Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964): L’antimilitarismo di Kubrick

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Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Titolo originale: DR. Strangelove or: How I learned to stop worrying and love the bomb.

Anno: 1964

Paese: Stati uniti d’America, Regno Unito

Genere: commedia, grottesco, guerra, fantascienza

Produzione: Columbia pictures, Hawks films/ C.E.I.A.D.

Distribuzione: Columbia picture

Durata: 93 minuti

Regia: Stanley Kubrick

Sceneggiatura: Stanley Kubrick, Terry Southern, Peter George

Fotografia: Gilbert Taylor

Montaggio: Anthony Harvey

Musiche: Laurie Johnson

Attori: Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Keenan Wynn, Slim Pickens, Peter Bull, James Earl Jones, Shane Rimmer


Trailer de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Il film esce nelle sale statunitensi nel gennaio del 64 ed è tratto dal romanzo “Red Alert” di Peter George. Ci avviamo verso la maturità del regista dopo le prime opere della seconda metà degli anni Cinquanta e d’inizio anni Sessanta: la pellicola è infatti anticipatrice di uno dei suoi grandi capolavori: “2001 Odissea nello spazio” che ha totalmente rivoluzionato l’intero genere fantascientifico e di conseguenza la storia stessa del cinema.

Trama de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Il generale americano Jack D. Ripper, personaggio quanto mai grottesco e paranoico, è convinto dell’esistenza di un complotto comunista nei confronti degli statunitensi. Per questo decide di dare ai velivoli B-52 sotto il suo comando l’ordine di lanciare un attacco nucleare sul territorio sovietico (il cosiddetto piano R). Il colonnello Lionel Mandrake tenta in ogni modo di far ragionare il folle generale, cercando di convincerlo a rivelargli il codice per mettersi in contatto, richiamare i soldati nei B-52 e di conseguenza annullare l’ordine. Allo stesso tempo, il generale Turgidson ha il compito d’informare il presidente degli Stati Uniti Merkin Muffley di ciò che si sta per verificare. Il presidente, vista l’impossibilità di comunicare con il generale Ripper, decide addirittura di convocare l’ambasciatore sovietico Alexei De Sadeski per poi mettersi in contatto con il capo di governo Dmitrij Kisov. Il presidente scopre successivamente che uno dei B-52 è diretto alla base di Laputa, nella quale è stato messo a punto un dispositivo in grado di far esplodere ordigni nucleari rivestiti di Cobalto Torio G (il cosiddetto “ordigno fine di mondo”) che causerebbero la cancellazione della vita sulla terra per almeno 90 anni. Alla fine, i protagonisti non riusciranno ad evitare il disastro e lo scienziato ex nazista che lavora per il governo americano, il dottor Stranamore, interpretato dall’istrionico Peter Sellers (interprete anche del presidente USA e del colonnello Mandrake) consiglierà al capo di stato di rifugiarsi sottoterra per mantenere in vita la nazione e continuare a riprodursi, in attesa che il pianeta torni abitabile.

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Fotogramma de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Recensione de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

Il film fa parte del filone antimilitarista tanto caro al regista statunitense ed è la sua terza opera con ambientazione bellica dopo “Paura e desiderio” del 1953 e “Orizzonti di gloria” del 1957. In “Il dottor Stranamore” Kubrick ci mostra il suo punto di vista sulla guerra fredda – scenario più che mai vivo negli anni ’60 – evidenziando ancora una volta la straordinaria stupidità e l’insensatezza che caratterizzano tutte le guerre e, in modo particolare, questo capitolo della storia umana. Come al solito, Kubrick tratta la materia in modo unico e assolutamente originale, poiché per raccontare la sua storia sceglie di puntare, piuttosto che sul dramma, sulla commedia nera e sul grottesco. Il genere, del resto, si adatta perfettamente al contesto della guerra fredda, nel quale troviamo quella stessa coesistenza tra il ridicolo e il terrificante che è tipica della commedia nera: è, infatti, davvero ridicolo l’uso della bomba atomica da parte delle due superpotenze mondiali, che attraverso il meccanismo della deterrenza, mirano a terrorizzarsi a vicenda, minacciandosi di assicurata distruzione reciproca per scongiurare attacchi devastanti; e allo stesso tempo, è assolutamente terrificante pensare che in questo gioco assurdo, come tutti ben sappiamo, anche il minimo incidente o errore avrebbe conseguenze a dir poco disastrose per l’intera umanità. Ma oltre a deridere con caustico sarcasmo le follie dell’era nucleare, Kubrick si scaglia con forza anche contro la lucidissima meticolosità dei protocolli burocratici approntati dallo Stato Maggiore, tanto più ridicola quanto più sono insensati gli ordini che li mettono in funzione: la scena con i soldati del B-52 che si occupano dell’attivazione del protocollo nucleare, soffermandosi quasi morbosamente su ogni singolo passaggio del procedimento, è perfettamente esemplificativa in questo senso. Ennesima critica alla burocrazia da parte del nostro Stanley che non manca mai di attaccare e criticare in ogni modo le istituzioni. Ci troviamo davanti a quella che potremmo definire una rigorosissima “logicità dell’assurdo”.

