What drives us (2021), il sogno di diventare musicista

Trailer ufficiale di What Drives Us

What Drives Us è un film del 2021 diretto da Dave Grohl. Il documentario, attraverso la testimonianza dello stesso Grohl e di altri mostri sacri della musica rock e hard rock, ci guiderà alla scoperta del mito che avvolge il van, quel furgone dentro al quale prenderà forma e vita il sogno di diventare musicista.

Trama di What Drives Us

What Drives Us è un documentario girato da Dave Grohl, ex batterista dei Nirvana e ora frontman della band Foo Fighters, come testimonianza della sua carriera musicale e dell’evoluzione del mondo della musica. A fare da filo conduttore tra le interviste e video d’archivio è il van, quel furgone che presto si trasforma in una casa su quattro ruote che conterrà sogni e aspettative di futuri musicisti, formula di uno sperato successo.

Recensione di What Drives Us

Probabilmente nel mondo della musica non esiste una formula per il successo, un rito che ti assicuri la fama di musicista; esiste invece qualcosa che ti guida: What Drives Us.

Come recita una famosa canzone della band AC/DC, e che sentiamo in apertura, it’s a long way to the top if you wanna rock n’ roll: la strada è lunga e in salita, ci sono delle tappe obbligatorie presso cui fermarsi e pietre miliari da porre durante il viaggio.

Un viaggio particolare perché conosce solo l’inizio e la parte centrale, non esiste una fine all’essere musicista e al creare musica.

Muovere i primi passi

L’aspetto più interessante di What Drives Us è stata la scelta di unire due archi temporali distanti tra loro a dimostrazione di come la storia si ripeta, sia che si parli di una band appena nata sia di una band che ha fatto la storia del rock.

Dave Grohl ha intervistato cantanti e musicisti nati tra gli anni Settanta e gli anni Novanta, tra cui Lars Ulrich, batterista dei Metallica; Bryan Johnson, cantante degli AC/DC; Flea chitarrista dei Red Hot Chili Peppers; Ben Harper; Steven Tyler, frontman degli Aerosmith; Slash e Duff McKagan membri dei Guns n Roses, Ringo Starr, celebre batterista dei Beatles; per poi saltare direttamente a band nate pochi anni fa come Radkey formatisi nel 2010 e gli Starcrawler nel 2015.

Ognuno di loro ha incontrato la musica in diversi modi: chi grazie agli show in televisione quando la BBC trasmetteva i Beatles; chi grazie all’educazione ricevuta dai genitori, altri, come incontro casuale nato da un annuncio sul giornale o ancora come liberazione, come luogo in cui rifugiarsi dalla violenza della vita reale.

Nessuno ha saputo resistere al fascino del rock n’ roll, perfino quando alle prove non si riusciva ad andare a tempo tutti insieme. Persistenza e tenacia hanno ripagato le infinite ore di fallimenti. Forse anche perché come ricorda The Edge, chitarrista degli U2

Il rock n’ roll è l’opportunità di urlare al mondo che io sono qui, che esisto

The Edge, U2

Il van

What Drives Us ci spiega che il punto di incontro e di inizio di una band è proprio il van. Si trovano tutti lì il giorno della partenza per il tour, ognuno con le sue paure, i suoi sogni e il suo strumento. Ma nessuno sa cosa li aspetterà, se la loro musica sarà in grado di arrivare ai cuori delle persone che li ascolteranno; ma l’ignoto è la scintilla che spinge a partire perché ansiosi di scoprire cosa li attende, se ci sarà una fine, se saranno capaci di dominare il palco.

Il van diventa una casa su quattro ruote abitata da una famiglia, nella quale si impara a conoscersi e sostenersi quando la vita si fa più dura. Nascono legami fraterni, non solo perché si è costretti a condividere un medesimo spazio, ma anche perché si è tutti in strada mossi dall’amore e dal desiderio di far conoscere al mondo la propria musica.

Il periodo tra gli anni Settanta e Novanta è stato uno dei più floridi musicalmente: sono nati nuovi generi e lo stile si è evoluto di conseguenza. Anche l’estetica del van è cambiata: basti pensare all’enorme differenza tra il tipico Volkswagen, simbolo di un’intera generazione e diventato icona di un periodo storico alla versione Econoline della Ford.

Guidare un particolare modello di van è come indossare un vestito elegante: dice molto riguardo l’atteggiamento e lo stile di un gruppo.

