Cenere (2024). Un romanzo, una storia d’amore

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Locandina di Cenere

Cenere

Titolo originale: Kül

Anno: 2024

Nazione: Turchia

Genere: Drammatico, Romantico

Casa di produzione: Ay Yapim

Distribuzione italiana: Netflix

Durata: 1h 40min

Regia: Erdem Tepegöz

Sceneggiatura: Erdi Isik

Fotografia: Hayk Kirakosyan

Montaggio: Arzu Volkan

Musiche: Marios Takoushis

Attori: Funda Eryigit, Alperen Duymaz, Mehmet Günsür, Gökçe Eyüboglu

Trailer di Cenere

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Erdem Tepegöz è un regista turco nato nel 1982, laureatosi presso l’Università Dokuz Eylül nel Dipartimento di Economia. Successivamente, ha approfondito i suoi studi partecipando a un seminario di cinematografia a Praga. Ha iniziato la sua carriera realizzando diversi cortometraggi e documentari, culminando con la sua opera prima “Zerre” nel 2012, seguita dal film distopico “Gölgeler İçinde” nel 2020. Nel 2024, il regista ha diretto il lungometraggio “Cenere”, un film che mescola elementi tipici del genere giallo con quelli marcatamente sentimentali. Il titolo originale dell’opera audiovisiva è “Kül”, e ha debuttato direttamente su Netflix il 9 febbraio 2024. Nel cast figurano gli attori Alperen Duymaz e Funda Eryigit. Funda Eryigit è nota per la sua partecipazione a film come “Aden” (2018), “Poyraz Karayel” (2015) e “Tereddüt” (2016). Il film vanta anche la presenza di Mehmet Günsür, famoso per i suoi ruoli in “Ask Tesadüfleri Sever” (2011), “Kanaga” (2018) e “O Simdi Asker” (2003).

Trama di Cenere

Gökçe e Kenan conducono una vita lussuosa e agiata, festeggiando dieci anni di matrimonio e godendo della compagnia del loro unico figlio. Kenan dedica le sue giornate all’ufficio, dirigendo la Urkan Editori, casa editrice fondata dal padre, mentre Gökçe gestisce una boutique di abbigliamento femminile e collabora, non ufficiosamente, con il marito nella valutazione dei manoscritti destinati alla casa editrice. Tuttavia, quando Gökçe si imbatte nella bozza di un romanzo intitolato “Kul”, la sua vita prende una svolta inaspettata. Attraverso le pagine vivide e frenetiche che narrano una storia d’amore intensa tra una donna e un enigmatico uomo di nome M., Gökçe fa una scoperta sorprendente. Il racconto risuona potente nella sua mente, risvegliando la sua curiosità, il suo entusiasmo per la vita e il desiderio di amore, emozioni sopite da tempo. Man mano che si addentra nella lettura, Gökçe rimane affascinata e tormentata, decidendo infine di indagare sull’esistenza reale di quel misterioso falegname chiamato M. Intraprende così un viaggio a Istanbul, alla ricerca dei luoghi descritti nel romanzo, cercando di distinguere la finzione dalla realtà. Durante questo viaggio interiore e fisico, Gökçe incontra il falegname Metin Ali, il presunto M del romanzo. Presto, Gökçe si trova travolta da istinti passionali per l’uomo, perdendosi in una storia d’amore oscura e avvincente.

Frame di Cenere
Frame di Cenere

Recensione di Cenere

Introduzione film

Cosa è realtà e cosa è finzione? Dobbiamo rifletterci su. Credo che la via ci stia imbrogliando. La realtà potrebbe essere una bugia inventata da qualcuno, no? E se vivessimo tutti nel sogno di qualcun altro?


Queste frasi introduttive, presenti all’inizio e riprese alla conclusione del lungometraggio, sintetizzano l’essenza significativa di “Cenere”, un film che si articola su due livelli interpretativi distinti: uno fortemente drammatico e uno intrinsecamente simbolico. Il film gioca con il concetto di “sospensione dell’incredulità”, una disposizione mentale che porta lo spettatore a accettare “temporaneamente” eventi o situazioni improbabili o fantastiche all’interno di una narrazione. Grazie a questo accordo implicito tra autore/cineasta e pubblico, siamo in grado di immergerci emotivamente e identificarci con i personaggi e le situazioni narrate. Se considerassimo un romanzo o un film come qualcosa di fittizio o falsato, il nostro interesse per la storia svanirebbe. Quando leggiamo o guardiamo un film, ci impegniamo nell’accettazione dell’esistenza dei personaggi, provando empatia e coinvolgimento emotivo. “Cenere” si basa proprio su questo concetto di sospensione dell’incredulità, creando una narrazione stratificata in cui i confini tra realtà e finzione si confondono attraverso tre linee narrative. Innanzitutto, c’è la trama del romanzo “Kul”, che narra una storia appassionata e tormentata di tradimenti e passioni. In secondo luogo, c’è la storia di Gökçe, il cui cambiamento interiore scaturisce dalla lettura di “Kul”, tanto da influenzare radicalmente la sua vita in risposta alla storia contenuta nel manoscritto inviato alla casa editrice del marito. Infine, emerge una terza linea narrativa incentrata sullo scrittore Taner Alpar, il cui intervento alla fine del terzo atto rivoluziona completamente la trama, destabilizzando lo spettatore con un colpo di scena che solleva interrogativi fondamentali sulla natura stessa dell’esistenza: siamo certi di essere reali, o siamo solo personaggi nati dalla narrazione di qualcun altro?

