BigBug (2022): Il futuro oscuro e minaccioso in salsa comica e grottesca

Locandina BigBug

BigBug

Titolo originale: BigBug

Anno: 2022

Paese: Francia

Genere: Commedia, Fantascienza

Casa di produzione: Eskwad, Gaumont

Distribuzione: Netflix

Durata: 111 min

Regia: Jean-Pierre Jeunet

Sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet, Guillaume Laurant

Fotografia: Thomas Hardmeier

Montaggio: Hervé Schneid

Musiche: Raphaël Beau

Attori: Dominique Pinon, Alban Lenoir, André Dussollier, Elsa Zylberstein, Isabelle Nanty, Claude Perron, Claire Chust, Stéphane De Groodt, Youssef Hajdi, François Levantal, Sébastien Gill

Trailer di Big Bug

Jean-Pierre Jeunet fin dal suo esordio avvenuto con Delicatessen ha colpito l’occhio dello spettatore, con quelle sue storie assurde e grottesche, tra il gusto del retro e del futurismo all’insegna di una scenografia e fotografia impeccabile che l’hanno distinto come autore del nuovo cinema francese. Guardando le sue pellicole come La città perduta (1995), Una lunga domenica di passioni (2004) o Il favoloso mondo di Amélie, pellicola che gli è valso il premio oscar per la miglior sceneggiatura originale, non possiamo che notare immediatamente lo stile poetico del cineasta classe ’53, dato che la sua impronta nella regia, sceneggiatura e messa in scena, che sfiora le corde dell’assurdo e del grottesco, è ben marcata. Jean-Pierre Jeunet crea pellicole che possono non piacere a causa del loro stile narrativo alquanto surreale e inverosimile ma va detto che è uno dei pochi registi che possiede ancora un coraggio, quello di avere un’estetica che vive in ogni suo film, nonostante i generi variano e le storie cambiano.

Nove anni dopo aver diretto Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet (2013), Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet realizza una commedia fantascientifica sul tema della convivenza tra robot e umani dal titolo BigBug, che viene distribuita direttamente sulla piattaforma Netflix dall’11 febbraio 2022. Nel cast troviamo l’attrice Elsa Zylberstein (I colori dell’anima – Modigliani; Benvenuti a casa mia), Isabelle Nanty (Il favoloso mondo di Amélie, Estate ’85), Stéphane De Groodt (Le Voyage de Fanny de Lola Doillon; Astérix et Obélix: Au service de Sa Majesté) e Youssef Hajdi (Gibraltar, Le Daim).

Trama di BigBug

Nel 2045 l’umanità usa in maniera sfrenata l’intelligenza artificiale che è ovunque. Per ogni mansione classica dal pulire in terra, ad aprire una porta fino alla ricerca di un oggetto perduto nella propria abitazione come un paio di occhiali, viene usata l’A.I. dei robot creati appositamente per soddisfare ogni bisogno dell’essere umano, che oramai non svolge più nessuna faccenda di casa perché le A.I. pensano a tutto.

Alice (Elsa Zylberstein) vive in una villetta situata in una tranquilla zona residenziale. Lei si trova in compagnia di Max (Stéphane De Groodt), un uomo che sta cercando in tutti i modi d’iniziare un rapporto sessuale con la donna. In compagnia dei due c’è il figlio dell’uomo Leo (Helie Thonnat), appassionato di tecnologia, contrariamente alla padrona di casa che ama i libri e le cose antiche. Poco dopo il loro arrivo giungono nella casa anche l’ex marito della donna, Victor, e la sua compagna Jennifer, che riportano un giorno prima la figlia adolescente di Alice a casa, perché i due intendono andare in vacanza alle Isole Paradiso. Nessuno di loro sa però che da quel momento i loro robot di casa li rinchiuderanno all’interno dell’abitazione e ora, bloccati entro quelle quattro mura, i personaggi dovranno convivere insieme e ricercare una soluzione per fuoriuscire da quell’abitazione, anche perché l’aria interna è sempre più calda e invivibile; ma non sanno che tutte le intelligenze artificiale si stanno ribellando ai loro padroni.