Un compito delicato come quello di gestire l’apparato nucleare del Paese dovrebbe essere affidato a persone quanto più possibile equilibrate: ancora una volta, invece, il regista, critico nei confronti dello stato, mette le armi nucleari a disposizione di un comandante (Ripper) totalmente folle e squilibrato, per giunta convinto di un complotto comunista nei confronti dei cittadini americani, sicuro che i sovietici siano gli artefici di una contaminazione dell’acqua, allo scopo di giustificare la sua impotenza. Tutta la parabola di questo folle personaggio consisterà nel tentativo di sfogare le sue frustrazioni sessuali attraverso il soddisfacimento dell’impulso distruttivo della guerra.

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Fotogramma de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba

La pellicola è arricchita dalla magistrale prova attoriale dell’istrionico Peter Sellers che interpreta ben tre personaggi, dimostrando capacità e versatilità incredibili. In particolare, è memorabile l’interpretazione del personaggio che dà il titolo al film, il dottor Stranamore. Si tratta di un ex scienziato nazista naturalizzato americano che adesso lavora per il governo USA. La caratteristica più esilarante del dottore è il suo braccio che tende spontaneamente ad assumere la posa del saluto nazista, senza che questi lo possa controllare. Nel corso del film risulta chiaro (soprattutto per le sue idee eugenetiche e sottilmente razziste) che Stranamore condivide ancora l’ideologia nazionalsocialista; da qui si può comprendere l’aspra critica di Kubrick al governo americano, il quale, al termine della Seconda Guerra Mondiale, non si è fatto scrupoli ad arruolare scienziati nazisti tra le sue fila, al solo scopo di sottrarli ai sovietici con cui si trovava in competizione militare e tecnologica. Non dimentichiamo, inoltre, che fu anche con il contributo di scienziati tedeschi che venne realizzata la bomba atomica. Ecco allora che in questa comune brama di potere e predominio politico – militare si mostra un sinistro legame tra gli USA e la Germania nazista, due nazioni non così diverse come certa retorica vorrebbe far credere: a questo punto, dividere il mondo tra “buoni” e “cattivi” è solo una semplificazione. Del resto, all’interno della pellicola l’ambiguità morale degli USA ci viene mostrata anche in altri modi: per esempio attraverso il fanatismo anticomunista di Ripper, che rispecchia il reale clima di terrore e complottismo alimentato negli anni ’50 da alcuni americani nei confronti dei sovietici, presentati all’opinione pubblica come dei mostri, folli e diabolici.

Insomma, le indiscusse capacità registiche di Stanley Kubrick, probabilmente uno dei più grandi di sempre, si confermano ancora in una commedia nera e grottesca, imperdibile per tutti gli amanti dei film di guerra e per tutti gli amanti della settima arte in generale: un capolavoro che, attraverso l’escamotage della commedia, critica aspramente la stupidità di un conflitto inutile e potenzialmente distruttivo. Assolutamente da vedere.

Note positive

  • Eccellenti prove attoriali, tra cui spicca la triplice prova di Sellers che riesce a caratterizzare egregiamente tutti i personaggi interpretati.
  • Il magistrale contrasto tra musica e immagini, la guerra accostata a We’ll meet again di Vera Lynn, una netta contrapposizione tra ottimismo e distruzione.
  • Il sarcasmo caustico che invade tutta la pellicola.

Note negative

  • Quasi impossibile trovarloe una nota negativa in un capolavoro del genere, forse soltanto, un finale eccessivamente brusco, che ci lascia con il fiato sospeso.


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