La chimera (2023). Voli imprevedibili ed ascese velocissime

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Trama de La Chimera

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dal 23 Novembre 2023 è nelle sale italiane “La Chimera”, quarta opera di Alice Rohrwacher. Il film, in concorso a Cannes, è per molti versi la definitiva messa a sistema di tutti quei modi e stilemi di fare il cinema tipici dell’autrice che negli anni hanno costruito un immaginario sempre più stratificato che di film in film si arricchisce di nuove sfumature e colori, mantenendo però sempre quell’anima “naturalistica” che tanto lo contraddistingue.

Trama de La Chimera

Un giovane archeologo inglese degli anni 80 si ritrova coinvolto in un pericoloso traffico illegale di reperti antichi, finendo nel mondo clandestino e pieno di trappole dei tombaroli.

Frame de La Chimera
Frame de La Chimera

Note di regia

Alice Rohrwacher

Nel luogo in cui sono cresciuta capitava spesso di ascoltare storie di segreti ritrovamenti, di scavi clandestini e di avventure misteriose. Bastava restare in un bar la sera tardi, o fermarsi in una fraschetta di campagna per sentire di quel tale che col trattore aveva scoperchiato una tomba villanoviana, o dell’altro che scavando di notte vicino alla necropoli aveva rinvenuto una collana d’oro così lunga da poter circondare una casa, e dell’altro ancora che era divenuto ricco, in Svizzera, vendendo un vaso etrusco che aveva trovato nell’orto. Storie di scheletri e fantasmi, di fughe e di oscurità. La vita che mi stava attorno era costituita di più parti: una solare, contemporanea, affaccendata, e una notturna, misteriosa, segreta. C’erano molti strati, e tutti ne facevamo esperienza: bastava scavare per pochi centimetri la terra ed ecco che tra i sassi appariva un frammento di manufatto, fatto da altre mani. Da che epoca mi stava guardando? Bastava recarsi nelle stalle e nelle cantine dei dintorni per rendersi conto che quei luoghi erano stati altro, erano forse tombe etrusche, rifugi d’altre epoche, luoghi sacri. Questa vicinanza tra il sacro e il profano, tra la morte e la vita, che ha caratterizzato tutti gli anni della mia crescita mi ha sempre affascinato ed ha dato una misura al mio sguardo. Per questo ho deciso di fare finalmente un film che racconti questa trama stratificata, questo rapporto tra due mondi, probabilmente l’ultimo tassello di un trittico su un territorio che si interroga su una domanda centrale: che cosa fare del passato? La morte è qualcosa che la nostra società ci impone di affrontare individualmente, al massimo all’interno di una famiglia. Invece, confrontandomi col passato, vedevo un’idea della morte integrata nella vita e nella collettività. La Chimera racconta le vicissitudini di una banda di tombaroli, cioè di profanatori di tombe etrusche e rivenditori di oggetti antichi a ricettatori locali. Siamo negli anni ottanta. Coloro che decidono di diventare “tombaroli”, di varcare quel tacito confine tra il sacro e il violabile, lo fanno per dare una svolta al passato, per divenire nuovi, altro. Sono indiscussamente uomini, forzuti, giovani, maledetti. Loro non appartengono al passato, non sono figli dei loro padri che sono cresciuti vicino a quelle tombe antiche senza mai violarle. Loro sono figli di sé stessi. Il mondo gli appartiene: possono entrare in luoghi considerati tabù, possono spezzare i vasi, arraffare offerte votive, commercializzarli. Per loro sono solo anticaglie, cose vecchie. Non sono più cose sacre. L’ingenuità di chi ha seppellito quelle cose li fa ridere. Anzi, si chiedono come sia possibile che un popolo abbia lasciato sotto terra tutte quelle ricchezze proprio per delle anime… ma quali anime… l’oro se lo vogliono godere, altrochè! Gli etruschi hanno dedicato la loro arte, la loro maestranza, le loro risorse all’invisibile. Per i tombaroli semplicemente l’invisibile non esiste

Recensione de “La Chimera”

Si fa strada “La Chimera” fra gli spettatori grazie al passaparola del pubblico, nonostante tutto. Viene da chiedersi perché, dopo una presentazione accolta da lodi e apprezzamenti a Cannes, una distribuzione scriteriata abbia reso il nuovo film della Rohrwacher (a dire il vero mai popolare a livello di incassi) così difficilmente fruibile. Eppure il film arriva ai cuori della gente, la gente che vuole vederlo e spinge per vederlo. Perché non è un film “difficile”, pur essendo profondamente autoriale e impegnato nella sua natura. È al contrario (come sempre Rohrwacher) profondamente umanista e sincero, vicino a tutti e di tutti.