La salute di una band si può dedurre dall’aria che si respira sul van; quello che si crea è un rapporto di amore-odio che diventa stabile solo quando queste due parti sono perfettamente bilanciate. È allora che un gruppo funziona ed è apprezzato dal pubblico.

Mettersi in strada

Il secondo ingrediente della ricetta del successo per What Drives Us è il viaggio perché è l’occasione perfetta per crescere personalmente e musicalmente, correggendo il materiale già esistente e crearne di nuovo.

Si impara a convivere con gli altri membri e condividere gioie e dolori, a non prendere troppo sul serio i concerti andati male. Come ci raccontano gli Starcrawler.

L’esperienza della strada è un passaggio fondamentale per stabilire una base solida sulla quale costruire la carriera musicale perché il vero guadagno è l’esperienza, che solo continuando a spostarsi ed esibirsi nei locali può crescere, ed è solamente uscendo dal proprio paese portando in giro la musica con un tour, che ci si fa conoscere e ci si mette alla prova.

Chiaramente, si tratta di un percorso lungo, durante il quale si assiste alla crescita della propria notorietà grazie al passaparola, ovvero il trasmettere ad altri le emozioni e la gioia provate durante il concerto.

Anche nel 2021 i tour si fanno e hanno la stessa importanza e ruolo che avevano all’inizio. Ogni band è unica e ha la sua storia, ma poi tutte si ritrovano per strada, a percorrere miglia e miglia spinte dal brivido dell’ignoto, del non sapere cosa accadrà, se andrà bene o male; il viaggio vale le ore e la fatica perché quello che conta davvero è l’amore per la musica e la sensazione di libertà che si prova cantando e suonando per coloro che stanno sotto il palco.

La differenza sta nel fatto che ad accrescere velocemente la visibilità di una band o cantante ci sono i social network, che sostituiscono in buona parte il vecchio passaparola.

Il successo non è lo scopo ultimo

Gli artisti intervistati da Dave Grohl in What Drives Us mettono tutti in chiaro il motivo per il quale si sceglie di fare questa vita: l’amore per la musica.

Come sottolinea Grohl, quando sei giovane non suoni pensando di portare in giro la tua musica, tantomeno al successo; tutto cambia quando vedi la gioia sul volto di chi ti sta ascoltando e sapere che la causa è la musica che hai scritto, diventa la tua missione. La connessione con il pubblico è la forma più alta e pura di successo.

Gli ultimi diciotto mesi ci hanno lasciati digiuni di musica live e assistere ad un concerto live non è certamente la stessa cosa; quello che provi nel cuore e nel corpo guardando una band suonare, non riesce a passare attraverso uno schermo. È necessario essere lì a vivere quel momento.

Ora forse possiamo tornare a gustare quella connessione che si crea tra band e pubblico, in cui inconsciamente rimaniamo meravigliati dal rapporto tra musicista e strumento, tanto da percepire la passione che ne scaturisce.

Abbiamo la possibilità di ascoltare versioni inedite di canzoni che sappiamo perfino a memoria, ma con le quali stabiliamo un livello superiore di connessione.

Una regia varia

What Drives Us è l’esordio alla regia per il cantante Dave Grohl.

Lungo il documentario si alternano le interviste ai più grandi musicisti e i loro ricordi prendono vita grazie al materiale d’archivio ritrovato e gli interventi dello stesso Grohl in veste di regista; intervistatore, perché in alcuni momenti sentiamo le domande che vengono poste; attore, guidando il van della sua band, i Foo Fighters, che successivamente intervista; da ultimo come voce off onnisciente, che percepiamo in apertura e in altri momenti in qualità di commento alla storia.

Anche lo stile in What Drives Us è variegato: si passa dalle classiche interviste frontali o di tre quarti che stabiliscono un filo conduttore a materiali d’archivio sia video sia fotografie quindi ad animazioni simili al fumetto.

Diversificato, ma funzionale nell’economia del girato.

In conclusione, What Drives Us è un documentario al passo con i tempi, che ci parla del vero motivo per il quale si sceglie di fare musica nella vita. A tratti può sembrare anacronistico, ma nessuna band, anche quelle più recenti, non ce l’avrebbero fatta senza mettersi in strada e senza suonare in piccoli locali.

Serve da insegnamento anche a noi spettatori a non dare mai per scontato l’amore che un musicista mette in quello che fa, che poi è per noi e per questo dovremmo sempre essere riconoscenti.

Note positive

  • La regia
  • La quantità di materiale d’archivio
  • L’attualità del soggetto del documentario

Note negative

  • Nessuna in particolare

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