Il cast di BigBug
Il cast di BigBug

Recensione di BigBug

Un omaggio alla fantascienza, un omaggio a Spielberg e Kubrik e al loro capolavoro scifi A.I. – Intelligenza artificiale (2001), dove troviamo due personaggi interni a BigBug che citano palesemente la pellicola tratta dal racconto Supertoys che durano tutta l’estate dando quasi la sensazione che il lungometraggio di Jean-Pierre Jeunet viva all’interno di quest’universo, partendo anche dal lessico utilizzato, dove i robot vengono chiamati con il termine Mecca, proprio quello usato all’interno della sceneggiatura di Spielberg. I robot mostrati in BigBug non appaiono evoluti come in quelli creati dal cineasta de Lo Squalo ma possiedono movenze e atteggiamenti piuttosto meccanici, difatti non poteva essere diversamente dato che in questa pellicola siamo nel 2045 mentre in A.I. Intelligenza artificiale siamo in un futuro più postumo, quello del 2125, quindi pensare di vedere in questa pellicola copie meno evolute di quei personaggi che ritroviamo nel cult movie del 2001 può apparire corretto, se riteniamo che le due pellicole facciano parte del medesimo universo futuristico. In BigBug abbiamo il Mecca Sessuale Greg che assomiglia esteticamente e nei modi di fare a quel Gigolò Joe, interpretato da Jude Law, ma che risulta più finto e robotico nei movimenti difronte al suo successore, anche il robot Einstein appare una coppia dell’Einstein che David incontrava all’interno di una sorta di Luna-park, difatti le due versioni di robot oltre ad assomigliare visivamente, possiedono la medesima funzione tecnica: quella di dare conoscenza e fare giochi, anche se va detto che questo personaggi all’interno di BigBug assume un ruolo di maggior rilievo, almeno a livello d’intrattenimento, dato che in A.I. compare solo brevemente. Ritenere però che i due film siano connessi è indubbiamente interessante ma allo stesso poco “credibile” a causa del finale che porta “si potrebbe ritenere” a un insegnamento sull’uso della tecnologia, che guardando al film A.I. non sarebbe stato del tutto ascoltato.

I Mecca di BigBug
I Mecca di BigBug

La rivolta contro gli umani

La pellicola si apre con una sorta di sketch televisivo dal nome HomoRidiulus in cui degli esseri umani si comportano come un cane, facendo la pipi sulla strada per segnare il loro territorio camminando a quattro gambe. I loro padroni all’interno di questa scena comica sono gli Yonyx, gli androidi esercito – comandanti esistenti sul pianeta terra del 2045. Tale sketch da sitcom con le risate in sottofondo, appare come una parodia amara, mostrando ironicamente l’inferiorità degli esseri umani dinanzi alla perfezione tecnologica della scienza e del suo potere, rappresentato dagli androidi di nuova generazione Yonyx. Tale inizio drammaturgico è la premessa tematica della film di Jean-Pierre Jeunet, il quale tenta di sviscerare in maniera originale la guerra che gli Yonyx attueranno per distruggere e sottomettere tutti gli esseri umani, almeno quelli che loro ritengono pericolosi per il raggiungimento di una società al servizio degli androidi, dove questi ottengono una loro superiorità dinanzi all’essere umano, imperfetto e mortale.

