Muti (2023). Swahili e oscurità tribale 

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Locandina di Muti

Muti

Titolo originale: The Ritual Killer

Anno: 2023

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Thriller

Casa di produzione: Il-BE, Black Diamond Films, March On Productions, Wonderfilm, Eyevox Entertainment, WWPS.tv, Zian Films

Distribuzione italiana: RS Productions, Mirari Vos

Durata: 1h 32m

Regia: George Gallo, Francesco Cinquemani, Luca Gililberto

Sceneggiatura: Robert T. Bowersox, Jennifer Lemmon, Francesco Cinquemani, Giorgia lannone, Luca Gilberto, Ferdinando Dell’ Omo

Fotografia: Andrzej Sekula

Montaggio: Yvan Gauthier

Musiche: Aldo Shllaku

Attori: Morgan Freeman, Cole Hauser, Peter Stormare, Vernon Davis, Giuseppe Zeno

Trailer di Muti

Trailer italiano di Muti

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

L’action thriller Muti, prodotto da Iervolino & Lady Bacardi Entertainment, è un lungometraggio co-diretto da George Gallo, Francesco Cinquemani e Luca Giliberto, che vede co-protagonista il Premio Oscar, classe 1937, Morgan Freeman (Le ali della libertà, 1994; Seven, 1995, A good Person, 2023) nei panni di un esperto antropologo coinvolto nelle indagini su un serial killer che uccide secondo un arcaino rituale africano. Accanto all’attore di Memphis abbiamo nel cast: Cole Hauser (La vita è un sogno, 1993; Yellowstone dal 2018), Peter Stormare (Fargo, 1996; Prison Break, 2005-17), Vernon Davis e l’italiano Giuseppe Zeno (Blanca, dal 2021; Mina Settembre, dal 2021). Muti viene distribuito nei cinema italiani dal RS Productions, Mirari Vos dall’11 maggio 2023. 

Trama di Muti

In Italia, a Roma, c’è un serial killer. Qualcuno sta compiendo una serie di omicidi su minori dal sapore rituale e tribale. A indagare sul caso è l’ispettore Mario Lavazzi, il quale sembra essere riuscito a identificare l’assassino, un uomo di origine africana di nome Randoku. Tutti i tentativi di catturarlo però al momento sono risultati vani, tanto che l’uomo riesce a fuggire in America, precisamente nel Mississipi, dove continua a mietere nuove vittime: una ragazzina di quindici anni e un bambino di dieci, a cui taglia ed esporta delle parti del corpo.  Il Detective Lucas Boyd, un uomo che ha da poco perso la figlia e la moglie in maniera tragica, e la sua collega e Detective Kersch si ritrovano in mano questo difficile caso, connesso al mondo rituale africano. Per comprendere meglio questo mondo, Lucas Boyd chiede aiuto al massimo esponente e studioso sul campo, ovvero il Professor Mackles (Freeman), antropologo di origine africana che nasconde un inconfessabile segreto.

Morgan Freeman in Muti
Morgan Freeman in Muti

Recensione di Muti

Professor Mackles: Esiste una linea incredibilmente sottile, tra la ragione e la pazzia. Non è sempre possibile sapere da quale parte della linea ci troviamo. La violenza tra due parti contrastanti è endemica di questa cultura, è endemica di tutte le culture. In fondo siamo della tribù ma definire le nostre tribù non è semplice come dire le persone sono nate sotto il sole e le bianche sotto la luna. La divisione consiste nel dire che gli altri sono nel torto e io nella ragione. Questa divisione non si basa semplicemente sulla estraneità che una tribù è differente dalla nostra, è molto più complessa. 

Studente: Signore, siamo nel 21° secolo, dottor Mackles, con il mio telefono trovo qualsiasi cultura sul pianeta, basta fare una ricerca su Google per scoprire il loro sistema di valori in venti minuti

Professor Mackles: Lasci che la faccia una domanda. Cosa farebbe se il sistema di valori da lei cercato fosse così in antitesi al suo che sembra quasi, per dirlo in parole povere, delirante, come la medicina. Qui da noi la medicina è un insieme di composti farmacologici creati nei laboratori, venduti da delle corporazioni senza identità a milioni di persone. In altre parti del mondo la medicina è una pianta, un pezzo di corteccia, una radice o un minerale o un miscuglio di questi elementi somministrati a uno a uno da un altro uomo a cui viene riconosciuta una capacità di canalizzare poteri che lei non potrebbe mai neanche comprendere. Questa conoscenza medica è basata su credenze antiche, i cui dogmi in questo paese farebbero gelare il sangue nelle vene, dottrine metafisiche sulla guarigione e l’umanità, che potrebbero apparirle derilanti

