The Father – Nulla è come sembra (2020): Alla ricerca del tempo dimenticato

The Father Nulla è come sembra locandina

The Father – Nulla è come sembra

Titolo originale: The Father

Anno: 2020

Paese: Gran Bretagna, Francia

Genere: drammatico

Produzione: Trademark Films, Cine@, AG Studios NYC, Embankment Films, F Comme Film, Film4, Viewfinder

Distribuzione: BIM Distribuzione

Durata: 97 min

Regia: Florian Zeller

Sceneggiatura: Christopher Hampton, Florian Zeller

Fotografia: Ben Smithard

Montaggio: Yorgos Lamprinos

Musiche: Ludovico Einaudi

Attori: Anthony Hopkins, Olivia Colman, Olivia Williams, Rufus Sewell, Evie Wray, Mark Gatiss, Imogen Poots, Ayesha Dharker, Ray Burnet

Trailer ita di The Father – Nulla è come sembra

The father- Nulla è come sembra è un film del 2020 diretto da Florian Zeller e tratto dalla sua omonima pièce teatrale. Il film ha gareggiato agli oscar 2021 con diverse candidature e ha valso l’oscar, come miglior attore protagonista, ad Anthony Hopkins.

Trama di The Father – Nulla è come sembra

Anthony, interpretato da un eccellente Anthony Hopkins, è affetto da una forma di demenza senile, non specificata, in uno stadio ormai avanzato e le varie badanti che si sono succedute nel tempo non riescono più a gestirlo. Ha due figlie: la più giovane, Lucy è morta in un incidente stradale mentre la prima, Anne, interpretata da una magistrale Olivia Coleman, è ora intenta a trasferirsi a Parigi per amore, e cerca di trovare una soluzione più adatta al padre. Dopo un breve periodo di difficile convivenza nell’appartamento di lei, opta per una struttura residenziale.

Recensione di The Father – Nulla è come sembra (con spoiler)

La prima sequenza del film si apre su Anne, la figlia di Anthony, che cammina agitata verso quello che scopriamo essere l’appartamento del padre. Lì lo trova intento ad ascoltare musica non consapevole della situazione che ha creato: il suo comportamento ha fatto fuggire l’ennesima badante, Angela. Anne gli spiega che ha trovato l’amore e vuole trasferirsi a Parigi e perciò bisogna trovare una soluzione più stabile. Anthony preso da un momento di lucidità gli chiede: «mi stai abbandonando?» la domanda resta senza risposta e inizia una nuova scena.

Quello che vediamo dalla seconda sequenza in poi è la prospettiva di Anthony. Le persone, i luoghi, le situazioni, i ricordi di un tempo imprecisato si confondono al punto che non è più facile distinguere i personaggi, la cronologia degli eventi, la realtà dalla fantasia, dai ricordi e dal sogno. Siamo assorbiti dalla sua prospettiva, proviamo lo stesso disorientamento e a mano a mano capiamo che c’è qualcosa che non va, qualcosa di strano. Stiamo nell’appartamento di Anne e qui vediamo uno sconosciuto Paul che scopriamo essere il marito Anne, quello con cui aveva forse divorziato anni prima. Paul non ha sempre lo stesso volto, così come Anne. L’appartamento è cambiato ora la tinta delle pareti è azzurra. Anne è alla ricerca di una nuova badante, trova Laura e quando la prima presenta quest’ultima ad Anthony, lui non può far a meno di sottolineare la somiglianza con la figlia Lucy, dimenticandosi che quest’ultima è morta.

Anthony per tutta la narrazione è ossessionato dal suo orologio, lo nasconde per non farlo prendere alle badanti, crede che il marito di Anne glielo abbia rubato, e spesso ne è alla ricerca. Iniziamo a comprendere cos’è accaduto negli ultimi venti minuti del film. Anne diversi mesi prima, lo aveva lasciato alla residenza (seconda scena, oltre a quella iniziale, in cui quello che vediamo è reale, oggettivo. Le altre due immagini reali sono quelle dell’appartamento di lei che viene progressivamente svuotato per il trasferimento e ovviamente l’ultima scena) e dal senso di abbandono e dal progressivo peggioramento della demenza sono scaturite tutte le varie associazioni. Infatti, scopriamo, grazie a una regia impeccabile, che la residenza ha una struttura incredibilmente simile al suo appartamento e a quello di Anne. L’affetto provato per le infermiere ha determinato le associazioni con le due figlie: quella con cui ha un rapporto più difficile è stata assimilata ad Anne viceversa quella nuova, più dolce e solare, è stata assimilata alla più amata Lucy. L’antipatia per l’infermiere Bill lo porta ad associarlo all’odiato cognato Paul.

Dagli sfasamenti temporali emerge un rapporto complicato con la figlia Anne ulteriormente acuito dai cambi di umore e personalità, tipici della malattia, che a volte lo portano ad essere aggressivo e crudele. Infatti, più di una volta assistiamo alle accuse violenti che muove contro la figlia rielaborati nella sua mente. Nella sua mente ha sovrapposto il cambio della badante con il cambio dell’infermiera.

A dieci minuti dalla fine, noi spettatori con lui abbiamo un momento di realtà, di lucidità in cui siamo in grado di ricreare nei limiti i fatti e noi come lui veniamo travolti dall’emozione. La comprensione della realtà fa regredire Anthony in uno stadio infantile, in una struggente scena, in cui l’ottantenne chiama la mamma
e chiede che qualcuno venga a prenderlo, come un bambino che si sente abbandonato all’asilo. Tutto il dramma della malattia culmina, tra le lacrime, nelle parole di Anthony:

«Mi sento come se stessi perdendo tutte le mie foglie» […] «i rami e il vento e la pioggia. Non so più cosa sta succedendo».

The Father – Nulla è come sembra


Ora possiamo comprendere la sua ossessione per l’orologio. Simbolo di un attaccamento al tempo, nella vana speranza di poterlo controllare. Ma il tempo così come l’orologio sfugge, viene dimenticato e perde di linearità. Tutto esiste al medesimo tempo. Oggi è tre mesi fa o cinquant’anni fa, non importa. L’infermiera che scopriamo chiamarsi Catherine lo consola e tranquillizza. Il film termina su un’inquadratura dalla finestra della stanza di Anthony sugli alberi ricoperti di foglie verdi nel pieno della loro vigorosità, ancora non è il tempo dell’autunno.

Note positive

  • L’interpretazione di Anthony Hopkins
  • È un dramma in grado di farti emozionare

Note negative

Leave a Reply

4 × tre =