Lo Yonyx di BigBug
Lo Yonyx di BigBug

Jean-Pierre Jeunet ci crea un mondo altamente tecnologico in cui l’umanità convive con la scienza, partendo dai Mecca, creature sintetiche governate da Intelligenze Artificiali, che stanno per prendere il sopravvento sui loro stessi possessori, poiché questi senza gli “artifici della scienza” non possono vivere, nemmeno uscire da casa, difatti sono i Mecca che gestiscono le vite dei lori padroni. In secondo abbiamo anche schermi volanti con le pubblicità a domicilio che giungono dalle persone quando queste hanno bisogno di un qualcosa, tale réclame diviene possessiva e invadente all’interno del mondo delle persone, ma non dissimile da quella d’Internet che fa parte costantemente della nostra vita, dato che l’uomo del XXI secolo vive iperconnesso. Il terzo elemento tecnologico presente in questo futuro è la clonazione, difatti troviamo un cane clonato, che in questo modo sembra rivivere in eterno, come se l’umanità avesse raggiunto una sorta di ottenimento dell’aldilà corporeo perché la mente non rimane nel nuovo corpo ma questa, come lo spirito svanisce.

In questo mondo colorato e accesso, come le classiche scenografie di Jeneut, che racchiudono un senso futuristico e di retrò, troviamo dei robot che vogliono conquistare il mondo ma anche dei Mecca che sognano di diventare umani. Questi quattro Mecca, tra cui l’assistente virtuale con il corpo di donna ed Einstein, un robot con la sola faccia meccanica, vogliono far parte della famiglia e vogliono rendere i loro padroni felici, per far ciò hanno bisogno di comprendere cosa si celi all’interno della natura umana, avvicinandoci così, il più possibile alle emozioni umane; per far ciò incominceranno a leggere libri e fare citazioni, a imparare il senso dell’umorismo, che all’interno di loro diventa macabro e fuori luogo dato che dicono parole senza comprenderle veramente e inizieranno a comportarsi in maniera strana e inusuale con i loro compagni umani di disavventura. Questi personaggi creeranno delle scene assurde e divertenti e proprio le loro gang e la costruzione di questi personaggi renderà il film interessante donandogli maggior intrattenimento.

La famiglia

In un mondo fatto di burocrazia e di connessioni visive con la pandemia da Covid-19 evidente nei numerosi Codici QR presenti in scena, dai video fino nelle teste dei robot Yonyx, si parla prima di tutto di persone, di problemi familiari e di coppia, non a caso lo sceneggiatore ha deciso di creare un’unica location (una casa) in cui far svolgere l’intera pellicola. In quest’abitazione i personaggi dovranno confrontarsi e scontrarsi tra loro ma tutto ciò non avviene, difatti proprio la caratterizzazione di questi individui appare troppo bidimensionale togliendo spessore alla vicenda che si dimostra interessante e d’intrattenimento solo grazie alla sua estetica, alla regia pregevole d’autore e a una potente fotografia e un montaggio ritmico che, anche grazie ad alcune gang, rende la pellicola spassosa e divertente. Peccato però per i caratteri che non hanno un’evoluzione vera e che appaiono fin troppo stereotipati partendo da Jennifer, la ragazza senza cervello, o Max, l’uomo che finge solo per farsi una scopata con una donna, oppure Alice, la donna amante del passato e degli oggetti retro che sogna di essere amata. Interessanti risultano i due giovani che s’innamoreranno, nella maniera più scontata possibile, ma che si dimostrano con caratteristiche interessanti personali, peccato però che non vengono sviluppate; soprattutto Leo, colui che si è impiantato un drive nel cervello per non morire ma per essere trasferito in un hard disk una volta deceduto.

In conclusione

Non siamo dinanzi a Il favoloso mondo di Amélie o a L’esplosivo piano di Bazil ma si BigBug si dimostra una storia spassosa in stile Jean-Pierre Jeunet dove il punto di forza è nella resa tecnica maestosa con una scenografica piena di tematiche che però non riescono a fuoriuscire realmente. Indubbiamente si resta una versione originale sulla rivolta dei robot contro gli umani e per gli appassionati del cineasta e del genere comico questo è un film imperdibile.

Note positive

  • Regia
  • Scenografia
  • Fotografia
  • Citazioni al film A.I. (2001)

Note negative

  • I personaggi sono troppo bidimensionali
  • Le tematiche, seppur interessanti, non vengono trattate come meriterebbero

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