Un sacchetto di biglie (2017): dall’omonimo romanzo di Joseph Joffo

Trailer italiano di Un Sacchetto di Biglie

L’opera è tratta dal romanzo autobiografico di Joseph Joffo, pubblicato nel 1973, da cui era già stata tratta una versione cinematografica diretta da Jacques Doillon nel 1975.

Trama di Un sacchetto di biglie

Joseph, il più piccolo di quattro fratelli, e Maurice, uno di questi, sono costretti a scappare da Parigi, ormai occupata dai nazisti, per dirigersi da soli a Nizza seguendo un itinerario dettagliato fornitogli dai genitori che li aspetteranno là insieme agli altri due fratelli. In questo lungo viaggio Joseph e Maurice dovranno superare diversi ostacoli che li separeranno dalla meta: riunirsi al resto della famiglia.

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Un sacchetto di biglie (2017)

Recensione di Un sacchetto di biglie

La famiglia ebrea Joffo è costretta a dividersi in coppie, per passare più inosservati, per fuggire da Parigi ormai occupata dai nazisti, con l’obiettivo di ritrovarsi successivamente a Nizza. I più piccoli a dover affrontare questo viaggio sono i fratelli Joseph (interpretato da Dorian Le Clech) e Maurice (interpretato da Batyste Fleurial), i quali si ritroveranno a vivere un avventura, se così la si può chiamare, che li segnerà in maniera permanente. Tutte le vicende ci vengono mostrate tramite gli occhi di Joseph, il più piccolo dei due. Questo fa si che da un lato, la pellicola ci appaia più “leggera” rispetto ad un qualsiasi film che tratti il tema dell’olocausto, mentre dall’altro, proprio perché consapevoli che tali vicende siano state vissute da due ragazzini, ci colpiscono ancor di più.

Questi due giovani ragazzi in balia di quel mondo che “non li voleva”, malgrado le drammatiche vicende riescono a rubare un sorriso allo spettatore, così come nei momenti in cui la famiglia si riunisce e a fare da protagonista sono i gesti e gli sguardi amorevoli dei genitori Roman (interpretato da Patrick Bruel) e Anna (interpretata da Elsa Zylberstein) nei confronti dei loro giovani figli.

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Un sacchetto di biglie (2017)

Rispetto al primo adattamento dell’omonimo romanzo di Joseph Joffo, diretto da Jacques Doillon, risalta alcune differenza con quest’ultima diretta da Christian Duguay. Come nella caratterizzazione dei personaggi. Nella pellicola di Doillon la figura paterna era inverosimile, mentre invece Duguay, come nelle sue altre opere, ci mostra con chiarezza il rapporto padre-figlio. In oltre, se nell’opera di Doillon il punto di osservazione era quello di Joseph, da grande, che raccontava i fatti, con Duguay lo spettatore si trova affianco ai due protagonisti durante il loro viaggio. Gli occhi dello spettatore sono gli occhi del giovane Joseph.

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