“Cenere” si distingue per i suoi molteplici piani narrativi, ma indubbiamente quello più coinvolgente e centrale per l’intera struttura drammatica è la storia di Gökçe, che emerge come protagonista assoluta all’interno della narrazione cinematografica. Fin dalle prime sequenze che la ritraggono, interpretata con maestria da Funda Eryiğit, soprattutto in scene emblematiche come quella della “Torre”, è evidente la profonda tristezza interiore che la affligge. Durante la festa per il decimo anniversario di matrimonio, la vediamo immergersi nell’alcol in un impeto frenetico, segno che la sua relazione apparentemente idilliaca con Kenan nasconde più di quanto appare, rivelando una apparenza che verrà spezzata e distrutta dall’arrivo del manoscritto “Kul”. Quest’ultimo cambierà irrimediabilmente la psiche e il comportamento di Gökçe, conducendola attraverso un viaggio di trasformazione interiore sia positivo che negativo, grazie alla lettura del romanzo e all’incontro con il misterioso e enigmatico Metin Ali, un personaggio avvolto da un alone di mistero e ambiguità, il cui carattere oscuro rimane inafferrabile per tutto il racconto. La storia di Gökçe trascina lo spettatore in un vortice di rinascita e sentimenti, amplificati dal tono erotico del climax del romanzo che legge, portandola a una comprensione più profonda della sua situazione coniugale con Kenan. Questa consapevolezza la spinge a rivelare al marito la verità in una scena cruciale per lo sviluppo dei personaggi, dopo che Gökçe non si è presentata a un incontro di lavoro.

Non eri in imbarazzo, Kenan. E’ che non avevi la tua ombra con te. 


Questo momento segna una svolta nel climax narrativo del film, trasformando il tono da un sentimento marcatamente romantico a uno più simile a un thriller investigativo, con Kenan e altri personaggi che si lanciano nella ricerca della verità raccontata nel romanzo, il quale culmina in una conclusione oscura, soprattutto riguardo al personaggio di “M”, che ha una relazione con Gökçe. Inoltre, la trama di Kenan mette in evidenza le trasformazioni negative che Gökçe sta attraversando: se inizialmente intraprendeva un percorso di crescita personale, accettando la sua tristezza interiore, nel finale del secondo atto, anche se non può essere definito esattamente così, dato che potrebbe anche essere considerato l’inizio del secondo atto da parte di Kenan, lo spettatore si rende conto che la donna è ormai confusa, afflitta dalla fictofillia, una sindrome che la porta a confondere realtà e finzione, fino a perdere sé stessa all’interno del mondo del romanzo, credendo di essere diventata la protagonista della storia, come dimostrano alcuni momenti chiave della scena ambientata sulla Torre, dove Gökçe crede di aver già visitato il luogo, quando in realtà l’ha solo conosciuto attraverso il libro. Il tema della fictofillia riflette il nucleo tematico del film, che si interroga sul confine tra realtà e finzione, costruendo una narrazione che mescola elementi drammatici, romantici e investigativi, dapprima concentrati su Gökçe e successivamente su Kenan.

Dal punto di vista tecnico, il film non si distingue per particolari virtuosismi né presenta evidenti difetti. La regia si caratterizza per la sua discrezione, riuscendo a narrare con abilità la storia e a delineare efficacemente i personaggi, i quali sono sviluppati in modo semplice ma incisivo. Anche la scenografia e la fotografia sono ben realizzate, con un uso sapiente di colori vividi e saturi, in particolare nei costumi della protagonista Gökçe, che vanno dal rosso acceso al blu intenso, in sintonia con l’atmosfera cromatica del film. Tuttavia, i personaggi secondari sono poco approfonditi, e il personaggio di Taner Alpar avrebbe beneficiato di una maggiore presenza e sviluppo nel corso della pellicola, apparendo più di rado rispetto a quanto sarebbe stato auspicabile, con soltanto due apparizioni, una all’inizio e una alla fine della storia.

Funda Eryigit in Cenere (2024)
Funda Eryigit in Cenere (2024)

In conclusione

“Cenere” si presenta come un film complesso e coinvolgente che esplora il confine tra realtà e finzione attraverso una trama ricca di sfumature e personaggi ben delineati. Nonostante alcuni punti deboli, la forza della narrazione e delle interpretazioni riesce a catturare l’attenzione dello spettatore e a lasciare un’impressione duratura.

Note positive

  • Il film si muove su diversi piani narrativi, tra cui la storia del romanzo “Kul”, la trasformazione di Gökçe e la ricerca della verità da parte di Kenan. Questa complessità aggiunge profondità alla trama e tiene lo spettatore coinvolto attraverso vari generi cinematografici.
  • Funda Eryiğit offre una performance convincente nel ruolo di Gökçe, trasmettendo la tristezza interiore del personaggio e la sua discesa nella fictofillia in modo credibile e toccante.
  • l film affronta temi complessi come la percezione della realtà, l’identità e il potere della narrativa, invitando lo spettatore a riflettere sul confine tra ciò che è reale e ciò che è immaginato.

Note negative

  • I personaggi secondari, incluso Taner Alpar, avrebbero potuto essere sviluppati in modo più approfondito per aggiungere ulteriori dimensioni alla storia e alle relazioni interpersonali.
  • Nonostante il film affronti il tema della fictofillia e della sospensione dell’incredulità, potrebbe mancare una maggiore esplorazione della distinzione tra realtà e finzione e dei suoi impatti sulla psiche umana.
  • Sebbene adeguata, la fotografia e la scenografia potrebbero risultare standard e mancare di elementi distintivi che aggiungono profondità visiva alla storia.
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