Nelle campagne dell’Etruria l’autrice segue questo gruppo di “tombaroli” alle soglie degli anni ’80, di quel consumismo che profana le terre e costruisce fabbriche sopra i terreni un tempo sacri. Nulla è più sacro al tempo del racconto, non sono sacri i corpi della gente e non è sacra la natura. La bellezza è defraudata.

In questo contesto si muove Arthur (Josh O’Connor), protagonista il cui cuore è stato egualmente svuotato. Il suo ritorno nelle terre della Tuscia è infatti figlio della morte dell’amata, quella “Beniamina” che tormenta ancora dolcemente i suoi sogni.

Josh O Connor con Alice Rohrwacher sul set de La Chimera (2023)
Josh O Connor con Alice Rohrwacher sul set de La Chimera (2023)

“Immagini che vengono dal vuoto e vanno verso il vuoto”: si diceva in “” di Fellini ed è così per Arthur. Lui col vuoto dentro così attratto dal vuoto della terra, dalle tombe e dal suolo. Unico luogo in cui potrebbe ritrovare Beniamina. “Ha le chimere” dicono di lui, ha infatti questi momenti di svenimento in prossimità delle tombe, questa percezione vivida dell’adilà che lo tormenta.

La Rohrwacher come sempre propone un immaginario “panico”, in cui corpi e natura van di pari passo e tutto sembra intimamente connesso. La sua regia è ardita ma profondamente umanista. Studia i personaggi ma li “rispetta”, non li guarda fino in fondo, quasi a rispettarne il segreto. Fra i tanti volti spicca “Italia” (interpretata dalla brasiliana Carol Duarte), unica donna che tocca il cuore di Arthur (seppur marginalmente), lei che nasconde i figli sotto al letto e diventa forse metafora di quell’Italia che la Rohrwacher tanto ama, martoriata ma che resiste.

C’è poi Isabella Rossellini, madre di Beniamina, anche lei profanata nel cuore e nell’animo. C’è un’umanità che sembra aver perso i punti di riferimento, c’è sopra tutto lo sguardo di un autrice ormai perfettamente in comunione fra un cinema con un’istanza sociale e una prettamente estetica e poetica. Un cinema che si muove, come profeticamente Battiato ricorda, fra “voli imprevedibili ed ascese velocissime”.

In conclusione

“La Chimera” è un film dolce e caldo, che tocca temi difficili e freddi. Lo fa con la grazia tipica di Alice Rohrwacher, la nostra migliore autrice contemporanea ormai totalmente svincolata da regole narrative o schemi classici. Ne “La Chimera” lo sguardo si ribalta, si velocizza e si rallenta, per poi esplodere con un “Vado al Massimo” in una strada di campagna o, ancora, lasciarci incantare dal ballo di Italia nella notte buia con poche luci ad una festa.

Gli uccelli per gli etruschi rappresentavano il destino, anche la chimera vola, anche la chimera parla di destino e vita.

Perchè le nostre chimere son difficili da trovare. Ma inseguirle è l’unica cosa che ci muoverà verso la Luce.

Note positive

  • La regia di Alice Rohrwacher ricorda quelle di grandi maestri del naturalismo al cinema, qui è più ispirata che mai
  • La storia emoziona e si presta a più strati di lettura
  • Interpretazioni a fuoco e mai sovrastanti rispetto all’atmosfera del film

Note negative

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Marco D'Agostino
Marco D'Agostino

Nasco nel 1998, inizio fin da bambino ad amare il cinema, arte che mi permetteva di proiettarmi in mondi e storie lontane.
Da allora guardo continuamente film, provenienti da ogni parte del mondo, di ogni genere e epoca.
Amo perdermi nell'immaginario di Wong Kar Wai e ho continuamente in mente il cinema di Terrence Malick.
Mi piacciono anche tanti film brutti che eviterò di citare.

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