Arrietty – il mondo segreto sotto il pavimento (2010). Il tenero debutto registico di Hiromasa Yonebayashi

Poster Arrietty

Arrietty – il mondo segreto sotto il pavimento

Titolo originale: Karigurashi no Arrietty

Anno: 2010

Paese: Giappone

Genere: Animazione, fantastico

Produzione: Studio Ghibli

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 94 minuti

Regia: Hiromasa Yonebayashi

Sceneggiatura: Hayao Myiazaki

Fotografia: Atsushi Okui

Montaggio: Rie Matsubara

Musiche: Cécile Corbel

Animatori: Akihiko Yamashita, Megumi Kagawa

Trailer di Arrietty – il mondo segreto sotto il pavimento

Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento è la prima delle due regie per lo Studio Ghibli (la seconda sarà nel 2014 con: Quando c’era Marnie) di Hiromasa Yonebayashi e ne segna il debutto alla regia. Il film, scritto da Hayao Miyazaki, vinse nel 2011 il premio per il miglior film d’animazione ai Japan Academy Awards, gli Oscar nipponici.

Trama di Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

In quella che sembra essere un’estate dei giorni nostri. Il giovane Shō, si trasferisce da Tokyo a Koganei, una provincia ad Ovest, per un periodo di totale riposo in vista di un delicato intervento al cuore che dovrà subire nell’immediato futuro. La grande casa immersa nel verde della campagna in cui va ad abitare – residenza di infanzia della madre – sembra essere disabitata ma è solo apparenza: sotto il pavimento della villetta, vivono la quattordicenne Arrietty con i genitori Homily e Pod. I tre fanno parte della minuscola, e ormai seriamente ridotta di numero, popolazione dei Prendimprestito, così chiamata per l’abitudine di questi esseri poco più alti di una decina di centimetri, di riutilizzare ciò che trovano nei dintorni e tutto ciò che i più grandi esseri umani perdono o lasciano incustodito.

Arrietty e Sho. Fotogramma da: "Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento"
Fotogramma da: Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

Appena arrivato in quella che per un po’ sarà casa sua, Shō scorge Arrietty in giardino. Dopo questo primo incontro fortuito, ve ne saranno altri quando, superata l’iniziale diffidenza (particolarmente quella di Arrietty) i due inizieranno a capire di avere molto in comune.

La loro amicizia, seppur di breve durata, aiuterà entrambi ad affrontare le sfide dell’immediato ed incerto futuro con maggior forza e positività.

Recensione di Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento

Il film di Yonebaiashi è caratterizzato da una tenerezza di fondo che pervade tutto ciò che vediamo: l’atmosfera, i personaggi e perfino la musica dalle sonorità celtico-bretoni (a oggi la Corbel è l’unica compositrice non nipponica ad aver composto una colonna sonora per lo Studio Ghibli). Tenerezza che non riesce a venir meno nemmeno nelle pochissime situazioni di pericolo; questa dolcezza pervade tutti i novanta minuti e poco più del racconto. Non è però un film melenso, tutt’altro. Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento racconta di un’amicizia tenera sì, ma destinata a essere interrotta dal naturale fluire degli eventi; così simili i protagonisti nelle situazioni che vivono – sia Shō che Arrietty per diversi motivi, si trovano in un momento di seria instabilità – ma abitanti di due mondi troppo distanti fra loro perché possa esserci un vero futuro. È quindi una tenerezza con punte di malinconia (interessante notare come Yonebayashi resti fedele a questo tipo di narrazione anche in Marnie) ma senza quella tristezza, quel senso di fine – a tratti opprimente e definitivo – del grande e compianto Isao Takahata.

Arrietty e la sua famiglia. Fotorgramma da: "Arrietty- il mondo segreto sotto il pavimento"
La Famiglia di Arrietty. Fotogramma da: Arrietty – il mondo segreto sotto il pavimento

C’è chi, forse esagerando un filino, ha definito l’opera prima di Yonebayashi un capolavoro; personalmente trovo il giudizio un po’ spinto (anche se sulla definizione di che cosa possa essere definito un capolavoro, si potrebbero spendere ore intere) ciò non toglie che sia un film davvero ben realizzato. Le animazioni sono molto fluide, lo stile – sia per quanto riguarda la regia sia per quel che riguarda i disegni – ricorda Miyazaki, ma ne differisce sostanzialmente per la tematica e per quel senso di “dolcezza” globale che pervade l’opera. Ciò che infine dà lustro al film, è il lavoro di Atsushi Okui che, fin dal 1992 (con la fotografia di Porco Rosso) dona ai lavori dello Studio Ghibli sempre quel “quid” in più.

Note positive

  • La colonna sonora di Cécile Corbel
  • La fotografia di Atsushi Okui
  • Le ambientazioni in esterno

Note negative

  • Parte dell’adattamento dei dialoghi in italiano di Gualtiero Cannarsi

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