiglia le comanda di fare, accettando ogni decisione senza muore ciglia. The Good Mothers, sfruttando storie di cronaca nera e giudiziaria, erge a punto di vista principale della narrazione quello femminile, delle sottomesse, permettendoci di scoprire l’ambiente della criminalità organizzata mafiosa da una prospettiva raramente narrata nella filmografia e serialità italiana, che, spesso e volentieri, ci viene raccontata attraverso uno sguardo maschile. Nella miniserie Disney Plus gli uomini vengono solo mostrati, ma non interiorizzati e indagati nella loro esistenza, concentrandosi essenzialmente sul racconto di tre madri, Lea Garofalo, Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola, tre donne molto diverse l’una dall’altra che si ritrovano a dover lottare da sole contro un sistema patriarcale, mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza per ricercare una difficile speranza e una nuova prospettiva di vita, lontana dalla criminalità.

L’elemento narrativo su cui poggia la sua attenzione la miniserie è la difficoltà e, quasi impossibilità, nell’uscire dal mondo della ‘ndrangheta, tanto che se uno, uomo o donna che sia, nasce in una famiglia mafiosa la sua vita è quasi del tutto segnata e dinanzi venendo, praticamente costretto, ad abbracciare la strada della criminalità, ovviamente con una divergenza sostanziale, perché se sei un uomo hai diritto di comandare e di farti una carriera nel ramo banditesco, mentre, se sei una donna, l’unico diritto è quello di sposarti con un uomo affiliato a un’altra banda mafiosa e di procreare in nome della famiglia. Le tre protagoniste tentano in tutti i modi di scappare da questa struttura sociale, ma nel farlo vanno a mettere a rischio la propria vita, passando per certi versi, da una prigione all’altra, come avviene prima a Lea e poi a Giuseppina e Concetta, donne che decidono di diventare una collaboratrice di giustizia, scelta che li costringerà a vivere come fuggiasche, lontane de ogni affetto e amicizia, venendo rinchiuse in un’esistenza  basata sulla paura di venire scoperte e uccise da un momento all’altro. Sarà proprio questa paura a far commettere dei tremendi errori a Lea che, dopo anni di fuga e di tristezza come collaboratrice di giustizia, decide di ritornare a casa, riportando la figlia Denise da suo padre e dentro un mondo mafioso e criminale. Questa scelta provocherà per Denise la fine di tutto ciò che aveva conosciuto, venendo strappata rapidamente dall’amore della madre, che viene rapidamente uccisa e fatta sparire dal padre, che ha deciso di punire la madre di sua figlia per le sue scelte passate.

Ep. 4 di The Good Mothers - Wildside s.r.l. – House productions LTD_ph.Claudio Iannone
Ep. 4 di The Good Mothers – Wildside s.r.l. – House productions LTD_ph.Claudio Iannone

Madri e figli

Rapporto madre – figli è eletto a protagonista indiscusso nella storia. Ogni singola puntata, ad eccezione della prima, si apre con un flashback che ritrae Denise (Gaia Girace) insieme alla madre Lea Garofalo (Micaela Ramazzotti), per sottolineare lo stretto rapporto che si sviluppa tra una madre e un figlio, all’interno di quel mondo mafioso. Le altre due donne rese protagoniste della vicenda Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola ci vengono raccontate in maniera tridimensionale, attraverso una sceneggiatura che sa mettere bene in evidenza i loro punti di forza e le loro debolezze. Giuseppina e Concetta sono due amiche e due femmine molto diverse l’una dall’altra, tanto che la prima ha un ruolo attivo nell’attività mafiosa contrariamente all’altra segregata in casa, da una famiglia che la pesta per ogni futile motivo. Entrambe però hanno una debolezza, i loro figli, difatti come ogni madre loro desiderano il meglio per i loro bambini, nella speranza di allontanarli da quella vita criminale fatto di armi e carcere. La pm cercherà di far breccia, soprattutto con la Pesce, sul legame che possiede con i figli al fine di spingerla a diventare una testimone di giustizia, unica via possibile per tentare di dare un futuro onesto e buono ai propri bambini, soprattutto alle sue figlie. Proprio attraverso la storia di Giuseppina Pesce però viene fuori il marcio sia lato femminile mafioso sia lato poliziesco. Le forze dell’ordine non si dimostrano mai, all’interno dei sei episodi, una prospettiva sicura a Lea, Concetta e Giuseppina, anzi spesso e volentieri la mafia riesce a trovarle e a mettersi in contatto con loro, come avviene a Lea che rischia di essere ammazzata. Dall’altra parte The Good Mothers dichiara che le femmine di mafia non sono buone o eroine ma che tirano l’acqua al loro mulino, interessante infatti è denotare come non si sia una vera e propria coesione di gruppo tra le varie donne, tanto che alcune di loro sembrano stare dalla parte della criminalità organizzata. La madre di Concetta e poi di Giuseppina tenteranno in tutti i modi di far tornare a casa le proprie figlia, ben consapevoli che una volta giunte a casa i padri e la mafia li ucciderà.

In conclusione

La serie, grazie anche alle interpretazioni di livello, si dimostra alquanto interessante grazie alla prospettiva utilizzata per mostrare gli eventi, che scorgiamo dagli occhi delle donne che ci ritrovano a lottare contro il mondo mafioso e da quello di una pm che tenta in tutti i modi di usare le donne e i loro figli per far breccia dentro quella criminalità organizzata al fine di smantellarla. La sceneggiatura pecca solo nella scrittura dei caratteri maschili e di quello di Denise, caratteri che appaiono troppo bidimensionali e privi di un reale cambiamento nell’arco della serie.

Note positive

  • Interpretazione
  • Regia
  • Ritmo narrativo
  • Prospettiva sul mondo mafioso

Note negative

  • Caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli maschili e quello di Denise, che non hanno un vero arco di formazione ben strutturato e ben sviluppato
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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