Muti ci presenta così il Professor Mackles, mostratoci per la prima volta durante una delle sue lezioni universitarie orientate al significato più profondo di cultura e di uguaglianza culturale. Le sue parole, se rilette a fine della pellicola, possiedono al loro interno molti elementi significativi sia a livello di evoluzione narrativa filmica, del personaggio interpretato da Morgan Freeman, sia a livello tematico. L’intera storia si muove su un concetto antropologico, per certi versi, mettendo in contrapposizione due modelli sociali: da un lato abbiamo quello occidentale, dell’uomo moderno, fatto di leggi civili e di una fede indistruttibile sulla scienza e la medicina, dall’altra parte, invece, troviamo una società selvaggia che usa l’omicidio e il sangue a fini medicinali (ma non solo). I valori sociali di queste tribù africane, a noi appaiono brutali, insensate, deliranti, tanto da ritenere quegli “sciamani” dei pazzi, uomini che non comprendono l’arte medica, ma che vivono entro tradizioni e mitologie fine a sé stesse. Noi riteniamo queste culture inferiori a noi, in tutto e per tutto, senza però abbassarsi, realmente, a comprendere questi mondi selvaggi, che potrebbero nascondersi delle sorprese: chi lo sa se i loro rituali funzionano veramente, o se sono solo fini a sé stesso? Magari questi mondi sono in grado di insegnarci qualcosa, come la necessità di riconnettersi al mondo naturale e alle forze della terra, a cui abbiamo smesso di credere, perdendo quel collante che si legata a Madre Natura. 

La pellicola ci conduce dentro il mondo rituale africano, quello più violento e disumano possibile, quello dei sangoma, sciamani che usano i muti, erbe e parti del corpo di giovani vittime, per curare malattie o amplificare le capacità mentali e fisiche di altri esseri umani. A capo delle indagini, per fermare il criminale sciamano Randoku, è il Detective Lucas Boyd, un uomo che ha da poco perso sua figlia e che nutre un profondo odio verso coloro che uccidono o feriscono i minori. L’uomo si dovrà scontrare contro una cultura a lui sconosciuta e brutale, contro un uomo Randoku, che ritiene essere un folle, un matto e non un reale sciamano, dimostrando la difficoltà dell’uomo moderno di prendere in considerazione (seppur nella loro brutalità) che le azioni di quell’uomo possano avere un loro senso logico. Il problema però della pellicola è che questo confronto tra le due società rimane per lo più sulla carta e nelle menti degli sceneggiatori, non riuscendo a trasparire a livello narrativo, soprattutto a causa di una pessima scrittura dei personaggi messi in scena che ricadono entro dei classici stereotipi di genere (in primis il detective Lucas Boyd) e di bidimensionalità, come nel caso di Randoku, un uomo che usa l’arte sciamano a fine commerciale e di rendita personale, senza però venire mai approfonditi, soprattutto in connessi al Professor Mackles. 

Muti è un thriller diretto a tre mani e sceneggiato da sei sceneggiatori, un numero esorbitante di addetti al lavoro, ma forse proprio in questa eccessiva presenza di teste pensanti possiamo trovare il problema della pellicola, ovvero la confusione narrativa. La storia ci appare, fin dalle primissime inquadrature, troppo caotica, spaziando, in maniera priva di senso, tra due nazioni: Italia e America. Se il Detective Lucas Boyd e la sua vicenda è sviluppata drammaturgicamente, tutto l’arco narrativo del terzo protagonista del film, ovvero l’ispettore Mario Lavazzi è completamente trascurata, apparendo solo come espediente narrativo, in alcuni momenti, per condurre avanti la storia americana, come una sorta di deux of machina. Altro problema di Muti è la scelta del focus narrativo, la storia si muove maggiormente su un piano intellettuale che non attecchisce mai, creando inversamente una storia confusionale, gli sceneggiatori dunque dovevano abbandonare l’elemento action del film, abbracciandone uno estremamente connesso al genere poliziesco, in cui un detective ci trovava coinvolto in un caso più grande di lui, trovandosi a scoprire il killer e a comprendere il suo modus operandi. Ovviamente, va detto, che i difetti della sceneggiatura appaiono, in maniera evidente, anche a causa di una regia, a sua volta, confusa e inadatta per questo tipo di pellicola, l’unica nota di pregio è l’interpretazione di Morgan Freeman, che seppur non al top. 

Il rituale in Muti

In conclusione

La storia non è male, è sicuramente interessante sotto il punto di vista antropologico, ma tutto ciò che le sta indietro non funziona, rendendo il film alquanto poco riuscito.

Note positive

  • Il tema (anche se trattato malamente)

Note negative

  • Gli attori non convincono (a eccezzione di Morgan Freeman)
  • Regia
  • Sceneggiatura
  • Approfondimento dei personaggi
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 890

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