Califano (2024). Gli inizi, il carcere e la rinascita

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Trailer di Califano

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Dal lontano 1955, con l’avvio della trasmissione televisiva della celebre competizione canora italiana di Sanremo, la Rai ha mantenuto una stretta connessione con la musica popolare italiana. Questo legame ha resistito nel corso degli anni, alimentato da una serie di produzioni audiovisive televisive e programmi dedicati a raccontare la vita e le opere dei più illustri autori e cantanti della storia della musica italiana. Nel 2007 è stata presentata la miniserie “Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu”, seguita nel 2013 dalla miniserie “Volare – La grande storia di Domenico Modugno” e nel 2018 dalla miniserie a due episodi “Fabrizio De André – Principe libero”. Tuttavia, a partire dal 2019, la Rai ha abbandonato la produzione seriale di opere audiovisive incentrate sul mondo della musica, preferendo concentrarsi esclusivamente su progetti cinematografici per questo argomento. In questo contesto, sono stati realizzati “I ragazzi dello Zecchino d’Oro” e “Io sono Mia” nel 2019, quest’ultimo focalizzato sulla vita della grande Mia Martini, seguiti nel 2021 dal film TV su Nada, intitolato “La bambina che non voleva cantare“. Tra questi titoli, destinati ad ampliarsi, il 11 febbraio 2024 debutta in prima serata su Rai 1 il film TV “Califano”, tratto dall’opera “Senza manette” di Franco Califano con Pierluigi Diaco edito da Mondadori, per la regia di Alessandro Angelini, noto cineasta e fotoreporter italiano, autore delle miniserie Rai “I fantasmi di Portopalo” e “Gli orologi del diavolo“, nonché della serie “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso”.

La pellicola “Califano” è un biopic che si concentra sulla figura del poeta, compositore e cantante Franco Califano (Tripoli, 14 settembre 1938 – Roma, 30 marzo 2013), autore di alcune delle più celebri canzoni della musica melodica italiana degli anni ’70, ’80 e ’90, tra cui “La musica è finita” per Ornella Vanoni, “La nevicata del ’56” per Mia Martini, e l’album “Tutto il resto è noia”, che include l’omonima canzone, pubblicato nel 1977 per la Ricordi.

Trama di Califano

Nel 1984, a Roma, nel Teatro Parioli, mille spettatori attendono ansiosi il Maestro-poeta Califano. Nel camerino, Franco si prepara per quella che considera la serata più importante della sua vita. Decide di abbandonare le follie e le stravaganze per concentrarsi nel diventare il miglior Califano possibile, ma improvvisamente sei uomini in divisa irrompono nel camerino, mettendogli le manette ai polsi e costringendolo a sfilare di fronte al pubblico incredulo. Tornando indietro nel tempo, nel 1961 a Roma, Franco, all’età di 22 anni, vive con la madre e il fratello, orfano di padre. Scrive poesie e sogna la Dolce Vita. Casualmente, incontra Antonello Mazzeo, un giovane batterista di un piccolo gruppo, con cui stringe una profonda amicizia destinata a durare per tutta la vita. Incontra anche Rita, il suo primo amore, con cui si sposa rapidamente e ha una figlia. Tuttavia, Franco sente che la vita ordinaria è troppo limitante e nel 1963 lascia tutto, il gruppo e la famiglia, trasferendosi a Milano come ospite di Edoardo Vianello, incontrato in un locale romano dove lui e la sua band si esibivano abitualmente. A Milano, inizia a comporre canzoni, intraprende molte relazioni amorose, fa uso di droghe e stringe amicizie importanti come quelle con Gianni Minà e Ornella Vanoni. Nonostante ottenga successo come autore e talent scout. Dopo alcuni problemi Califfo ricomincia da zero, torna a scrivere successi come “Minuetto”, interpretato da Mia Martini, e fonda la Apollo Records con Edoardo Vianello, lanciando i Ricchi e Poveri e innamorandosi di Mita Medici. Ma anche questo periodo aureo non dura a lungo e i demoni di Franco sono in agguato per distruggere nuovamente la sua vita.

Fotogramma di Califano (2024)
Fotogramma di Califano (2024)

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Recensione di Califano

Come spesso la Rai ha fatto con i precedenti biopic su personaggi celebri del mondo della musica e non solo, anche “Califano” non cerca di raccontare l’intera vita del cantautore romano, ma si concentra su un periodo specifico, precisamente dal 1961 al 1984. La sceneggiatura si focalizza sui primi passi di Califano nel mondo dello spettacolo e della musica, fino alle sue due esperienze in carcere: la prima nel 1972 e la seconda nel 1983. La narrazione culmina con il tour di Franco legato all’album “Impronte digitali”, pubblicato nel 1984 per l’etichetta discografica Lupus, realizzato durante gli arresti domiciliari dell’artista e simbolo di una nuova rinascita artista e personale per il cantante. Per Califano, nonostante venga assolto da entrambi i processi, il periodo trascorso dietro le sbarre ha un impatto significativo sulla sua vita, come si evidenzia nel corso del film. Nel 1972, è arrestato per possesso di sostanze stupefacenti in un caso che coinvolge anche Walter Chiari e Lelio Luttazzi. Nel 1983, a seguito di dichiarazioni di mafiosi pentiti, viene coinvolto in un’indagine riguardante la “Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo”, accusato di spaccio di droga e possesso illegale d’armi, il che lo porta a trascorrere alcuni anni tra carcere e arresti domiciliari.

