Coccodrillo (1996): uno spaccato di vita di uno stupratore

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Coccodrillo

Titolo originale: Ag-o

Anno: 1996

Paese: Corea del Sud

Genere: Drammatico

Produzione: Joyoung Films

Durata:  100 min

Regia: Kim Ki-duk

Sceneggiatura: Kim Ki-duk

Fotografia: Lee Dong-Sam

Montaggio: Park Gok-ji

Musiche: Lee Mun-Hee

Attori: Cho Jae-Hyun, Jon Mu-Song, Woo Yun-kyeong, Jae-hong Ahn

Coccodrillo, prima pellicola del cineasta sudcoreano Kim Ki-duk (La samaritana, Pietà, Il prigioniero coreano), realizzata nel 1996, venne distribuita, in Italia solo nell’agosto 2014 all’interno di Fuori orario. Cose (mai) viste, programma notturno in onda su Rai 3. Successivamente il film è stato ripresentato al pubblico italiano al 19th Florence Korea Film Fest all’interno di una giornata cinematografica in onore del direttore Kim Ki-duk, scomparso a causa della pandemia da Covid-19.

Trama di Coccodrillo

Coccodrillo è un giovane senzatetto irruento, che vive sotto i ponti del fiume Han, insieme ad altri due personaggi dal cuore puro: un bambino di otto anni e un anziano che chiamano Nonno. Questi vanno a formare un’atipica famiglia.

L’uomo trascorre la sua esistenza tra giocate d’azzardo, momenti di bevuta, piccoli lavoretti illegali e attendendo che qualcuno decida di suicidarsi nel fiume Han al fine di poter rovistare negli indumenti del morto alla ricerca di qualche oggetto di valore da rubare e rivendere per guadagnare qualcosa. Una sera però Coccodrillo salverà la giovane e misteriosa Hyun-jung, che come molti altri, aveva sperato di trovare la morte nel fiume. La donna verrà ripetutamente violentata dal suo maligno salvatore, che però, a poco a poco, inizierà a innamorarsi realmente di lei.

Coccodrillo 1996
Coccodrillo 1996

Trama di Coccodrillo

Coccodrillo, conosciuto anche con il titolo di Crocodile, risulta un opera matura che non esegue il classico canovaccio cinematografico ma ricerca una sceneggiatura al di fuori degli standard imposti da Syd Field o da Christopher Vogler, con il suo Viaggio dell’eroe, richiamando alla mente dello spettatore quel movimento cinematografico italiano e francese degli anni ’50 – ’60 come la Nouvelle Vague che, in questo dramma sentimentale a tinte noir, trova la sua massima espressione simbolica e narrativa. Kim Ki-duk, difatti, non ci dona una storia chiara e ben definita nel suo sviluppo drammaturgico procedendo in maniera alquanto spezzata nel suo costrutto narrativo, ma proprio questo suo stile di racconto se da un lato rende maggiormente complessa la comprensione stessa degli eventi raccontati, dall’altro canto riesce ad introdurci all’interno della vita miserabile sudcoreana dei senzatetto e del suo protagonista Coccodrillo attraverso un realismo di scrittura e visivo unico che traspare già da quella fotografia oscura dove rintracciamo un illuminazione piuttosto non artificiosa, tanto che il nero stesso della notte va ad avvolgere i personaggi divenendo elemento simbolico del loro stesso malessere e di quello della società in cui vivono. Contrariamente rintracciamo a tratti una scenografia e delle scene dal sapore prettamente onirico come i momenti marittimi e lo strepitoso e meraviglioso finale, ma questa opposizione tra verismo e surrealismo risulta funzionale a livello d’introspezione dei caratteri narrativi soprattutto di Crocodile andando a sviscerare la sua stessa natura umana.

All’interno dell’opera cinematografica, non possiamo non citare la meravigliosa colonna sonora che non può che richiamare alla mente i B-Movie italiani dai polizieschi fino ai gialli/horror di Bava e Fulci. La melodia dona all’interno della storia quel senso di vuoto e solitudine romantica che avvolge tutti i personaggi che troviamo all’interno del lungometraggio, maestosamente girato in macchina a mano per lunghi tratti.

Scena del film Coccodrillo
Scena del film Coccodrillo

Kim Ki-duk, come poi farà in quasi tutta la sua filmografia, tratta in questa pellicola la tematica della violenza che ci viene mostrata come condizione stessa della natura umana, divenendo prima uno stato d’animo interiore e poi trasformandosi in espansione fisica aggressiva. Nel raccontarci la vita di Coccodrillo il cineasta non si tira indietro nell’andare a mostrarci delle scene dal forte impatto emozionale come i vari pestaggi, oppure il momento in cui un piccolo bambino tenta di tagliare il pene al protagonista che sta violentando in maniera ripetuta la sua “nuova sorella” Hyun-jung, anche le stesse violenze vengono mostrate in maniera attenta e intelligente rendendo il fatto evidente agli occhi del pubblico nonostante una fotografia che sembra andare a nascondere l’evento stesso che si perde all’interno del mondo notturno, simbolo stesso di perdizione. Se il film indaga dettagliatamente il senso di violenza sia riguardo al mondo circostante, sia in quello personale di Coccodrillo, la storia si perde nella sua vena maggiormente narrativa nel cercare di trattare la storia riguardante il personaggio di Hyun-jung, che rimane un personaggio fin troppo abbozzato e con cui fatichiamo a provare reale empatia.

Invece il personaggio di Coccodrillo viene reso tridimensionale apparendoci un carattere sporco ma con tratti di bontà, tanto che lo spettatore non avrà mai un senso di repulsione verso di lui. Interessante il momento in cui l’uomo pretende che Hyun-jung lotti per non essere “scopata” come se l’uomo conoscesse come unico modo per fare l’amore quello dello stupro, dove la donna lo rifiuta e lui la costringe con l’uso della forza ad essere in suo potere. Questa scena in cui l’uomo non riesce ad avere un rapporto sessuale con questa donna segnerà l’iniziò della trasformazione stessa e definitiva del personaggio, che si avvia ad una riscoperta della sua umanità, nonostante un mondo inumano.

Il lungometraggio Coccodrillo funziona bene esclusivamente nel lato introspettivo dei suoi personaggi e del consegnarci una storia di pura realtà e di quotidianità della vita stessa di un gruppo di senzatetto tra momenti di pura violenza fisica e sessuale con istanti pacifici e onirici, il tutto però perde forza nel terzo atto risolutorio e la storia su Hyun-jung non convince a causa di una scrittura non del tutto convincente, il tutto termina in un finale amaro, che è un istante meraviglioso della storia del cinema, sia per bellezza estetica che registica.

Note positive

  • Introspezione del protagonista
  • Fotografia
  • Unione realismo e onirico

Note negative

  • Terza parte narrativa, riguardo Hyun-jung

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