City of God (2002). Il neorealismo della Favela

Recensione, trama, cast del lungometraggio brasi alino City of God del 2002, presentato al 55° Festival di Cannes
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Locandina di City of God poster

City of God

Titolo originale: City of God

Anno: 2002

Nazione: Brasile, Francia, Stati Uniti

Genere: Drammatico, Thriller

Casa di produzione: Lionsgate

Distribuzione italiana: Mikado

Durata: 128 minuti

Regia: Fernando Meirelles, Katia Lund

Sceneggiatura: Bráulio Mantovani

Fotografia: César Charlone

Montaggio: Daniel Rezende

Musiche: Antonio Pinto

Attori: Matheus Nachtergaele, Seu Jorge, Alexandre Rodrigues, Leandro Firmino Da Hora, Phellipe Haagensen, Jonathan Haagensen, Douglas Silva, Roberta Rodriguez Silvia, Darlan Cunha

Trailer di City of God

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

City of God è uno dei film brasiliani più importanti di tutti i tempi, diretto da Fernando Ferreira Meirelles e Kátia Lund, quest’ultima regista anche della fortunata serie televisiva City of Men tratta dal film. Benché senza esito positivo, City of God fu candidato come miglior film straniero agli Oscar 2003, mentre nell’edizione del 2004 fu nominato per altre quattro statuette: Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura non originale oltre alla Miglior fotografia e Miglior Montaggio. Il lungometraggio del 2002 è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo del romanzo semi-autobiografico dello scrittore brasiliano Paulo Lins, ed è stato presentato, in prima mondiale, al 55° Festival di Cannes, fuori concorso.

Trama di City of God

Buscapè è ancora un giovane ragazzo quando inizia a fare il fotografo per il giornale locale di Rio de Janeiro documentando quello che succede all’interno della favela della City of God. Attraverso un lungo flashback, il film ripercorre tutta la storia di alcune persone malavitose che ruotano attorno a Buscapè, partendo da quando il protagonista è ancora bambino negli anni Sessanta con il Trio Tenerezza, fino ad arrivare a Dadinho, futuro Zè Pequeno, il più temibile narcotrafficante della favela. Sotto uno stato di terrore Zè Pequeno regna sovrano nella favela dalla sua Tana (principale luogo del narcotraffico) che un giorno viene contesa dal suo compagno più fedele, Sandro Cenoura, quest’ultimo decide di formare una banda con l’aiuto di Galinha, un ragazzo al quale Zè Pequeno ha stuprato la ragazza ed ucciso fratello e zio e che ora cerca vendetta. Durante uno scontro fra le due bande Zè viene catturato dalla polizia che per negoziare la sua libertà lo depreda. Il trafficante rimasto ormai solo e senza un soldo diventa oggetto dell’ira dei Randagi, un gruppo di orfani-saccheggiatori che vogliono il dominio sulla Tana e che uccidono senza pietà il trafficante acquisendo il monopolio della Favela.

A 20 km dal Paradiso… Qualcuno sta lottando per uscire dall’inferno.

Tagline del film
Scena di City of God (2002)
Scena di City of God (2002)

Recensione di City of God

Non esiste alcun Dio nella City of God di Rio de Janeiro. Se si è un abitante della favela, infatti, si è come in trincea: anche se innocenti, uscire fuori dalla propria baracca nel momento sbagliato può implicare il ricevere una pallottola in testa. Il film è una continua denuncia allo stato brasiliano e alle forze dell’ordine brasiliane che, in un clima di omertà, assistono impassibili ai massacri. Proprio per il suo intento, lo stile registico è documentaristico e fa della pellicola quasi un’opera del cinema del reale sia per il suo intento informativo sia per la crudezza nel mostrare gli eventi più tragici. Attraverso il voice over del narratore – protagonista Buscapè, lo spettatore viene scaraventato in una realtà fatta di spaccio, stupri e violenza dove l’unico briciolo di speranza è di uscire al più presto da quella situazione per trasferirsi in “città”. La narrazione si muove su due piani distinti, porta avanti sia il punto di vista individuale del protagonista (si parla della sua carriera da fotografo, i suoi primi amori e il trauma riguardante la morte del fratello per mano di Zè Pequeno) sia un punto di vista corale, in cui la telecamera, onnisciente, si insinua negli anfratti più reconditi della favela raccontando le prospettive dei vari malavitosi della favela. L’impressione che si ha nel vedere questa pellicola è che non si dovrebbe assistere a certi accaduti eppure ci vengono mostrati: la posizione dello spettatore è voyeuristica. I dialoghi sono estremamente realistici e recitati in modo naturale, gli attori infatti mesi prima delle riprese hanno dovuto fare delle prove in un laboratorio costruito appositamente per perdere poi meno tempo sul set. La fotografia è fatta di contrasti cromatici molto forti, di modo da creare drammaticità tra la luce quasi accecante del sole di Rìo e il buio tenebroso delle baracche. In questo estremismo sia nei colori che nei conflitti interni alla storia, l’unico elemento che alleggerisce l’atmosfera è il montaggio che a tratti è alternato oppure parallelo, rendendo in questo molto fluida la narrazione.

Fotogramma di City of God (2002)
Fotogramma di City of God (2002)

Conclusione

City of God è un film estremamente ben congeniato sotto tutti i punti di vista: sia la fotografia, che la regia e il montaggio puntano a valorizzare la drammaticità della storia, collaborando armonicamente senza oscurare i conflitti interni della narrazione, fulcro dell’intera pellicola. Il film è consigliato soprattutto a chi vuole avere un ritratto veritiero della vita nelle favelas brasiliane.

Note Positive

  • La sceneggiatura.
  • La fotografia e il montaggio.
  • La recitazione degli attori è molto naturale.                                                                      

Note Negative

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Nausica
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