Il lungometraggio di Alessandro Angelini tenta di esplorare questo spaccato di vita, dal dal 1961 al 1984, di Franco Califano, ma lo fa in modo discontinuo. Facendosi prendere dalla frenesia di narrare alcuni momenti cruciali della vita del cantautore, Angelini sembra trascurare il suo personaggio, trasformandolo ben presto in una figura piatta e priva di sfumature. Durante tutto il film, vediamo un Califano desideroso di trovare il suo posto nel mondo, con un atteggiamento arrogante e un senso profondo di inquietudine interiore, un elemento che però non viene mai adeguatamente esplorato. La sua dipendenza dalla droga e il suo malessere tormentato si manifestano da una scena all’altra senza una spiegazione chiara. La vita milanese di Califano come scrittore e compositore, che segna una svolta significativa nella sua esistenza, viene narrata con eccessiva fretta, con un montaggio che sembra concentrarsi solo su alcuni momenti salienti della creazione di alcune delle più grandi canzoni della musica italiana. Ad esempio, la scena in cui Califano incontra Ornella Vanoni per comporre “La musica è finita” è interessante, ma purtroppo rappresenta una delle poche scene in cui la musica svolge un ruolo centrale. Il focus principale sembra invece essere sulle storie d’amore e sui periodi trascorsi in carcere, anche se la dura vita carceraria è poco approfondita, narrata dentro una sorta di patina perbenista. Più interessanti a livello narrativo risultano essere invece le relazioni amorose di Califano, come quella con Mita Medici, utile a evidenziare la sua paura di amare appieno. L’attenzione della pellicola si concentra anche sulle amicizie sbagliate che lo portano a scontri con le forze dell’ordine. Riguardo all’amicizia, il film mette a confronto gli amici del quartiere di Roma, con Antonello Mazzeo al centro, e i nuovi amici di Califano, come il criminale e mafioso milanese Francis Turatello, con cui il protagonista ha instaurato legami profondi nel corso degli anni.

Franco Califano nel lungometraggio è interpretato da Leo Gassmann, al suo debutto come attore, che si rivela una piacevole sorpresa per il panorama cinematografico italiano, mostrando una notevole abilità attoriale. L’attore-cantante riesce a catturare l’essenza del personaggio, ricreando una voce che si avvicina molto a quella del vero Califano: graffiante, ruvida, con un tocco di romanticismo e tristezza interiore. Gassmann interpreta magistralmente questa voce, un elemento che senza dubbio arricchisce la sua performance attoriale. Se la resa della voce appare molto fedele sia nei dialoghi che nei momenti cantati, lo stesso non si può dire per il look e il trucco. In questo senso, c’è stata un’opportunità mancata di migliorare la resa visiva del personaggio. La fotografia, sebbene sia troppo patinata, rispecchia uno standard comune a molti prodotti della Rai Fiction del 2023-24, ma non riesce a comunicare visivamente i cambiamenti temporali come il trucco e il costume che non riescono a trasformare fisicamente Gassmann e gli altri personaggi nel corso degli anni. Nonostante vi siano leggeri cambiamenti estetici, alla fine Gassmann mostra espressioni che risultano eccessivamente adolescenziali, riflettendo la sua personalità. Se la sua fisicità poteva essere accettabile per la prima metà del film, sarebbe stato opportuno considerare un cambio di attore o un utilizzo più avanzato di trucco e parrucco per rendere l’attore più simile al personaggio nel corso degli anni. Tuttavia, questa trasformazione non avviene.

Poster orizzontale di Califano
Poster orizzontale di Califano

In conclusione

“Califano” offre una narrazione focalizzata su momenti cruciali della vita del cantautore, con un’interpretazione solida da parte di Leo Gassmann. Tuttavia, il film soffre di una mancanza di approfondimento psicologico e di caratterizzazione dei personaggi secondari, oltre a una rappresentazione visiva limitata..

Note positive

  • Gassmann offre una performance convincente nel ruolo di Franco Califano, catturando l’essenza del personaggio con una voce e un’espressione adatte. La sua interpretazione aggiunge profondità e autenticità alla narrazione.
  • Il film si concentra su eventi significativi nella vita di Califano, come i suoi periodi di detenzione e i momenti cruciali della sua carriera musicale. Questa focalizzazione consente al pubblico di comprendere meglio le sfide e le esperienze del protagonista.
  • Il film esplora le relazioni di Califano, inclusa la sua storia d’amore con Mita Medici e le sue amicizie con personaggi come Francis Turatello. Queste relazioni aggiungono profondità al personaggio e alla trama.

Note negative

  • Il film non riesce a esplorare in profondità l’aspetto psicologico di Califano, come la sua dipendenza dalla droga e il suo tormento interiore. Questo porta a una rappresentazione superficiale del personaggio e delle sue motivazioni.
  • I personaggi secondari, compresi gli amici e gli associati di Califano, non sono ben sviluppati e mancano di sfumature caratteriali. Questo limita la comprensione delle relazioni di Califano e della sua cerchia sociale.
  • La fotografia e il trucco del film appaiono standard e mancano di creatività nel rappresentare i cambiamenti nel tempo e nei personaggi. Questo contribuisce a una rappresentazione visiva piatta della storia.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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