La mafia uccide solo d’estate (2013): la mafia raccontata da Pif

La mafia uccide solo d'estate film 2013

La mafia uccide solo d’estate

Titolo originale: La mafia uccide solo d’estate

Anno: 2013

Paese: Italia

Genere: commedia

Produzione: Offside, Rai cinema

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 90 min

Regia: Pif

Sceneggiatura: Michele Astori, Pif, Marco Martani

Fotografia: Roberto Forza

Montaggio: Cristiano Travaglioli

Musiche: Santi Pulvirenti

Attori: Pif, Cristiana Capotondi, Ninni Bruschetta, Claudio Gioè

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La mafia uccide solo d’estate

La mafia uccide solo d’estate è un film del 2013, una commedia drammatica, scritta, diretta e interpretata dallo stesso Pierfrancesco Diliberto, noto con il nome di Pif. Il film ha partecipato al Torino Film Festival.

Dal lungometraggio è stata tratta l’omonima serie televisiva diretta da Luca Ribuoli, andata in onda su Rai 1 nel 2016.

Trama di La mafia uccide solo d’estate

Crescere e amare nella Palermo della mafia, questo è l’incipit del film. È raccontato inizialmente attraverso gli occhi di un bambino, Arturo che cerca di conquistare il cuore di Flora, una sua compagna di classe, di cui si è invaghito alle elementari e che vede come una principessa. Sullo sfondo di questa tenera ma divertente storia, soccorrono e si susseguono gli episodi di cronaca accaduti in Sicilia tra gli anni ‘70 e ’90. La Palermo del film è una città sconvolta dai terribili attentati di mafia e dalla cappa che la mentalità mafiosa stende sulla società. Il racconto temporale si sviluppa nell’arco di vent’anni, Arturo diventa grande in una città affascinante e terribile allo stesso tempo, ma dove c’è ancora spazio per la passione e il sorriso.

I bambini nel film La mafia uccide solo d'estate
I bambini nel film La mafia uccide solo d’estate

Recensione di La mafia uccide solo d’estate

La locandina del film a primo impatto può risultare bizzarra, perché guardandola ci si può domandare che cosa c’entra la figura di un bambino mascherato intento nell’imitare un personaggio, con il termine mafia ? Il tutto viene svelato nel corso del film, Arturo il protagonista vince il premio per “il costume più bello”, durante una festa in maschera, però chi lo premia non ha realmente recepito chi volesse imitare, tanto da attribuirgli il nome di “Il gobbo di Notre Dame”, mentre Arturo afferma di essersi voluto mascherare da Giulio Andreotti.

Il film appare interessante, con spunti realmente adeguati, anche se si tratta di una commedia di genere drammatico che per certi versi può risultare tragicomica, anche grazie ad una sceneggiatura che si incastra a perfezione con la fantomatica e travagliata storia d’amore di Arturo e Flora. Tale vicenda dei bambini, precede in maniera intelligente sempre ogni reale avvenimento drammatico degli attentati mafiosi che introducono il pubblico nel contesto italiano tra gli anni ’70-90.

La bravura del regista, Pierfrancesco Diliberto, nonché il protagonista maschile del film, sta nel aver raccontato con lucidità e realismo la tragica storia della mafia che ha condannato la città di Palermo. La commedia mescolata ad un misto di comicità è convincente ed abbastanza interessante da seguire, rispetto ad un film interamente drammatico raccontato con gli occhi della paura. Un modo nuovo di raccontare la mafia. Un film che dissacra i boss e restituisce l’umanità dei grandi eroi dell’antimafia. Un sorriso ironico e mai banale sugli anni terribili segnati da cruenti omicidi.

Pif e Cristiana Capotondi in La mafia uccide solo d'estate
Pif e Cristiana Capotondi in La mafia uccide solo d’estate

La scelta del titolo è basata su un’attenta e corretta riflessione, quando Arturo chiede al padre se deve temere la mafia, il padre gli risponde che si trovano nella stagione invernale e “la mafia uccide solo d’estate”. Riflettendoci su, tutti gli omicidi di stampo mafioso a partire dal 1969 fino all’uccisione di Borsellino, furono compiuti maggiormente in estate. Il film è molto istruttivo ed adatto da far vedere, soprattutto a coloro che non sono ancora a conoscenza di cosa è stata capace di compiere la mafia, quella degli anni capitanata da “cosa nostra”.

Note positive

  • Sceneggiatura

Note negative

  • La conclusione appare un po’ scontata, con un finale prevedibile, inoltre le riprese cinematografiche non riesco ad amalgamarsi senza che si creino netti contrasti, con le reali riprese fatte in passato dalle emittenti televisive.

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