Aprile (1998): L’italia contemporanea secondo Nanni Moretti

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Locandina di Aprile

Aprile

Titolo originale: Aprile

Anno: 1998

Nazione: Italia/Francia

Genere: commedia/drammatico

Casa di produzione: Sacher Film, BAC Films

Distribuzione italiana: Tandem Distribuzione

Durata: 78 minuti

Regia: Nanni Moretti

Sceneggiatura: Nanni Moretti

Fotografia: Giuseppe Lanci

Montaggio: Angelo Nicolini

Musiche: Filippo Bussi

Attori: Nanni Moretti, Silvio Orlando

Trailer di Aprile

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Aprile è un film del 1998 diretto da Nanni Moretti. Presentato in concorso al festival di Cannes, ha ottenuto quattro candidature ai David di Donatello, vincendo il premio al miglior attore non protagonista per Silvio Orlando. L’opera ha avuto un buon riscontro di pubblico al botteghino, confermando Moretti come uno dei volti più amati del panorama cinematografico italiano.

Trama di Aprile

La storia racconta di Nanni Moretti, che interpreta se stesso, interessato a documentare l’imminente campagna elettorale del 1996. Dopo la scorsa vittoria del Centro Destra di Silvio Berlusconi, Moretti è affranto e si sente in dovere di indirizzare il nuovo progetto artistico sulle elezioni prossime. Allo stesso tempo la nascita di suo figlio Pietro, pone il regista in una nuova condizione esistenziale.

Fotogramma di Aprile
Fotogramma di Aprile

Recensione di Aprile

Nanni Moretti è un regista politico di grande spessore e credibilità. Il suo lavoro è stato riconosciuto sia dal grande pubblico che dalla critica indipendente. Gode di un’ottima fama che gli ha permesso di dirigere liberamente i soggetti da lui pensati. Per questa ragione ha sempre portato sul grande schermo la sua idea coerente di cinema, tra critiche e apprezzamenti degli spettatori, appartenenti a opposte fazioni politiche. Il suo stile visivo è immediatamente riconoscibile, imponendosi tra gli autori italiani più importanti, emersi dalla fine degli anni di piombo in Italia.

Nel lavoro del 1998, Moretti si interroga sulla situazione attuale italiana, elargendo un’ironia tipicamente nelle sue corde e attraverso una miscela tra commedia e dramma, espone un quadro politico nazionale davvero preoccupante. Il suo interesse è di analizzare e capire nel dettaglio il contesto sociale nostrano, a tal punto da elaborare una pellicola per certi versi quasi documentaristica. Lo sguardo morettiano è così metodico e preciso, che sembra quasi unire e amalgamare i due differenti piani narrativi, la fiction con il documentario. Questo è il motivo per cui ogni personaggio mette in scena semplicemente sé stesso, senza interpretare nessuno in particolare.

Questo crudo realismo messo in atto da Moretti, gli permette di affrontare con lucidità e rigore il contesto politico e culturale italiano. La forma tipica del documentario unita alle regole classiche di un discorso di finzione narrativa, attribuisce al regista uno stile surrealista e metacinematografico, da poter lasciare in confusione uno spettatore, meno abituato al cinema autoriale del regista romano. La sovrapposizione dei due diversi modi di girare è infatti la firma caratteristica del suo autore, e che è possibile riscontare anche in altri suoi lavori, come ad esempio nell’ultimo progetto realizzato, intitolato “Il sol dell’avvenire”. L’alternanza dei due opposti linguaggi rende possibile una maggiore libertà creativa al pensiero morettiano, ancora più autonomo di affrontare come vuole l’argomento. Nanni Moretti si avvale quindi di questa tecnica registica, che da un lato punta a racchiudere nell’immagine la realtà del paese nel modo più diretto e concreto possibile, e dall’altra crea in parallelo una storia narrativa e di ricostruzione che gli da modo di poter giustificare e legittimare, come meglio crede, ogni suo pensiero e coinvolgimento politico, in merito alla vicenda sviscerata.

Moretti racconta un’Italia perduta, diretta verso una nuova forma di democrazia e rinnovamento dell’intero sistema politico e della conseguente classe dirigenziale. La caduta della Prima Repubblica, a causa dello scandalo di Tangentopoli, direziona il nostro paese in un mondo del tutto diverso da quello alla quale è stato abituato fino ad allora. Il partito berlusconiano si presenta infatti al momento giusto, in un periodo di forte rimescolamento delle carte, su come funziona e si struttura il gioco politico italiano. L’ex presidente Berlusconi crea quindi un’inedita figura politica, che si intreccia molto con la sfera privata, mettendo in relazione gli aspetti pubblico/privato e sancendo definitivamente la fine della separazione tra i due termini. Rivoluziona per questo il vecchio apparato burocratico statale, dando vita a un metodo e ad un approccio mai visti prima di allora e su cui chiunque deve fare i conti, se vuole affacciarsi nel nuovo panorama delineato, da qui in avanti.

Nanni Moretti in Aprile
Nanni Moretti in Aprile

La regia funziona molto bene, confermando la sua bravura. Il cast che gravita intorno al protagonista aiuta a definire appieno l’atmosfera, così come la fotografia svolge un discreto lavoro. Il regista mette a disposizione dello spettatore, tutta la propria sensibilità, rivelando un carattere profondo e sincero. La sua preoccupazione sulla situazione politica del paese emerge chiaramente tra le immagini, ma senza mai mancare di rispetto a nessuno. Moretti fa comprendere il suo punto di vista, rivelando con semplicità il suo stato d’animo, nelle scene più toccanti della pellicola. I momenti che condivide sullo schermo con il figlio piccolo, evidenziano l’umanità dell’autore, in contrapposizione a un mondo rivolto verso non si sa dove. Nanni provoca attraverso le battute comiche e si sfoga contro un certo tipo di potere, ma non risulta mai offensivo o volgare. Riesce sempre a mantenere un tono equilibrato, che lo rende per questo amato e ben voluto dagli italiani.

In conclusione

L’autore romano realizza un’opera riuscita, che si ammira per la trasparenza con il quale è stata realizzata. Senza troppe pretese il film si interroga sul presente e sul futuro dell’Italia e lo fa attraverso la vita pubblica e allo stesso tempo privata di Nanni Moretti, utilizzando un tono quasi documentaristico. Siamo lontani dai primi lavori del regista ma nel complesso è un buon prodotto, che raggiunge il suo picco massimo nell’intimità del suo protagonista. È in tale contesto che infatti si mostra oltre che l’angoscia sociale che tormenta Moretti, anche la sua parte più profonda e umana, che evidenzia questo forte contrasto, rispetto a un mondo sempre più acritico e omogeneo.

Note positive

  • Buona regia
  • Punto di vista forte e deciso
  • Intenso e leggero allo stesso momento

Note negative

  • Lontano dai prodotti passati
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Giovanni Veverga
Giovanni Veverga
Articoli: 14

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